Ma che sorpresa! La Brexit sta colpendo il commercio britannico! 😠

Domenica. Ho dato una veloce scorsa al giornale e sono già di cattivo umore. Difficile non esserlo quando il titolo di prima pagina dell’Observer è “FURY AT GOVE AS EXPORTS TO EU SLASHED 68% SINCE BREXIT”. Come se questa fosse una sorpresa!

Da mesi, anzi da anni, anzi da quando la Gran Bretagna ha votato Leave in quel infausto referendum del 2016 industriali e commercianti , i cosidetti “esperti del settore” lo dicono che uscire dall’EU trade agreement sarebbe stato un suicidio per l’economia. Ma no. Grazie a Michael Gove, Boris Johnson e a un gruppo di Tories convinti di abitare ancora la a sia ancora la stessa potenza imperiale che dominava i mari nel Settecento e nell’Ottocento, ora la GB è davvero un’isola. Solo, non sono sicura che ritornerà mai ad essere quella “sceptred island” descitta da Shakespeare in Richard II e tantomeno la Rule Britannia di Elgar. Che ora India, Australia e tutti i paese dell’ex Commonwealth britannico sono indipendenti, e dubito che siano interessati a scambi di stile coloniale.

Gli effetti della Brexit cominciano già a farsi sentire. Il commercio con i paesi dell’UE sta diminuendo rapidamente causa dell’aumento dell’IVA e delle spese di gestione, cosa che ha portato acquirenti da entrambi i lati della manica a rallentare o a cessare le vendite per mancanza di convenienza, mentre al supermercato c’è meno scelta di verdure e di carne, i prezzi salgono lentamente, di poco alla volta, ma salgono, e i rifornimenti sono più lenti.

E non parliamo del settore dello spoettacolo. Le tournees internazionali si sono interrotte con la pandemia, insieme a tutti gli spettacoli dal vivo, e non solo non si sa quando ripranderanno ma SE riprenderanno. E se lo faranno, resta da vedere il come che grazie alla Brexit le nuove normative e costi relativi a visa, permessi di lavoro per artisti, tecnici del suono e dell’illuminazione (etc etc) richiesti per i paesi dell’UE significano più scartoffie e più scartoffie significano più costi per ogni viaggio. Costi che, nel caso di musicisti emergenti, sono spesso proibitivi, come lo sono per gli orchestrali meno pagati che lavorano a chiamata.

E quando si parla delle arti non stiamo parlando di bruscolini, che nel 2019 solo il settore della musica ha portato 5,8 miliardi di sterline nelle casse dello stato. I sindacati dei musicisti hanno chiesto nuove disposizioni per fornire permessi a breve termine e per velocizzare lo sdoganamento dei veicoli. La loro ricerca mostra che il 44% dei musicisti britannici guadagna una parte sostanziale del proprio reddito nell’UE. I

Oltre 100 musicisti, tra cui personaggi come Elton John, Ed Sheeran e Sir Simon Rattle hanno firmato una lettera aperta al Governo in cui sostengono che l’accordo della Brexit ha “vergognosamente rovinato” il settore. Da parte loro, 283.000 persone (tra cui la sottoscritta) hanno firmato una petizione per consentire ai professionisti del settore dello spettacolo di viaggiare senza visto – cosa che a quanto pare il Governo aveva rifiutato, almeno inizialmente, in quanto esentare gli artisti dal visto sarebbe stato incompatibile con la promessa di “riprendere il controllo” dei confini del Regno Unito. Non manca neppure quell’iprocrita di Roger Daltrey, che dopo aver votato Leave, si lamenta dell’impatto dell’accordo Brexit sui musicisti…

E mentre EU e UK discutono sul di chi sia la colpa di questo caos, il mitico Simon Rattle, tornato a Londra da Berlino ( dove era successo a Claudio Abbado come direttore principale della Berliner Philharmoniker ) per diventare nel 2017 direttore musicale della London Symphony Orchestra, ha prontamente fatto le valigie per tornare in Germania. E questa volta forse per restarci.

