Marie Taglioni, la prima ballerina (quasi) sulle punte.

Nella sala dedicata alla storia del Teatro e della Performance del museo in cui lavoro (anche se sarebbe meglio dire lavoro ancora, nonostante i tagli e gli esuberi volontari o meno…) in una teca di vetro stretta tra una foto di Rudolf Nureyev scattata da David Bailey, al costume di scena ‘Bicycle John’ di Elton John, e a quattro statuette dei Beatles, c’è la minuscola scarpetta con cui la grande Maria Taglioni  (1804-1884) ballò davanti all’imperatrice Alexandra Feodorovna, moglie dello Zar Nicola I di Russia, in una funzione privata a San Pietroburgo nel 1842. Secondo l’iscrizione sulla suola, la Taglioni aveva eseguito due danze spagnole, un Herta e un Cachucha.

Questa scarpetta da cenerentola non manca mai di sturpirmi, e non solo per le sue minuscole dimensioni dei piedi delle donne dell’epoca, ma per il fatto stesso che sia sopravvissuta fino a noi. Le scarpette da ballo hanno notoriamente vita breve: basti pensare che Marianela Núñez, la prima ballerina del Royal Ballet di Londra, il cui repertorio è particolarmente impegnativo dal punto di vista fisico e tecnico, logora le scarpe dopo un solo giorno – la scatola di cartapesta della punta troppo malconcia per un ulteriore utilizzo. Il che rende questa scarpetta della metà del XIX secolo particolarmente rara. Essendo poi associata a Marie Taglioni e allo sviluppo della danza sulle punte, fa di questo artefatto è un oggetto importantissimo nella storia della costruzione delle scarpette da ballo.

Lithograph by Chalon and Lane of Marie Taglioni as Flora in Didelot’s Zéphire et Flore. London, 1831 (Victoria and Albert Museum/Sergeyev Collection)

Perchè Maria Taglioni fu la prima a eseguire un intero balletto, La Sylphide, danzando sulle punte. Non essendo ancora stata inventata la “mascherina” con la punta piatta, quella scatola rigida in tela o carta imbevute di resine speciali che permette alla ballerina moderna di restare in equilibrio sulle punte, Marie Taglioni doveva accontentarsi di ballare utilizzando queste pantofoline in seta dalle suole modificate, i cui lati e la punta erano imbottiti e rafforzati da cuciture per mantenere la forma. Questo tipo di scarpetta non forniva un vero sostegno, per cui le danzatrici erano costrette a fasciare le dita, utilizzando solo la forza dei piedi e delle caviglie.

Ma l’eredita che Marie Taglioni ha lasciato alla danza classica non si limita al danzare sulle punte. Per lei infatti il pittore Eugene Lamy crea il tutù, quel costume leggero e vaporoso, con il sottogonna bianco, che sarebbe poi diventato l’emblema della ballerina romantica. Fu lei ad introdurre anche l’acconciatura à bandeaux che divenne poi tipica della danzatrice classica.Non per nulla Marie Taglioni è considerata la prima grande ballerina romantica di tutti i tempi.

Ma chi era Marie Taglioni? Il padre, il coreografo e ballerino italiano Filippo Taglioni, si occupa personalmente della formazione artistica della figlia, sottoponendola a sessioni massacranti, ma che diedero strepitosi risultati. Filippo sa che la danza è nel DNA della giovane figlia, e la spinge a creare per se un ruolo che andasse oltre a quelli claustrofobici di moglie e madre imposte alle donne dalla società del XIX secolo. Inoltre lui è direttore dei balli alla corte di Svezia e il successo della figlia è anche la sua carta vincente per fare carriera. Dopo il debutto sulle scene a Vienna nel 1822, arrivò a Parigi nel 1827. Il trionfo parigino all’Opéra di Parigi arrivò nel 1832, con La Sylphide, coreografia creata per lei da suo padre nella quale, sulla base della tecnica ballettistica italiana che associava il rapido gioco delle gambe a movimenti lenti del busto e delle braccia.

