I diari del COVID-19 #6

Londra è bellissima scrisse nel 1995 lo scrittore Bill Bryson in Notizie da un’isoletta. E non potrei essere più d’accordo con lui. E non solo perché ha (o almeno aveva prima, in una vita pre-COVID) alcuni tra i migliori teatri, orchestre e musei del mondo, pub ad ogni angolo e un numero pressoché infinito di parchi.

London, 2020 ©Paola Cacciari
London, 2020 ©Paola Cacciari

Per me, come per Bryson, sono i piccoli dettagli quelli che fanno di Londra una città speciale – le cassette della posta fatte a pilastro per esempio, con lo stemma del sovrano/a che le ha fatte installare; le cabine rosse del telefono (almeno quelle poche sopravvissute, lasciate più per il beneficio dei turisti che per altro), i caratteristici taxi neri e i double decker, gli inconfondibili autobus a due piani della capitale, l’architettura delle case che cambia a seconda dei quartieri che ci raccontano di quando Londra era ancora un’insieme di piccoli villaggi, costruiti in epoche diverse e successivamente assorbiti nel tessuto topografico della città.

Hendrix Blue Plaques London 2016 © Paola Cacciari

Londra è una città fatta di dettagli e ci vuole tempo e pazienza per scoprire i dettagli. Così durante la mia “ora d’aria” vado in giro a piadi a cercare le Blue Plaques, le targhe rotonde di ceramica blu che occhieggiano discrete dai muri delle case e dei palazzi e che ci raccontano dei grandi personaggi inglesi e non, che in quei luoghi hanno vissuto, dormito, o anche solamente mangiato. È in momenti come questi che mi fermo a pensare cosa significhi per me Londra. E quanto mi manchi la sua vita pulsante, ora che non posso viverla.

2020 ©Paola Cacciari

 

Handel and Hendrix: in due sotto un tetto

La vita e la musica di George Frideric Handel (1685-1759) e Jimi Hendrix (1942-1970) sono diverse come il giorno e la notte, eppure questi due grandi per un breve periodo sono stati vicini di casa. Separate da un muro e da due secoli di storia al 23 e 25 di Brook Street, nel cuore dell’elegante Mayfair, sono le case di questi due grandi della musica che fecero di Londra la loro casa e cambiarono la musica per sempre.

Photo: Phillip Reed/Handel House Trust Ltd

Handel prese possesso  del n. 25 di Brook Street nell’estate del 1723, poco dopo essere stato nominato da Giorgio II compositore della Cappella reale poiche’, in quanto straniero, Handel non poteva possedere una proprietà. Ma la zona in cui si trovava Brook Street, nel quartiere elegante dell’alta borghesia georgiana di Mayfair, abbastanza lontano dalla dubbia comunità di artisti e musicisti che ruotavano attorno a Soho e a Covent Garden, ma abbastanza vicino al palazzo di St. James’s Palace, dove svolgeva le sue funzioni ufficiali e King’s Theatre in Haymarket che era al cuore dell’opera italiana su cui al momento si incentrava la sua carriera e Handel rimase li anche dopo la sua naturalizzazione nel 1727. La zona doveva davvero piacergli (lo si può biasimare?) visto che visse lì per quasi 40 anni (fatto di per se notevole, visto che i compositori d’opera all’epoca condicevano una vita alquanto nomadica. Lì ha scritto il Messia, The Water Music (1717), Zadok the Priest (1727), Music for the Royal Fireworks (1749) e molti altri capolavori e lì morì, nella sua camera da letto del primo piano nel 1759.

Handel's Harpsichord. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari
Handel’s Harpsichord. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari

Jimi Hendrix, da molti considerato il più grande chitarrista rock, visse nella casa accanto, al 23 di Brook Street con la sua fidanzata inglese, la DJ Kathy Etchingham per due anni prima di morire in circostanze ancora misteriose in un hotel di Notting Hill nel 1970, a soli 27 anni – probabilmente soffocando nel sonno in seguito ad un’overdose accidentale, anche se alcuni non escludono  il suicidio.

Entrambe le case sono tipiche dimore borghesi dell’epoca georgiana e la disposizione degli ambienti segue le convenzioni tipiche degli edifici di questo periodo, con le cucine nel seminterrato, le camere disposte su ciascuno dei tre piani (una stanza anteriore e una posteriore più piccola con un bagno vicino) e con gli alloggi della servitù nella la soffitta.

Fu Kathy Etchingham a trovare l’appartamento nel Giugno del 1968 grazie ad un annuncio su uno dei giornali della sera (quando ancora c’erano) mentre Hendrix era a New York per la cifra di £30 alla settimana. La coppia visse nell’appartamento all’ultimo piano per una anno circa prima di separarsi nel 1969. Pare che Hendrix, per il quale questa era la “prima vera casa” si sia divertito un mondo ad arredarla secondo i suoi gusti con tessuti colorati e soprammobili e gingilli vari comprati a Portobello Road e in vari altri mercatini.

