Righeira – Vamos a la playa

Era il 1983, la Vita Spericolata di Vasco Rossi imperversava ovunque, la mia”playa” era Rimini e io pensavo che i Righeira davvero fossero spagnoli 🇪🇸 ignara che mai come in quell’anno il mondo è stato sull’orlo del precipizio e ha rischiato la distruzione. Beata ignoranza…

Borse e borsette

Ah, la borsa! Dimmi che borsa possiedi, ti dirò chi sei: intrise di significati simbolici, le borse sono molto di più di semplici oggetti funzionali.

Il dizionario italiano la definisce come un “Sacchetto, contenitore di varia forma, grandezza e materia, destinato a usi diversi, in part. a contenere oggetti di uso personale da portare con séb. di stoffa, di pelle, di paglia, di plasticab. per la spesab. per signorab. del tabacco” (Borsa degli arnesi, dei ferri; Borsa diplomatica, Borsa da viaggio, Borsa del ghiaccio,; Borsa dell’acqua calda, etc). Certamente, la loro capacità di trasportare più oggetti di quanto si potrebbe fare a mano, ha fatto delle borse un elemento fondamentale per lo sviluppo della civiltà umana. Dalle borse medievali e bisacce dei messaggeri alle semplici borse di tela o di plastica, dai classici del design come i modelli di Prada e Chanel agli zaini militari o da tempo libero e da viaggio e ai marsupi da portare in vita alle valigette porta-documenti – ma sempre con una stretta relazione tra funzione e contenuto, la borsa è un’accessorio necessario e onnipresente, utilizzato da da uomini e donne da migliaia di anni in tutte le culture e in tutti i paesi.

Left to right: Burse for the Great Seal of England, 1558 – 1603, England. Museum no. T.40-1986. © Victoria and Albert Museum, London; John Peck & Son, London, Winston Churchill as Secretary of State for the Colonies Despatch Box No.7. Image Courtesy of Sotheby’s

Il disegno delle borse si è evoluto insieme alla storia dei viaggi e degli spostamenti. E se quando si viaggia la portabilità è l’elemento principale, i diversi mezzi di trasporto (transatlantico, treno, automobile, cavallo, a piedi) hanno influenzato lo sviluppo di diversi materiali e di specifiche forme di bagaglio (viaggiare con un baule come questo baule di Louis Vuitton doveva essere una vera fatica, soprattutto per i facchini) . Lo stesso si può dire dell’Esercito, di cui materiali durevoli, lo stile pratico delle uniformi e l’armamentario dei soldati, ha grandemente influenzato la moda civile soprattutto nella creazione delle borse sportive.

Ma neanche la minaccia della guerra e l’obbligo di portare sempre con sé la maschera anti-gas, aveva fatto desistere le signore bene di Londra dal rinunciare all’eleganza, e un’intraprendete ditta inglese creò una pochette da donna in pelle nera con lo spazio per un respiratore standard di tipo civile con maschera di gomma nera e filtro metallico.

Come le scarpe e vestiti, anche una borsa può raccontarci molte cose del proprietario – dal ceto sociale, alle aspirazioni e ambizioni della persona, al desiderio di appartenere ad un determinato mondo o madre un determinato messaggio politico, artistico o sociale. E come un paio di scarpe, anche una borsa per quanto costosa, è sempre più abbordabile di un abito di alta moda, e quindi più alla portata di tutti. E in questo caso è la scelta del modello che conta, poiché indica la tribù di appartenenza.

Da sinistra a destra: la partenza di Grace Kelly da Hollywood (foto di Allan Grant The LIFE Images Collection via Getty Images); Paris Hilton e Kim Kardashian con Marc Jacobs per le borse “Monogram Miroir” di Louis Vuitton a Sydney, Australia 2006. Foto di PhotoNews International Inc, Getty Images

E se negli anni Cinquanta e Sessanta personaggi come Grace Kelly e Jaqueline Kennedy Onassis hanno visto le loro borse preferite ribattezzate con il loro nome, gli anni Ottanta hanno visto la nascita del famoso modello creato da Hermès per Jane Birkin nel 1984 (sulla quale si vedono ancora le tracce degli adesivi che le piaceva attaccarci sopra (cosa che avrebbe fatto venire un infarto a Samantha in Sex and the City) e dell’elegantissima Lady Dior, dedicata a lady Diana Spencer.

