Quando Kensington aveva un canale

Chi l’avrebbe mai detto! Che durante la Reggenza anche il quartiere di Kensington avesse una via navigabile come il più famoso Regent’s Canal! Da anni bazzico in quest’area per lavoro e per piacere, ma non sapevo dell’esistenza di un bacino e tantomeno di un canale.

Ok, non era proprio un canale, all’inizio era più un ruscello che altro, il Counter’s Creek che attraversava il quartiere da da Nord a Sud, passando da Kensal Green Cemetery, Kensington Olympia e, oltrepassando Earl’s Court e West Brompton costeggiava il Brompton Cemetery e quello che è ora è il luogo in cui sorge lo stadio del Chelsea F.C. a Stamford Bridge, per poi buttarsi nel Tamigi. Sul luogo sorge la centrale elettrica (ancora per poco) in disuso di Lots Road, ovest del ponte di Battersea. Dico ancora per poco, perché come tutte le cose che possono portare soldi e “gentrificazione” a Londra ( e non solo), anche questo iconico edificio come la Battersea Power Station, è in procinto di diventare un blocco di appartamenti super lusso con vista sul Tamigi.

Lots Road Power Station, London, England. Photographed by Adrian Pingstone

Ma torniamo al nostro canale. Nel 1820, l’apertura del Regent’s Canal che congiungeva il vicino bacino del Grand Junction Canal a quelli di Paddington, Limehouse e al Tamigi trasportando un traffico ampio e in rapido aumento, convinse William Edwardes, il secondo Lord Kensington, che sarebbe stata una buona idea trasformare quella parte del Counter’s Creek che attraversava la sua proprietà in un canale navigabile come il Regent’s Canal. Allettato dall’idea di arricchirsi con pedaggi e commercio, affidò al geometra William Cutbush, il compito di prepare un progetto adatto allo scopo e tra il 1824 e il 1828 la parte più a sud del torrente fu sviluppata nel Canale di Kensington.

Brompton Cemetery and Kensington Canal by William Cowen

Il Kensington Canal fu inaugurato il 12 agosto 1828, con l’idea di estenderlo fino ai bacini del Grand Junction e di Westbourne, ma l’enorme costo per le undici chiuse necessarie all’operazione finì con il dissuadere Lord Kensington, che dovette rassegnarsi al fatto che il suo nuovo canale si stesse rivelando già dall’inizio un buco nell’acqua. Il fatto era che, in realtà il Canale non era altro che il fiumiciattolo Counter’s Creek migliorato e ampliato; e in quanto più fiume che canale, era soggetto (come il Tamigi in cui si buttava) alle maree – cosa che ne limitava il traffico e di conseguenza le entrate pecuniarie che sin da subito si dimostrarono sostanzialmente inferiori a quanto sperato.

Kensington Canal, plan of basin and lock near Warwick Road in c. 1850

Altro fattore che il nostro Lord Kensington non aveva considerato era stato l’effetto tornado dell’arrivo dell’era ferroviaria, che a Londra in particolare diede il colpo di grazia alla navigazione fluviale. Il canale fu quindi acquistato dalla ferrovia nel 1839 e per costruire la West London Railway che, tramite il Kensington Canal, avrebbe collegato l’Inghilterra Nord Occidentale con il bacino di Kensington, consentendo l’accesso, smistamento e trasporto delle merci ai vari moli di Londra. Inaugurato nel 1844, nonostante un inizio promettente, anche questo progetto si rivelò tuttavia un buco nell’acqua. Gli introiti erano bassi e la ferrovia chiuse appena sei mesi dopo l’apertura. Le uniche vestigia ancora visibili ai nostri giorni sono un fosso verdeggiante accanto al binario 4 (treni per Olympia) della stazione della metropolitana di West Brompton. Le scoperte fatte durante il lockdown….

2021 by Paola Cacciari

I Mews di Londra: le case nelle stalle

Per molto tempo non ho avuto idea di cosa fossero i “mews“, le piccole stradine (private e non) che a Londra sembrano fare capolino dietro ogni casa signorile che si rispetti. Ne’ per tutti gli anni in cui ho abitato a Londra il non saperlo mi ha creato problemi, perfettamente contenta com’ero della definizione che avevo desunto dal contesto topografico della capitale. Ai miei occhi e ai mai piedi che li percorrevano, si trattava stradine piccole di conseguenza dovevano essere vicoli o qualcosa di simile. Neppure la presenza della stessa parola nel nome Royal Mews mi aveva illuminato, non avendo mai visitato le scuderie reali, ma limitandomi sempre e solo alla Queen’s Gallery poco distante. Se mi fossi soffermata a considerare il fatto che la parola mews era li’ usata in relazione con le scuderie reali dico, ecco, forse mi sarei posta prima prima la domanda sulla funzione originale dei mews.
O forse no, e sarei stata perfettamente felice ugualmente. Questo ci fa il lockdown: restringendo la nostra vita, ci fa guardare con occhi nuovi a cose che fino a quel momento avevamo visto senza vederle davvero. Certamente lo ha fatto a me.

