I ritratti di John Constable

Sono a corto di mostre nuove da raccontare. E allora “rebloggo” quelle che ho visto tanti anni fa… 🙂

Vita da Museo

Chiunque abbia contemplato i suoi paesaggi converrà che l’anima di John Constable (1776–1837) abita i cieli plumbei del suo adorato Suffolk. Non è tuttavia con i verdi luminosi della campagna inglese che l’artista guadagna il primo denaro, ma con i ritratti. E considerando che nel corso della sua vita ne dipinge circa un centinaio, questa parte del suo lavoro è straordinariamente poco conosciuta.

John Constable, Autoritratto, Marzo 1806 - Copyright: Tate, London 2009. John Constable, Autoritratto, Marzo 1806 – Copyright: Tate, London 2009.

Dalla metà del XVIII secolo possedere il proprio ritratto non è più un lusso limitato all’aristocrazia. Ansiosa di reclamare il posto che le spetta in società infatti, la ricca borghesia di provincia corre a farsi dipingere dai locali “pittori di facce”. E nella sua natia East Bergholt a Constable il lavoro non manca. Perchè questo sono per lui i ritratti: un lavoro.

John Constable, A Girl in a Red Cloak (Mary Constable), 1809 - Copyright: Private Collection. John Constable, A Girl in a Red Cloak (Mary Constable), 1809 – Copyright: Private Collection.

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Lost London – William Blake’s birthplace, Soho…

William Blake’s house in Soho, an illustration by  Frederick Adcock, published in ‘Famous houses and literary shrines of London’ (1912) and written by Arthur St John Adcock. William Blake, one of the UK’s most lauded artists and poets, was born in a property at 28 Broad Street (now Broadwick Street) in Carnaby Market, Soho, on […]

Lost London – William Blake’s birthplace, Soho…

Breve storia della Reggenza

Nel 1811 re Giorgio III, colpito da un attacco di porfiria, fu dichiarato non idoneo a governare. Non era la prima volta che questa malattia lo colpiva, ma il re si era sempre ripreso. Tuttavia alla fine del 1810, le condizioni psichiche di Giorgio III peggiorarono irrimediabilmente e il re fu dichiarato pazzo. Ma questa volta il Parlamento era pronto e con il Regency Act il Principe George Augustus Frederick diventò reggente al posto del padre. Sfortunatamente il Re non si riprese mai più, e alla sua morte nel 1820 il principe reggente divenne a sua volta re con il nome di Giorgio IV, ponendo ufficialmente termine alla Reggenza, anche se questo periodo finisce davvero solo con la morte di Giorgio IV nel 1830.

Thomas Lawrence – Scanned from the book The National Portrait Gallery History of the Kings and Queens of England by David Williamson

Ma di fatto si può dire che la Reggenza sia iniziata molto prima, addirittura nel 1789 con la presa della Bastiglia. Il fatto che il popolo di Parigi, stanco degli sprechi e dei soprusi monarchici, avesse potuto assalire quel simbolo del potere assoluto, elettrizza l’intera Europa del XIX secolo e le ripercussioni furono immense. Il messaggio dei rivoluzionari, che l’ordine prestabilito poteva essere ribaltato, innescò ovunque un dibattito sul ruolo dell’individuo nella società che getterà i semi del mondo moderno. 

A differenza di altri stati europei, che vivono disordini e agitazioni politiche ispirate da quanto avvenuto in Francia, l’Inghilterra fu risparmiata da una rivoluzione violenta. Ma neanche la Gran Bretagna è immune dall’ondata di cambiamenti sociali, politici ed economici provenienti da oltre la Manica. Gli ideali di uguaglianza e progresso promossi dalla rivoluzione francese ispirarono i riformatori inglesi, nello stesso modo in cui i controrivoluzionari terrorizzarono la monarchia e le classi di proprietari terrieri. L’arrivo in Inghilterra poi di un gran numero di nobili francesi fuggiti alla violenza del nuovo regime, e le guerre napoleoniche che impegnano l’Inghilterra (e il resto dell’Europa) tra il 1803 e il 1815, fecero il resto. La diffusione della cultura francese nella società britannica dell’epoca influenzò settori come la lingua, l’arredamento, la moda femminile, e persino la cucina.