2021 Paola Cacciari

Brexit, fine della storia 😔

La Brexit è finita, Lunga vita alla Brexit! mi verrebbe da dire parafrasando la famosa frase “Il re è morto, lunga vita al re!” la frase tradizionale utilizzata per annunciare la morte del sovrano e al tempo stesso annunciarne il successore (un po’ come dire “Morto un papa, se ne fa un altro”). Ma le similitudini ci sono eccome, se non altro nel fatto che il 2021 segna la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. E come nell’avvicendarsi dei sovrani, nessuno può dire con certezza cosa ci riserverà il futuro.

Girl with Balloon, Banksy

Per molti in Gran Bretagna primo di Gennaio 2021 è stato un giorno da celebrare. Che l’uscita dall’UE, per coloro che l’hanno voluta almeno, è un momento di riconquista dell’indipendenza e di ripresa del controllo, l’inizio di un nuovo capitolo nella storia del Paese lontano dall’interferenza dell’Unione Europea.

Ma per tutti altri, per quelli che hanno votato per restare o che nel 2016 erano troppo giovani per votare (come le mie nipoti), oltre che per le migliaia di cittadini europei (me inclusa) che, nonostante abbiano vissuto in Gran Bretagna per anni, non hanno avuto la possibilità di esprimere la loro opinione in merito – per tutti gli altri dicevo, è stato un giorno molto triste. La partenza della Gran Bretagna rimane “un tragico errore nazionale” scrive il Guardian, aggiungendo che la nazione si è auto-espulsa da “un’unione che faceva bene a questo Paese e al mondo”. Dal canto suo, Michael Heseltine, il carismatico ex vice primo ministro conservatore, non modera le parole: per lui la Brexit è semplicemente “la peggiore decisione del nostro tempo.”

E comunque paradossalmente, lungi dall’esserne la fine, il per molti il primo Gennaio 2021 è solo l’inizio dei grattacapi – anche se la portata degli effetti dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE si vedrà solo nei mesi a seguire, quando le minuzie dell’accordo, le cosidette “small prints” cominceranno ad emergere, portando alla luce tuta una serie di futuri grattacapi che prima non esistevano per la politica britannica. Come i nuovi controlli sull’immigrazione, per esempio. O il mantenimento dell’allineamento normativo, lo stato delle industrie fornitrici di servizi, la pesca, l’accesso ai database, la cooperazione per la difesa. Senza dimenticare l’ambigua posizione dell’Irlanda del Nord all’interno dell’accordo.

E non dimentichiamo il motivo principale per cui l’UE è stata istituita, per riparare agli orrori e alle distruzioni della seconda guerra mondiale. Sulla scia del risultato del referendum sulla Brexit, è stato spesso ripetuto che le generazioni più anziane siano state le più propense a votare per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Ma come mostra un interessantissimo articolo della London School of Economics (LSE), pare che tra i veterani della Seconda Gerra Mondiale, l’amore per l’UE sia quasi paragonabile a quello dei giovani. La vera responsabilita’ della Brexit risiede, oltre che con la destra conservatrice e populista, con le generazioni immediatamente successive a coloro che la guerra l’hanno fatta in prima persona, e che hanno lottato per un ideale di libertà e pace. Come sempre la storia spiega molte cose. Le generazioni crescute nel dopoguerra, e negli anni Sessanta e Settanta si trovarono ad affrontare eventi epocali come la perdita dell’Impero Britannico, così come la prima immigrazione di massa dal Commonwealth, la cosidetta Windrush Generation – eventi che hanno inciso non poco nell’alimentare una crescente insicurezza sull’identità britannica. Insicurezza espressa dapprima nell’ Immigration Acts del 1962 e poi, sem[pre piu’ violentemente, nel famigerato discorso di Enoch Powell tenuto nell’Aprile 1968 a Birmingham (passato alla storia come Rivers of Blood Speech, anche se Powell lo chiamò sempre “il discorso di Birmingham”) in cui il politico criticava l’immigrazione di massa, in particolare l’immigrazione quella proveninete dagli stati ex Commonwealth verso il Regno Unito.