London 2020 © Paola Cacciari
Kynance Mews, Kensington. London 2021 © Paola Cacciari

Originariamente indicante il luogo in cui, durante il regno di Enrico VIII erano racchiusi i falchi e gli uccelli rapaci, col tempo la parola mews diventò sinonimo di stalle. O nel caso di Londra, di una strada di servizio o un piccolo cortile su cui si affacciano una fila (o file) di stalle e rimesse per le carrozze con alloggi sopra di loro, costruiti dietro grandi case di città prima che i veicoli a motore sostituissero i cavalli all’inizio del XX secolo. I Mews di solito si trovano in zone residenziali come Kensington e Chelsea, Mayfair, Belgravia, Marylebone, Bayswater e sono un fenomeno quasi esclusivamente londinese essendo stati costruiti per provvedere ai cavalli, ai cocchieri e ai servitori delle scuderie dei ricchi residenti.

London 2021 © Paola Cacciari
Redcliffe Mews, Earl’s Court. London 2021 © Paola Cacciari

Che quando tra il XVIII e il XIX secolo la zona Ovest di Londra si coprì di imponenti residenze signorili costruite nell’architettura classica in stucco bianco furono intorno alle ampie strade, alle piazze e ai giardini di Belgravia e dintorni, era fuori questione che le stalle o l’entrata per i commercianti potessero rovinare la vista della facciata.

La soluzione ideale era quella di mettere sul retro una strada di servizio, a volte semi-nascosta dietro un arco, in cui in piacevoli ma semplici edifici erano sistemati tanto i cavalli e le carrozze dei ricchi residenti che i garzoni e cocchieri che li attendevano, ma senza che ne gli ne gli altri dessero troppo nell’occhio – e certemante senza che l’odore dei cavalli arrivasse alle delicate narici delle signore vittoriane.

Quando, nel XX secolo, l’automobile e lo sviluppo della metropolitana e della ferrovia resero obsoleti cavalli e carrozze, sia le stalle che i piccoli edifici che le ospitavano furono trasformati in garage o abitazioni.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, i mews divennero popolari tra gli artisti e personaggi anticonvenzionali come indirizzi economici e discreti nei quartiri migliori. Francis Bacon fu tra i primi ad abitare una di queste ex-scuderie convertire, al numero 7 Reece Mews, a pochi passi dalla stazione della metropolitana di South Kensington, dove la blue plaque di rito ne celebra la residenza. Ora i mews costano milioni. Come cambiano le cose…

Francis Bacon mural in Reece Mews, Kensington. London 2021 © Paola Cacciari

La piccola Venezia di Paddington

Oggi sono stata a Venezia. Ok, non proprio ma in una bella giornata di sole come oggi la piccola oasi di verde di Little Venice ha comunque il suo fascino. Stretta tra Maida Vale e Westmister, nella parte Nord della Capitale a due passi dalla frenetica stazione di Paddington, Little Venice si trova alla convergenza delle tre vie navigabili che attraversano Londra: il Grand Union Canal, il Regent’s Canal e il Paddington Basin.

Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari
Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari

Fu Lord Byron ad uscirsene con il nome Little Venice, paragonando questa parte di Londra che si trova all’incrocio tra il Regent’s Canal e il Grand Union Canal, a Venezia. Altri invece sostengono che fu il poeta Robert Browning (che tra il 1862 e il 1887 visse a Beauchamp Lodge, 19 Warwick Crescent) ad inventarlo, e dato che la pittoresca laguna triangolare formata dall’incontro dei tre canali e su cui si affacciano magnifici palazzi in stucco bianco in stile Regency, si chiama Browning’s pool , le probabilità sembrano pendere verso quest’ultimo. Indipendentemente da chi fu l’autore del nome, l’area era inizialmente conosciuta semplicemente come la Venezia di Londra: l’aggettivo il “Piccola” fu un’aggiunta successiva, con buona pace dei due poeti.

Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari
Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari

Poco distante, al numero 2 Warrington Crescente, una blue plaque indica la casa in cui naque Alan Turing (1912-1954), il matematico inglese impersonato da Benedict Cumberbatch nello splendido The Imitation Game che, durante la Seconda Guerra Mondiale lavorò a Bletchley Park, il principale centro di crittoanalisi britannico e trovò il modo di decodificare i codici tedeschi creati dalla macchina crittografica Enigma. Nel 1952 fu arrestato e condannato per omosessualità, e costretto a scegliere tra il carcere o la castrazione chimica. Turing scelse la seconda, ma la depressione seguita al trattamento e l’umiliazione subita, lo spinsero al suicido che il 7 giugno 1954.

Inaugurato nel 1801, il Paddington Basin è il capolinea del braccio di Paddington del Grand Junction Canal. La scelta cadde su Paddington per via della sua posizione sulla New Road, la strada che portava ad Est, ottima per il trasporto delle merci. All’epoca del suo massimo splendore, il bacino era un importante nodo di trasbordo per le merci arrivate via fiume. Anche se lo sviluppo del bacino è spesso considerato come parte di Little Venice, il stile architettonico non potrebbe essere più lontano dal resto della zona..

Rolling Bridge di Thomas Heatherwick, Paddingron Basin. London, 2021 © Paola Cacciari

L’atmosfera moderna della sua architetura distingue il Paddington Basin dal resto della zona. Qui si trova anche il Rolling Bridge, un tipo di ponte mobile curling progettato da Thomas Heatherwick, il prodigio del design britannico diventato famoso anche fra i non addetti al lavori per aver progettato il Calderone per la fiamma olimpica nel 2012 e i nuovi autobus Routemasters voluti da Boris Johnson, quando era ancora sindaco di Londra nel 2010. Il ponte, completato nel 2004 come parte del progetto di risanamento e kmodernizzazione dell’are, il ponte si arriccia in un ottagono ed è programmato per srotolarsi sul canale ogni mercoledì e venerdì a mezzogiorno e ogni sabato alle 14:00.

Little Venice. Paddington Basin. London 2021 © Paola Cacciari

In un giorno di sole come oggi è davvero piacevole passeggiare lungo il canale, con le vecchie barche ristrutturate adibite a case galleggianti, a caffè, a ristoranti, una è stata persino trasformata in un teatrino delle marionette, il Puppet Theatre Barge. Serve anche come capolinea per varie compagnie di barche sul canale e ospita l’annuale IWA Canalway Cavalcade, che si svolge dal 1983. Da qui un servizio regolare di vaporetto porta da Little Venice a Regent Park, e a Camden Town, fermando allo Zoo di Londra. E questo mi da l’idea per un’altra mini–avventura post Covid…

2021 © Paola Cacciari

I ritratti di John Constable

Sono a corto di mostre nuove da raccontare. E allora “rebloggo” quelle che ho visto tanti anni fa… 🙂

Vita da Museo

Chiunque abbia contemplato i suoi paesaggi converrà che l’anima di John Constable (1776–1837) abita i cieli plumbei del suo adorato Suffolk. Non è tuttavia con i verdi luminosi della campagna inglese che l’artista guadagna il primo denaro, ma con i ritratti. E considerando che nel corso della sua vita ne dipinge circa un centinaio, questa parte del suo lavoro è straordinariamente poco conosciuta.

John Constable, Autoritratto, Marzo 1806 - Copyright: Tate, London 2009. John Constable, Autoritratto, Marzo 1806 – Copyright: Tate, London 2009.

Dalla metà del XVIII secolo possedere il proprio ritratto non è più un lusso limitato all’aristocrazia. Ansiosa di reclamare il posto che le spetta in società infatti, la ricca borghesia di provincia corre a farsi dipingere dai locali “pittori di facce”. E nella sua natia East Bergholt a Constable il lavoro non manca. Perchè questo sono per lui i ritratti: un lavoro.

John Constable, A Girl in a Red Cloak (Mary Constable), 1809 - Copyright: Private Collection. John Constable, A Girl in a Red Cloak (Mary Constable), 1809 – Copyright: Private Collection.

