Marguerite and Armand: con Bolle sulle tracce di Nureyev

“Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.”

Forse citare Dante è un tantino esagerato, ma le parole di Francesca da Rimini del Canto V dell’Inferno esprimono esattamente come mi sento ogni volta che penso alla mia vita pre-Covid. Che d tutte le cose non-essenziali di cui mi ha privato, forse quella che mi addolora maggiormente oltre alla chiusura dei musei (cosa che rende il nome del mio blog abbastanza obsoleto…😕) è il non poter andare al balletto.

Mi salvano YouTube e il website della Royal Opera House, che venerdì 15 Gennaio trasmetterà in streaming questo meraviglioso Marguerite and Armarnd con i superlativi Roberto Bolle e Zenaida Yanowsky.

Vita da Museo

Ci sono spettacoli a cui si assiste da spettatori e altri a cui si partecipa con l’anima. E il programma misto dedicato al mitico coreografo Sir Frederick Ashton dal Royal Ballet il 7 Giugno 2017 appartiene decisamente alla seconda categoria. Un cast stellare (che tra gli altri ha visto anche la partecipazione del nostro Roberto Bolle) per tre balletti diversissimi tra loro, come vario e camaleontica era l’immaginazione di Ashton – dal sognante The Dreamispirato allo Shakespeare di Sogno di una notte di mezza estate, Symphonic Variations l’omaggio astratto ai Balletti Russi di Diaghilev, e il tragico Marguerite and Armand.

Quando nel 1961 Frederick Ashton (1904-1988) vide a teatro il celebre dramma “La Dame aux Camélias” di Alexandre Dumas figlio, interpretato da Vivian Leigh pensò che ne sarebbe uscito un bel balletto per la sua musa, la prima balleriana assoluta del Royal Ballet, Margot Fonteyn

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David Bowie – “Heroes”

David Bowie – “Heroes” – Live at Earls Court – 1978

Heroes

I, I will be king
And you, you will be queen
Though nothing will drive them away
We can beat them, just for one day
We can be heroes, just for one day

And you, you can be mean
And I, I’ll drink all the time
‘Cause we’re lovers, and that is a fact
Yes we’re lovers, and that is that
Though nothing will keep us together
We could steal time just for one day
We can be heroes for ever and ever
What d’you say?

I, I wish you could swim
Like the dolphins, like dolphins can swim
Though nothing, nothing will keep us together
We can beat them, for ever and ever
Oh we can be Heroes, just for one day

I, I will be king
And you, you will be queen
Though nothing will drive them away
We can be Heroes, just for one day
We can be us, just for one dayI, I can remember (I remember)
Standing, by the wall (by the wall)
And the guns, shot above our heads (over our heads)
And we kissed, as though nothing could fall (nothing could fall)
And the shame, was on the other side
Oh we can beat them, for ever and ever
Then we could be Heroes, just for one day

We can be Heroes
We can be Heroes
We can be Heroes
Just for one day
We can be Heroes

We’re nothing, and nothing will help us
Maybe we’re lying, then you better not stay
But we could be safer, just for one day

Oh-oh-oh-ohh, oh-oh-oh-ohh, just for one day

Do they Know it’s Christmas ~ Band Aid 1984

Ah.. gli anni Ottanta!!! Brutti tagli di capelli, moda strana e musica eccezionale. Ok, almeno quella che piaceva a me. E se magari questo Feed The World, del supergruppo Band-Aid non è un capolavoro, è il suono della mia adolescenza quindi … 😉

Quando uscì nel 1984 il disco mi colpì moltissimo. E non solo perché tra i 40 artisti che avevano partecipato all’iniziativa di Bob Geldof, il leader dei Boomtown Rats e Midge Ure, la voce degli Ultravox, c’erano alcuni dei miei cantati preferiti (Duran Duran, Spandau Ballet, Wham! e Bono degli U2 – tanto per citare quelli che abitavano le pareti della mia camera…😍), ma perché era la prima volta che vedevo un mondo (ai miei occhi adolescenziali) effimero come quello della musica, rimboccarsi le maniche e fare quello che le autorità dedicate sembravano non fare – o almeno non fare abbastanza. In quel momento per me le vittime della carestia etiope sono diventate il simbolo universale di tutti i dimenticati del mondo cosidetto civilizzato, a Natale, a Pasqua, sempre.

Band Aid organizers Bob Geldof, frontman for the Boomtown Rats and Ultravox singer Midge Ure.

