Il comitato tecnico scientifico rassicura

Con il ricordo della memorabile, elegantissima frase renziana rivolta al suo omonimo ed ugualmente flaccido capoleghista: ” Hai visto ho fatto il c…o a conte” pronunciata nell’emiciclo del nobile senato della repubblica in data 9 Dicembre 2020…ora vedremo finalmente chi ha fatto il mazzo a chi…

Il comitato tecnico scientifico rassicura

Brexit, fine della storia 😔

La Brexit è finita, Lunga vita alla Brexit! mi verrebbe da dire parafrasando la famosa frase “Il re è morto, lunga vita al re!” la frase tradizionale utilizzata per annunciare la morte del sovrano e al tempo stesso annunciarne il successore (un po’ come dire “Morto un papa, se ne fa un altro”). Ma le similitudini ci sono eccome, se non altro nel fatto che il 2021 segna la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. E come nell’avvicendarsi dei sovrani, nessuno può dire con certezza cosa ci riserverà il futuro.

Girl with Balloon, Banksy

Per molti in Gran Bretagna primo di Gennaio 2021 è stato un giorno da celebrare. Che l’uscita dall’UE, per coloro che l’hanno voluta almeno, è un momento di riconquista dell’indipendenza e di ripresa del controllo, l’inizio di un nuovo capitolo nella storia del Paese lontano dall’interferenza dell’Unione Europea.

Ma per tutti altri, per quelli che hanno votato per restare o che nel 2016 erano troppo giovani per votare (come le mie nipoti), oltre che per le migliaia di cittadini europei (me inclusa) che, nonostante abbiano vissuto in Gran Bretagna per anni, non hanno avuto la possibilità di esprimere la loro opinione in merito – per tutti gli altri dicevo, è stato un giorno molto triste. La partenza della Gran Bretagna rimane “un tragico errore nazionale” scrive il Guardian, aggiungendo che la nazione si è auto-espulsa da “un’unione che faceva bene a questo Paese e al mondo”. Dal canto suo, Michael Heseltine, il carismatico ex vice primo ministro conservatore, non modera le parole: per lui la Brexit è semplicemente “la peggiore decisione del nostro tempo.”

E comunque paradossalmente, lungi dall’esserne la fine, il per molti il primo Gennaio 2021 è solo l’inizio dei grattacapi – anche se la portata degli effetti dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE si vedrà solo nei mesi a seguire, quando le minuzie dell’accordo, le cosidette “small prints” cominceranno ad emergere, portando alla luce tuta una serie di futuri grattacapi che prima non esistevano per la politica britannica. Come i nuovi controlli sull’immigrazione, per esempio. O il mantenimento dell’allineamento normativo, lo stato delle industrie fornitrici di servizi, la pesca, l’accesso ai database, la cooperazione per la difesa. Senza dimenticare l’ambigua posizione dell’Irlanda del Nord all’interno dell’accordo.

E non dimentichiamo il motivo principale per cui l’UE è stata istituita, per riparare agli orrori e alle distruzioni della seconda guerra mondiale. Sulla scia del risultato del referendum sulla Brexit, è stato spesso ripetuto che le generazioni più anziane siano state le più propense a votare per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Ma come mostra un interessantissimo articolo della London School of Economics (LSE), pare che tra i veterani della Seconda Gerra Mondiale, l’amore per l’UE sia quasi paragonabile a quello dei giovani. La vera responsabilita’ della Brexit risiede, oltre che con la destra conservatrice e populista, con le generazioni immediatamente successive a coloro che la guerra l’hanno fatta in prima persona, e che hanno lottato per un ideale di libertà e pace. Come sempre la storia spiega molte cose. Le generazioni crescute nel dopoguerra, e negli anni Sessanta e Settanta si trovarono ad affrontare eventi epocali come la perdita dell’Impero Britannico, così come la prima immigrazione di massa dal Commonwealth, la cosidetta Windrush Generation – eventi che hanno inciso non poco nell’alimentare una crescente insicurezza sull’identità britannica. Insicurezza espressa dapprima nell’ Immigration Acts del 1962 e poi, sem[pre piu’ violentemente, nel famigerato discorso di Enoch Powell tenuto nell’Aprile 1968 a Birmingham (passato alla storia come Rivers of Blood Speech, anche se Powell lo chiamò sempre “il discorso di Birmingham”) in cui il politico criticava l’immigrazione di massa, in particolare l’immigrazione quella proveninete dagli stati ex Commonwealth verso il Regno Unito.

Basterebbe guardare indietro, alla storia recente per vedere che durante i periodi in cui le identità nazionali sono minacciate, che queste ultime diventano armi letali nelle mani di politici populisti (Farage, Salvini) che come si è visto fin troppo bene nel caso della Brexit, ne fanno ampio so per plasmare le opinioni degli individui a lungo nel futuro.

Gia’ nel gennaio del 2020 gli attivisti anti-Brexit di Led By Donkeys avevano detto addio all’Unione Europea (che allora entrava nel periodo di transizione) con un commovente video proiettato sulle bianche scogliere di Dover in cui Sid, 95 anni, e Stephen 98 anni, due ex veterani della Seconda Guerra Mondiale, parlano all’Europa.

