La fille mal gardée – The Clog Dance from Act I (The Royal Ballet)

La Fille mal gardée, in italiano a volte resa come La fanciulla mal custodita, è il balletto più antico ancora in repertorio nelle compagnie di danza in tutto il mondo grazie alla sua leggerezza e semplicità. E se c’è un momento in cui abbiamo bisogno di leggerezza è proprio questo!

La Fille mal gardée Marianela Nune and Carlos Acosta

In tutta la sua lunga storia, il balletto è stato rimaneggiato molte volte. Oggi ne sopravvivono due versioni: quella russa (e in generale dell’Europa dell’est) coreografata da Marius Petipa e Lev Ivanov nel 1885 e rivisitata da Alexander Gorsky nel 1903 su musica di Peter Ludwig Hertel creata per l’allestimento di Paolo Taglioni fatto a Berlino nel 1864, e quella inglese coreografata nel 1960 da Sir Frederick Ashton su musica di Ferdinand Hérold adattata da John Lanchbery.

Will Tuckett as Widow Simone in La Fille mal gardée © Bill Cooper, courtesy the Royal Opera House

Quella che ho visto io nella mia vita pre-Covid, quando era ancora possibile starsene pigiati insieme a perfetti sconosciuti nella pancia di una teatro, è stata la versione de La Fille mal gardée creata da Ashton per il Royal Ballet di Londra, con gli splendidi Marianela Nunez e Carlos Acosta, ripettivamente nei ruoili di Lise (la fanciulla mal custodita) e Colas, il suo amato.

Una delle scene più divertenti è questa Dance of the Cock and Hens danzata dalla Vedova Simone, la madre di Lisa, di solito danzata da un uomo.

2021 © Paola Cacciari

Madness – Our House (Official HD Remastered Video)

In these mad times, here you go: the Madness. Mi sembra appropriato. Buona settimana! 😄

Our House – Madness (1982)

Father wears his Sunday best
Mother’s tired, she needs a rest
The kids are playing up downstairs
Sister’s sighing in her sleep
Brother’s got a date to keep
He can’t hang around

Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our

Our house it has a crowd
There’s always something happening
And it’s usually quite loud
Our mum, she’s so house-proud
Nothing ever slows her down
And a mess is not allowed

Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our
Our house, in the middle of our street
Our house (Something tells you)
(That you’ve got to move away from it) In the middle of our

Father gets up late for work
Mother has to iron his shirt
Then she sends the kids to school
Sees them off with a small kiss (Ah, ah, ah, ah)
She’s the one they’re going to miss
In lots of ways

Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our

I remember way back then
When everything was true and when
We would have such a very good time
Such a fine time, such a happy time
And I remember how we’d play
Simply waste the day away
Then we’d say nothing would come between us
Two dreamersFather wears his Sunday best
Mother’s tired she needs a rest
The kids are playing up downstairs
Sister’s sighing in her sleep
Brother’s got a date to keep
He can’t hang around

Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our

Our house, was our castle and our keep
Our house, in the middle of our street
Our house, that was where we used to sleep
Our house, in the middle of our street
Our house

A Londra, in mostra il mondo di Paul Strand

Dall’archivio del passato, la mostra dedicata a Paul Strand 📸 una vera scoperta!

Vita da Museo

Con la sua collezione di oltre 500.000 fotografie risalente al 1856, il Victoria and Albert Museum è senza dubbio il più antico archivio fotografico del mondo. Una collezione che di recente è stata allargata dall’aquisizione della serie Outer Hebridis del fotografo americano Paul Strand (1890-1976).

Contemporaneo del più famoso e acclamato Ansel Adams (1902-1984), Strand era un personaggio molto particolare. Socialista convinto, nutriva un interesse spirituale per il benessere di tutte le culture, genti e razze – cosa che lo portava spesso ad indignarsi e ad entrare in conflitto con persone ed istituzioni, soprattutto quelle americane.