Basterebbe guardare indietro, alla storia recente per vedere che durante i periodi in cui le identità nazionali sono minacciate, che queste ultime diventano armi letali nelle mani di politici populisti (Farage, Salvini) che come si è visto fin troppo bene nel caso della Brexit, ne fanno ampio so per plasmare le opinioni degli individui a lungo nel futuro.

Gia’ nel gennaio del 2020 gli attivisti anti-Brexit di Led By Donkeys avevano detto addio all’Unione Europea (che allora entrava nel periodo di transizione) con un commovente video proiettato sulle bianche scogliere di Dover in cui Sid, 95 anni, e Stephen 98 anni, due ex veterani della Seconda Guerra Mondiale, parlano all’Europa.

Rivolgendosi all’Europa Sidney, tiratore scelto che ha combattuto in Francia, Olanda, Belgio e Germania durante il conflitto, ha detto: “Guardate dalla vostra parte alla nostra, guardate a queste bianche scogliere: avrete la sensazione che vi stiamo guardando e che vogliamo stare insieme, e saremo insieme tra non molto, ne sono sicuro.”

“Questa è la nostra stella, prendetevene cura” 💔🇬🇧 🇪🇺

Paola Cacciari © 2021

Borat Subsequent Moviefilm 🇰🇿🇺🇸

Covid, lockdown, esuberi e Brexit: quando la realtà diventa troppo, meglio fuggire nella graffiante ironia di Sacha Baron Cohen e del suo Borat – Seguito di film cinema (Borat Subsequent Moviefilm: Delivery of Prodigious Bribe to American Regime for Make Benefit Once Glorious Nation of Kazakhstan), conosciuto anche come Borat – Seguito di film cinema. Consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakistan (grazie Wikipedia per il titolo completo!)

Ritroviamo il giornalista kazako Borat Sagdiyev (interpretato dall’attore, comico, sceneggiatore e produttore cinematografico britannico Sacha Baron Cohen) quattordici anni dopo la sua prima avventura americana (Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan), costretto ai lavori forzati in un gulag per il disonore arrecato al suo Paese con il suo primo film. Ma quando tutto sembra perduto, il nostro eroe viene inaspettatamente richiamato dal suo presidente, che lo incarica di ingraziarsi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Durante le riprese del sequel, girato e completato in gran segreto in piena pandemia di COVID-19, spesso all’insaputa dei presenti come una lunga Candid-Camera, il film abbonda di divertentissimi momenti, tanto esilaranti quanto imbarazzanti che mi hanno fatto ridere fino alle lacrime. 😂

Come quando Sacha Baron Cohen si è infiltrato in incognito al congresso repubblicano vestito da membro del Ku Klux Klan, o quando ha fatto irruzione al comizio di Mike Pence travestito da Donald Trump con la figlia Tutar (aka l’attrice bulgara Maria Bakalova). O quando, a causa della quarantena, si è tro

vato a vivere impersonando il personaggio di Borat per alcuni giorni in casa di repubblicani negazionisti del COVID. O quando ha cantato una canzone violentemente razzista durante una manifestazione di estrema destra, acclamato dal pubblico – solo per poi rischiare il linciaggio quando l’organizzazione ha scoperto che si trattava di una presa in giro… 😬

Il film è stato distribuito il 23 ottobre 2020 su Prime Video che ha pagato 80 milioni di dollari per ottenere la pellicola, accontentando così Sacha Baron Cohen che voleva distribuire a tutti i costi il film prima delle elezioni americane del 2020 🇺🇸.

Per chi ama la commedia satirica e il mockumentary.

2020© Paola Cacciari

I diari del COVID-19 #4

Sto leggendo Tombland di C.J. Samson, un noir storico della serie di Master Shardlake, avvocato un po’ deforme e detective riluttante nella Londra dei Tudor, coinvolto più spesso di quanto la sua natura pacifica vorrebbe, in intrighi politici e omicidi.

