Londra celebra il nudo nel Rinascimento

Amato odiato, celebrato, idealizzato o iperrealistico, il corpo è sempre stato al centro dell’interesse umano. O almeno lo  è stato da quando, nella Grecia classica fu inventato il concetto della nudità eroica. Il 480 a.C. anno della distruzione di Atene da parte dei persiani, si può adottare come spartiacque per la storia della arte greca, in quanto è con la costruzione dell’Acropoli promossa da Pericle (495 a.C.- 429 a.C.) che si afferma la nuova arte classica. Come per l’arte, anche per la democrazia ateniese  (perché di Atene si parla per il VI e V secolo a.C.) non esistono modelli precostituiti, ma nasce dal quotidiano “essere cittadini” dei suoi abitanti. Esiste una stretta correlazione tra arte e politica, tra l’artigiano che prende dalla realtà gli aspetti migliori per creare un corpo umano realistico, ma al tempo stesso perfetto, e la ricerca di ordine e di razionalità del cittadino che partecipa attivamente alla vita politica. Il gesto di Socrate di bere la cicuta e di non fuggire dalla città che lo aveva condannato a morte per non violare le leggi che aveva difeso per tutta la vita, emana una un’infinita libertà di spirito: un gesto possibile solo in una società che concede al cittadino i suoi diritti.

 Albrecht Dürer, Adam and Eve, 1504. Adam and Eve
Albrecht Dürer, Adam and Eve, 1504. Adam and Eve

Ma quella della Grecia classica  è un’arte che stimola l’imitazione. E mentre nel vicino Oriente, l’arte mira a creare timore reverenziale sottolineando la diversità tra uomo e il dio, nell’Atene di Pericle il mondo degli eroi e quello degli dei coincidono, rendendo così possibile un processo d’immedesimazione tra l’ideale  e il reale. Non sorprende, pertanto, che Platone e Aristotele utilizzino il corpo umano e le sue membra come metafora dell’armonia esistente tra la polis e gli individui che la componevano.

Dopo essere scomparsa per quasi tutto il Medioevo, l’idea del nudo come positiva è stata reintegrata nell’arte moderna quale esempio di Virtù, del vero, del bello e del buono, riappare con grande vigore durante il Rinascimento. E qui comincia la mostra della Royal Academy, intitolata, inevitabilmente, The Renaissance Nude,

Chiunque, a scuola, abbia fatto un po’ di attenzione alle lezioni di Storia dell’Arte (quando ancora c’era Storia dell’Arte a scuola) sa che la riscoperta dell’arte e della filosofia classica – e in particolare lo scavo all’inizio del XVI secolo delle sculture romane Laocoonte e dell’Apollo del Belvedere – hanno avuto un effetto importante sul modo in cui il corpo umano è stato introdotto nell’arte.

Agnolo Bronzino, Saint Sebastian, c.1533.

Rappresentazioni di questo tipo erano nuove e scioccanti, e in conflitto con l’idea portata avanti dal Cristianesimo, per cui il nudo era visto in relazione alla sofferenza fisica dei santi – che in effetti abbondano sulle partei della Royal Academy. Ma insieme ai corpi muscolosi e tormentati di santi e martiri, ci sono anche numerose veneri voluttuose, come la splendidaVenere che sale dal mare (‘Venus Anadyomene’) dipinta attorno al 1520 da Tiziano. Il dipinto cattura il momento immediatamente successivo alla nascita della dea (la stessa scena della Nascita di Venere di Botticelli, solo senza conchiglia – o meglio, con una conchiglia minuscola…) quando Venere emerge dal mare torcendosi i capelli, completamente assorbita da se stesse. Quella che abbiamo davanti non è la Venere di Botticelli che, messa in cornice, guarda lo spettatore, ma una giove donna colta in un momento di intimita’.

