Le figlie dei fiori: a Londra Liberty in Fashion

Non è un mistero che il mio passatempo preferito sia andare in giro per musei di Londra. Il Fashion and Textiles Museum nel quartiere di Bermondsey è una “scoperta” relativamente recente (vedi storia del costume da bagno) anche se ne conoscevo l’esistenza da anni, ed ora è uno dei miei preferiti, vicino com’è al Tamigi e alla Torre di Londra.  Come ho ho avuto occasione di dire in precedenza, Il FTM è l’unico museo in Gran Bretagna ad occuparsi dell’evoluzione della moda contemporanea e ancora per qualche giorno ospita una mostra super interessante dal titolo Liberty in Fashion.

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Liberty &. C. London, 2014. Photo by Paola Cacciari

In Italia Stile Liberty è sinonimo di Art Nouveau. Ma in realtà il nome deriva da quello della ditta omonima fondata nel 1875 da Arthur Lasenby Liberty (1843-1917) il figlio primogenito di un commerciante di stoffe di Chesham che con grande spirito di iniziativa ha cambiato il corso della storia del costume. Impiegato nei grandi magazzini in Regent Street di proprietà della Farmer & Rogers, Arthur Liberty ne era diventa in breve tempo il responsabile; ma quando la ditta lo rifiuta come socio allora il nostro eroe capisce che è giunto il momento di spiccare il volo. E nel 1875 crea Liberty & Co. un negozio specializzato in tessuti, ornamenti e oggetti d’arte importati dall’Oriente

La mania per l’arte e la cultura giapponese che aveva investito l’Europa nella seconda meta’ dell’XIX secolo in seguito alla Restaurazione Meiji del 1868, fa sì che il Giappone ponga fine al tradizionale isolamento, aprendosi i suoi porti al commercio con l’Occidente.  E, come spesso accade con le novità, il mondo diventa improvvisamente pazzo per tutto quanto proveniva dalla terra del Sol Levante e Liberty, lungimirante come al solito, da subito comincia a ricercare oggetti provenenti dall’estremo oriente per soddisfare la mania per il Giapponismo e l’Orientalismo in genere che aveva investito Londra e l’Inghilterra alla vigilia del nuovo secolo. La purezza delle linee dell’arte giapponese, la semplicità e il naturalismo del suo modellato avranno un’influenza determinate non solo sull’arte Britannica ed europea, ma anche sul costume femminile: non a caso Liberty diventa sinonimo di esotismo e indumenti come il Kimono, che sono alla base di vestaglie e abiti avvolgenti, diventano tipico del Liberty look.

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Liberty in Fashion, FashionTextiles Museum, London 2016 © Paola Cacciari

Questa possibilità non sfuggi ad Artur liberty che, quando aprì al mondo le porte del suo ‘bazar orientale’ in Regent Street, decise che non avrebbe seguito la moda esistente, ma ne avrebbe create di nuove. E lo fece non solo incoraggiando gli artisti e artigiani delle Arts and Crafts , ma anche i seguaci del nuovo stile Art Nouveau e dell’Estetismo.

Ma se tutti gli ggetti in vendita erano di alto valore artistico, Liberty divenne noto a livello internazionale per i suoi tessuti morbidi, ideali per la moda fluida favorita dall’Estetismo. Questo movimenti infatti, promuoveva abiti dalla linea fluida che celebravano la linea naturale del corpo femminile anziché costringerlo  nei corsetti e nelle imbottiture che caratterizzavano l’abbigliamento femminile degli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento e presto il nome ‘seta Liberty’ diventa sinonimo del materiale utilizzato da sarte e modiste per l’artistic dress, l’abito artistico prediletto dalle anticonvenzionali signore associate al movimento, indipendentemente dal fatto che provenisse da da Liberty o meno. L’assenza di decorazione applicate, nastri, piume (etc etc.) porta allo sviluppo del ricamo.

 Liberty in Fashion, FashionTextiles Museum, London 2016 © Paola Cacciari

Liberty in Fashion, FashionTextiles Museum, London 2016 © Paola Cacciari

La sua merce ebbe un successone tra gli artisti dell’epoca e personaggi come Oscar Wilde, Dante Gabriel Rossetti, Ellen Terry, James McNeill Whistler e Frederick Leighton furono tra i suoi primi clienti. Le vetrine del suo negozio, un vero e proprio arcobaleno di tessuti  stampati e divennero un’attrazione turistica. Non sorprende gli furono commissionati i costumi per il cast originale del Mikado di Gilbert e Sullivan.

Gli affari andavano così bene che, nel 1924, l’azienda si trasferisce nell’incantevole edificio Arts and Crafts di Great Marlborough Street, che è ancora la sua sede. Disegnato dagli architetto Edwin Thomas Hall, la costruzione, in stile mock Tudor come viene chiamato il revival dell’architettura Tudor ed Elisabettiana che caratterizza l’Epoca Edoardiana, incorpora anche le travi di due vecchie navi da guerra nella facciata la HMS Impregnable e la HMS Hindustan, il cui legno stagionato conferisce quell’alone di autenticità che fa sì che i turisti spesso scambino l’edificio per un vero superstite dell’epoca Tudor.