Nello stesso anno, Marie si sposò con il conte Gelbeit de Voisins, ma il matrimonio durò soltanto tre anni. Osannata in tutta Europa (fu tra il 1837 e il 1839 l’étoile del Teatro di San Pietroburgo), ottenne consensi anche alla Scala di Milano, dove debuttò il 20 maggio 1841 con grande successo, e continuò a danzare fino ad un’età, per l’epoca, molto avanzata: quando si ritirò, nel 1848, aveva 44 anni.

Il padre, che era stato l’artefice della sua fortuna artistica, fu anche il responsabile della sua rovina economica, mandandola in bancarotta con le sue speculazioni sbagliate. La Taglioni dovette così riprendere a guadagnarsi la vita dando lezioni di danza e portamento, a Parigi e a Londra, dove visse al numero 14 dell’elegante Connaugh Square, nel quartiere di Paddington, dove una Blue Plaque eretta nel 1960 dal London County Council celebra il suo passaggio.

Marie Taglioni Blue Plaque, 14 Connaught Square. London, 2021 © Paola Cacciari

Morì in miseria, ottantenne, a Marsiglia, e là fu sepolta, finché il figlio Georges Gilbert Des Voisins non la fece trasferire nella tomba di famiglia al Père-Lachaise. Le è stato dedicato un cratere di 31 km di diametro sul pianeta Venere. Non male per una Silfide

2021 © Paola Cacciari

Baby Trump trova casa a Londra

Come dimenticare il mitico Baby Trump gonfiabile di 6m che, come il maiale dei Pink Floyd ha sorvolato il cielo di Londra (e nel caso dei Pink Floyd, il cielo sopra il Museo…) in occasione della molto discussa visita del presidente americano nel Regno Unito nel Luglio del 2018?

L’enorme pallone gonfiato (davvero in tutti i sensi…) con le sembianze di Donald Trump che indossa pannolino e stringe un telefono cellulare, è stato certamente uno dei momenti in cui sono stata più orgogliosa degli inglesi del loro uso della satira per prendersi gioco dei politici. Ora il Baby-Trump è entrato a far parte della collezione permanente di oggetti di protesta del Museum of London. E questa è probabilmente è l’unica forma in cui il vero Donald Trump può dire di essere benvenuto a Londra…

COVID-19 Has Taken a Toll on Museum Education

Written by Juline Chevalier I keep thinking of the start of this post like the set-up for an uninspired stand-up comedy routine. Me: Wow, it’s been a bad year for museum education! Audience in unison: How bad is it? Me: We did a survey to find out … let me tell you about it. Not […]

COVID-19 Has Taken a Toll on Museum Education

There’s a Starman waiting in the sky: addio a David Bowie

Sono passati cinque anni dalla sua morte, ma il ricordo del genio di David Bowie resta immutato. ❤

Vita da Museo

L’10 Gennaio 2016 rimarrà per sempre per me il giorno in cui Starman è tornato tra le stelle. Con la morte di David Bowie è scomparso un pezzo della mia vita che non ritornerà mai più.

Quella parte che sognava il ritorno di Major Tom dallo spazio, cosicché potesse dire lui a sua moglie che l’amava invece di ground control. O quella che, esaltata dalla scoperta di Video Music, ascoltava Let’s Dance a tutto volume con il suo primo stereo, uno di quei giganteschi boom boxes che andavano tanto di moda con i rappers degli anni Ottanta e gli adolescenti di tutto il mondo. Certamente con David Bowie è definitivamente scomparsa quella parte di me che a quindici anni lo osservava a bocca aperta in televisione mentre, sul palco del Live Aid, cantava Under Pressurecon quell’altro grande assente della vita, Freddie Mercury, certa del fatto che…

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Audrey Azoulay, Unesco: “le ripercussioni della pandemia sulla cultura più gravi del previsto”

La produzione musicale potrebbe aver perso più di 10 miliardi di dollari. Il mercato del libro, invece, dovrebbe subire una riduzione del 7,5%. Nell’industria cinematografica, 10 milioni di posti di lavoro potrebbero essere stati tagliati. Infine un terzo delle gallerie d’arte ha dichiarato di aver ridotto il personale. Audrey Azoulay: “La cultura ci ha aiutato…