Tir A'Mhurain, Isle of South Uist, Outer Hebrides, Scotland Paul Strand, Tir A’Mhurain, Isle of South Uist, Outer Hebrides, Scotland, 1954. Victoria and Albert Museum

Cosa che accadde puntuale quando, nel 1954, venuto a conoscenza dell’impellente sorte degli abitanti di South Uist, isola dell’arcipelago delle Ebridi al Nord-Ovest della Scozia, le cui tradizioni e lingua gaelica erano minacciate da quello che…

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La scelta del Re

Che bella storia. Quella di re Haakon VII di Norvegia (1872- 1957), dico. Ciò che conosco della Norvegia si limita ai libri di Jo Nesbo e all’arte di Edvard Munch, ma grazie al bellissimo film in circolazione su Prime Video, La scelta del re ho imparato qualcosa di nuovo.

Per esempio che Haakon in realtà si chiamava Carl Georg Valdemar Axel Bertram, ed era Principe di Danimarca prima di essere scelto “a tavolino” da una commissione governativa e invitato a diventare il primo Re di Norvegia. In seguito alla separazione dalla Svezia nel 1905 il governo del nuovo norvegese fu incaricato di individuare, tra i rampolli delle monarchie europee, i candidati più adatti al ruolo di monarca per i secoli a venire. La scelta cadde su Carl, e non solo non solo in quanto discendente dagli antichi sovrani norvegesi, ma anche per il fatto (molto più pragmatico) che la principessa Maud del Galles portasse in dote anche un legame di parentela con la famiglia reale britannica (era a figlia di re Edoardo VII, e la nipote della regina Vittoria) prezioso per la nuova Norvegia indipendente, sia a livello di prestigio e di alleanze politiche, che di politiche commerciali.

Ma il principe danese era un democratico, e accettò di diventare re a patto che la sua scelta da parte del governo norvegese fosse approvata da un referendum popolare – referendum che, non fece altro che confermare la scelta del governo. E il 18 novembre 1905 Carl fu eletto re dallo Storting (parlamento) con l’antico nome norreno di Haakon.
Sebbene la Costituzione della Norvegia conferisca al re un poteri esecutivi, in pratica quasi tutte le principali decisioni governative sono prese dal Consiglio di Stato in suo nome. Haakon preferì sempre non interferire nella politica, rispettando le decisioni del governo, ma fu proprio la simpatia che il popolo provava per lui e la sua autorità morale che che permisero alla Norvegia di sopravvivere agli anni più drammatici della su storia.

Re Haakon ed il principe ereditario Olav cercano rifugio tra i boschi della Norvegia durante un attacco tedesco su Molde nell’aprile 1940

A differenza della Danimarca che si era arresa il giorno successivo all’invasione tedesca, la Norvegia oppose resistenza prima di essere a sua volta invasa nel 1940. Ma nonostante il suggerimento-minaccia dell’ambasciatore tedesco di seguire l’esempio di suo fratello Cristiano X di Danimarca e di arrendersi per evitare ritorsioni, re Haakon si rifiutò di nominare un governo fantoccio capeggiato dal simpatizzante nazista Vidkun Quisling, spiendo la sua decisione con il fatto che ne’ popolo che il parlamento avrebbero trovato una nomina antidemocratica – aggiungendo che, qual’ora il consiglio avesse deciso diversamente, lui sarebbe stato pronto ad abdicare per allinearsi alla scelta del governo.

Sono profondamente dispiaciuto dalla responsabilità che grava su di me in caso di rifiuto alla richiesta tedesca. La responsabilità per le calamità che colpirebbero il mio popolo sono troppo grandi. Mi rimetto alle decisioni del governo, ma la mia posizione è chiara. Per parte mia non posso accettare la richiesta dei tedeschi. Essa sarebbe in conflitto con tutto ciò che considero mio dovere come re di Norvegia, incarico che mi è stato affidato trentacinque anni fa da questo governo.