Washstand (athénienne or lavabo); 1800–1814. New York, Metropolitan Museum of Art

L’Inghilterra della Reggenza è un mondo in bilico tra due secoli, stretto tra l’eleganza del diciottesimo secolo e il claustrofobico moralismo dell’età vittoriana, dominato dall’esuberante figura del Principe reggente e dal suo seguito di dandy libertini più impegnati a gozzovigliare e a giocare d’azzardo che a governare il paese, in cui i ricchi vivono nello splendore e i poveri muoiono nello squallore. E in cui il crescente benessere portato dalla rivoluzione industriale, contrasta amaramente con il degrado sociale portato alla classe operaia da quella stessa meccanizzazione che aveva tanto migliorato il reddito e lo stile della piccola e media borghesia.

Una classe nuova, fatta di ricchi agricoltori, mercanti, banchieri e avvocati con aspirazioni sociali come quello descritto da Jane Austen nei suoi romanzi (pubblicati tra il 1811 e il 1817, in piena Reggenza), che si fanno largo a gomitate in un mondo in cui fino ad allora erano esclusi, sotto gli occhi sdegnati della grande aristocrazia terriera. Un mondo dominato dallo snobismo, ma socialmente mobile, dove un buon matrimonio può assicurare, se non la felicità, almeno denaro e un posto in società. Cosa ben nota alle donne, il cui destino resta comunque legato al matrimonio e ai figli, e il cui futuro in società, occupazioni e amicizie dipendevano esclusivamente dalla loro capacità di trovare un marito.

James Gillray Caricature of George IV as the Prince of Wales A Voluptuary under the Horrors of Digestion (1792)

In inghilterra quelli tra il 1760 e il 1820-40 sono anni di incredibile avanzamento tecnico e scientifico, che vedono lo sviluppo della macchina a vapore e il suo utilizzo nell’industria tessile e nei trasporti. Si costruiscono nuove strade, una rete di canali e corsi d’acqua e la ferrovia, nasce il telegrafo e si introduce l’illuminazione a gas nelle strade. Viaggiare diventa più facile, e non solo per le materie prime destinate alle industrie e al commenrcio, ma anche per le persone e per le idee. Il mondo diventa più piccolo ma gli orizzonti si allargano.

Industrializzazione e urbanizzazione vanno di pari passo e questa nuova classe mercantile e borghese arricchitasi con il commercio o la libera professione, ha tempo e denaro per una serie di attività prima impensabili. Si dedicano alle corse dei cavalli, al giardinaggio, alla danza e fanno shopping nei negozi esclusivi aperti in strade eleganti come lo Strand e Piccadilly, o in eleganti gallerie commerciali, come Burlington Arcade a Londra. Bevono te e caffè importati dalle colonie, vanno a teatro e all’opera, visitano musei e gallerie (la Dulwich Picture Gallery, il British Museum e la National Gallery di Londra, il Fitzwillam Museum di Cambridge e l’Ashmolean Museum di Oxford aprono tutti in questo periodo) e, grazie al miglioramento nella  rete di trasporti, anche città termali relativamente lontane come Bath, Cheltenham  e Tunbridge Wells diventano accessisibili. Concetti come hobby e turismo nascono in questo periodo. Con il consumismo, nasce l’idea di ‘gusto’ in fatto di arredamento, moda e costume. Il ‘gusto’ era (naturalmente) quello delle classi aristocratiche, la cui determinazione a spendere denaro era un segno di status sociale – e quella del ceto medio di emularli – crea l’ambiente ideale in cui artisti, architetti, artigiani e progettisti possono prosperare.