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Lost London – William Blake’s birthplace, Soho…

William Blake’s house in Soho, an illustration by  Frederick Adcock, published in ‘Famous houses and literary shrines of London’ (1912) and written by Arthur St John Adcock. William Blake, one of the UK’s most lauded artists and poets, was born in a property at 28 Broad Street (now Broadwick Street) in Carnaby Market, Soho, on […]

Lost London – William Blake’s birthplace, Soho…

Breve storia della Reggenza

Nel 1811 re Giorgio III, colpito da un attacco di porfiria, fu dichiarato non idoneo a governare. Non era la prima volta che questa malattia lo colpiva, ma il re si era sempre ripreso. Tuttavia alla fine del 1810, le condizioni psichiche di Giorgio III peggiorarono irrimediabilmente e il re fu dichiarato pazzo. Ma questa volta il Parlamento era pronto e con il Regency Act il Principe George Augustus Frederick diventò reggente al posto del padre. Sfortunatamente il Re non si riprese mai più, e alla sua morte nel 1820 il principe reggente divenne a sua volta re con il nome di Giorgio IV, ponendo ufficialmente termine alla Reggenza, anche se questo periodo finisce davvero solo con la morte di Giorgio IV nel 1830.

Thomas Lawrence – Scanned from the book The National Portrait Gallery History of the Kings and Queens of England by David Williamson

Ma di fatto si può dire che la Reggenza sia iniziata molto prima, addirittura nel 1789 con la presa della Bastiglia. Il fatto che il popolo di Parigi, stanco degli sprechi e dei soprusi monarchici, avesse potuto assalire quel simbolo del potere assoluto, elettrizza l’intera Europa del XIX secolo e le ripercussioni furono immense. Il messaggio dei rivoluzionari, che l’ordine prestabilito poteva essere ribaltato, innescò ovunque un dibattito sul ruolo dell’individuo nella società che getterà i semi del mondo moderno. 

A differenza di altri stati europei, che vivono disordini e agitazioni politiche ispirate da quanto avvenuto in Francia, l’Inghilterra fu risparmiata da una rivoluzione violenta. Ma neanche la Gran Bretagna è immune dall’ondata di cambiamenti sociali, politici ed economici provenienti da oltre la Manica. Gli ideali di uguaglianza e progresso promossi dalla rivoluzione francese ispirarono i riformatori inglesi, nello stesso modo in cui i controrivoluzionari terrorizzarono la monarchia e le classi di proprietari terrieri. L’arrivo in Inghilterra poi di un gran numero di nobili francesi fuggiti alla violenza del nuovo regime, e le guerre napoleoniche che impegnano l’Inghilterra (e il resto dell’Europa) tra il 1803 e il 1815, fecero il resto. La diffusione della cultura francese nella società britannica dell’epoca influenzò settori come la lingua, l’arredamento, la moda femminile, e persino la cucina.

Washstand (athénienne or lavabo); 1800–1814. New York, Metropolitan Museum of Art

L’Inghilterra della Reggenza è un mondo in bilico tra due secoli, stretto tra l’eleganza del diciottesimo secolo e il claustrofobico moralismo dell’età vittoriana, dominato dall’esuberante figura del Principe reggente e dal suo seguito di dandy libertini più impegnati a gozzovigliare e a giocare d’azzardo che a governare il paese, in cui i ricchi vivono nello splendore e i poveri muoiono nello squallore. E in cui il crescente benessere portato dalla rivoluzione industriale, contrasta amaramente con il degrado sociale portato alla classe operaia da quella stessa meccanizzazione che aveva tanto migliorato il reddito e lo stile della piccola e media borghesia.

Una classe nuova, fatta di ricchi agricoltori, mercanti, banchieri e avvocati con aspirazioni sociali come quello descritto da Jane Austen nei suoi romanzi (pubblicati tra il 1811 e il 1817, in piena Reggenza), che si fanno largo a gomitate in un mondo in cui fino ad allora erano esclusi, sotto gli occhi sdegnati della grande aristocrazia terriera. Un mondo dominato dallo snobismo, ma socialmente mobile, dove un buon matrimonio può assicurare, se non la felicità, almeno denaro e un posto in società. Cosa ben nota alle donne, il cui destino resta comunque legato al matrimonio e ai figli, e il cui futuro in società, occupazioni e amicizie dipendevano esclusivamente dalla loro capacità di trovare un marito.