 Titian, Venus Rising from the Sea ('Venus Anadyomene'), c.1520. Venus
Titian, Venus Rising from the Sea (‘Venus Anadyomene’), c.1520. Venus

L’uso simbolico più ovvio del nudo era il rappresentare purezza e vulnerabilità. C’è Cristo, con la faccia e il corpo contorti dal dolore, in attesa di una flagellazione in un’animata opera di Jan Gossaert; c’è un satiro che piange una bella ninfa ferita in un’immagine di Piero di Cosimo; c’è l’incontaminata Santa Barbara con un petto mozzato in un tetro dipinto di Konrad Von Vechta. I nudi del XV e XVI secolo furono prodotti per chiese e monasteri, collezioni private e trattati anatomici, ma non mancano le immagini pornografiche (o che rasentano la pornografia…) che circolavano ampiamente tra i settori piu’ colti. Alcune di queste immagini, come il Libro d’ore era destinato ad appellarsi al patrono del libro, il re Luigi XII di Francia, erano apertamente erotiche, anche se ironicamente gli oggetti meno sexy sono quelli piú vicini alla pornografia.

Bathsheba Bathing; Jean Bourdichon (French, 1457 - 1521); Leaf from the Hours of Louis XII,Tours, France; 1498 - 1499; Tempera and gold on parchment; Leaf: 24.3 × 17 cm (9 9/16 × 6 11/16 in.); 2003.105.recto
Bathsheba Bathing; Jean Bourdichon (French, 1457 – 1521); Leaf from the Hours of Louis XII,Tours, France; 1498 – 1499; Tempera and gold on parchment; Leaf: 24.3 × 17 cm (9 9/16 × 6 11/16 in.); 2003.105.recto

Poi c’è il nudo come simbolo della bellezza innocenza pre-peccato originale, come nelle mitiche opere di Tiziano e Dosso Dossi. Pazienza, eroismo, religione; aggiungete un po’ dell’ossessione per l’anatomia di Leonarno, Raffaello e Michelangelo, e abbiamo un’idea generale di ciò che era il nudo nel Rinascimento.  Isabella d’Este, la Marchesa di Mantova, fu la prima donna a collezionare arte nel Rinascimento, colei che inaugurò la grande collezione Gonzaga (quella della mostra “Charles I: King and Collector” dello scorso anno alla Royal Academy, in quanto la collezione Gonzaga fu acquistata dal monarca in 1628).

Ciò che ne viene fuori è la sensazione che il nudo sia una cosa complicata, con significati e usi molto diversi anche e soprattutto, a seconda del’area geografica . Anche prima della Riforma protestante, gli artisti del nord Europa erano più austeri, come diffidenti, nei confronti del corpo umano, mentre le loro controparti italiane lo celebravano, tanto negli aspetti sensuali che in quelli celestiali. Collocando opere provenienti da tutta Europa e dagli anni 1400-1530 l’una accanto all’altra, la mostra mette in risalto sia le rotture che le continuità in un periodo più noto per i cambiamenti epocali e mostra che il nudo rinascimentale è molto più sfaccettato di quanto si potesse immaginare.

2019 ©Paola Cacciari

Londra//fino al 3 Giugno 2019

The Renaissance Nude @ Royal Academy

Fare la fila? Ma per chi mi prende!

E anche un altro stereotipo se ne va. Quello dell’inglese che attende paziente in file ordinate, anche per prendere l’autobus. Saltare la fila era un crimine perdonato solo agli stranieri e ai turisti. Nessun inglese serio lo avrebbe mai fatto. La vergogna sarebbe stata troppa e troppo grande.

Ma l’Inghilterra si sta globalizzando, ne ho avuto la conferma l’altro giorno al museo quando, al banco informazioni ho assistito ad una scena agghiacciante. Dal serpentone che si snodava ben oltre la Grand Entrance si stacca una signora con bambino. Ignorando le occhiate di rimprovero degli altri compagni di sventura punta diretta al mio collega alla cassa e sbatte sul banco una manciata di banconote e ordina di darle subito due biglietti, che era uno scandalo che non ci fosse un’entrata fast track per chi come lei non aveva tempo da perdere. E se anche il mio collega aveva intenzione di accomodarla per evitare una scenata da tragedia greca, l’intenzione gli si è spenta sul volto alla pronuncia della frase fast track. Neanche fossimo in un aeroporto invece che in uno dei piu’ prestigiosi musei di Londra.