L’autorità morale dimostrata da re Haakon lo trasforma in una figura centrale della resistenza norvegese durante i cinque anni dell’occupazione nazista. Il suo monogramma, indossato o dipinto sugli edifici, divenne per i norvegesi simbolo di solidarietà per il re in esilio e di sostegno al governo della nazione. Al numero 10 di Palace Green, sull’edificio che ora ospita l’ambasciata norvegese, una blue plaque commemora la sua permanenza nella capitale durante i cinque anni di esilio durante la Seconda Guerra Mondiale.

2021©Paola Cacciari

Christine Granville, la spia preferita di Churchill

Al numero 1 di Lexam Gardens, appena fuori dalla trafficata Cromwell Road, una targa blu su una bel palazzo vittoriano ricorda l’abitazione di colei che Winston Churchill definì “la sua spia preferita”. Che impiegata come SOE (Special Operations Executive), Christine Granville (1908-1952) fu la prima agente speciale donna della Gran Bretagna, nonché una delle più efficaci. Tanto che fu sicuramente a lei che Ian Fleming si ispirò per il suo personaggio Vesper Lynd in Casino Royale – anche se leggendo la sua storia, a me pare che Christine abbia molto più in comune con James Bond che con una Bond girl…

Christina Granville, SOE (Special Operations Executive) Agent . London, 2021. By Paola Cacciari.

Nata Maria Krystyna Janina Skarbek a Varsavia nel 1908 in una famiglia della ricca aristocrazia cattolica polacca (il padre era il conte Jerzy Skarbek, mentre la madre, Stefania Goldfeder, proveniva da una famiglia ebraica di banchieri, ma si era convertita al cattolicesimo) Christine crebbe libera in una grande tenuta di campagna, tra cavalcate selvagge e corse a perdifiato. La giovane Krystyna era un vero e proprio maschiaccio e oltre ad essere una provetta sciatrice, presto imparò anche ad usare pistole e coltelli – un addestramento che le fu molto utile anni dopo, quando la Germania invase la Polonia nel 1939 e lei (dopo qualche insistenza) riusci a farsi reclutare dal Secret Intelligence Service (MI6) britannico come agente speciale. La prima donna dell’organizzazione.

Fu proprio le sue doti di sciatrice provetta che le permisero di portare a termine, nell’inverno del 1939-1940, una serie di missioni dentro e fuori la Polonia, facendo trekking e sciando oltre il confine a temperature di -30°C contrabbandando denaro, armi ed esplosivi e riportando preziose informazioni una volta su rotoli di microfilm trasportati nei suoi guanti. Più tardi avrebbe contrabbandato le prime prove cinematografiche dell’operazione Barbarossa, l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica – un risultato che ha portato Churchill a definirla la sua “spia preferita”.

Ma come accadde a molte altre donne dell’epoca, inclusa la straordinaria Lee Miller, la fine della guerra fu anche per Christine Gtanville una grande delusione. Impegnate attivamente nello sforzo bellico, alla fine del conflitto le donne si ritrovano nuovamente relegate al ruolo originario di mogli, madri e custodi del focolare domestico. Non soprrende che dopo aver sperimentato la libertà e l’appagamento di una vita attiva, molte trovarono il riabituarsi alla normalità e alle limitazioni imposte dalla quotidianità, insostenibili.

Christine Granville, or Krystyna Skarbek, at the age of 19 © Apic/Getty Images

Nel caso di Christine “gli orrori della pace” come lei definì il suo ritorno alla vita da civile, portarono incertezza politica e difficoltà economiche. Liquidata dalla SOE mentre gli uomini con cui lei aveva servito furono traferiti e reimpiegati altrove nell’ambito governativo, lei si trasferì permanentemente a Londra all’inizio del 1949, dovendo lottare anche per ottenere la cittadinanza britannica. Il nome che decide di mantene era uno degli pseudonimi usati da Krystyna durante il suo periodo con l’intelligence, l’unica cosa ce le resta della sua vita da spia. Nella Capitale, la donna si stabilisce allo Shellbourne Hotel di Lexham Gardens, un albergo gestito dalla Società di Soccorso polacca che provvedeva alloggi a prezzi economici agli emigrati polacchi che avevano deciso di non ritornare in patria dopo la guerra.