Ma il vero boom dei testimonials esplose negli anni Novanta e Duemila, con la creazione delle cosiddette “It bags”, borse promosse da personaggi famosi, da bloggers, vloggers e influencers (da Chiara Ferragni al cinese Mr Bags). Il possedere una (o molte) di queste borse e borsette create in edizioni limitate da marchi come i Chanel, Hermès e Fendi e vendute a prezzi astronomici diventa simbolo di lusso e consumismo.

Da eterna fan di Sex and the City, la mia preferita è naturalmente la Baguette di Fendi, celebrata in un episodio del serial americano in cui Carrie, derubata della borsetta, informa costernata il ladro che non è una semplice borsa, ma una baguette. Creata nel 1997, questa è stata la prima It bag con oltre 60,000 esemplari venduti tra il 1997 e il 2007 e recentemente ritornata in fabbricazione.

Ripensandoci, non so come ho fatto a sopravvivere nella mia adolescenza ficcando tutto nelle tasche di jeans e giubbotti … 🤭 Quando, anni fa mi fu rubata la borsa, il senso di perdita fu schiacciante, e non solo per il portafoglio e la noia di dover rifare i documenti: mi sembrava di aver perso un pezzo di me stessa. Il che in parte era vero, che novella Mary Poppins, tendo portarmi appresso ogni cosa che potrebbe essere utile in (ipotetiche) emergenze – Kleenex, cerotti, assorbenti, paracetamolo, burro di cacao, crema, bottiglia d’aqua, le chiavi, l’agenda (che mi piace la carta) e l’immancabile libro. E naturalmente, dato lo schizofrenico tempo inglese, ombrello e occhiali da sole. Senza scomodare Freud e le sue teorie della sessualità (che naturalmente il nostro austriaco ne ha una anche sulle borse da donna…), la borsa fa le veci – temporanee- del rassicurante tetto domestico. 🏡

2021 © Paola Cacciari

Londra// fino al 16 Gennaio 2022

Bags, Inside Out, Victoria and Albert Museum

Men At Work – Down Under

Era il 1981 quando gli australiani Men at Work hanno pubblicato il singolo Down Under.

Naturalmente all’epoca, avendo dieci anni o giù di lì, non avevo idea del significato del titolo, o tantomeno dei riferimenti del video. Ho saputo molto tempo dopo che nei paesi anglosassoni il termine “Down Under” è usato per indicare gli antipodi e in generale l’Australia.

Il testo narra di un viaggiatore australiano che, girando il mondo, si sente orgoglioso della propria nazionalità e del suo interagire con vari personaggi e che sono interessati alla sua terra d’origine. Un verso si riferisce ad un panino al Vegemite,  una crema salata fatta di estratto di lievito, simile alla Marmite britannica una vera e propria icona culturale in Australia e in Nuova Zelanda tanto da essere arrivata a godere dello status di “cibo nazionale”. L’accattivante giro di flauto eseguito tra le strofe invece è basato sulla canzone popolare “Kookaburra”, molto nota tra i bambini australiani.

Per i suoi riferimenti all’Australia, Down Under divenne così popolare da essere considerata una canzone patriottica: è eseguita durante i titoli finali del film di Paul Hogan Mr. Crocodile Dundee 3 .

Ferragosto, di Enrico Franceschini: mare, piadina e delitti.

“A quest’ora, l’Adriatico fa la sua figura: il mare è vuoto, l’orizzonte è addolcito dalla luce che precede il crepuscolo, perfino l’acqua ha un colore invitante.”