Il fatto è che a nessuno piace stare in fila e tutti sanno che nei ristoranti di lusso da sempre una buona mancia al maître accorcia l’attesa (non che io frequenti ristoranti di lusso, ma ho visto molti film…). Ma negli ultimi anni pare che vendere i diritti di passare davanti al prossimo sia diventata la norma. E per norma intendo non solo le file negli aeroporti (a quelle ci siamo da tempo abituati), ma anche nei parchi divertimenti e adesso anche nei musei. La durata della fila è proporzionale al prezzo che si paga per non farla. E diventando soci o semplicemente pagando un sovrapprezzo (priority boarding la chiamano le compagnie aeree) la gente può mettere un prezzo al proprio tempo. Oppure pagare qualcuno per fare la fila al posto suo e comprare un biglietto per mostre-evento come quelle di Leonardo, David Bowie o Alexander McQueen, o l’ultima versione dell’iPhone con il minimo sforzo. Tutto è in vendita. Rassegniamoci.

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Le delizie dei Royal Parks (e non solo)

Una delle cose che adoro di Londra sono i parchi. Per essere una metropoli con una decina di milioni di abitanti, la Capitale è infatti sorprendentemente verde. Ma ci sono parchi e parchi. Ci sono i parchi normali e ci sono i Royal Parks, che sono le Ferrari della situazione.

Belli, eleganti, tenuti a regola d’arte nonostante la gente ne faccia ampio uso (non si vede quasi mai il cartello “Non calpestare l’erba”… ) i Royal Parks sono una vera e propria opera d’arte. Aperti al pubblico nel 1851, appartengono ancora ancora a tutti gli effetti alla Regina (da qui l’aggettivo Royal). A Londra ce ne sono otto: Green Park, St James’s Park e Regent’s Park, la più grande area verde nel centro della città; Hyde park e Kensington Gardens che da soli occupano un’area grande come il Central Park di New York; Greenwich Park (74 ettari) a Sud-Est del Tamigi, che ospita oltre al National Marittime Museum, l’Osservatorio e il Meridiano di Greenwich; ad Ovest, uscendo dalla città, si incontrano i 955 ettari di Richmond Park (con tanto di 630 tra daini e cervi) e i 445 ettari di Bushy Park, vicino ad Hampton Court. E non dimentichiamo Kew Gardens, gli splendidi Giardini Botanici Reali, un magnifico complesso di serre e giardini che si trovano tra Richmond upon Thames e Kew, a circa 10 km a sud-ovest di Londra. Qui si trova anche il delizioso Kew Palace (l’ingresso al palazzo è incluso nel prezzo del biglietto), piccolo per gli standard dell’epoca era piú una casa che un palazzo reale, ma che proprio per questo era la residenza prediletta del re Giorgio III e della regina Charlotte. kew.org

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Kew Palace, Kew Gardens. London. 2015©Paola Cacciari

Ma Kew non è l’unico orto botanico di Londra. Il Chelsea Physic Garden è un luogo davvero affascinante, oltre ad essere un centro di studio con le sue oltre 7000 varieta di piante esotiche e non. Fondato nel 1673 per coltivare le piante medicinali a scopo di studio, non è il più antico giardino botanico del mondo (quelli di Pisa e Oxford sono più antichi), ma è certo uno dei più celebri. chelseaphysicgarden.co.uk

