Gli obiettivi di vita delle persone sono collegati alla loro personalità

Le persone formulano obiettivi personali coerenti con i loro tratti di personalità e i loro obiettivi sono correlati a come la loro personalità cambia nel tempo.

Gli obiettivi di vita delle persone sono collegati alla loro personalità

La Battaglia dell’Aldi… 😉

Ieri al Museo, nella Photography Gallery, mi è capitata sotto agli occhi una foto del 1853 di Gustave Le Gray  che riproduce una scultura dell’Arco di Trionfo di Parigi intitolata La partenza dei volontari del 1792, detta anche La Marseillaise, dello scultore François Rude.

File:Attributed to Gustave Le Gray, "Marseillaise," Arc de Triomphe, Paris, about 1853.jpg
Attributed to Gustave Le Gray, “Marseillaise,” Arc de Triomphe, Paris, about 1853

E allora mi sono ricordata di questa meme che circolava su Internet lo scorso Aprile, in pieno Covid-lockdown, quando il popolo inferocito ha dato l’assalto a negozi e supermercati come fossero la Bastiglia, uscendo invece che con le le armi, con carrelli pieni di pasta, barattoli e carta igienica. Non a caso, è opportunamente intitolata Bataille de l’Aldi (Aprile 2020 D.C.)

Bataille de l'Aldi (Aprile 2020 D.C.)
Bataille de l’Aldi (Aprile 2020 D.C.)

Ora, con i casi di Covid che continuano ad aumentare senza sosta – cortesia dei covidioti che non non rispettano le regole, la distanza e non indossano la mascherina, Boris Johnson minaccia multe feroci e un un nuovo lockdown. E certo come il raffreddore in inverno, è il fatto che la gente ha ripreso ad assaltare i supermercati.😬 Corsi e ricorsi della storia… 🙄

I diari del COVID-19 #9 (Neologismi)

Cosa affascinate la lingua: malleabile e sempre in sintonia con i tempi. E anche in piena pandemia la lingua svolge la sua funzione di testimone sociale.

Tra i brillanti neologismi che il COVID-19 ci lascerá in ereditá (alcuni dei quali letteralmente traducibili in italiano) ci sono verbi come “Doomscrolling” (doom+scrolling) coloro che consumano in modo ossessivo in uno sforzo di assorbire quante più notizie deprimenti sulla pandemia nel tentativo di deprimersi ancora di più, “CovideoParty” una festa su qualche piattaforma virtuale, come HouseParty per esempio, “Quarantini” (quarantine+Martini), ogni tipo di aperitivo o bevanda alcolica sorseggiato a casa mentre si chiacchiera con gli amici su ZOOM.

Ma la mia preferita, soprattutto perché la più utile è “Covidiot” (In italiano, Covidiota) colui che accumula carta igienica, esce quando non è necessario, ed infrange le regole di allontanamento fisico richieste dal Governo per andare al mare o prendere il sole al parco. O, in alternativa, qualcuno che va al mare o al parco a scattare foto di persone al mare o al parco che infrangono le regole di allontanamento fisico e svergognarle sui social media per essere andate al mare o al parco.

Il termine “covidiot” è apparso per la prima volta il 16 marzo nel dizionario online dedicato ai neologismi Urban Dictionary. Secondo il dizionario, Covidiot è “Qualcuno che ignora le avvertenze relative alla salute pubblica o alla sicurezza.” Il 22 Marzo invece l’hashtag #covidiot è apparsa su Twitter in riferimento ai tipi di comportamento sbagliato legati all’infrangimento delle regole di allontanamento fisico.

Il non prendere sul serio una pandemia globale è una cosa gravissima e lo svergognamento online è certamente una punizione efficace per i recidivi e un avvertimento per dissuadere i potenziali ‘criminali’. Da sempre l’umiliazione pubblica è stata usata come forma di punizione e, dopotutto, andare in un luogo pubblico affollato, accumulare pasta, carta igienica e paracetamolo, significa mettere  repentaglio la vita di altre persone.

Tuttavia, mi chiedo, come sia possibile che ancora nel XXI secolo il puntare il dito contro gli altri sia ancora l’unico modo per cambiare un comportamento sociale, soprattutto durante una pandemia in cui aggiungere ulteriore ansia ad quella già esistente è l’ultima cosa di cui ci sia bisogno. Questo prendersela gli uni con gli altri come bambini, incolpando gli individui per le misure incoerenti e confuse attuate dal Governo, è davvero l’unica cosa che ci è rimasta?