Audrey Azoulay, Unesco: “le ripercussioni della pandemia sulla cultura più gravi del previsto”

L’Arte appaga, ma non paga

E’ un anno nero per i musei, le pinacoteche, le dimore storiche, i cinema, i teatri e le sale concerto londinesi. Dopo aver riaperto i battenti ad estate inoltrata, sono rimasti di nuovo fermi nel secondo lockdown di novembre. Hanno potuto riaprire agli inizi di dicembre ma, dopo neanche due settimane, hanno chiuso di nuovo, […]

L’Arte appaga, ma non paga

Ricomincia la Vita da Museo?

Dopo un assenza di dieci mesi (mancavo dal centro dalla fine di Febbraio) qualche giorno fa ho nuovamente varcato la soglia della National Gallery.

Ero emozionata come una scolaretta e non solo all’idea di riprendere la mia vita da museo, ma anche di uscire e di indossare qualcosa che non fosse il pigiama o la tuta da ginnastica, o (nel caso delle mie sporadiche sortite nel mondo, in genere per andare al supermercato…) un paio di jeans scoloriti e un maglione extra-large. O la mia colorata uniforme, quando mi capita tra un lockdown e l’altro, di riesumare il mio lavoro al museo.

Mi sono vestita con cura (o almeno più cura di quella che solitamente metto nel vestire, che devo ammettere negli ultimi anni è calata paurosamente…), mi sono spazzolata i capelli e ho persino applicato un velo di mascara. Gesti un tempo abituali che nel corso dell’ultimi mesi sono diventati obsoleti come il mio tanto amato abbonamento alla Royal Opera House. Capita.

E se il motivo principale è stato visitare la mostra che la galleria ha dedicato alla straordinaria Artemisia Gentileschi, la vera emozione me l’ha data il vagare a caso la sale semideserte di una della pinacoteche più belle del mondo. 🤩 Ho potuto alzare gli occhi e perdermi nella decorazione del soffitto senza timore di sbattere contro a qualcuno – o che qualcuno sbattesse contro di me. Ho vagato indisturbata nell’insolita quiete delle sale, ammirando avidamente le creazioni di Holbein, Canaletto, Tiziano, e Turner in silenzio e senza interruzioni e senza che qualcuno invadesse il mio “spazio” per farsi un selfie insieme, chesso’, agli elegantissimi Mr and Mrs Andrews di Thomas Gainsborough o all’impetuoso Marchese di Londonderry Charles Stewart, sapientemente dipinto da Sir Thomas Lawrence… 😒

The National Gallery, London 2020© Paola Cacciari

Ma soprattutto ho potuto ammirare le bellissime sale degli impressionisti, dove non metto mai piede perchè sempre terribbilmente affollate (l’ultima volta è stato tre anni fa, e solo perchè le mie cugine erano a Londra e volevano visitare questa sezione della NG), e ammirare finalmente quei capolavori senza dover rischiare di soffocare o di ricevere una gomitata nelle costole… 😲

The National Gallery, London 2020© Paola Cacciari
The National Gallery, London 2020© Paola Cacciari

Nella tragedia della pandemia, il Covid ha restituito ai musei il loro ruolo originale: quello di custodi delle opere d’arte, piuttosto che attrazioni turistiche o meri sfondi per profili Instagram. Nuove regole e il fatto che ora la prenotazione sia obbligatoria nonostante l’entrata resti gratuita, ha avuto l’effetto di scoraggiare una parte del pubblico e ora va al museo ora ci va perché lo vuole DAVVERO. Non posso negare che la cosa mi piace molto… 😏

2020© Paola Cacciari

Gli Uffizi hanno bisogno di Tiktok? La risposta è Sì

Dare un contatto diretto, un assaggio dell’arte, durante il distanziamento sociale causato dall’emergenza Covid-19. Le Gallerie degli Uffizi come nuovo esempio di promozione del patrimonio, e i social network per il rinnovo della Pubblica Amministrazione. Profilo Tiktok degli Uffizi Martedì 24 novembre si è tenuto il seminario “Social Media e Promozione del Patrimonio Culturale” con […]

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