Enrico Franceschini, Ferragosto

L’Adriatico. Sembra di esserci, lì sulla riviera romagnola, con le sue spiagge sabbiose rigate da file ordinate di ombrelloni colorati, nell’aria il profumo di bomboloni freschi, pesce fritto e piadine col prosciutto. Ad abbrustolirsi al sole, immobili come lucertole fino a quando il suono della Publiphono (che risuonava immancabile come il raffreddore in inverno lungo la spiaggia di Rimini e dintorni religiosamente tutte le mattine alle 11 e alle 17 nel pomeriggio) non riscuoteva dal coma indotto dall’overdose di UVB segnalando l’ora del bagno o della merenda. Poi ci si univa all’esodo dei umanità sciabattante fatta di madri e padri carichi come bestie da soma di borse da spiaggia, secchielli e salvagenti con al seguito bambini impastati di sabbia, diretta alle pensioni famigliari dalle sale apparecchiate che facevano presagire le delizie del pranzo. La storia delle mie vacanze. Almeno fino a quando non ho cominciato a viaggiare per conto mio, sostituendo lo zaino alla pensione completa.

Ed ora, con il Covid ancora imperante, e gli inevitabili obblighi di quarantena (sì, no, forse: chi ci capisce qualcosa è bravo…) e costosi PCR tests, e altre difficoltà logistiche legate alla fortuna di avere ancora un lavoro, immergermi tra le pagine di Ferragosto, il nuovo giallo di Enrico Franceschini è stata la cosa più vicina ad una vacanza che mi sia capitata quest’anno – meno gli inevitabili gavettoni. E me le sono godute entrambe, sia la storia che la vacanza letteraria.

File di ombrelloni sulla Riviera Romagnola

In questa seconda commedia noir, ritroviamo i personaggi di Bassa Marea: Andrea Muratori detto Mura, due divorzi alle spalle, un figlio a Londra a fare il quasi avvocato, una vita da corrispondente all’estero alle spalle e ora pensionato anzitempo residente in un capanno sul mare a Bagnomarina – che assomiglia tantissimo a Cesenatico, ma che qui diventa il simbolo universale della località balneare della Riviera Romagnola e dei suoi tre amici di sempre, la famiglia che Mura non ha. Ma era da dire che, dopo una vita passata a caccia di notizie in giro per il mondo, la pesca, la lettura del giornale, la corsetta sulla spiaggia e la partitella a basket con gli amici finiscono per non bastare più. E il Mura comincia ad annoiarsi.

La noia e la sua debolezza per le donne, la cui vicinanza è sufficiente a trasformare  il nostro eroe in un ‘minchione’ come avrebbe detto mia nonna, un credulone incapace di dire loro di no – si tratti di una procace moglie che sospetta che il marito le metta le corna, una bellissima trans brasiliana o la vistosa ballerina martinicana che recluta Mura per investigare sulla morte del marito, noto fotografo erotomane ritrovato morto nel suo studio dalla donna delle pulizie in una posa a dir poco oscena. Ma quelli che sembrano due casi completamente diversi come una banale questione di corna e un delitto a sfondo pornografico, sono in realtà uno solo che porta Mura ad imbattersi in qualcosa di molto più grande. Una storia dell’Italia fascista che coinvolge addirittura Mussolini e Claretta Petacci e lo scoop che potrebbe riportarlo in prima pagina – alla faccia di chi lo ha costretto al prepensionamento.

Come Bassa Marea, anche Ferragosto è una riflessione sul passato e presente dell’Italia, di un Paese emerso devarstato dal dopoguerra e che grazie ai dollari americani pompati nelle industrie dal piano Marshall ha visto una ripresa economica senza precedenti. Un vero e proprio miracolo economico quello degli anni Sessanta, “quando la Romagna ambiva a diventare la California italiana”, la meta delle ferie democratiche di massa, il luogo in cui quasi tutti potevano permettersi di trascorrere due settimane in albergo o in una delle numerosissime pensioni famigliari che punteggiavano la riviera. “Mezzo secolo più tardi,” continua Franceschini, “il miracolo italiano si è sgonfiato ma la Romagna no: la costa delle ferie di massa, delle vacanze a basso prezzo già da prima che fosse inventato il termine low cost, del divertimentificio in disco-pub, aqua-park, go-kart, mini-golf, night-club e tutto quanto si può dire in un inglese facilmente comprensibile con due parole separate da un trattino.”