2020 ©Paola Cacciari

Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare di Susan Cain,

Ultimamante penso sempre più spesso che il COVID-19 ha costretto la nostra la società a rimodellare il proprio ideale di personalità e ad adottarne uno prima d’ora raramente consentito: l’introverso. Il che significa che in questo momento posso essere apertamente me stessa senza sentirmi sbagliata.

Che prima di leggere Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare di Susan Cain, ho sempre pensato di essere sbagliata, troppo timida, troppo amante dei libri, troppo impacciata in situazioni sociali. Peccato che ho letto questo libro solo tre anni fa grazie al consiglio di Claudia di London SE4: la mia vita sarebbe stata moto più facile se avessi potuto dare prima un nome al mio amore per al solitudine.

Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare - Susan Cain - copertina

Essere introversi, significa aver bisogno di trascorrere tempo da soli per ricaricare le batteria. Questo non significa che io odi socializzare, ma – al contrario degli estroversi, che sono stimolati dal tempo trascorso con altre persone, senza mi manca il tempo necessario per “riprendermi” dallo stare in compagnia di altre persone, mi sento terribilmente stanca e affaticata, e divento acida e nervosa e tutt’altro che piacevole.

Susan Cain, un ex avvocato di Wall Street, celebra cosidetta personalita’ ‘contemplativa’ nel contesto di una società che ha sempre favorito l’azione. Eppure a quasi un decennio dalla pubblicazione di questo, l’estroversione è ancora considerata un modello di successo, soprattutto nei luoghi di lavoro in cui prevale quella che Susan Cain descrive come “l’onnipresente convinzione che la persona ideale sia gregaria, e sempre a proprio agio sotto i riflettori”. Lavorare in un ufficio open space (o nel mio caso, in un museo pieno di gente) prendere parte alle riunioni quotidiane, parlare in pubblico sono tutte attività che soddisfano il bisogno di stimolo dell’estroverso, a scapito degli introversi che faticano molto di piu’ a farsi notare, nonostante non manchino loro le qualità per avere successo nella vita e nel lavoro.

Secondo lo psicologo tedesco Hans Eysenck, la ragione delle differenze tra estroversi e introversi risiede nella diversa sensibilità all’ambiente circostante e al rumore. Gli introversi hanno bisogno di meno stimolazione per raggiungere il loro punto massimo di eccitazione sociale rispetto agli estroversi, il che li porta prima di questi ultimi a rifugiarsi nella quiete della solitudine. Io posso studiare e leggere solo se in silenzio. Il che rende la mia vita al Museo una perpetua lotta alla ricerca di attimi di pace che, durante la pausa panzo, sembro trovare solamente chiudermi nel bagno delle signore.

“Introversione ed estroversione non sono concetti binari”, continua la Cain. E in realtà non esiste il qualcuno solo introverso o solo estroverso, ma esiste una miscela delle due personalità. Il modo in cui interagiamo gli uni con gli altri varia a seconda dell’umore, dell’ambiente e delle persone che ci circondano: la chiave è capire come raggiungere e mantenere nella nostra vita l’equilibrio necessario a proteggere e mantenere la nostra salute mentale.

2020 ©Paola Cacciari

Persone normali (Normal People) di Sally Rooney

Persone Normali è il titolo di questo libro dell’irlandese Sally Rooney. Nata nel 1991 la Rooney è stata definita dai media come “the great millennial novelist”, la scrittrice dei millennials, della Generazione Y, coloro cioè che sono i nati fra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta. Non che lo sapessi, che non sono una millenialls io bensì una causa persa della Generazione X, quelli che sono arrivati in ritardo su tutto, per intenderci.

Incuriosita da tutto il circo mediatico creato attorno a questi poveri millennials, (inclusa un nuovo seceggiato tratto da questo libro in onda sulla BBC3 proprio in questi giorni) mi sono buttata nella lettura di questo libro senza molte aspettative. E ho finito con il divorare il libro in due giorni che Normal People è uno di quei libri i cui protagonisti ti prendono tanto che bisogna sapere come la loro storia andrà a finire. Almeno non è grosso come Guerra e Pace
La trama è quasi banale, anzi cosi’ banale che quando l’ho finito mi sono chiesta come mia abbia potuto prendere tanto. E’ la storia d’amore tra due adolescenti, Connell e Marianne, che incontriamo mentre frequentano la stessa scuola in una cittadina della provincia irlandese. Lui è tanto popolare, equilibrato e diligente, quanto lei è intelligente, indipendente, sciatta e solitaria – cosa che la rende vittima di infiniti episodi di bullismo, e non solo a scuola. Figlio di una ragazza madre lui, proveniente da una famiglia ricca lei, i due hanno l’opportunità di conoscersi meglio grazie al fatto che la madre di Connell lavora come donna delle pulizie a casa di Marianne. Diventano amici e scoprono con loro stessa sorpresa, di riuscire ad essere sé stessi solo quando sono insieme.