Siamo nel 1549, durante il regno di Edoardo VI . Sono trascorsi due anni dalla morte di Enrico VIII e Shardlake si trova ad essere spedito suo malgrado a Norwich per conto della quindicenne Lady Elizabeth per indagare su un caso di omicidio che coinvolge la moglie di un lontano parente. Ma il caso dell’omicidio diventa parte di una storia più grande, la ribellione contadina guidata da Robert Kett nella contea del Norfolk, nell’Inghilterra orientale.

Tra le ribellioni contadine del 1549, quella guidata da Kett fu la più grande rivolta popolare avvenuta tra la rivolta dei contadini del 1381 e la guerra civile. La recinzione della terra comune da parte dei ricchi proprietari terrieri per il loro uso privato (pascolo, caccia o allevamento di colombe) aveva lasciato i contadini senza un posto dove pascolare i loro animali. Se a questo si aggiungono altre difficoltà normalmente affrontate dalla gente comune, come l’inflazione, la disoccupazione, l’aumento degli affitti e diminuzione dei salari non sorprende che la gente fosse arrabbiata nei confronti di uno Governo guidato da uomini la cui politica era quello di rubare i poveri a vantaggio dei ricchi. Suona familiare?

Rivolte e insurrezioni non sono successe molte volte nel passato di varie nazioni, Ma nel caso dll’Inghilterra, il passato feudatario è particolarmente duro a morire. Basta guardare alla Brexit e pare evidente che gli inglesi, o almeno una certa classe di inglesi, quelli più ricchi e quelli più poveri, non riescano a fare a meno del feudalesimo. Altrimenti non avrebbero eletto i Tories. Se le cose non cambiano per la classe media liberale figlia della Rivoluzione Industriale non c’è speranza…

2020 ©Paola Cacciari

I diari del COVID-19 #1

Tutti giovedì alle 8 pm qui in Gran Bretagna c’è un iniziativa che si chiama ‘clap for our carers‘ che invita le persone ad uscire sui balconi, alle finestre o sulla porta e ad applaudire il personale sanitario. È un iniziativa che è stata adottata con entusiasmo dalla gente, grata per lo sforzo sovrumano di medici, infermieri e volontari durante la pandemia, ma che è presto diventatata una sorta di modo per socializzare a distanza, un po’ come le canzoni cantate dalle finestre in Italia. Ma l’altro giorno un medico di uno degli ospedali di Londra è sbottato, e si è sfogato scrivendo un post infuriato sul suo profilo Facebook in cui diceva di smetterla con quest’ipocrisia e che, invece di applaudire, le persone (o almeno certe persone) farebbero meglio a obbedire alle regole e restare a casa, mantene le distanze e smetterla di fare i furbi, per poi prendersela, giustamente, con il Governo dei Conservatori che per anni ha tagliato fondi alla sanità…

Che è inutile reiterare che la risposta del Governo di Boris Johnson alla pandemia è stata pateticamente inadeguata. Tutti presi com’erano da Brexit, i Tories hanno completamente ignorato quanto stava accadendo in Cina prima, e in Europa poi. Come se una volta lasciata l’Unione Europea, il Coronavirus avesse avuto bisogno del passaporto per oltrepassare la Manica e approdare sulle coste britanniche… 😒

Ed ora paghiamo le conseguenze di tanto ritardo, con oltre 15,000 morti accertate – e con questo dico solo le persone morte in ospedale, senza quelle avvenute a casa o nelle case di riposo. Il modo il cui l’emergenza è stata gestita è stata vergognosa, con frasi darwiniane che ricordano la selezione naturale (“immunità di gregge”), o stoiche di sapore churchilliano (“perderemo molti dei nostri cari”) senza pensare che lo stoicismo che contraddistingueva l’Inghilterra di Winston Churchill, quella che ha combattuto i tedeschi e ha ricostruito la Gran Bretagna del dopo guerra, è morta e sepolta, uccisa negli anni Ottanta dall’individualismo propugnato da Margaret Thatcher.