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Liberty & C. London, 2014. Photo by Paola Cacciar

I delicati motivi floreali che Liberty aveva cominciato a produrre già da prima della Prima Guerra Mondiale, diventano largamente popolari nel periodo tra le due guerre con il revival dell punto smock per i capi di abbigliamento femminili, un motivo decorativo utilizzato dai lavoratori agricoli nel XVIII e XIX secolo e che Liberty utilizza principalmente per l’abbigliamento dei bambini. confermo: da bambina avevo anch’io un abitino simile…)

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I romantici fiori Liberty raggiungono nuove punte di popolarità negli anni Cinquanta che porta alla creazione del Liberty Design Studio, mirato a creare il meglio in fatto di abbigliamento. Ma chi credeva che l’avvento della Swinging London fosse la fine per questi tessuti colorati si sbagliava di grosso, che le stampe Liberty sono riproposte con rinnovato vigore anche negli anni Sessanta e Settanta nelle collezioni di stilisti come Mary Quant e Jean Muir che li rivitalizzano, facendone simbolo di una moda giovane e libera, romantica e anticonvenzionale.

 Liberty in Fashion: 1970s. FashionTextiles Museum, London 2016 © Paola Cacciari

Liberty in Fashion: 1970s. FashionTextiles Museum, London 2016 © Paola Cacciari

Gran parte dei pezzi presenti alla mostra del Fashion and Textile Museum provengono dalla collezione privata di Mark e Cleo Butterfield, una coppia di coniugi appassionati di tessuti Liberty che negli anni Sessanta hanno setacciarono i mercatini di Portobello e Kensington alla ricerca di questi – ora preziosissimi – abiti e tessuti per la loro collezione. Vero e proprio paradiso per disegnatori, costumisti teatrali e cinematografici e oltre che da stilisti come Vivienne Westwood e da marchi come Nike, la loro collezione è stata usata di recente per creare gli abiti indossati da Eddie Redmayne nel film The Danish Girl.

Londra//fino al 28 Febbraio 2016

Liberty in Fashion

ftmlondon.org

London 2016 © Paola Cacciari

 

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37th London International Fine Art Fair

Koloman Moser  – Vaso  –  c1905

A due passi dall’elegante quartiere di Kensington, l’ottocentesca sede londinese di Olympia Exhibition Centre riapre i battenti dopo un periodo di ristrutturazione per trasformarsi nel territorio di caccia prediletto di mercanti, collezionisti e semplici amanti dell’antiquariato e delle arti decorative in genere. Una caccia al tesoro in piena regola, quella offerta dalla London International Fine Art Fair, che giunge alla sua trentasettesima edizione.
Perché tra i tesori in mostra negli oltre quattrocento stands che punteggiano l’immenso spazio vittoriano di West Kensington ci sono dipinti, disegni, sculture, mobili stile impero e di design, vasi Art Nouveau e Art Deco di Émile Gallé, Koloman Moser e René Lalique, gioielli di Man Ray, argenti, ceramiche, tessuti, libri antichi e moderni, e persino il teschio di un Tirannosauro risalente a 65 milioni di anni fa, non a caso l’oggetto più antico dell’esposizione. Un’eclettica varietà di opere in vendita a prezzi che vanno da un minimo poche centinaia di sterline ad un massimo di svariati milioni.
Molti i nomi di rilievo: dal maestro quattrocentesco Neri di Bicci, a Constable e Turner, da Matisse a Picasso, da Roy Lichtenstein a Peter Doig e Julian Schnabel per citarne alcuni.
Al piano superiore, nell’Orangery, Modern British Masters: Pictures from the Bryan Ferry Collection è una mostra nella mostra, un’eccezionale gruppo di quindici opere di maestri inglesi del XX secolo del calibro di Augustus John, Duncan Grant, Vanessa Bell e Walter Sickert provenienti dalla collezione privata del dandy della musica inglese. (paola cacciari)

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Fino al 13 giugno 2010
Olympia Exhibition Centre
Hammersmith Road – London W14 8UX
Info: +44 02073851200 –
lifaf@brunswickgroup.com
Web: www.lifaf.com

[exibart]

 

L’Art Nouveau sotto gli ultimi Zar

Era il gusto della borghesia spregiudicata ed entusiasta del progresso industriale. Ma i virtuosismi sinuosi dell’Art Nouveau affascinarono anche chi borghese non lo era affatto…

Inaugurata nel Febbraio 2004 e non ancora interamente completata, la sede di Amsterdam del Museo di Stato dell’Ermitage presenta Art Nouveau under the last Tzars.