E allora Buon Natale, Band Aid style… 😉🥰🎄

It’s Christmas time, there’s no need to be afraid
At Christmas time, we let in light and we banish shade

And in our world of plenty we can spread a smile of joy
Throw your arms around the world at Christmas time

But say a prayer, Pray for the other ones
At Christmas time it’s hard, but when you’re having fun

There’s a world outside your window
And it’s a world of dread and fear

Where the only water flowing

Is the bitter sting of tears

And the Christmas bells that ring
There are the clanging chimes of doom

Well tonight thank God it’s them instead of you

And there won’t be snow in Africa this Christmas time
The greatest gift they’ll get this year is life

Where nothing ever grows
No rain nor rivers flow

Do they know it’s Christmas time at all?

Here’s to you…

Raymonda Act III – Variation 6 (Natalia Osipova; The Royal Ballet)

Petipa’s Raymonda Act III is Russian classical ballet summarized in one act, full of sparkle and precise technique. Principal of The Royal Ballet Natalia Osipova (Raymonda) dances Variation 6.

Raymonda was created by Marius Petipa in 1898 for the Mariinsky Theatre in St Petersburg. It contains some of his most spectacular choreography and a magnificent score by Alexander Glazunov, full of spirited rhythms and lilting waltzes – George Balanchine called it ‘some of the finest ballet music we have’. Rudolf Nureyev had an intimate knowledge of Raymonda: he performed in the ballet as a young dancer with the Kirov Theatre and staged a full-length version for The Royal Ballet in 1964, reviving many of the dances from memory. Nureyev presented an adapted version of Act III at Covent Garden in 1969. Against an opulent setting created by Barry Kay, a Hungarian folk dance opens the wedding celebrations for a ballerina and her cavalier. A lively male pas de quatre is followed by the famous grand pas hongrois, which contains ensembles for all 10 dancers, who wear radiant white costumes. Act III of Raymonda was performed as part of a tribute to Nureyev at the Royal Opera House in 2003. The final act of Petipa’s grand ballet classic, which contains some of the greatest choreography in Russian ballet, was adapted by Rudolf Nureyev. 

https://www.roh.org.uk

Alphaville – Big in Japan

Big in Japan (1984)

Alzi la mano chi ricorda gli Alphaville. Non molti? Non mi sorprende, che almeno in Italia non si senta parlare di questo gruppo musicale tedesco dagli anni Ottanta. Big in Japan, e’ stato il singolo di debutto del gruppo. Buon ascolto! 🙂

Spartacus, il gladiatore del Bolshoi

Lo so, ultimamente i miei post sono tutti sul baletto (scusa Guido… 🤗), ma la “vita da museo” che aveva informato la maggioranza dei miei post fino ad ora è stata rudemente interrotta dal coronavirus, e l’unica cosa che sembro fare al momento è guardare ossessivamente il balletto sul Canale YouTube del Teatro Bolshoi…  E comunque ci sono modi peggiori di passare la quarantena… 😏😜

via Spartacus. Ovvero, la potenza dell’esercito del Bolshoi

HAUSER – “Live in Zagreb” FULL Classical Concert — l’eta’ della innocenza

HAUSER performing his favorite classical music pieces with the Zagreb Philharmonic Orchestra at his classical solo concert at the Lisinski Concert Hall in Zagreb, October 2017. Elisabeth Fuchs, conductor Special guests: Choir Zvjezdice Lana Trotovsek, violin Petrit Çeku, guitar 00:34 Benedictus (K. Jenkins) 09:05 Pie Jesu (A. L. Webber) feat. Josephine Ida Zec, child soprano […]

via HAUSER – “Live in Zagreb” FULL Classical Concert — l’eta’ della innocenza

Grazie Bolshoi per Le Corsaire!

Un’altra chicca regala dal Teatro Bolshoi per alleviare le pene della quarantena. Parlo di Le Corsaire, la fantasia orientalista liberamente ispirata a un poema di di Lord Byron (1814), Il corsaro (The Corsair), in streaming gratuitamente sul canale YouTube del teatro di Mosca. Costumi da favola, odalische, pirati, mercanti di schiavi, eunuchi e sultani scintillanti, salti, piroette, acrobazie, pa-de-deux etec etc.

Un racconto contorto di amore, tradimento e di doppio gioco, musicato da Adolphe Adam e con coreografie di Joseph Mazilier, Le Corsaire debuttò all’Académie Royale de Musique di Parigi  il 23 gennaio 1856. In Russia durante il XIX e il XX secolo tuttavia, il balletto subì molte revisioni e rimaneggiamenti, tra cui quelle di Jules Perrot (1858), Marius Petipa (1858, 1863, 1868, 1885, e 1899), Alexander Gorsky (1912), Agrippina Vaganova (1931), Pyotr Gusev (1955), Konstantin Sergeyev (1972, 1992) fino a quella attuale di Jurij Grigorovič (1994). Oggigiorno Le Corsaire è rappresentato fondamentalmente in due versioni: quella di Pyotr Gusev del 1955 prediletta in Russia e in Europa, mentre in America e alcune perti dell’Europa occidentale si preferisce la versione di Konstantin Sergeyev del 1973. E’ un balletto molto lungo, quasi 3 ore e non viene spesso rappresentato per intero.

