Strike: The Cuckoo’s Calling (BBC1)

Holliday Grainger and Tom Burke in a first look at The Cuckoo's Calling

Holliday Grainger and Tom Burke in a first look at The Cuckoo’s Calling

Ho letto tutti i libri (OK i tre libri scritti fin’ora) da Robert Galbraith (aka JK Rowling) che vedonono come protagonista il detecve privato Cormoran Strike e la sua assistente Robin Ellacott e li ho adorati. Sul primo libro Il Richiamo del Cuculo ho scritto pure un post che trovate qui. 😄

Ed ora la BBC1 mi diletta con questa mini serie televisiva tratta dal primo libro, dal titolo Strike: The Cuckoo’s Calling.

Evvvaii!!! 😄😄😄

 

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Bellezza o inaspettatamente bello?

In un mondo come quello in cui viviamo dove la bruttura morale sembra essere divenuta la norma, mi ritrovo sempre più spesso a cercare rifugio nella bellezza, sia essa quella della natura, quella dell’arte o della danza. Perchè come dice Stefania nel suo blog
“StefaniaSanlorenzo ~ 4 passi di danza e dintorni” la danza è legata alla bellezza. E non solo. Buona lettura! 🙂

StefaniaSanlorenzo

IL BELLO E ‘LO SPALATORE DI NUVOLE’

Quando una parte importante del tuo mondo è fatta di arte visiva, ciò che incontri è l’INASPETTATO. Cerchi magari qualcosa di specifico, ma non puoi sapere che cosa troverai veramente.

Potrebbe essere uno degli slanci che animano la passione per la DANZA, che coinvolge la mia vita da circa 40 anni (il circa è per alleggerire l’impatto psico-temporale, ma matematicamente non ha nessuna ragione d’essere).

Senza girarci troppo intorno: nella danza “il brutto” in sé non assume un valore artistico, magari brutto è cattivo, magari grottesco…. ma si tratta di un artificio scenico. La danza è legata alla bellezza. Ora bisognerebbe anche definire che la bellezza ha dei canoni variabili, qualcosa di imperscrutabile, che il tempo, la moda, il sentire modificano nella sensibilità dei più, permettendoci di uscire, almeno ogni tanto, da stereotipi, validi ma alla lunga noiosi. Tutto ciò che non…

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Books and Pills #1: The Improbability of Love.

Un altro libro da aggiungere alla mia sempre più lunga lista di letture – tanto lunga che mi sa che mi ci vorranno un paio di vite per smaltirla un po’…. Ma questo e’ un giallo che parla di arte E di Londra… mi sa che questo avrà la corsia preferenziale… Grazie Sarah per il suggerimento! 😉

hr The Improbability of Love by Hannah Rothschild – Bloomsbury Publishing 2016.

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I casi dimenticati (Case Histories) di Kate Atkinson

Ci sono libri che pur non essendo capolavori ci restano, per qualche strano motivo nel cuore. Uno di questi è Case Histories (I casi dimenticati) della scrittrice inglese Kate Atkinson. La trama è quella lenta e sonnolenta e dei gialli classici britannici che tanto mi piacciono, i gialli alla Agatha Christie per intenderci in cui un investigatore, spesso privato o dilettante, indaga su un delitto e scopre il colpevole in base al lavoro delle sue “celluline grigie” per dirla alla Poirot. Jackson Brodie non è Poirot. Non ha il suo stile o la sua eleganza. È un ex soldato, un ex poliziotto  ed ora anche un ex marito e un padre da week-end. È un riluttante investigatore privato perennemente oppresso da problemi di soldi e che, in questa storia soffre anche di mal di denti.
È un’estate particolarmente torrida, a Cambridge e Brodie si trova alle prese con tre casi contemporaneamente, nessuno dei quali sembra promettere bene. Ciò che li accomuna è l’oggetto dell’investigazione: la ricerca di qualcuno. Una bambina scomparsa in circostanze misteriose più di trent’anni prima, l’assassino mai trovato di una ragazza vittima di un assurdo destino, la figlia di una presunta omicida di cui si sono perse le tracce. La vita di tre famiglie distrutta nelle prime 50 pagine. Seppure inizialmente scollegate, le vicende di queste tre storie finiscono per intersecarsi, in quella casualità che è tipica della vita, pur nelle sue forme più tragiche. Il lavoro di Brodie è reso ancora più faticoso dal fatto che eseguire le ricerche a lui commissionate significa riportare a galla i dolori del proprio passato. Anche lui, molti anni prima, ha dovuto cercare una persona cara, trovandola quando era ormai troppo tardi…

