Disease X exhibition online version from the Museum of London

Like many other London museums, the Museum of London has shifted focus to bring first-class online content to visitors at home while our physical doors are closed. A primary strand of this digital programming is publishing objects and stories from some of the museum’s most popular exhibitions from both past and present. The latest instalment […]

Disease X exhibition online version from the Museum of London

UNESCO e ICOM: nel mondo un museo su dieci è a rischio chiusura (definitivamente)

Tristemente attinente, soprattutto per chi come me in un museo ci lavora…

Secondo l’UNESCO e l’International Council of Museums (ICOM), a causa della crisi sanitaria in corso, il 90% dei musei di tutto il mondo, pari a circa 85.000 istituzioni, è temporaneamente chiuso a causa della pandemia. Una parte di questi, però, non riaprirà più i battenti… Continue reading UNESCO e ICOM: nel mondo un museo su…

UNESCO e ICOM: nel mondo un museo su dieci è a rischio chiusura (definitivamente)

Reopening the Museum

Front of House in Museums

As museums across the world begin reopening their doors to the public, it still feels that the notion of museums in the UK reopening remains distant. But when museums in the UK do open their doors to the public, we will have had an opportunity to learn from museums from around the globe and from the service industry in the UK. The experience of front facing workers home and abroad during this unprecedented time will be invaluable to ensuring museums of all sizes can reopen successfully.

Museums are Reopening

Even as museums in the UK were only starting to close, museums across China, Japan and Korea were making steps to reopen. As the UK embarked on a further three weeks of the country in lock museums in the German state of Brandenburg began to reopen, with the Arts Newspaper reporting that museums in the German states of Thuringia and…

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Lavorare da casa

In Marzo anche la Gran Bretagna si è adeguata al resto dell’Europa e molte compagnie e istituzioni pubbliche e private (compreso il Museo) hanno temporaneamente (almeno si spera…) chiuso i battenti e gli impiegati – almeno quelli così fortunati da mantanere un lavoro, sono stati messi in cassa-integrazione. Ad altri, si è chiesto di lavorare da casa.

Ma per chi non c’è abituato, il lavorare da casa può comportare problemi di salute mentali imprevisti, come lo spaesamento dovuto alla novità e della situazione, e alle difficoltà di adattarsi a questo cambiamneto dal giorno alla notte.

E così, mentre numerosi siti di wellbeing si adoperavano per condividere le loro perle di saggezza sulla necessità di chi lavorarava da casa di mantenere la propria routine quotidiana… 🚲🚍

altri si arrabattavano con le gioie e i dolori dei meeting online su Zoom o Microsoft Teams 🤓💻

… per altri ancora, le difficoltà erano di tutt’altro altro tipo 😏 ….

I diari del COVID-19 #4

Sto leggendo Tombland di C.J. Samson, un noir storico della serie di Master Shardlake, avvocato un po’ deforme e detective riluttante nella Londra dei Tudor, coinvolto più spesso di quanto la sua natura pacifica vorrebbe, in intrighi politici e omicidi.

Siamo nel 1549, durante il regno di Edoardo VI . Sono trascorsi due anni dalla morte di Enrico VIII e Shardlake si trova ad essere spedito suo malgrado a Norwich per conto della quindicenne Lady Elizabeth per indagare su un caso di omicidio che coinvolge la moglie di un lontano parente. Ma il caso dell’omicidio diventa parte di una storia più grande, la ribellione contadina guidata da Robert Kett nella contea del Norfolk, nell’Inghilterra orientale.

Tra le ribellioni contadine del 1549, quella guidata da Kett fu la più grande rivolta popolare avvenuta tra la rivolta dei contadini del 1381 e la guerra civile. La recinzione della terra comune da parte dei ricchi proprietari terrieri per il loro uso privato (pascolo, caccia o allevamento di colombe) aveva lasciato i contadini senza un posto dove pascolare i loro animali. Se a questo si aggiungono altre difficoltà normalmente affrontate dalla gente comune, come l’inflazione, la disoccupazione, l’aumento degli affitti e diminuzione dei salari non sorprende che la gente fosse arrabbiata nei confronti di uno Governo guidato da uomini la cui politica era quello di rubare i poveri a vantaggio dei ricchi. Suona familiare?