In fatto di trama, il balletto è una sorta di pastiche letterario senza capo ne’ coda in cui la trama è una flebile scusa per le star del Bolshoi che fanno sfoggio di bravura. E che bravura! E che costumi! E che performances! Assolutamente mozzafiato. E, trama a parte, a vederli danzare pare che tutti quanti si divertano davvero un mondo… Io di certo mi sono divertita un sacco! 

Marco Spada, ovvero La Figlia del Bandito

Alla terza settimana di quarantena, quando il tempo si sta mettendo al bello anche qui in terra angla e gli alberi sono in fiore e il cielo e blu, stare in casa per evitare il coronavirus diventa un po’ difficile… Fortunatemente il Teatro Bolshoi di Mosca ha deciso per la prima volta nella sua storia di andate digitale e alleggerire le pene di noi carcerati trasmettendo ogni settimana sul suo canale YouTube balletti di repertorio. Ieri è stata la volta di Marco Spada, o La figlia del bandito. Gloria a te, o Bolshoi che ti ricordi di noi.

“Marco chi?” Ho pensato io quando ho visto il post su Instagram, che non avevo mai sentito di un balletto con questo nome. Non che non ce ne siano di balletti che non conosco dico, che la mia ignoranza del soggetto e’ eguagliata solo dalla mia passione: abissale. Tanto che, sulle prime pensavo che fosse il nome di una nuova étoile italiana del Bolshoi, che negli ultimi anni il teatro moscovita ha allentano le sue regole di mantenere un corpo di ballo rigidamente russo, per ammettenere tra i suoi ranchi anche ballerini di altre nazioni. Come per esempio l’americano David Hallberg, che ha interpretato il ruolo di Marco Spada con il balletto del Bolshoi nel 2014. Trent’anni fa, un casting di questo tipo sarebbe stato inimmaginabile.

David Hallberg in the title role of Marco Spada.CreditDamir Yusupov Bolshoi Theatre

Se Spartaco è “IL” balletto russo per antonomasia, Marco Spada al contrario è una commedia tipicamente occidentale, pieno di passi veloci e intricati, acrobazie, salti e piroette mozzafiato. Con la sua pantomima e i suoi animali sul palco, malintesi e riconciliazioni, mi ricorda tanto La fille mal gardée creato da Frederick Ashton per il Royal Ballet nel 1960

Creato nel 1857 da Joseph Mazilier con musica da Daniel François Esprit Auber e libretto di Eugène Scribe, Marco Spada  ebbe la sua première dell’Opera di Parigi nel 1857. Tuttavia, nonontante la sua trama divertente (anche se leggera), la coreografia complessa e l’alto livello tecnico richiesto sia ai solisti che al corpo di ballo, il balletto scomparve dal repertorio occidentale per più di un secolo.

Fino a quando, nel 1981,  il coreografo Pierre Lacote decise di rispolveralo per Teatro dell’Opera di Roma e per un’allora quarantenne Rudolf Nureyev.  E lo stesso Lacote lo ha ricreato nel 2014 appositamente per il Bolshoi, e da allora il balletto è diventato parte del repertorio del famoso teatro russo.

 Igor Tsvirko as Count Pepinelli, and Olga Smirnova as Marchesa Sampietri Marco Spada (Bolshoi Ballet)
Igor Tsvirko as Count Pepinelli, and Olga Smirnova as Marchesa Sampietri Marco Spada (Bolshoi Ballet)

Ambientato in Italia nel 1830, Marco Spada  racconta la storia di un astuto bandito che si infiltra nell’aristocrazia italiana, saccheggiando l’area intorno a Roma sotto il naso del governatore. Sua figlia Angela, ignara della doppia vita del padre, è disperatamente innamorata del principe Federici, che non può sposarla perché fidanzato con la Marchesa Sampietri, che a sua volta innamorata del Conte Pepinelli, che la ricambia con passione. Naturalmente tutto finisce bene … o quasi. 

Insomma, Marco Spada è un balletto fresco e gioioso, a tratti esaltante – ed io mi sono dovutamente esaltata, applaudendo forte lo schermo del computer dopo assoli particolamente aereodinamici, neanche fossi davvero a teatro… E mi sono divertita tanto che l’ho riguardato tutto da capo anche oggi!

#iorestoacasa

2020 ©Paola Cacciari