Avendo trascorso le mie prime diciotto estati tra Rimini e Riccione, con un breve intervallo a Lido di Classe, la Romagna raccontata da Franceschini la conosco bene che è la Romagna dei miei ricordi. Riaffiorano alla memoria nomi da tempo dimenticati come Fiabilandia, Mirabilandia, l’Italia in Miniatura, e luoghi mitici come la Baia degli Angeli (che io ho conosciuto quando era già la Baia Imperiale), il Pineta e il Cocoricó e altre discoteche storiche che hanno fatto ballare generazioni di vacanzieri, inclusa la sottoscritta. Lungi dall’essere solo lo sfondo della storia, la Romagna ne è in realtà la vera protagonista, qui descritta con amore infinito dalla sapiente penna di Enrico Franceschini. Ne emerge una nostalgica mappa socio-culturale di una generazione non troppo distante dalla mia che si ritrova ad abitare un mondo che non riconosce più.

È impossibile non simpatizzare con questi quattro ex ragazzi di ieri, sorpresi dalla sesta decade della loro vita come da un improvviso temporale estivo che li ha travolti come un fulmine a ciel sereno. Ed che ora si ritrovano a cercare di riconciliare la loro esuberante voglia di vivere e divertirsi con gli acciacchi portati dall’inevitabile avanzare dell’anagrafe. Lo so benissimo, che ho lo stesso problema: la non coincidenza tra età interiore ed età anagrafica. Che in fondo i cinquanta o i sessanta sono i nuovi trenta o quaranta: non si è vecchi, ma solo un po’ vintage – come il paio di Ray Ban regalati a Mura da Caterina (detta Cate), corrispondente di guerra e sua amica/amante. E se non lo sa lei che ha trent’anni meno di lui…

E se mi sono divertita ad immergermi nell’atmosfera nostalgico-felliniana di Bassa Marea, devo dire che in Ferragosto la trama noir è più solida, meglio sviluppata, la storia più avvincente e temi recenti come prostituzione, immigrazione, la pericolosa risorgere della destra – sono intessuti con la naturalezza del flusso di coscienza nella trama di questa deliziosa black comedy dal sapore di sale. I personaggi sono meglio delineati, soprattutto quelli femminili – donne forti e indipendenti, che sanno quello oche vogliono e come ottenerlo e che tollerano i loro compagni bambocci con l’affetto che si potrebbe avere per un cucciolo pasticcione a cui si è abituati e di cui si apprezza la compagnia. Sebbene, come donna, non possa esimermi dall’arricciare il naso davanti commenti bonariamente volgari se vogliamo, ma sempre volgari, di una generazione di uomini come Mura & C. cresciuta prima del “politically correct”. Non che il politically correct del giorno d’oggi abbia miracolosamente fatto sparire i commenti volgari diretti alle donne (basta guardare i socials per accorgersi del contrario), le pressioni sociali ancora esistenti per quanto riguarda decisioni fondamentali come famiglia, maternità, figli e lavoro, sia ben chiaro…

Ma questa è un’altra storia, che non ha nulla a che vedere con il libro in questione, anche se confesso che mi piacerebbe vedere le donne dei Moschettieri avere un ruolo più centrale nelle avventure della combriccola. Chissà cosa ci riserverà la prossima storia al profumo di piadina di Mura e C. …

Paola Cacciari © 2021

Raffaella Carrà – “Ballo ballo”

Da bambina ho passato ore davanti allo specchio cercando di imitarne il sorriso, lo sguardo e la repentina alzata di testa che le scompigliava la frangia bionda e le dava quell’aria allo stesso tempo sexy e sbarazzina.