John Nash, Regent’s Crescent. Photo Courtesy of Regents Crescent

Con l’avvento della borghesia, i grandi quadri a soggetto storico prediletti  dall’aristocrazia diventano all’improvviso obsoleti in soggetto e dimensioni. Il ceto medio richiede soggetti quotidiani, ritratti e paesaggi come quelli dipinti da John Costable e J.W.M. Turner, dalle dimensioni più piccole per le nuove case a schiera che cominciano a sorgere numerose nelle zone alla moda di Londra, nelle città termali e sulla costa. Questa è un’epoca d’oro per l’urbanistica. Lo splendore barocco del secolo precedente lascia il posto al classicismo palladiano, reinterpretato da una nuova generazione di architetti come Robert Adam, John Soane e John Nash, il creatore di Regent Park, Regent Crescent e Regent Street, la cui formula di facciate a schiera diverrà popolarissima in città alla moda come Brighton e Cheltenham e Bath.

È in questo periodo che la lettura di romanzi diventa una delle principali forme di intrattenimento per le classi medie. Romanzi gotici e sentimentali, racconti esotici ambientati nel lontano oriente con ambientazioni improbabili e trame goffe sono fagocitati con entusiasmo da un pubblico, che grande ai progressi dell’alfabetizzazione diventa sempre più largo e in cerca di evasione e intrattenimento. E se il prezzo dei libri era ancora proibitivo per molti, le biblioteche circolanti e i vari club di lettura permettevano una larga diffusione di libri e giornali, e con essi di nuove idee in strati diversi della società mai prima raggiunti.

James Gillray Short-bodied gowns, a Neo-Classical trend in women’s clothing styles (1794)

Anche la satira è un fenomeno della Reggenza e le caricature politiche e sociali di James Gillray e di Thomas Rowlandson non risparmiano nessuno, nemmeno lo stesso Reggente burlandosi tanto della classe politica che degli eccessi della moda dell’epoca importata dalla francia, spesso così stravagante e pretenziosa da rasentare l’assurdità.

Ironia della sorte, il più francofilo dei re britannici, Giorgio IV, trascorse gran parte del suo regno in guerra proprio con la Francia di Napoleone, anche se questo non spense la sua passione per tutto ciò che è  francese, soprattutto per il cibo cucinatogli dai cuochi francesi al suo servizio. C’è un lato positivo in tutte le cose.

2021© Paola Pacciari

Pubblicato su LondonIta

Ricomincia la Vita da Museo?

Dopo un assenza di dieci mesi (mancavo dal centro dalla fine di Febbraio) qualche giorno fa ho nuovamente varcato la soglia della National Gallery.

Ero emozionata come una scolaretta e non solo all’idea di riprendere la mia vita da museo, ma anche di uscire e di indossare qualcosa che non fosse il pigiama o la tuta da ginnastica, o (nel caso delle mie sporadiche sortite nel mondo, in genere per andare al supermercato…) un paio di jeans scoloriti e un maglione extra-large. O la mia colorata uniforme, quando mi capita tra un lockdown e l’altro, di riesumare il mio lavoro al museo.

Mi sono vestita con cura (o almeno più cura di quella che solitamente metto nel vestire, che devo ammettere negli ultimi anni è calata paurosamente…), mi sono spazzolata i capelli e ho persino applicato un velo di mascara. Gesti un tempo abituali che nel corso dell’ultimi mesi sono diventati obsoleti come il mio tanto amato abbonamento alla Royal Opera House. Capita.

E se il motivo principale è stato visitare la mostra che la galleria ha dedicato alla straordinaria Artemisia Gentileschi, la vera emozione me l’ha data il vagare a caso la sale semideserte di una della pinacoteche più belle del mondo. 🤩 Ho potuto alzare gli occhi e perdermi nella decorazione del soffitto senza timore di sbattere contro a qualcuno – o che qualcuno sbattesse contro di me. Ho vagato indisturbata nell’insolita quiete delle sale, ammirando avidamente le creazioni di Holbein, Canaletto, Tiziano, e Turner in silenzio e senza interruzioni e senza che qualcuno invadesse il mio “spazio” per farsi un selfie insieme, chesso’, agli elegantissimi Mr and Mrs Andrews di Thomas Gainsborough o all’impetuoso Marchese di Londonderry Charles Stewart, sapientemente dipinto da Sir Thomas Lawrence… 😒