Rivolte e insurrezioni non sono successe molte volte nel passato di varie nazioni, Ma nel caso dll’Inghilterra, il passato feudatario è particolarmente duro a morire. Basta guardare alla Brexit e pare evidente che gli inglesi, o almeno una certa classe di inglesi, quelli più ricchi e quelli più poveri, non riescano a fare a meno del feudalesimo. Altrimenti non avrebbero eletto i Tories. Se le cose non cambiano per la classe media liberale figlia della Rivoluzione Industriale non c’è speranza…

2020 ©Paola Cacciari

I diari del COVID-19 #3

La mattina quando mi alzo apro la finestra e lascio entrare l’aria fresca. Mi è sempre piaciuto annusare l’aria, contiene un sacco di informazioni. E’ un po’ più caldo, ma fa ancora fresco a queste latitudini. Il cielo è blu e la primavera è scoppiata in tutti i suoi colori, alla faccia del COVID-19 e i rami dell’albero che vedo fuori dalla finestra sono coperti da foglie verde billante.

Odori, profumi di fiori, di terra, il canto degli uccelli che prima faticavo a sentire per via del traffico. Mi accordo di attendere con gioia il momento in cui devo uscire a portare la spazzatura e mi attardo sul marciapiede ad osservare incredula la surreale immagine di una delle strade più trafficate di Londra virtualmente deserta…

Al momento la mia realtà ha ritmi diversi, forse davvero per la prima volta in vita mia, ha i MIEI ritmi. E nella tragedia, questo è stato per me un piacere inaspettato. Mi ha dato il tempo di fermarmi a respirare e dedicarmi alle cose che amo di più. Leggere, scrivere, dedicarmi allo studio e allo sfruttamento a indeterminato dei doni gratuiti dispensati da musei e teatri di tutto il mondo sui loro canali YouTube, indulgendo per ore e totalmente libera da sensi di colpa (che non ci sono altre cose pressanti da fare diciamocelo, a parte passare il tempo) in opere, balletti e tour virtuali di musei europei e mondiali, quasi tutti i giorni, a volte più volte al giorno, cortesia della mia connessione internet.

Per questo mi sembra eccessivo paragonare il COVID-19 alla. Seconda Guerra Mondiale. O ad una delle tante guerre che hanno piagato la nostra storia contemporanea.  Una collega croata venuta in Inghilterra negli anni Novanta come rifugiata a causa della guerra nella ex-Yugolavia mi ha detto che era normale, che per quattro anni le persone quasi non sono uscite di casa. Un mese contro quattro anni. Certo, essere agli arresti domiciliari è surreale ed inquietante per la nostra generazione che non ha mai vissuto restrizioni di questo tipo, ma la nostra (e parlo di chi ha la fortuna di essere in salute durante questa pandemia), è una ‘guerra’ dorata, combattuta sul divano di casa, con il frigo pieno, libri e giornali a disposizione, e la connessione internet. Chi fa la ‘guerra’ è il personale sanitario, i commessi dei supermercati, gli autisti degli autobus, i netturbini, la polizia e tutti coloro che mandano avanti la baracca mentre noi siamo a casa a guardare Netflix.

2020 ©Paola Cacciari

I diari del COVID-19 #2

Ho fatto la mia passeggiata quotidiana per le stradine fiorite del quartiere, ammirando avidamente le case bianche, il cielo blu e gli alberi in fiore. Ho patto il pieno di odori e di colori. Non aiuta il fatto che nell’ultimo mese, in perfetto stile Murphys Law, il tempo sia stato glorioso. La mia ora d’aria, ma almeno qui, sebbene con molte restrizioni, ci è ancora permesso uscire. Mi manca il non poter uscire liberamente, andare al parco e sedermi sull’erba profumata a leggere un libro o a fare il cruciverba. Mi manca il Museo, e mi mancano i miei colleghi-amici – la mia stana famiglia lavorativa. Chi l’avrebbe mai detto che nel giro di poche settimane le nostre viste sarebbero state messe sottosopra in questo modo? La mia vita e le mie circostanze si sono drammaticamente ristrette, ma mi sento fortunata che io almeno, ho ancora delle “circostanze” mentre altri non hanno questo lusso.

Qui medici e infermieri mancano di protezioni appropriate e stanno morendo come mosche infettati dal COVID, per colpa di un Governo stupido che non ha ordinato abbastanza equipaggiamento quando avrebbe dovuto farlo, ed ora è tardi. Così come gli anziani, che stanno morendo in massa nelle case di riposo, uccisi dalla negligenza e dal disinteresse delle politiche economiche di un Governo che ha vergognosamente ignorato proprio i più deboli e vulnerabili all’infezione.