Rivolgendosi all’Europa Sidney, tiratore scelto che ha combattuto in Francia, Olanda, Belgio e Germania durante il conflitto, ha detto: “Guardate dalla vostra parte alla nostra, guardate a queste bianche scogliere: avrete la sensazione che vi stiamo guardando e che vogliamo stare insieme, e saremo insieme tra non molto, ne sono sicuro.”

“Questa è la nostra stella, prendetevene cura” 💔🇬🇧 🇪🇺

Paola Cacciari © 2021

Ripensando (ancora) al 2020…

Che anno.

Il 2020 è stato un anno di perdite immani, a livello personale e universale. E’ stato l’anno dei non-abbracci e dei saluti toccandosi i gomiti, delle cantate alle finestre e dei battimani per gli operartori sanitari il giovedì alle 8pm; della ginnastica online, delle videochiamate su Skype con padre e suocera ultraottantenni e degli aperitivi su zoom con le amiche, della caccia alla carta igienica, dei neologismi (covidioti), dei meeting di lavoro su Team, dei quadri famosi ricreati da singoli o gruppi e postati su Instagram.

Ma è anche stato un anno di grandissima crescita interiore. Un anno in cui ho capito davvero il significato della parola resilience e di quanto le mie passeggiate quotidane al parco o per le strade del mio quartiere a fotografare i colori della primavera prima e dell’autunno poi, siano state (e lo sono ancora, nonostante il freddo!) vitali per il mio benessere psicofisico. Oltre naturalmente all’amore e all’amicizia delle persone importanti che popolano la mia vita, la famiglia, gli amici (italiani e londinesi) e molti colleghi che durante questo periodo sono divenuti veri amici.

Ho sempre detto che il mio lavoro ideale sarebbe stato fare la studentessa a vita o quantomeno ritagliarmi una carriera universitaria (e per un periodo ci ho pure creduto, che fosse possibile dico per una persona assolutamente priva contatti come lo ero io, accedere ad un dottorato di ricerca per puri meriti accademici. Naturalmete mi sbagliavo…). La combinazione quarantena + integrazione è stata la cosa più vicina a al mio sogno di essere pagata (nonostante meno del normale) per studiare. E l’ho fatto avidamente, sfruttando corsi online semi-gratuiti su LinkedIn, FutureLearn, Coursera.

Ho scoperto quel pozzo senza fondo che è Amazon Prime Video (OK, è la storia della mia vita arrivare sempre tardi su tutto… 😉😂) e ho ampliato considerevolemnte la mia educazione cinematografica contemporanea, con grande gioia del mio collega/regista.

Ho iniziato a studiare seriamente (o almeno più seramente di quanto avevo fatto in passato) il russo, anche grazie ai numerosi film e sceneggiati storici in lingua originale con sottotitoli in inglese gentilmente forniti dalla suddetta Prime Video. Ho imparato molto su Caterina II la Grande (Ekaterina), Sophia e Godunov, oltre ad essermi acculturata non poco sul ruolo pienamnete operativo avuto dalle donne nell’esercito dell’Armata Rossa durante la Prima e Seconda Guerra Mondiale – dalle donne pilota del 46º Reggimento guardie di Taman per il bombardamento leggero notturno, e soprannominate dai tedeschi Streghe della Notte, l’asso dell’aeronautica militare Sovietica, Lydia Litvyak, e il cecchino Lyudmila Pavlichenko, soprannominata dagli americani Lady Death.

Ho goduto a piene mani dei repertori di opera e danza messi a disposizione gratuitamente dalla Royal Opera House di Londra, al Metropolitan di New York e al Bolshoi di Mosca sui loro canali YouTube seduta sul mio divano.

E naturalmente ho letto moltissimo, soprattutto non-fiction approfondendo temi su cui mi ero sempre soffermata poco e male perché ancora troppo vicini a me, come la Seconda Guerra Mondiale (i nonni) e la Guerra Fredda (la mia gioventù) e per questo molto inquietanti.

Ma proprio guardando l’arte e il balletto online, ho capito quanto sia importante per me il vivere fisicamente qualcosa come l’Arte, in tutte le sue forme. Cose semplici come il prendere l’autobus o la metro dopo una giornata passata la museo, incontrare la mia amica e opera buddy (compagna di opera e balletto) nel foyer della Royal Opera House, il chiacchierare della giornata passata leggendo il programma della performance e pregustare la maestrie delle etoiles, guardare e silenziosamente , il prendere posto sulla balconata, l’attesa elettrizzante prima dello spettacolo al vivo, incrociando le dita pur sapendo che sarebbe stato bellissimo.

Ho capito quanto mi piaccia il mio lavoro al museo, e quanto mi piacciano i miei colleghi, quel gruppo di persone così stimolanti e diverse tra loro per età, sesso, e provenienza geografica e culturale e quanto mi dispiacerebbe perdere tutto questo. Ma sarà quel che sarà, per cui largo al 2021.

E incrociamo le dita! 🤞🙏

2020 ©Paola Cacciari

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… Oggi 21 dicembre 2020 è il giorno del solstizio d’inverno Ciò simbolizza il ritorno alla luce. Oltre a questo si è formata una Grande Congiunzione tra il pianeta Saturno e il pianeta Giove. I cicli planetari relativi a Saturno in particolare con Giove sono di importanza fondamentale per l’umanità Questo momento in particolare ci […]

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