The National Gallery, London 2020© Paola Cacciari

Ma soprattutto ho potuto ammirare le bellissime sale degli impressionisti, dove non metto mai piede perchè sempre terribbilmente affollate (l’ultima volta è stato tre anni fa, e solo perchè le mie cugine erano a Londra e volevano visitare questa sezione della NG), e ammirare finalmente quei capolavori senza dover rischiare di soffocare o di ricevere una gomitata nelle costole… 😲

The National Gallery, London 2020© Paola Cacciari
The National Gallery, London 2020© Paola Cacciari

Nella tragedia della pandemia, il Covid ha restituito ai musei il loro ruolo originale: quello di custodi delle opere d’arte, piuttosto che attrazioni turistiche o meri sfondi per profili Instagram. Nuove regole e il fatto che ora la prenotazione sia obbligatoria nonostante l’entrata resti gratuita, ha avuto l’effetto di scoraggiare una parte del pubblico e ora va al museo ora ci va perché lo vuole DAVVERO. Non posso negare che la cosa mi piace molto… 😏

2020© Paola Cacciari

Lucian Freud allo specchio: gli autoritratti @ Royal Academy

Affascinante e inquietanate: la pittura di Lucian Freud (1922-2011) mi attira e allo stesso tempo mi fa stare male. La trovo affascinante per il tempo e la cura meticolosa che Freud impiega nel riprodurre ogni vena, ogni neo, ogni ruga del viso, ogni piega della pelle, ma inquietante per la crudele onestà con cui rende il corpo mano, anche quello giovane e bello della mia (allora) collega Ria.

Ero curiosa di vedere se sarebbe stato altrettanto spietato anche verso se stesso. Ho visto alcuni dei suoi autoritratti e sapevo che quello sarebbe stato il caso. Ma trovarsi faccia a faccia con quella sua spietata oggettività rivolta verso se stesso mi ha lasciato ugualmente a bocca aperta.

Freud disse una volta che “non tutti vogliono essere così onesti con se stessi” e questa è la vera crudeltà della sua opera e il grande pregio di questa mostra della National Portrait Gallery.

Lucien Freud Sel Portrait 1985. Private collection. On loan to the Irish Museum of Modern Art, IMMA Collection Freud Project 2016-2021 © The Lucian Freud Archive Bridgeman Images.
Lucien Freud Sel Portrait 1985. Private collection. On loan to the Irish Museum of Modern Art, IMMA Collection Freud Project 2016-2021 © The Lucian Freud Archive Bridgeman Images.

Con la brutale lente d’ingrandimento del suo spietato realismo volta verso sé stesso, Freud ci costringe ad ammette che ha ragione lui e che non tutti vogliono o possono essere così onesti nell’esaminare la loro fragile umanità, che per alcuni ciò che vedrebbero se si guardassero allo specchio, se davvero si guardassero, non sarebbe accettabile. Lui invece dipinge proprio la verità che non tutti vogliono vedere, e forse proprio questa è la cosa che rende la sua arte così incredibilmente bella.

2019©Paola Cacciari

Londra//fino al 26 Gennaio 2020

Lucian Freud: The Self-portraits

 

 

La Londra di Hogarth

Violenza, inganno, corruzione e una nazione divisa. No, non è l’ennesimo articolo sull’Inghilterra della Brexit (anche se potrebbe esserlo) ma la serie Humours of an Election, dipinta nel 1754 da quel genio della satira che era William Hogarth (1697-1764), che rappresenta una falsa elezione generale che va di male in peggio – e in cui mi pare che ogni personaggio assomigli a Boris Johnson & C.