James Gillray Caricature of George IV as the Prince of Wales A Voluptuary under the Horrors of Digestion (1792)

In inghilterra quelli tra il 1760 e il 1820-40 sono anni di incredibile avanzamento tecnico e scientifico, che vedono lo sviluppo della macchina a vapore e il suo utilizzo nell’industria tessile e nei trasporti. Si costruiscono nuove strade, una rete di canali e corsi d’acqua e la ferrovia, nasce il telegrafo e si introduce l’illuminazione a gas nelle strade. Viaggiare diventa più facile, e non solo per le materie prime destinate alle industrie e al commenrcio, ma anche per le persone e per le idee. Il mondo diventa più piccolo ma gli orizzonti si allargano.

Industrializzazione e urbanizzazione vanno di pari passo e questa nuova classe mercantile e borghese arricchitasi con il commercio o la libera professione, ha tempo e denaro per una serie di attività prima impensabili. Si dedicano alle corse dei cavalli, al giardinaggio, alla danza e fanno shopping nei negozi esclusivi aperti in strade eleganti come lo Strand e Piccadilly, o in eleganti gallerie commerciali, come Burlington Arcade a Londra. Bevono te e caffè importati dalle colonie, vanno a teatro e all’opera, visitano musei e gallerie (la Dulwich Picture Gallery, il British Museum e la National Gallery di Londra, il Fitzwillam Museum di Cambridge e l’Ashmolean Museum di Oxford aprono tutti in questo periodo) e, grazie al miglioramento nella  rete di trasporti, anche città termali relativamente lontane come Bath, Cheltenham  e Tunbridge Wells diventano accessisibili. Concetti come hobby e turismo nascono in questo periodo. Con il consumismo, nasce l’idea di ‘gusto’ in fatto di arredamento, moda e costume. Il ‘gusto’ era (naturalmente) quello delle classi aristocratiche, la cui determinazione a spendere denaro era un segno di status sociale – e quella del ceto medio di emularli – crea l’ambiente ideale in cui artisti, architetti, artigiani e progettisti possono prosperare.

John Nash, Regent’s Crescent. Photo Courtesy of Regents Crescent

Con l’avvento della borghesia, i grandi quadri a soggetto storico prediletti  dall’aristocrazia diventano all’improvviso obsoleti in soggetto e dimensioni. Il ceto medio richiede soggetti quotidiani, ritratti e paesaggi come quelli dipinti da John Costable e J.W.M. Turner, dalle dimensioni più piccole per le nuove case a schiera che cominciano a sorgere numerose nelle zone alla moda di Londra, nelle città termali e sulla costa. Questa è un’epoca d’oro per l’urbanistica. Lo splendore barocco del secolo precedente lascia il posto al classicismo palladiano, reinterpretato da una nuova generazione di architetti come Robert Adam, John Soane e John Nash, il creatore di Regent Park, Regent Crescent e Regent Street, la cui formula di facciate a schiera diverrà popolarissima in città alla moda come Brighton e Cheltenham e Bath.

È in questo periodo che la lettura di romanzi diventa una delle principali forme di intrattenimento per le classi medie. Romanzi gotici e sentimentali, racconti esotici ambientati nel lontano oriente con ambientazioni improbabili e trame goffe sono fagocitati con entusiasmo da un pubblico, che grande ai progressi dell’alfabetizzazione diventa sempre più largo e in cerca di evasione e intrattenimento. E se il prezzo dei libri era ancora proibitivo per molti, le biblioteche circolanti e i vari club di lettura permettevano una larga diffusione di libri e giornali, e con essi di nuove idee in strati diversi della società mai prima raggiunti.

James Gillray Short-bodied gowns, a Neo-Classical trend in women’s clothing styles (1794)

Anche la satira è un fenomeno della Reggenza e le caricature politiche e sociali di James Gillray e di Thomas Rowlandson non risparmiano nessuno, nemmeno lo stesso Reggente burlandosi tanto della classe politica che degli eccessi della moda dell’epoca importata dalla francia, spesso così stravagante e pretenziosa da rasentare l’assurdità.

Ironia della sorte, il più francofilo dei re britannici, Giorgio IV, trascorse gran parte del suo regno in guerra proprio con la Francia di Napoleone, anche se questo non spense la sua passione per tutto ciò che è  francese, soprattutto per il cibo cucinatogli dai cuochi francesi al suo servizio. C’è un lato positivo in tutte le cose.

2021© Paola Pacciari

Pubblicato su LondonIta

Statuary: Heritage or Modern Horror? — HistorianRuby: An Historian’s Miscellany

The dumping of the statue of slave trader Edward Colston into the harbour at Bristol has brought into question the veritable army of statues that Britain displays in towns and cities. Many of us walk by without giving them a second glance. Many of them are relics of Britain’s defunct Empire and proudly display men […]

via Statuary: Heritage or Modern Horror? — HistorianRuby: An Historian’s Miscellany

Il mito di Troia colpisce ancora

«Cantami, o Diva, del pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.»