Boris Johnson, in convalescenza nella sua residenza di campagna dopo essere stato salvato proprio dal COVID (avendo provato sulla sua stessa pelle che forse l’immunità di gregge non era una buona idea…) ha detto che il personale sanitario gli ha salvato la vita. Vero.
Mi chiedo se questa è stata la sua “Damasco”, l’occasione che ha fatto aprire a lui e a quelli come lui, ricchi privilegiati, gli occhi sulla realtà del popolino e vedere la luce. Che gli ha fatto capire insomma che la situazione non può andare avanti così. Ma non ci credo, davvero non ci riesco. Boris Jonson

2020 ©Paola Cacciari

I diari del COVID-19 #1

Tutti giovedì alle 8 pm qui in Gran Bretagna c’è un iniziativa che si chiama ‘clap for our carers‘ che invita le persone ad uscire sui balconi, alle finestre o sulla porta e ad applaudire il personale sanitario. È un iniziativa che è stata adottata con entusiasmo dalla gente, grata per lo sforzo sovrumano di medici, infermieri e volontari durante la pandemia, ma che è presto diventatata una sorta di modo per socializzare a distanza, un po’ come le canzoni cantate dalle finestre in Italia. Ma l’altro giorno un medico di uno degli ospedali di Londra è sbottato, e si è sfogato scrivendo un post infuriato sul suo profilo Facebook in cui diceva di smetterla con quest’ipocrisia e che, invece di applaudire, le persone (o almeno certe persone) farebbero meglio a obbedire alle regole e restare a casa, mantene le distanze e smetterla di fare i furbi, per poi prendersela, giustamente, con il Governo dei Conservatori che per anni ha tagliato fondi alla sanità…

Che è inutile reiterare che la risposta del Governo di Boris Johnson alla pandemia è stata pateticamente inadeguata. Tutti presi com’erano da Brexit, i Tories hanno completamente ignorato quanto stava accadendo in Cina prima, e in Europa poi. Come se una volta lasciata l’Unione Europea, il Coronavirus avesse avuto bisogno del passaporto per oltrepassare la Manica e approdare sulle coste britanniche… 😒

Ed ora paghiamo le conseguenze di tanto ritardo, con oltre 15,000 morti accertate – e con questo dico solo le persone morte in ospedale, senza quelle avvenute a casa o nelle case di riposo. Il modo il cui l’emergenza è stata gestita è stata vergognosa, con frasi darwiniane che ricordano la selezione naturale (“immunità di gregge”), o stoiche di sapore churchilliano (“perderemo molti dei nostri cari”) senza pensare che lo stoicismo che contraddistingueva l’Inghilterra di Winston Churchill, quella che ha combattuto i tedeschi e ha ricostruito la Gran Bretagna del dopo guerra, è morta e sepolta, uccisa negli anni Ottanta dall’individualismo propugnato da Margaret Thatcher.

In Febbraio, la ministra Priti Patel, Segretario di Stato per gli affari interni del Regno Unito, aveva introdotto nuove misure per ridurre il livello di immigrazione, abbassando la soglia minima di stipendio necessaria per entrare in UK a a £ 25.600, e richiedendo un diploma di scuola superiore o qualifica equivalente e affermando che, “in linea con la fine della libera circolazione, non ci sarà alcuna via di immigrazione per i lavoratori meno qualificati”

E senza pensare, aggiungo io, che questa cifra è a malapena dignitosa per una città come Londra, e che proprio infermiere, medici alle prime armi, inservienti, badanti, lavoratori agricoli, commessi, personale delle pulizie, fattorini, netturbini (etc etc) e che sono spesso immigrati, rientrano tra le categorie al di sotto delle 25, 600 sterline necessarie. In pratica, sono proprio questi “lavoratori meno qualificati” che per anni sono stati praticamente ridotti alla fame dall’austerity imposta dai Tories, che in questo momento di emergenza stanno mandando avanti la baracca, facendo sì che la gente non muoia di fame e che la città non sia invase dai topi.

Vorrei sperare che questo Governo del cavolo abbia imparato la lezione e che la realtà post COVID-19 sarà una più giusta, basata sul rispetto e sull’ugualianza. Ci spero, ma non ci credo. Sono cinica? 🤔

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