The Polling from The Humours of an Election series, 1755
The Polling from The Humours of an Election series, 1755

Con un tempismo impeccabile infatti, il Sir John Soane Museum ha riunito per la prima volta tutte le serie di William Hogarth: La carriera di una prostituta (The Harlot’s Progress, 1731), Carriera di un libertino (A Rake’s Progress, 1732-33) Quattro momenti del giorno (1738), I quattro stadi della crudeltà (1741) e Marriage A-la-Mode (1743). Le aveva ribattezzate ‘Modern Moral Subjects‘ e sono  costruite come commedie fatte di immagini.
Ho sempre avuto una passione sviscerata per Hogarth e il suo spietato sarcasmo. Mi chiedo se sarebbe stato cosi cattivo verso quella ricca borghesia a cui non apparteneva se fosse riuscito ad farne parte. Il non essere riuscito a fare il Gran Tour, il pellegrinaggio artistico-godereggio nel sud dell’Europa necessario per un gentiluomo che si volesse considerare tale, per mancanza di mezzi: fu un colpo da cui non si riprese più…
A Hogarth piaceva dipingere serie di opere: gli permettevano di raccontare una storia, di sviluppare una narrativa mentre si abbandonava al suo istinto . Ed erano facilmente riproducibili come incisioni che potevano essere vendute per SOLDI. Forse non è un caso che tutte le sue grandi serie di opere hanno in come il soggetto del denaro: la sua mancanza, la sua influenza e il suo abuso. La gente ruba, muore e impazzisce per il denaro

A Rake's Progress: The Arrest. William Hogarth, 1732–34
A Rake’s Progress: The Arrest. William Hogarth, 1732–34

Il “Rake” eredita, sperpera e impazzisce. La coppia in “Marriage-A-la-Mode” si sposa per convenienza (lui per soldi e lei per entrare a fare parte dell’aristocrazia) ed entrambi muoiono. Oh sì, c’è anche morte, e in abbondanza: il mondo di Hogarth è fatto di estremi, ma quello era il mondo in cui viveva e lavorava, la Londra dell’Epoca Georgiana.

Una delle cose più affascinanti della mostra è il modo in cui queste storie portano i protagonisti per tutta Londra: dall’elegante West End all’allora squallido mercato di Covent Garden, fino ai bassifondi del Barbican. Questa non è una fantasia – la carriera di questi personaggi è letterale, catastrofico e posto tra punti di riferimento riconoscibili.

Marriage à-la-mode, After the old Earl's funeral (scene four of six) William Hogarth - The National Gallery
Marriage à-la-mode, After the old Earl’s funeral (scene four of six)
William Hogarth – The National Gallery

Ma non c’è solo miseria e bruttra nei dipinti di Hogarth, anzi. Che e con l’età forse si addolcisce e, i suoi dipinti più tardi sono pieni di bellezza. Forse perché invece della commedia umana si dedicata al sublime della Natura, a cieli, fiumi e boschi. E mi viene da pensare che sia un’altra delle sue gomitate, un modo per rammentarci che la natura è perfetta ed è stato l’uomo a rovinare tutto. Un altro attualissimo riquadro del XXI secolo. Greta Thunberg sarebbe fiera di lui.
2019 ©Paola Cacciari