Sono passati molti anni dalle lezioni di Epica alle scuole medie, ma il proemio dell’Iliade ancora me lo ricordo. L’Iliade, il poema della guerra di Troia una storia di violenza, gelosia, inganno e stupido orgoglio: con questi ingredienti non sorprende che il poema di Omero sia ancora attuale! Era pertanto solo questione di tempo prima che il British Museum ci facesse sopra una mostra.

The wounded Achilles, 1825. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari
The wounded Achilles, 1825. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari

Come tutte le strie che si rispettino, si comincia dall’inizio, dalle nozze di Teti e Peleo, al ratto di Elena, rapita al marito Menelao perchè Venere aveva promesso a Paride l’amore della donna più bella del mondo se le avesse dato il pomo d’oro, prima di passare alla discordia e dalla guerra, per arrivare poi all‘ira di Achille. Che l’Iliade non tratta, come si presumerebbe dal titolo, dell’intera guerra di Ilio (Troia), ma di un singolo episodio di questa guerra che copre l’arco di 51 giorni, l’ira di Achille (causata dal fatto Agamennone avesse deciso di prendere per se stesso la sua schiava, Briseide ferendo Achille nell’orgoglio-nessuno naturalemnete aveva chiesto l’opinione di Briseide…). Ne segue una colossale battaglia tra greci e troiani nel quale Achille viene ucciso (non prima di aver vendicato l’amico Patroclo morto per mano di Ettore), ma Troia capitola solo grazie all’inganno del cavallo escogitato dallo scaltro Odisseo.

Red-figure jar, c480-470BC Odysseus, strapped to the mast, sails past the Sirens. Photograph British Museum
Red-figure jar, c480-470BC Odysseus, strapped to the mast, sails past the Sirens. Photograph British Museum

Ma quando i greci vittoriosi decidono di intraprendere il lungo viaggio di ritorno, cominciano i guai, e comunque questa è un’altra storia, l‘Odissea. Naturalmente non mancano episodi dall’Odissea, che in fondo le avventure di Ulisse e C. costretti a vagare per vent’anni per il Mediterarrneo in balia di dispettosi dei, forniscono una ricchissima fonte di immagini ampiamente utilizzate per la decorazione di vasi a figure rosse come questo qui sotto che mostra Ulisse (nome latino) che, dopo aver tappato le orecchie ai compagni, si fa legare all’albero maestro della nave per udire il canto delle sirene – un canto che  uccide tutti coloro che lo ascoltano.

Con il Rinascimento e la riscoperta della letteratura classica, le vicende della guerra di Troia come l’episodio del cavallo e la fuga di Enea dalla città in fiamme con il padre Anchise sulle spalle) diventano particolarmente popolari nelle mani di maiolicari come Francesco Xanto Avelli da Urbino,

 

mentre in pieno Neoclassicismo il pittore George Romney contemporaneo del piu’ noto Heinrich Füssli, immortalerà la famosa bellezza di Emma Lady Hamilton, dipingendola nei panni di Cassandra, sfortunata figlia di Priamo e che ebbe da Apollo la facoltà della preveggenza, ma che per il fatto di prevedere terribili sventure, era invisa a molti.

 

 

George Romney, Lady Hamilton as Cassandra
c.1785–6. Tate.

 

Ma l’interesse per Troia resta, e nel 1871 l’archeologo dilettante tedesco Heinrich Schliemann (1822-1890), seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, credette di trovarla in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli. I suoi scavi si concentrarono sulla collina di Hissarlik, dove era avvenuto un precedente scavo archeologico della scuola francese guidata da Calvert, poi interrotto per mancanza di fondi. Qui si trovò di fronte a più strati, che corrispondevano a differenti periodi della storia di Troia. Arrivato al secondo strato (a partire dal basso), aiutato solo dalla moglie, la greca Sophia Engastromenou, riportò alla luce un immenso tesoro e pensò di aver scoperto il leggendario tesoro di Priamo che il Re di Troia aveva nascosto prima della distruzione della città e che era narrato nell’Iliade.