Se oltre ad ammirarli i fiori invece volete anche comprali, allora non perdete quella vera e propria istituzione britannica che è il RHS Chelsea Flower Show che si tiene pressoché ininterrottamente (guerre mondiali escluse) da 102 anni. Una delle più antiche e frequentate esposizioni floreali al mondo che attrae ogni anno oltre centocinquantamila visitatori e 550 espositori, il RHS Chelsea Flower Show è organizzato annualmente dalla Royal Horticultural Society e si tiene al Royal Hospital Chelsea , il magnifico edificio costruito nel 1681 da Christopher Wren (quello di St Paul’s Cathedral). Quest’anno si tiene tra il 19 e il 23 Maggio. rhs.org.uk

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Ma se soffrite di allergia al polline e i fiori preferite vederli solo da lontano, allora immergetevi nei giardini dipinti di Painting Paradise: The Art of the Garden alla  di Buckingham Palace, una bellissima mostra che traccia l’evoluzione del giardino dal XVI al XX secolo e che include una carrellata di delizie pittoriche che non richiedono una laurea in botanica (o ecologia vegetale come pare chiamarsi adesso) per essere apprezzate. Dai manoscritti persiani ai ritratti miniati di Isaac Oliver, passando dall’immancabile Leonardo, l’autore di alcune tra le più significative immagini di piante. Naturalmente re e regine e aristocratici hanno sempre avuto grande influenza nel decidere lo stile dei loro giardini, se non altro perché erano gli unici che potevano permettersi di farlo. Basta pensare che dalla rivalità (vera o presunta) tra Guglielmo III d’Orange e il suo contemporaneo Luigi XIV, naquero due dei più grandi e giardini reali mai creati: Hampton Court e Versailles. Fino all’11 Ottobre. royalcollection.org.uk/

Hampton Court (21)
Hampton Court, London. 2012 ©Paola Cacciari

2015 © Paola Cacciari

Pubblicato su No Borders Magazine

 

Leonardo da Vinci: Painter At The Court Of Milan

13 dicembre 2011. Pare che la gente faccia la fila dalle sei del mattino per assicurarsi uno dei 500 preziosissimi biglietti messi in vendita quotidianamente dalla National Gallery. Tutti gli altri, mi dicono, sono esauriti fino a Febbraio (quando la mostra chiude).
Folla fuori dalla National Gallery per la mostra su Leonardo da Vinci. London 2011©Nebbiadilondra.

Ma d’altra parte Leonardo da Vinci: Painter At The Court Of Milan è l’evento artistico dell’anno, un must see, una mostra da non perdere, che -secondo il parere generale, o almeno quello dei critici d’arte-  ha quasi del miracoloso. E dopo averla visitata non posso che essere d’accordo con il parere del terribile Brian Sewell, il mitico critico dell’Evening Standard, famoso per criticare (vedi: fare a pezzi…) tutto e tutti senza pietà alcuna, che vorrebbe accordare un’onoreficenza a questo incredibile curatore. Che davvero Luke Syson è riuscito a creare qualcosa di straordinario, dato che pare che neanche lo stesso Leonardo abbia mai visto insieme nella stessa sala le due versioni de La Vergine delle Rocce! Uh! E non scherzo quando dico che, quando me le trovo davanti, mi manca abbastanza il respiro (e non solo per il fatto che nella stessa sala ci saranno almeno altre 300 persone, il che non aiuta la circolazione dell’aria) tanto il confronto ha dell’incredibile.