In Febbraio, la ministra Priti Patel, Segretario di Stato per gli affari interni del Regno Unito, aveva introdotto nuove misure per ridurre il livello di immigrazione, abbassando la soglia minima di stipendio necessaria per entrare in UK a a £ 25.600, e richiedendo un diploma di scuola superiore o qualifica equivalente e affermando che, “in linea con la fine della libera circolazione, non ci sarà alcuna via di immigrazione per i lavoratori meno qualificati”

E senza pensare, aggiungo io, che questa cifra è a malapena dignitosa per una città come Londra, e che proprio infermiere, medici alle prime armi, inservienti, badanti, lavoratori agricoli, commessi, personale delle pulizie, fattorini, netturbini (etc etc) e che sono spesso immigrati, rientrano tra le categorie al di sotto delle 25, 600 sterline necessarie. In pratica, sono proprio questi “lavoratori meno qualificati” che per anni sono stati praticamente ridotti alla fame dall’austerity imposta dai Tories, che in questo momento di emergenza stanno mandando avanti la baracca, facendo sì che la gente non muoia di fame e che la città non sia invase dai topi.

Vorrei sperare che questo Governo del cavolo abbia imparato la lezione e che la realtà post COVID-19 sarà una più giusta, basata sul rispetto e sull’ugualianza. Ci spero, ma non ci credo. Sono cinica? 🤔

La Londra di Hogarth

Violenza, inganno, corruzione e una nazione divisa. No, non è l’ennesimo articolo sull’Inghilterra della Brexit (anche se potrebbe esserlo) ma la serie Humours of an Election, dipinta nel 1754 da quel genio della satira che era William Hogarth (1697-1764), che rappresenta una falsa elezione generale che va di male in peggio – e in cui mi pare che ogni personaggio assomigli a Boris Johnson & C.

The Polling from The Humours of an Election series, 1755
The Polling from The Humours of an Election series, 1755

Con un tempismo impeccabile infatti, il Sir John Soane Museum ha riunito per la prima volta tutte le serie di William Hogarth: La carriera di una prostituta (The Harlot’s Progress, 1731), Carriera di un libertino (A Rake’s Progress, 1732-33) Quattro momenti del giorno (1738), I quattro stadi della crudeltà (1741) e Marriage A-la-Mode (1743). Le aveva ribattezzate ‘Modern Moral Subjects‘ e sono  costruite come commedie fatte di immagini.
Ho sempre avuto una passione sviscerata per Hogarth e il suo spietato sarcasmo. Mi chiedo se sarebbe stato cosi cattivo verso quella ricca borghesia a cui non apparteneva se fosse riuscito ad farne parte. Il non essere riuscito a fare il Gran Tour, il pellegrinaggio artistico-godereggio nel sud dell’Europa necessario per un gentiluomo che si volesse considerare tale, per mancanza di mezzi: fu un colpo da cui non si riprese più…
A Hogarth piaceva dipingere serie di opere: gli permettevano di raccontare una storia, di sviluppare una narrativa mentre si abbandonava al suo istinto . Ed erano facilmente riproducibili come incisioni che potevano essere vendute per SOLDI. Forse non è un caso che tutte le sue grandi serie di opere hanno in come il soggetto del denaro: la sua mancanza, la sua influenza e il suo abuso. La gente ruba, muore e impazzisce per il denaro

A Rake's Progress: The Arrest. William Hogarth, 1732–34
A Rake’s Progress: The Arrest. William Hogarth, 1732–34

Il “Rake” eredita, sperpera e impazzisce. La coppia in “Marriage-A-la-Mode” si sposa per convenienza (lui per soldi e lei per entrare a fare parte dell’aristocrazia) ed entrambi muoiono. Oh sì, c’è anche morte, e in abbondanza: il mondo di Hogarth è fatto di estremi, ma quello era il mondo in cui viveva e lavorava, la Londra dell’Epoca Georgiana.

Una delle cose più affascinanti della mostra è il modo in cui queste storie portano i protagonisti per tutta Londra: dall’elegante West End all’allora squallido mercato di Covent Garden, fino ai bassifondi del Barbican. Questa non è una fantasia – la carriera di questi personaggi è letterale, catastrofico e posto tra punti di riferimento riconoscibili.