Londra/fino al 5 Gennaio 2020

Hogarth: Place and Progress @ Sir John Soane’s Museum , Holborn

Da Christina Rossetti a Evelyn De Morgan: la Confraternita delle Preraffaellite

Ora vi racconto una storia.
C’era una volta una volta un piccolo gruppo di giovanotti che, stanchi del modo tradizionale di fare arte, quello rigido e imbalsamato dell’Accademia, decisero di formare un loro club privato, tanto esclusivo da chiamarlo ‘Confraternita’. Per farne parte bisognava giurare di tornare a dipingere alla maniera medievale, quella prima di Raffaello, priva di prospettiva, ma piena di abiti coloratissimi e cappelli appuntiti che facevano tanto Gothic Revival. Qualche anno dopo la Confraternita dei Preraffaelliti si era già disintegrata, distrutta da laudano, adulteri, divorzi e generale mancanza di soldi e/o di successo. L’Estetismo, il movimento nato dalle ceneri ancora calde dell’arte preraffaellita, che sostieneva che l’unico scopo dell’arte era l’arte stessa diventa a sua volta una sorta di preraffaellitismo elevato all’ennesima potenza, un distillato di donne imbronciate dalla chioma fluente che tengono in mano fiori o frutta. Fine della storia.
Almeno la storia conosciuta fino ad ora. Che Pre-Raphaelite Sisters, la mostra della National Portrait Gallery racconta tutta un’altra storia. Una storia che oltre a rivendicare le figure di dodici donne strettamente associate alla Confraternita in qualità di artiste, modelle, poetesse e muse, riscrive radicalmente la storia di questo movimento artistico artistico così britannico. E lo fa mostrando che la Confraternita dei Preraffaelliti non era costituita solo da un piccolo gruppo di artisti uomini, ma era molto più vasto e complesso.
La mostra si apre con i nomi più noti, quelli di Christina Rossetti, la celebre sorella poetessa del ragazzo terribile dei prerafaelliti, Dante Gabriel Rossetti ed Effie Grey Millais, la sfortunata moglie di John Ruskin passata alla storia per essere riuscita ad avere l’annullamento da Ruskin per non aver mai consumato il matrimonio, e per sposare in seguito John Everett Millais. E naturalmente Elizabeth Siddal, la tormentata compagna di Rossetti più nota per essere l’Ofeliadipinta da Millais – e che per questo quasi muore di polmonite a causa del freddo preso nella vasca da bagno mentre posava per questo dipinto – che come artista.
Una vera sorpresa per me è la figura di Fanny Eaton, figlia di un ex schiavo della Giamaica e arrivata a Londra da adolescente dove lavora come cameriera e dove e’ notata da Millais e da Rossetti. Grazie alla sua pelle chiara, Fanny Eaton diventa la modella per eccellenza per ogni tipo di personaggio esotico, dalle eroine bibliche alle insegnanti indiane. La sua inclusione in questa mostra mette in discussione quella che da sempre è considerato il canone tipico della bellezza preraffaellita.

Fanny Eaton by Joanna Boyce Wells, 1861. Yale Center for British Art, Paul Mellon Fund
Fanny Eaton by Joanna Boyce Wells, 1861. Yale Center for British Art, Paul Mellon Fund

Georgiana Burne-Jones (1840-1920), moglie del celeberrimo Edward Burne-Jones è invece il tipico esempio di donna che, in quanto sposata ad un grande artista, finisce per passare la vita nell’ombra. Lei stessa un’artista promettente, una volta sposata abbandona ogni speranza di sviluppare la sua creatività, che la societa vittoriana era chiara e una volta moglie e madre, il ruolo di una donna era quello di sostenere il marito e prendersi cura dei figli. Cosa che Georgiana ha sempre rispettato, mantenendo un dignitoso silenzio anche durante la devastante infatuazione del marito per la bellissima artista e modella di origina greca Maria Zambaco (1843-1914). Inutile dire che per la povera Georgiana, la vita conugale per cui dovette sacrificare il suo talento fu una grande delusione. La sua unica forma di ribellione nei confronti della societa’ vittoriana fu mettersi con determinazione a studiare il Latino, materia che (come i classici in genere) era considerata inadatta alle donne in quanto troppo difficile.

Georgiana Burne-jones studying Latin, by Edward Burne-Jones
Georgiana Burne-jones studying Latin, by Edward Burne-Jones

Il meglio, tuttavia, arriva alla fine, quando incontriamo due personaggi eccezionali come Marie Spartali Stillman ed Evelyn De Morgan, le cui opere invitano ad una drammatica rivalutazione delle vecchie idee sul preraffaellismo come movimento di uomini impegnati a dipingere donne silenziose.
Evelyn De Morgan (1855-1919) era l’energica moglie del ceramista e novellista William De Morgan, collaboratore di William Morris oltre ad essere una grandissima artista. I Morris e i De Morgan erano amici oltre che collaboratori, e il rapporto di affettuosa amicizia esistente tra i due William si estendeva anche a Jane ed Evelyn. Questo ritratto della Jane Morris a 74 anni, ancora bellissima con la sua lussureggiante chioma bianca dipinto da Evelyn è per me uno dei piu’ belli dell’intera mostra. Varrebbe la pena riscrivere questo capitolo della storia dell’arte solo per lei.