Nonostante il suo servizio durante la guerra, Christine fu in grado di trovare un impiego stabile e fu costretta a sbarcare il lunario tra una serie di lavori umili di breve durata prima di trovare impiego come hostess sulle navi da crociera. Fu durante uno di questi viaggi che incontrò Dennis Muldowney, uno steward sulla stessa nave con cui ebbe una breve relazione e che divenne ossessionato da lei. Quando Christine lei lo respinse, lui iniziò a perseguitarla e il 15 giugno 1952 la pugnalò a morte nel corridoio dell’Hotel Shellbourne.

Christine Granville in about 1950 © Keystone/Hulton Archive/Getty Image

Nel 1971 lo Shelbourne Hotel fu acquistato da un gruppo polacco; in un ripostiglio, furono ritrovati un baule, contenente i suoi vestiti, i documenti e il pugnale emesso dal SOE. Questo pugnale, le sue medaglie e alcune delle sue carte sono ora conservate nell’Istituto polacco e nel Museo Sikorski al 20 Prince’s Gate, Kensington, a pochi passi da Hyde Park. Christine Granville è stata sepolta nel cimitero cattolico romano di Kensal Green, nell’area nord-ovest di Londra.

Only in England: a Londra la fotografia di Tony Ray-Jones e Martin Parr

Un’altra mostra dall’archivo del (mio) passato di avida visitatrice di mostre, quella bellissima Tony Ray Jones e Martin Parr del 2013 😄📸

Vita da Museo

Sono una fotografa frustrata. Vorrei essere brava, ma semplicemente mi manca una delle doti principali dei grandi fotografi: la pazienza. E allora mi godo le mostre fotografiche altrui. Come questa che lo Science Museum ha dedicato ai due fotografi inglesiTony Ray-Jones(1941-1972) e Martin Parr(1952-) il cui titolo Only in England: Photographs by Tony Ray-Jones and Martin Parrsa tanto delle abitudini eccentriche di questa eccentrica nazione. E per chi come me ama la sociologia e la fotografia come strumento sociale per documentare usi e costumi e catturare momenti di adorabile eccentricità questa è la mostra perfetta.

Glyndebourne, 1967 by Tony Ray-Jones Glyndebourne, 1967 by Tony Ray-Jones

Divisa in tre sezioni, questa è la mostra perfetta per chi come me ama la fotografia come strumento sociale. Niente arzigogolate pretese artistiche, ma solo buona fotografica in bianco e nero per documentare usi e costumi e catturare momenti di adorabile eccentricità. La  prima parte è…

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A Ledbury, l’Ultima Cena “perduta” di Tiziano

Ledbury è un pittoresco borgo medievale nella contea dell’Herefordshire, che include il mercato coperto, il Feathers Inn, una locanda dalla tipica architettura a graticcio, e la parrocchiale di St Michael and All Angels, il cui edificio risale al XII secolo, ma che viene già citata nel Domesday book. In questa bella chiesa medievale, sopravvissuta agli […]

A Ledbury, l’Ultima Cena “perduta” di Tiziano

UB40 – Red Red Wine

UB40 – Red Red Wine (1983)

Nel 1983 il gruppo reggae fusion britannico UB40 ha pubblicato una cover del singolo di Neil Diamond del 1968 Red Red Wine che raggiunse la prima posizione della classifica britannica Official Singles Chart.

Davvero, a volte un bicchiere di vino rosso (p bianco, or rosè) è proprio quello che ci vuole in periodi come questi… #coronavirusuk