Le cose tuttavia non sono così semplici: temendo il giudizio dei compagni di scuola se si venisse a sapere che lui sta con una come Marianne, Connell la prega di mantenere il segreto, cosa che lei accetta passivamente di fare senza discutere. Le loro vite continuano ad intrecciarsi per separarsi non appena uno pensa che, realizzato il male che sta facendo a Marianne, Connell decida di crescere e di uscire allo scoperto con Marianne. E questa potrebbe essere la fine, se Persone Normali fosse un libro “normale”, ma non lo è. La storia  tra i due continua e poi si interrompe piu’ volte per qualche stupido motivo (generalmente legato al fatto che Connel e Marianne non riescono a comunicare, ad esprimere a parole quello che sentono dentro) per riprende qualche mese dopo, qualche anno dopo, abbracciando gli anni dell’università in cui i due continuano a essere inesorabilmente attratti l’uno dall’altra.

Per anni i due entrano ed escono l’uno dalla vita dell’altra – amici, amanti, entrambe le cose. Non riescono a spiegarselo, sanno solo che nessuno dei due sembra attrezzato per abitare il mondo esterno senza il supporto dell’altro e che essere “normali” per loro è uno sforzo quasi sovrumano.

Ora dico io, che cos’è la normalità? Chi sono le persone normali? Io che ho passato l’infanzia e parte dell’adolescenza a sentirmi sbagliata perchè mi piaceva leggere durante la ricreazione invece che uscire in corridoio con il resto della classe. Poi si cresce e ci si accorge che quella normalità che tanto invidiata agli altri non esiste, che le persone normali non esistono e che ognuno ha la sua personale definizione di normalità

Ma non c’e’ solo questo e ancora desso mi chiedo come questo libretto di 266 pagine possa affrontare in modo tanto discreto quanto efficace questioni importanti come la politica, la classe sociale, la fragilità dell’essere maschio, la violenza domestica, il bullismo, il rapporto genitori-figli e soprattutto, il bisogno di indipendenza che per certi individui è più necessario che per altri, per maturare come esseri umani. Un libro per tutti, non solo per i Millennials.

2020 ©Paola Cacciari

Toilet paper apocalypse

Il COVID-19 sta diventando la nuova peste mondiale. Il popolo inglese sembra aver completamente perso la caratteristica impertubabilità , lo “stiff upper lip”, per cui era famoso e la gente che qui in terra angla può ancora uscire, si scatena nella caccia ai beni non deperibili, come pasta, scatolame e carta igienica. Questa la scena al mio supermercato locale.

2020 ©Paola Cacciari1 (3)E visto che anche il gel disinfettante sembra essere scomparso dalla faccia della terra, non solo dalle farmacie, la gente si butta sulla vitamica C per rafforzare le difese immunitarie. E questa è la scena alla filiale di Gloucester Road della catena di farmacie Boots. La desolazione totale.

Visto che non possono contare su Boris Johnson e sul suo tirapiedi Dominic Cummings, i britannici fanno leva su una cosa che perfortuna non hanno ancora perso: il senso dell’umorismo…

2020 ©Paola Cacciari1 (6)

 

The most common last name in different countries — Janet Carr @

If you find this as engrossing as I did, have a look at this article. I found it absolutely fascinating, because it gives possible reasons for naming patterns in different countries. For example, this is what the article says about African and European countries:

via The most common last name in different countries — Janet Carr @

Il solo fatto di stare vicino al cellulare influenza il tuo pensiero — ORME SVELATE

Coloro che avevano accesso al proprio telefono, ma a cui era stato detto di resistere al loro uso, avevano una maggiore capacità di concentrazione percepita rispetto a quelli che non avevano accesso al proprio dispositivo.

via Il solo fatto di stare vicino al cellulare influenza il tuo pensiero — ORME SVELATE