Jane Morris by Evelyn De Morgan
Jane Morris by Evelyn De Morgan

Per troppo tempo, il modo in cui questi artisti, sia uomini che donne, si sono sostenuti a vicenda alternandosi nel ruolo di mentori, amici, confidenti, è stato trascurato. Mostrando quanto fosse essenziali le “sorelle” preraffaellite, anche come artiste a in sé per sé, questa nuova mostra dipinge il movimento nel suo insieme in una luce diversa, certamente molto migliore.
2019 Paola Cacciari
Londra// fino al 26 Gennaio 2020
Pre-Raphaelite Sisters @ National Portraat Gallery

 

 

Altri musei: Sir John Soane’s Museum

Al n. 13 di Lincon’s Inn Fields c’è la casa di John Soane, uno dei più importanti architetti inglesi del XIX secolo. Ma quando sono arrivata a Londra nel 1999 di lui non ne avevo mai sentito parlare, e il fatto che il John Soane’s Museum sia stato uno dei primi musei che ho visitato appena arrivata nella capitale era dovuto al fatto che l’ingresso libero mi intrigasse più del cosa ci avrei trovato dentro.

Sir John Soane Museum
Sir John Soane Museum

Inutile dire che quello che ci ho trovato dentro è stato a dir poco incredibile. E ancora adesso quando ci ritorno (come oggi, per esempio) mi sembra di tornare indietro nel tempo. Che, grazie ad una clausola che vieta di apportare cambiamenti, la casa è ancora più o meno come Soane la lasciò  alla nazione alla sua morte nel 1837: un’ecclettico susseguirsi di stanze di colori diversi, illuminate da finestre con vetrate multicolori che ospitano la sua immensa collezione di oggetti d’arte antica.

Screenshot_2019-09-25 Sir John Soane’s Museum, London how ‘lost spaces’ were reinstated
Sir John Soane Museum © Howard Sooley

 

E poi la serie completa de La carriera del Libertino di William Hogarth, opportunamente nascosta detro a due grandi pareti mobili, due immense ante che il guardasala di turno apre e chiude ogni mezz’ora per il diletto del pubblico presente. Il tutto perchè il crudo sarcasmo di Hogarth avrebbe potuto essere offensivo e Soane, da gentiluomo qual’era non voleva urtare la sensiblità dei suoi ospiti, soprattutto se si trattava di signore… ☺️

Eppoi che c’è di più bello e solare di un’intera sala dipinta in ‘Turner’s yellow’? 😎 😍

Sir John Soane Museum, 13 Lincoln’s Inn Fields, London WC2A 3BP www.soane.org

2019 Paola Cacciari

Nicholas Hiliard, Isacc Oliver e la miniatura elisabettiana

Nella botte piccola ci sta il vino buono” diceva sempre mia nonna. E aveva ragione, che davvero a volte “meno è meglio”. Anche se, data la loro squisita preziosita, quest’aultimo proverbio non si applicata tanto ai ritratti miniati dell’epoca elisabettiana. Teche e teche piene di piccoli, preziosi dipinti che emergono scintillanti come gioielli dalla penombra delle sale della National Portrait Gallery: benvenuti nel magico mondo di Nicholas Hiliard, Isaac Oliver e della miniatura elisabettiana.

I ritratti miniati (allora conosciuti come “limnings”) costituiscono l’apice della pittura inglese nel XVI e all’inizio del XVII secolo; erano apprezzati dall’aristocrazia come doni diplomatici, espressioni di fedeltà al monarca e spesso simboli d’amore. I due più brillanti esponenti del mestiere erano Nicholas Hilliard e Isaac Oliver, le cui raffinate rappresentazioni di cortigiani, aristocratici e sovrani e ci portano letteralmente faccia a faccia con la società elisabettiana e giacobina – solo in formato  ridotto.