Sophia Schielmann wearing Helen's jewels. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari
Sophia Schielmann wearing Helen’s jewels. British Museum, Troy exhibition. London 2020 ©Paola Cacciari

Inutile dire che queste scoperte scatenarono un vera e propria mania per la mitica città e il suo altrettanto mitico passato. Poco importava che Schliemann avesse in realtà trovato qualcosa di molto più antico che i suoi ritrovamenti risalivano infatti a un periodo precedente a quello della Troia omerica, collocata intorno al XIII secolo a.C. (la città narrata nei poemi omerici era collocata al settimo strato).

Ora come allora la storia di Achille, Ettore, Elena e Cassandra, di Enea ed e compagni continua ad affascinare e, a giudicare dalle centinaia di persone che hanno visitato questa mostra, a treceno anni di distanza siamo ancora vittime del suo incantesimo.

2020 ©Paola Cacciari

Londra// fino all’8 Marzo 2020

Troy: Myth and Reality @ British Museum, London,

La Londra di Hogarth

Violenza, inganno, corruzione e una nazione divisa. No, non è l’ennesimo articolo sull’Inghilterra della Brexit (anche se potrebbe esserlo) ma la serie Humours of an Election, dipinta nel 1754 da quel genio della satira che era William Hogarth (1697-1764), che rappresenta una falsa elezione generale che va di male in peggio – e in cui mi pare che ogni personaggio assomigli a Boris Johnson & C.

The Polling from The Humours of an Election series, 1755
The Polling from The Humours of an Election series, 1755

Con un tempismo impeccabile infatti, il Sir John Soane Museum ha riunito per la prima volta tutte le serie di William Hogarth: La carriera di una prostituta (The Harlot’s Progress, 1731), Carriera di un libertino (A Rake’s Progress, 1732-33) Quattro momenti del giorno (1738), I quattro stadi della crudeltà (1741) e Marriage A-la-Mode (1743). Le aveva ribattezzate ‘Modern Moral Subjects‘ e sono  costruite come commedie fatte di immagini.
Ho sempre avuto una passione sviscerata per Hogarth e il suo spietato sarcasmo. Mi chiedo se sarebbe stato cosi cattivo verso quella ricca borghesia a cui non apparteneva se fosse riuscito ad farne parte. Il non essere riuscito a fare il Gran Tour, il pellegrinaggio artistico-godereggio nel sud dell’Europa necessario per un gentiluomo che si volesse considerare tale, per mancanza di mezzi: fu un colpo da cui non si riprese più…
A Hogarth piaceva dipingere serie di opere: gli permettevano di raccontare una storia, di sviluppare una narrativa mentre si abbandonava al suo istinto . Ed erano facilmente riproducibili come incisioni che potevano essere vendute per SOLDI. Forse non è un caso che tutte le sue grandi serie di opere hanno in come il soggetto del denaro: la sua mancanza, la sua influenza e il suo abuso. La gente ruba, muore e impazzisce per il denaro

A Rake's Progress: The Arrest. William Hogarth, 1732–34
A Rake’s Progress: The Arrest. William Hogarth, 1732–34

Il “Rake” eredita, sperpera e impazzisce. La coppia in “Marriage-A-la-Mode” si sposa per convenienza (lui per soldi e lei per entrare a fare parte dell’aristocrazia) ed entrambi muoiono. Oh sì, c’è anche morte, e in abbondanza: il mondo di Hogarth è fatto di estremi, ma quello era il mondo in cui viveva e lavorava, la Londra dell’Epoca Georgiana.

Una delle cose più affascinanti della mostra è il modo in cui queste storie portano i protagonisti per tutta Londra: dall’elegante West End all’allora squallido mercato di Covent Garden, fino ai bassifondi del Barbican. Questa non è una fantasia – la carriera di questi personaggi è letterale, catastrofico e posto tra punti di riferimento riconoscibili.

Marriage à-la-mode, After the old Earl's funeral (scene four of six) William Hogarth - The National Gallery
Marriage à-la-mode, After the old Earl’s funeral (scene four of six)
William Hogarth – The National Gallery

Ma non c’è solo miseria e bruttra nei dipinti di Hogarth, anzi. Che e con l’età forse si addolcisce e, i suoi dipinti più tardi sono pieni di bellezza. Forse perché invece della commedia umana si dedicata al sublime della Natura, a cieli, fiumi e boschi. E mi viene da pensare che sia un’altra delle sue gomitate, un modo per rammentarci che la natura è perfetta ed è stato l’uomo a rovinare tutto. Un altro attualissimo riquadro del XXI secolo. Greta Thunberg sarebbe fiera di lui.
2019 ©Paola Cacciari

Londra/fino al 5 Gennaio 2020

Hogarth: Place and Progress @ Sir John Soane’s Museum , Holborn

Handel and Hendrix: in due sotto un tetto

La vita e la musica di George Frideric Handel (1685-1759) e Jimi Hendrix (1942-1970) sono diverse come il giorno e la notte, eppure questi due grandi per un breve periodo sono stati vicini di casa. Separate da un muro e da due secoli di storia al 23 e 25 di Brook Street, nel cuore dell’elegante Mayfair, sono le case di questi due grandi della musica che fecero di Londra la loro casa e cambiarono la musica per sempre.