Da questo libro la BBC ha tratto nel 2011 una bella serie televisiva ambientata ad Edimburgo (nel libro era Cambridge) che vede l’attore Jason Isaacs abbandonare il panni del diabolico Lucius Malfoy di Harry Potter per quelli dell’aitante quanto provato dalla vita, Jackson Brodie. Direi una scelta quantomai appropriata… 🙂

 

Jason Isaacs as Jackson Brodie

Jason Isaacs as Jackson Brodie

Sherlock Holmes, il più famoso londinese che non è mai vissuto.

Quando si pensa ad un detective privato abbondano gli stereotipi. Impeccabilmente vestito come Hercule Poirot; dall’aria un po’ trasandata e sognante come Ellery Queen; sportivo e con la Ferrari come Magnum PI, o corpulento come Nero Wolfe. Eppoi c’è lui,  Sherlock Holmes, con il suo capootto di tweed, il cappello e la pipa.

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Colpa dell’illustratore Sidney Paget (1860-1908) che lo ha disegnato così, con l’inconfondibile deerstalker e l’Inverness cape (dettagli mai menzionati da Conan Doyle), trasformando così un personaggio della letteratura gialla in un’icona, la cui fama ha di gran lunga superato quella del suo stesso creatore. Che Sherlock Holmes è il londinese mai esistito più famoso del mondo: tant’è vero che al 221b di Baker street c’è persino il museo della casa in cui non ha mai abitato. Totto questo non sorprende: il personaggio di Holmes è cosi’ reale che a volte è difficile pensare che sia nato dell’immaginazione di Arthur Conan Doyle (1859-1930).

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E allora non bisogna perdere Sherlock Holmes, the man who never lived and will never die, una vera e propria chicca di mostra al Museum of London prima che chiuda il mese prossimo. Una mostra che cerca di risolvere un mistero irrisolvibile: il segreto dell’intramontabile popolarità del nostro detective. Vedere i manoscritti autografi di Conan Doyle, fogli di carta imbrunita, coperti della sua calligrafia ferma e ordinata (era una medico dopo tutto…) è emozionante: è come risalire all’origine di un antico mito. Non mancano dipinti, illustrazioni e un’interminabile sequenza di fotografie di Londra nella parte centrale della mostre che aiutano a immaginare l’atmosfera tardo-vittoriana in cui il si muoveva nostro eroe.

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E anche la transizione dalle pagine dei libri al piccolo schermo è opportunamente analizzata, con numerosi spezzoni di film e telefilm di ogni epoca e da cui non poteva mancare il più famoso Sherlock dei nostri giorni, Benedict Cumberbatch, la cui sciarpa blu e il cappotto Belstaff di tweed sono stati opportunamente venerati dalla sottoscritta.

