COVID-19 Has Taken a Toll on Museum Education

Written by Juline Chevalier I keep thinking of the start of this post like the set-up for an uninspired stand-up comedy routine. Me: Wow, it’s been a bad year for museum education! Audience in unison: How bad is it? Me: We did a survey to find out … let me tell you about it. Not […]

COVID-19 Has Taken a Toll on Museum Education

Audrey Azoulay, Unesco: “le ripercussioni della pandemia sulla cultura più gravi del previsto”

La produzione musicale potrebbe aver perso più di 10 miliardi di dollari. Il mercato del libro, invece, dovrebbe subire una riduzione del 7,5%. Nell’industria cinematografica, 10 milioni di posti di lavoro potrebbero essere stati tagliati. Infine un terzo delle gallerie d’arte ha dichiarato di aver ridotto il personale. Audrey Azoulay: “La cultura ci ha aiutato…

Audrey Azoulay, Unesco: “le ripercussioni della pandemia sulla cultura più gravi del previsto”

Gli Uffizi hanno bisogno di Tiktok? La risposta è Sì

Dare un contatto diretto, un assaggio dell’arte, durante il distanziamento sociale causato dall’emergenza Covid-19. Le Gallerie degli Uffizi come nuovo esempio di promozione del patrimonio, e i social network per il rinnovo della Pubblica Amministrazione. Profilo Tiktok degli Uffizi Martedì 24 novembre si è tenuto il seminario “Social Media e Promozione del Patrimonio Culturale” con […]

Gli Uffizi hanno bisogno di Tiktok? La risposta è Sì

Dario Franceschini: “Adesso chiuderanno anche i musei”

Il Ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini, in merito al nuovo DPCM, anticipa, in collegamento con Fabio Fazio, su Rai Tre, la chiusura dei musei. Ha infatti dichiarato: “adesso chiuderanno anche i musei…” Continue reading Dario Franceschini: “Adesso chiuderanno anche i musei” at Uozzart.

Dario Franceschini: “Adesso chiuderanno anche i musei”

Ai Musei Capitolini il lockdown italiano visto dalla Stampa Estera

Prende il via giovedì 8 ottobre, sino al 1° novembre, a Palazzo dei Conservatori, la mostra fotografica “LOCKDOWN ITALIA visto dalla Stampa Estera”, a cura dell’Associazione della Stampa Estera in Italia… Continue reading Ai Musei Capitolini il lockdown italiano visto dalla Stampa Estera at Uozzart.

Ai Musei Capitolini il lockdown italiano visto dalla Stampa Estera

Dai Musei Vaticani al Louvre, mostre e musei da visitare online — Uozzart

Dai Musei Vaticani di Roma alla Pinacoteca di Brera a Milano, dal Louvre di Parigi alla National Gallery of Art di Washington: dieci musei, in Italia e all’estero, da visitare comodamente dal vostro divano… Io resto a casa, certo, ma ciò non significa che si debba sacrificare arte e bellezza. E, grazie alla tecnologia, la…

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altri musei: Science Gallery London

Sullo spirito del proposito numero due del nuovo anno, cioè di allargare i miei orizzonti museali e visitare almeno alcuni altri dei musei di Londra che ce ne sono 50 ed io giro sempre tra gli stessi, durante il mio giorno libero sono andata alla Science Gallery London.

Inaugurata il 21 Settembre 2018 nella sede di London Bridge del King’s College, la galleria esplora le connessioni tra arte, scienza e salute. Inutile dire che non ne avevo mai sentito parlare fino a quando il nostro nuovo Capo di Dipartimento al Museo, che ne è stato il direttore (è un neuroscienziato) non ce ne ha parlato.
A differenza dello Science Museum di South Kensington, la Science Gallery non ha una collezione permanente; piuttosto offre un programma che riunisce ricercatori scientifici, studenti, comunità locali e artisti, in modo spesso innovativo. Ogni anno la galleria offre tre stagioni a tema che includono mostre, eventi, spettacoli, esperimenti dal vivo, discussioni aperte e festival, il tutto unito da un serio impegno scientifico.
La Science Gallery London fa parte del Global Science Gallery Network – che vedrà l’apertura o lo sviluppo di otto gallerie entro il 2020, collegando così ricercatori del King’s College London alle gallerie di tutto il mondo. Ogni Science Gallery (che ce ne sono già diverse da Dublino a Venezia a Melbourne) fornirà alla sua città natale una piattaforma per la ricerca e la sperimentazione dal vivo, nella speranza di ispirare le nuove generazioni di pensatori creativi.Ci sono molte organizzazioni culturali in tutto il mondo che lavorano per ispirare e coinvolgere le persone con un programma che fonde scienza, arte e tecnologia.

L’ingresso è gratuito, essendo Il progetto generosamente sostenuto da importanti finanziatori, tra cui la Wellcome Trust e Guy’s and St Thomas’s Charity. Ulteriori introiti ricavati dal noleggio dello spazio per eventi privati, caffè, negozi e locali, insieme a raccolta fondi e sponsorizzazioni, sono entrate extra per il museo.