Marriage à-la-mode, After the old Earl's funeral (scene four of six) William Hogarth - The National Gallery
Marriage à-la-mode, After the old Earl’s funeral (scene four of six)
William Hogarth – The National Gallery

Ma non c’è solo miseria e bruttra nei dipinti di Hogarth, anzi. Che e con l’età forse si addolcisce e, i suoi dipinti più tardi sono pieni di bellezza. Forse perché invece della commedia umana si dedicata al sublime della Natura, a cieli, fiumi e boschi. E mi viene da pensare che sia un’altra delle sue gomitate, un modo per rammentarci che la natura è perfetta ed è stato l’uomo a rovinare tutto. Un altro attualissimo riquadro del XXI secolo. Greta Thunberg sarebbe fiera di lui.
2019 ©Paola Cacciari

Londra/fino al 5 Gennaio 2020

Hogarth: Place and Progress @ Sir John Soane’s Museum , Holborn

An Unlikely Hero

Da qualche tempo ho un eroe insolito: si tratta di John Berkow, lo Speaker della Camera dei comuni, il Presidente della Camera dei comuni del Parlamento del Regno Unito.

Lo Speaker presiede sui dibattiti alla Camera dei comuni, determinando quali membri possono prendere la parola. Lo Speaker è anche responsabile per il mantenimento dell’ordine durante il dibattito, e può punire i deputati che infrangono le regole della Camera.

Diversamente dai presidenti dei Parlamenti di molte altre nazioni, lo Speaker rimane strettamente super partes, e rinuncia a tutte le affiliazioni con i partiti politici di cui era membro prima di entrare in carica. Lo Speaker non prende parte ai dibattiti né vota (tranne nel caso in cui vi sia parità, e, anche allora, la convenzione è che lo Speaker voti per mantenere lo status quo). A parte i doveri relativi al presiedere la Camera, lo Speaker svolge anche funzioni amministrative e procedurali, e rimane deputato della Camera dei comuni; ha l’obbligo di risiedere alla Speaker’s House presso il Palazzo di Westminster.

Bercow negli ultimi tempi è finito sotto accusa da parte dei conservatori e in particolar modo dei brexiter, soprattutto quando lo scorso marzo ha bloccato, citando una legge di due secoli prima, il tentativo dell’allora premier Theresa May di ripresentare per la terza volta alla Camera dei Comuni il suo accordo sulla Brexit raggiunto con l’Ue. Oppure quando negli ultimi giorni è stato decisivo nel far approvare la legge anti No Deal che ha legato le mani al premier Boris Johnson, che ora rischia anche il carcere qualora non la rispettasse. Bercow ha sempre risposto, come ha spiegato personalmente anche a Repubblica, che lui è “parziale solo nei confronti del Parlamento” (fonte  LaRepubblica)

John Bercow Credit UK Parliament Mark Duffy
John Bercow Credit UK Parliament Mark Duffy

John Bercow Credit UK Parliament Mark Duffy (2)
John Bercow Credit UK Parliament Mark Duffy

Queste magnifiche foto, che sanno tanto di michelangiolesco Giudizio Universale sono opera del fotografo irladese Mark Duffy, il fotografo ufficiale dell’House of Paliament che, prima di muovere verso l’ombelico della politica britannica, ha deliziato con la sua sorridente presenza e la sua tagliente ironia le sale del nostro museo e soprattutto i colleghi di allora, che continuano a seguirlo con orgoglio fraterno… 😁 Mark, sei un grande! 🥰

@markduffyphoto

www.markduffyphotographer.com/parliament-at-the-time-of-brexit

“La madre di tutti i Parlamenti” ha perso la pazienza…

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“L’Inghilterra è la madre di tutti i Parlamenti” e il Parlamento britannico l’ha dimostrato. Alla faccia di chi come Boris Johnson pensava che ormai questa istituzione fosse diventata irrilevante. 😏