Fino al 12 Aprile,

Museum of London

museumoflondon.org.uk/london-wall/

Il richiamo del cuculo (The Cuckoo’s Calling) Robert Galbraith

Cormoran Strike. Che nome incredibile. D’altra parte non ci si poteva aspettare niente di meno dalla mente che ha creato la saga di Harry Potter. Sì perché dietro lo pseudonimo di Robert Galbraith si nasconde niente di meno che la nostra J.K. Rowling. Non che lei l’avesse detto. Anzi, era stata ben attenta a nasconderlo. Aveva persino inventato una biografia fittizia di questo suo alter-ego (un ex poliziotto militare che aveva lasciato l’esercito nel 2003 per dedicarsi al settore della sicurezza privata) e quando il libro fu pubblicato, nell’Aprile del 2013 dopo essere stato rifiutato da un paio di editori perché considerato “troppo tranquillo, sebbene ben scritto” e sebbene avesse ricevuto critiche positive e incoraggianti, non aveva venduto un gran che. Fino a quando si scoprì che Robert Galbraith non solo era una donna, ma che donna! Comunque.
Devo dire che da amante quale sono di Harry Potter e del suo pazzo mondo, ero alquanto restia a leggere gli altri libri per il “pubblico adulto” (neanche si trattasse di letteratura erotica!!) della Rowiling. Fino a quando trovandomi fuori casa e senza un libro da leggere mi sono dovuta “accontentare” di quello che la mia dolce metà aveva con sé e che aveva appena finito di leggere. Ed ora non riesco a staccarmici. Ogni minuto libero della mia giornata è passato con il naso tra le pagine di questo romanzo poliziesco, avvincente e coinvolgente e sorprendentemente (ok, mi sono ricreduta) ben scritto. Che la Rowling sa come creare un personaggio e anche qui non delude: ogni carattere della storia, anche quelli minori, è una scultura a tutto tondo, caratterizzato da una complessità e un’umanità tale da ispirare, se non simpatia, almeno una certa empatia anche per quelli cattivi e antipatici.
Eppoi c’è Londra, l’indiretta protagonista che fa da sfondo alle vicende di Cormoran e di Robin, la sua improbabile assistente, che emerge viva e pulsante con tutti i suoi contrasti e le sue meraviglie ad ogni angolo della storia. Anche senza Harry Potter, la Rowling è riuscita a fare lo stesso una magia. Non vedo l’ora di leggere il seguito…

9780751549256C

 

Ode al Giallo

Ebbene si, lo ammetto: mi piacciono i gialli. No anzi, non è solo che mi piacciono: il ‘giallo’ è uno tra i miei generi preferiti di letteratura. Sì, LETTERATURA. Che quando sento dire che i gialli non sono vera letteratura, perchè ‘tanto che ci vuole a scrivere un giallo?’ e cose di questo tipo, mi irrito. Anzi arrabbio proprio. Che se è vero che le storie di Andrea Camilleri, di Fred Vargas o di Jo Nesbo non sono Dostoevskij (che a dire il vero, a me non piace neppure tanto: troppo deprimente…), è anche vero che occorrono grande intelligenza, fantasia e una solida conoscenze di fatti, cose e (soprattutto) della mente umana per creare una storia credibile e che esuli dalla banalità.E quando dico ‘gialli’ intendo quello che i francesi definiscono elegantemente noir. Non i thriller sanguinolenti alla Dario Argento, che non sopporto la vista del sangue e detesto essere terrorizzata in modo gratuito (figuriamo pagare per il privilegio!). Non i film o telefilm d’azione con auto in fiamme e poliziotti in Ray-Ban, anche se ammetto di aver fatto eccezione in passato per i Chips, Miami Vice e Magnum PI. Che per una come me, cresciuta leggendo Agatha Christie di notte, sotto le coperte con la torcia elettrica che sennò la mamma mi sgridava perchè era tardi e non dormivo ancora, Hercule Poirot e Miss Marple  sono ancora la quintessenza del perfetto detective, quello in cui ironia e intelligenza si uniscono.

Per questo mi piacciono i telefilm dell’Ispettore Barnaby. E per questo alla visione della nuova serie di Midsomer Murders (come si chiamano qui in Inghilterra) in cui entra in scena John Barnaby (Neil Dudgeon), il cugino del vecchio Ispettore Tom Barnaby (John Nettle, andato in pensione alla quattordicesima serie del telefilm), ho tirato un sospiro di sollievo perchè anche se l’attore principale è cambiato, il formato non lo è. Che con tutte le brutture che ci stanno attorno, quello che ci vuole è un delizioso villaggio nella campagna dell’Oxfordshire, con i suoi cottages dal tetto di paglia immersi in giardini in fiore popolati da signore che sembrano tipo di Miss Marple, in cui avvengono storie incredibili, ma non troppo.
And now,
that’s
entertainment!
New Inspector Barnaby
  Il nuovo Ispettore Barnaby, Neil Dudgeon