Science Gallery London www.sciencegallery.com

2020 ©Paola Cacciari

Sfida all’ultimo museo…

Il secondo proposito per l’anno nuovo è visitare alcuni dei musei di Londra in cui non ho ancora messo piede, una sfida notevole visto che se vogliamo credere a Wikipedia, nell’intera area della Greater London ce ne sono circa 250 tra grandi, meno grandi, piccoli e minuscoli, pubblici e privati. So già che fallirò miseramente ma vale la pena provare…

La lista completa (o quasi) dei musei di Londra la trovate qui  😁

Isokon Gallery: il Modernismo a Londra

Per un attimo alla fine degli anni Trenta il quartiere di Hampstead al Nord di Londra, diventa il centro sociale e creativo del nord di Londra. Qui, a pochi passi dalla casa dell’archiettto modernista Ernö Goldfinger, immerso nel verde bucolico e semi-nascosto tra le eleganti case georgiane, l’Isokon Building è una vera e propria chicca della Londra Modernista.

Chiamato originariamente Lawn Road Flats, e poi ribattezzato Isokon dal nome dallo studio di design fondato nel 1929 da Jack e Molly Pritchard e dall’architetto Wells Coates, l’edificio era decisamente all’avanguardia se non addirittura in anticipo sui tempi quando fu inaugurato nel 1934. L’intento era quello di progettare un condominio – e i suoi interni – basandoli sul principio della vita urbana comunale e a prezzi accessibili (un sacrilegio visto che ultimamente uno degli appartamenti è stato venduto per £950,000 sterline). Per la prima volta infatti il cemento armato fu utilizzato nell’architettura domestica britannica cosa che, di conseguenza, attrasse una colorata varietà di artisti solidali con la causa modernista.

I suoi 32 appartamenti (completi di alloggi per la servitù) hanno ospitato una serie di famosi scrittori, artisti e architetti. Il pittore e scultore Henry Moore, il romanziere Nicholas Monsarrat e gli esiliati del Bauhaus Walter Gropius, László Moholy-Nagy e Marcel Breuer erano solo alcune delle élite culturali che si rifugiarono nelle sue mura, e spia sovietica Arnold Deutsch.

Pritchard e sua moglie, Molly, vivevano nell’attico, che è oggi sede di un altro imprenditore – uno con una passione simile per l’architettura e il buon design – Magnus Englund, l’amministratore delegato dei negozi di mobili Skandium, illuminazione e accessori per la casa.

L’Isokon è un corpo assolutamente estraneo alla monotonia residenziale di Belsize Park. Agatha Christie, che abitò in uno dei trenta mini-appartamenti dal 1941 al 1947 con il marito Max Mallowan, paragonò l’edificio ad un «transatlantico», certamente per il bianco abbagliante del suo cemento bianco e per la suggestione delle rampe della scala esterna che portano al terrazzo sul tetto piatto. Qui nel 1941 scrisse Quinta Colonna (in inglese “N or M?”) la sua unica spy-story. E non a caso, che questo edificio sembrava molto popolare con le spie russe tanto che l’impressionante conoscenza dei segreti del mestiere di spia e dell’attività della Quinta Colonna nella Gran Bretagna in tempo di guerra mostrata dalla scrittrice attirarono su di lei le attenzioni  dell’MI5, l’agenzia britannica di intelligence che per qualche tempo indagò su di lei.

Oltre alla Christie, celebri inquilini dell’Isokon furono Walter Gropius e Marcel Breuer, esuli del Bauhaus della Germania nazista rifugiatisi in Inghilterra dopo l’esperienza della scuola d’arte tedesca – a cui cui l’edificio, terminato nel 1934, è ispirato.  Molti pezzi del mobilio dell’Isokon furono progettati dagli stessi Gropius e Breuer – quest’ultimo autore  dell’iconica Isokon Long Chair (1935), insieme all’Isokon Penguin Donkey di Egon Riss (1935), furono entrambi venduti da Heal’s) che vissero nel palazzo prima di trasferirsi in America.

Fin dai suoi primi giorni straordinari, l’Isokon ha vissuto fortune alterne. Nel dopoguerra, in seguito ai cambiamenti nel proprietari e ad una manutenzione inadeguata, l’edificio è caduto in rovina ed eventualmente divenne inabitabile. Ristrutturato nel 2003, l’edificio è stato dichiarato monumento nazionale, il suo valore è ancora una volta chiaro. Persino le pareti interne, rivestite di pannelli di betulla impiallacciato originali e pavimenti in legno della attico sono stati restaurati. Il garage alla parte anteriore oggi sede della Galleria Isokon, dedicata alla storia unica dell’edificio.

2019 ©Paola Cacciari

The Isokon Gallery,

Lawn Road, Hampstead, London NW3 2XD

isokongallery.co.uk