Ma la Carrà era inimitabile, e non solo nel caschetto biondo, ma anche nella sua umanità che la rendeva a tutti così cara. E anche se io da lì a poco avrei scoperto i Duran Duran e il “mullet” di Simon le Bon, la cosa non mi ha mai impedito di guardare ogni puntata di Fantastico e Pronto Raffaella e di essere un po’ orgogliosa della mia concittadina … 😄

Con Milva e Battiato anche questo è un pezzo della mia storia che se ne va. Ciao Raffaella. 💕🎤💃

Deutschland 89

Dopo quella che mi è sembrata un’eternità, inconsolabile orfana di Martin Rauch e delle sue avventure, Channel 4 ha finalmente reso disponibile l’ultima parte della trilogia ambientata nella Germania della Guerra Fredda, Deutschland 89.

Che tutti sanno che nel 1989 il muro che divideva Berlino è caduto e, sotto gli occhi increduli del mondo, gli abitanti delle due parti della città si sono abbracciati e hanno festeggiato la fine del comunismo. La Germania è diveuta un paese unico e la DDR ha di esistere. “E tutti vissero felici e contenti…”

Ma se nelle favole la storia finisce qui, che a nessuno interessa conoscere cosa succede a Cenerentola e il Principe Azzurro dopo il matrimonio, la realtà per la Germania (soprattutto quella dell’Est) non è affatto stata così semplice. Agli abbracci e au festeggiamenti sono seguiti il caos e il vuoto di potere. Le vecchie strutture sono cadute, senza che ce ne fossero di nuove a rimpiazzarle. Il paese ha dovuto reinventarsi, così come molti dei personaggi politici che lo guidavano.

L’anno scorso, reduce com’ero da una settimana di intenso binge-watching di Deutschland 83 e Deutschland 86 avvenuto durante la prima quarantena (che adesso le quarantene hanno una successione cronologica…), ho sentito il bisogno di saperne di più, che negli anni Ottanta ero un’adolescente troppo presa da me stessa e dalla mia piccola vita per prestare attenzione a quello che accadeva nel mondo. Semplicemente non ero in grado di comprendere la portata di un evento che avrebbe avuto conseguenze apocalittiche come la caduta del muro di Berlino.

Stasiland di Anna Funder è un libro agghiacciante e straordinario, che racconta storie altrettanto agghiaccianti straordinarie dal ventre dell’ex Germania dell’Est, un paese in cui il quartier generale della polizia segreta, la Stasi può diventare un museo letteralmente dall’oggi al domani, e in cui un abitante su cinquanta informava (volente o nolente) sui propri vicini di casa e colleghi. La Funder raccoglie le testimonianze di persone che quella storia l’hanno vissuta sulla propria pelle, sia le di vittime che i carnefici. E devo dire che sono state le storie di questi ultimino che mi hanno affascinato di più. Storie complesse, in cui la realtà non è mai totalmente bianca o nera, ma è fatta da molte sfumature di grigio.

Deutschland 89, racconta la storia della caduta del Muro, ma quello che è accaduto dopo. E lo fa con una colonna sonora spettacolare che mi ha riportato indietro al tempo di Nena e dei suoi 99 Red Balloons, e  David BowieNew Order Eurythmics solo per citarne alcuni.

E che dire della moda? La ricordo bene la moda di quel periodo, nel bene e nel male così come i tagli di capelli…

Major Tom (Coming Home) Peter Schilling  1983

Madonna – Like A Virgin (Official Music Video)

Che la si ami o la si odi, Like a Virgin è uno dei pezzi più famosi di Madonna, se non addirittura il più famoso. Che è una di quelle canzoni che definiscono non solo la carriera di un’artista, ma un intera epoca. Certamente ha definito l’epoca degli adultoscenti come me… 😉

Madonna – Like A Virgin (1984)