La Belle Ferroniere
La Belle Ferrronière. Parigi, Museo del Louvre
Devo sgomitarmi la via tra la fitta siepe umana che sta davanti ad ogni quadro, ma quando riesco ad aprirmi un varco tra i corpi degli altri visitatori e vedere tra la selva di teste che mi ostruisce la visuale, quello che mi appare davanti agli occhi è ogni volta un piccolo miracolo di perfezione, sia esso l’ovale perfetto di Beatrice d’Este (La Belle Ferrronière), o quello di Cecilia Gallerani, l’amatissima amante di Ludovico Sforza meglio nota come La Dama con l’ermellino. Per non parlare di tutti i disegni della Royal Collection che tappezzano le pareti con la loro incredibile bellezza, comprati da Re Carlo II e riscoperti per caso (non oso pensare cosa sarebbe successo se per caso non fossero stati scoperti…) nel 1778 durante il regno di Giorgio III. Certo, ci sono state altre mostre dedicate a questo geniale toscano (come quella bellissima al Victoria and Albert Museum nel 2006), ma si sono perlopiù focalizzate sull’aspetto di Leonardo inventore, scienziato e disegnatore, mentre questa della National Gallery è la prima ad essere dedicata solo ed esclusivamente a Leonardo pittore durante la sua permanenza alla corte di Ludovico Sforza, dal 1482 al 1499 (quando  Luigi XII di Francia decide che il Ducato di Milano era roba sua e pone una brusca fine al dominio di Ludovico, che finisce i suoi giorni prigioniero nel castello di Loches; e comunqe all’epoca Leonardo è gia così famoso che morto un committente, se ne fa presto un’altro…).
Leonardo da Vinci
(la foto non è del Guardian non mia, ma è indicativa dell’umore generale…)
Quando esco un paio d’ore dopo, il serpentone di persone in fila si è fatto ancora più lungo e compatto di quando sono entrata, nonostante il vento tagliente di questa mattinata dicembrina.
 

I tesori di Budapest: capolavori da Leonardo a Schiele

Raffaello Sanzio, ‘Esterházy Madonna’, c.1507-08.
Museum of Fine Arts, Budapest

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Niente di complicato, niente segreti da rivelare, rivoluzionarie interpretazioni o intrighi politici dietro a questa splendida mostra. E per una volta quello che si vede è quello che promette il titolo: una (meravigliosa) raccolta di opere che spazia dal XIV all’inizio del XX secolo e che riflette il gusto artistico degli Esterhazy una delle più antiche famiglie nobiliari ungheresi. Punto. Tanti i nomi famosi: da Raffaello e Leonardo a El Greco, da Claude Lorrain a Canaletto, da Van Dyck a Schiele. Una vera e propria chicca per gli occhi! Da vedere.

Da Fra Angelico a Leonardo il disegno italiano del Rinascimento a Londra

Andrea del Verrocchio, Testa di Donna, c. 1475 –
British Museum

Anche se Leonardo, Michelangelo e Raffello sono comparse di lusso nello show del British Museum, non ne sono tuttavia gli attori pricipali. Che Fra Angelico to Leonardo: Italian Renaissance drawings si concentra non sui grandi nomi, ma sullo sviluppo delle idée, per dimostrare come e perchè il disegno gioca un ruolo così importante nel Rinascimento.
E così vediamo che l’introduzione della carta dalla Cina e l’impiego di una maggiore varietà di materiali per il disegno -gesso, carboncino, inchiostro, etc etc – incoraggiano uno stile più personale da parte degli aristi, e l’importante ruolo giocato dai committenti, un ruolo di primo piano poichè anche gli artsti più famosi non erano nessuno senza un ricco patrono alle spalle.  E basta guardare gli schizzi realizzati da Leonardo per il duca di Milano Ludovico il Moro, ossessionato dalle difese militari, per rendersi conto di come chi era in grado di esprimere un’idea su carta meglio degli altri, era in genere più ricco e ricercato.
Tematiche complesse come il ruolo dell’artista nella società sono affrontatate in modo brillante. E visto che la maggioraznza delle opere sono disegni del British Museum raramenste esposti, questa è anche un’occasione unica per ammirare capolavori che forse non si rivederanno più per molti altri anni.

dal 25 aprile al 25luglio 2009.
Fra Angelico to Leonardo: Italian Renaissance drawings
British Museum, Great Russell Street, London, WC1B 3DG
a cura di Hugo Chapman
Orario: tutti i giorni dalle10 alle17.30; giovedì e venerdì fino alle 20.30. Chiuso il 1 gennaio e dal 24 al 26 dicembre.
Ingresso: £12 ridotto £10
Catalogo: £30
Info: tel. +44 (0)20 7323 8299; Fax: +44 (0)20 7323 8616;
information@britishmuseum.org
www.britishmuseum.org