E queste miniature, così definite non per le loro minuscole dimensioni, ma dalla tecnica e dal materiale impiegato per la la loro creazione (l’acquerello su pergamena, come in un manoscritto miniato) erano oggetti di lusso intesi per pochi, soprattutti i ricchi e potenti (che sorpresa!!). Dipinti su pergamena montata su una carta da gioco utilizzata come sostegno, i capolavori di Hiliard sono realizzati con una pennellata vivace ed espressiva e hanno l’immediatezza di un’istantanea e la preziosità di un gioiello.

Mi aggiro da una teca all’altra con la lente d’ingrandimento in mano, attenta ad infilarmi veloce in ogni spazio lascitao libero da altri visitatori che si aggirano a loro volta con la lente d’ingrandimento in mano nella galleria buia. Il Victoria and Albert Museum possiede una magnifica collezione di ritratti miniati, molti dei quali sono in prestito, insieme all’esuberante immagine del grande un navigatore, corsaro e poeta inglese Sir Walter Raleigh (che, a proposito, era perfettamente in forma), il favorito di Elisabetta I, al suo servizio scoprì le coste dell’America settentrionale nel 1584, che ribattezzò Virginia e di cui fu primo governatore. Ah, e naturalmente da questa parata di personaggi famosi non mancano Elisabetta I e i più grandi artisti, poeti e scrittori di il tempo.

Hilliard, Nicholas: A Young Man Among Roses, watercolour miniature by Nicholas Hilliard, c. 1588; in the Victoria and Albert Museum, London.
Hilliard, Nicholas: A Young Man Among Roses, watercolour miniature by Nicholas Hilliard, c. 1588; in the Victoria and Albert Museum, London.

È come sfogliare una copia di Tatler di mezzo secolo fa, solo che invece delle periperipezie dei rampolli dell’upper class britannica, ci troviamo faccia a faccia con lo sguardo abbagliante di Walter Raleigh, il leggendario un navigatore, corsaro e poeta favorito di Elisabetta I e che, al suo servizio scoprì le coste dell’America settentrionale nel 1584 (che ribattezzò Virginia e di cui fu primo governatore). O con Robert Devereux, il secondo conte dell’Essex allora diciassettenne che, ritratto con aria sognante tra le rose, con una mano sul cuore, dichiara la sua devozione ad Elisabetta. Che i ritratti miniati non erano fatti per essere mostrati in pubblico: erano oggetti privati, pegni d’amore, d’amicizia scambiati tra amanti o donati dalla regina ai suoi favoriti o viceversa, simboli di lealtà e devozione e per questo altamente simbolici.

Questi dipinti in miniatura sono veri e propri gioielli. Una mano ferma era il requisito più importante. Questi artisti dovevano ottenere una somiglianza in due o tre sedute della durata di non più di un’ora – come Holbein o Van Dyck – ma su un pezzo di pergamena non più grande di una carta da gioco. E le carte erano la forma più comune di supporto; un ritratto di Elisabetta I, in questo spettacolo, ha la Regina di Cuori incollata sul retro. C’è ironia nell’arte dei miniaturisti.

Basta guardare il bel volto dello stesso Hilliard, che trasuda vitalità da tutti i pori. Considerando che gli autoritratti nel’Inghilterra del XVI secolo sono così rari, questa miniatura il giovane pittore si presenta al suo pubblico come un aristocratico non solo è una rarità, ma è soprattutto un incredibile momento di autoaffermazione tutta rinascimentale da parte dell’artista. Stimato da dinastie come i Medici, gli Asburgo e i Borboni, Hiliard fu paragonato dai suoi contemporaniei a Raffaello. E vi posso assicurare che il paragone ci sta.

2019 © Paola Cacciari

Londra//Fino al 19 Maggio 2019

Elizabethan Treasures: Miniatures by Hilliard and Oliver @National Portrait gallery