Photo: Phillip Reed/Handel House Trust Ltd

Handel prese possesso  del n. 25 di Brook Street nell’estate del 1723, poco dopo essere stato nominato da Giorgio II compositore della Cappella reale poiche’, in quanto straniero, Handel non poteva possedere una proprietà. Ma la zona in cui si trovava Brook Street, nel quartiere elegante dell’alta borghesia georgiana di Mayfair, abbastanza lontano dalla dubbia comunità di artisti e musicisti che ruotavano attorno a Soho e a Covent Garden, ma abbastanza vicino al palazzo di St. James’s Palace, dove svolgeva le sue funzioni ufficiali e King’s Theatre in Haymarket che era al cuore dell’opera italiana su cui al momento si incentrava la sua carriera e Handel rimase li anche dopo la sua naturalizzazione nel 1727. La zona doveva davvero piacergli (lo si può biasimare?) visto che visse lì per quasi 40 anni (fatto di per se notevole, visto che i compositori d’opera all’epoca condicevano una vita alquanto nomadica. Lì ha scritto il Messia, The Water Music (1717), Zadok the Priest (1727), Music for the Royal Fireworks (1749) e molti altri capolavori e lì morì, nella sua camera da letto del primo piano nel 1759.

Handel's Harpsichord. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari
Handel’s Harpsichord. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari

Jimi Hendrix, da molti considerato il più grande chitarrista rock, visse nella casa accanto, al 23 di Brook Street con la sua fidanzata inglese, la DJ Kathy Etchingham per due anni prima di morire in circostanze ancora misteriose in un hotel di Notting Hill nel 1970, a soli 27 anni – probabilmente soffocando nel sonno in seguito ad un’overdose accidentale, anche se alcuni non escludono  il suicidio.

Entrambe le case sono tipiche dimore borghesi dell’epoca georgiana e la disposizione degli ambienti segue le convenzioni tipiche degli edifici di questo periodo, con le cucine nel seminterrato, le camere disposte su ciascuno dei tre piani (una stanza anteriore e una posteriore più piccola con un bagno vicino) e con gli alloggi della servitù nella la soffitta.

Fu Kathy Etchingham a trovare l’appartamento nel Giugno del 1968 grazie ad un annuncio su uno dei giornali della sera (quando ancora c’erano) mentre Hendrix era a New York per la cifra di £30 alla settimana. La coppia visse nell’appartamento all’ultimo piano per una anno circa prima di separarsi nel 1969. Pare che Hendrix, per il quale questa era la “prima vera casa” si sia divertito un mondo ad arredarla secondo i suoi gusti con tessuti colorati e soprammobili e gingilli vari comprati a Portobello Road e in vari altri mercatini.

Jimi Hendrix flat. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari
Jimi Hendrix flat. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari

La Etchingham ricorda interminabili spedizioni da John Lewis, il grande magazzino su Oxford Street, per acquistare tende e cuscini dove Hendrix si lanciava in interminabili discussioni con i commessi su colori e accostamenti dei tessuti. E l’atmosfera e’ davvero di accogliente intimità, anche se credo che mai come in questo caso la frase “se i muri potessero parlare” sia appropriata. E davvero non avrei voluto essere il vicino del piano di sotto di questa coppia di creativi e dei loro amici della scena della Swinging London!

Strano ma vero: quando Hendrix venne a sapere chi fosse stato il suo illustre vicino ne fu molto felice e non sapendo molto di Handel si precipitò nel famoso negozio One Stop Records in South Molton Street per acquistare le registrazioni di The Royal Fireworks e The Water Music – cosa che ha fatto dire ad alcuni musicofili di poter individuare i riff del compositore nella musica successiva di Hendrix…

Handel & Hendrix in London

25 Brook Street
Mayfair, London W1K 4HB
Telephone: +44 (0)20 7495 1685

2019 © Paola Cacciari