In mostra, numerosi oggetti donati dal governo francese agli ultimi, Zar Alessandro III (1881-1894) e Nicola II (1894-1917) provenienti dalle collezioni dell’Ermitage di San Pietroburgo: gioielli, mobili, porcellane, delicati vasi in vetro creati da nomi famosi dell’Art Nouveau come Émile Gallé, René Lalique, Tiffany e naturalmente Carl Fabergé.

Derivata in gran parte dall’ideologia di William Morris da cui riprende il desiderio di continuità stilistica tra spazio architettonico interno ed esterno, il movimento dell’Art Nouveau è un’arte totale che abbatte le barriere tra le arti decorative e arti maggiori. Nata in Europa attorno al 1880, l’Art Nouveau assume presto un carattere internazionale.

René Lalique, Vaso ‘Bacchants’, Parigi, c. 1924; vetro- altezza 24.5 cm - Courtesy of the Hermitage Amsterdam.

René Lalique, Vaso ‘Bacchants’, Parigi, c. 1924; vetro- altezza 24.5 cm – Courtesy of the Hermitage Amsterdam.

Conosciuta in Germania come Jugendstil, Secessione in Austria, Modernismo in Spagna e Liberty in Italia, si sforza di di fornire alla nascente civilità delle macchine un imagine idealizzata ed ottimistica rivestendo il tetro squallore della città industriale di una rigogliosa ornamentazione ispirata alla natura: motivi allungati, stilizzati, graziosamente distorti; fiori, uccelli, libellule, rocce; forme femmili ridotte a forme simboliche e scorporate, intrise di una sofisticata sensualità.

In Russia l’Art Nouveau prende il nome di Still Modern e coincide con un periodo particolarmente dinamico della vita culturale del Paese, anche grazie all’intensificarsi delle relazioni diplomatiche tra Russia e Francia. In cerca di un alleato potente per fronteggiare l’ascesa della Germania, negli anni che seguirono la sua sconfitta nella Guerra Franco-Prussiana del 1870-1871, la Francia ricoprì letteralmente gli Zar di doni in stile Art Nouveau di grandissimo valore, creati dai più famosi artisti dell’epoca. Come La danse de l’écharpe, donata dal governo Francese allo Zar Nicola II nel 1901 in occasione di una sua visita ufficiale a Parigi. Creata da Agathon Léonard van Weydeveldt e prodotta dalla famosa fabbrica di porcellane di Sèvres, questa decorazione da tavolo si componeva di quindici pezzi creati per l’esposizione mondiale di Parigi nel 1900. Le piccole figure di porcellana di altissima qualità, ritraggono la famosa danzatrice Loïe Fuller, musa ispiratrice di numerosi artisti tra cui Toulouse-Lautrec.

 Agathon Léonard van Weydenfeld-Decorazione da tavola ‘La danse de l’écharpe’ (The Scarf Dance)- porcellana di Sèvres, Francia- 1900- altezza delle figure c. 40-50 cm. Courtesy of the Hermitage Amsterdam.

Agathon Léonard van Weydenfeld-Decorazione da tavola ‘La danse de l’écharpe’ (The Scarf Dance)- porcellana di Sèvres, Francia- 1900- altezza delle figure c. 40-50 cm. Courtesy of the Hermitage Amsterdam.

Certo, la politica assolutistica e reazionaria di Alessandro III e Nicola II si accordava meglio con il grandioso stile neo-barocco degli arredi imperiali che con la delicata ornamentazione dell’Art Nouveau. Tuttavia questo stile diventò una presenza costante negli appartamenti privati dei sovrani e delle loro consorti. Ben nota era infatti la passione della Zarina Alexandra, moglie di Nicola II per i traslucenti virtuosismi in vetro multistrato di Émile Gallé (come lo stupefacente vaso Passiflora).

 Émile Gallé, Vaso ‘Passiflora’, Nancy, c. 1889; (detaglio)- cinque strati di vetro; base: due strati di vetro-altezza 63.5 cm. Courtesy of the Hermitage Amsterdam.

Émile Gallé, Vaso ‘Passiflora’, Nancy, c. 1889; (detaglio)- cinque strati di vetro; base: due strati di vetro-altezza 63.5 cm. Courtesy of the Hermitage Amsterdam.

Lontana dagli intenti socialisti auspicati da Morris, l’Art Nouveau non affronta la problematica sociale legata allo sviluppo industriale e, a differenza dall’Arts and Crafts, non tenta di riqualificare il lavoro degli operai. Al contrario, crea involontariamente un’arte d’elite apprezzata dall’alta borghesia e dall’aristocrazia, ma che proprio per questo non sopravviverà all’inasprimento dei conflitti sociali che porteranno alla prima guerra mondiale e, in Russia, alla Rivoluzione d’Ottobre, che segnerà per sempre la fine del regime degli Zar.

paola cacciari mostra visitata il 13 febbraio 2008

Articolo pubblicato su Exibart

The Hermitage Amsterdam

http://www.hermitage.nl/en/index.htm

mail@hermitage.nl