Jimi Hendrix flat. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari
Jimi Hendrix flat. Handel & Hendrix in London. London 2016 © Paola Cacciari

La Etchingham ricorda interminabili spedizioni da John Lewis, il grande magazzino su Oxford Street, per acquistare tende e cuscini dove Hendrix si lanciava in interminabili discussioni con i commessi su colori e accostamenti dei tessuti. E l’atmosfera e’ davvero di accogliente intimità, anche se credo che mai come in questo caso la frase “se i muri potessero parlare” sia appropriata. E davvero non avrei voluto essere il vicino del piano di sotto di questa coppia di creativi e dei loro amici della scena della Swinging London!

Strano ma vero: quando Hendrix venne a sapere chi fosse stato il suo illustre vicino ne fu molto felice e non sapendo molto di Handel si precipitò nel famoso negozio One Stop Records in South Molton Street per acquistare le registrazioni di The Royal Fireworks e The Water Music – cosa che ha fatto dire ad alcuni musicofili di poter individuare i riff del compositore nella musica successiva di Hendrix…

Handel & Hendrix in London

25 Brook Street
Mayfair, London W1K 4HB
Telephone: +44 (0)20 7495 1685

2019 © Paola Cacciari

Margot Fonteyn

La storia della partnership tra l’allora quarantenne Prima Ballerina Assoluta del Royal Ballet di Londra Margot Fonteyn e il ventenne scavezzacollo Rudolf Nureyev ha fatto discutere e sognare intere generazioni di amanti del balletto. Ma la gran dama del Royal Ballet era in realtà una donna piena di spirito e di passione e la sua vita è stata tutt’altro che quieta… E allora buona lettura!

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Balletto Classico

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Margot Fonteyn, il cui vero nome era Margaret Evelyn Hookham, nacque a Reigate, nel Surrey, in Inghilterra, il 18 maggio 1919, da padre inglese e madre irlandese.

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Around London: Le London Blue Plaques

Mozart, Dickens, Keats e Churchill. E ancora: Freud, Darwin, Handel e Oscar Wilde, passando da Napoleone III, Gandhi e Jimi Hendrix. No, non si tratta di un moderno Olimpo dei grandi, ma delle London Blue Plaques.

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La casa di Oscar Wilde in Tite Street. Chelsea. Foto Paola Cacciari

Chi conosce Londra forse avrà capito di cosa stiamo parlando: delle targhe rotonde di ceramica blu che occhieggiano discrete dai muri delle case e dei palazzi della Capitale e che ci raccontano dei grandi personaggi inglesi e stranieri che in quei luoghi hanno vissuto, dormito, o anche solamente mangiato. E devo dire che tra tutte le cose che fanno tanto “Londra” come le cassette della posta fatte a pilastro per esempio, o le cabine rosse del telefono (almeno quelle lasciate in situ per la gioia dei turisti), i caratteristici taxi neri e gli inconfondibili autobus a due piani (anche se nel nuovo design di Thomas Heatherwick, il creatore del braciere delle Olimpiadi londinesi del 2012) – le Blue Plaques sono le mie preferite. E a quanto pare, visto il duraturo successo del progetto, non solo le mie…

Istituito dalla Royal Society of Arts nel 1867, quello delle London Blue Plaques è il più antico programma di targhe commemorative esistente al mondo. Solo a Londra se ne contano circa 880: una sorta di Hollywood Walk of Fame in miniatura, solo molto più vario e certamente molto più prestigioso.

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La casa di John Keats, in Keats Grove, Hampstead. Foto Paola Cacciari

L’idea di erigere “lapidi commemorative” – com’erano chiamate le targhe blu all’inizio- fu proposta nel 1863 dal deputato liberale William Ewart, il quale era convinto che i suoi connazionali avrebbero apprezzato un’indicazione dei luoghi in cui avevano abitato i personaggi che avevano contribuito alla storia del loro Paese e onorato la loro città. E aveva ragione. La sua idea ebbe infatti un impatto immediato sulla fantasia popolare e su quella di Henry Cole (il primo direttore di quello che è adesso il Victoria and Albert Museum) che, compresa immediatamente la potenzialità socio-educativa del progetto, vi aderì con entusiasmo, suggerendo per la sua realizzazione la Royal Society of Arts.

Ma sotto il patrocinio della Royal Society of Arts (RSA) la dedica delle targhe commemorative fu un processo lungo e complesso e nei suoi trentaquattro anni di vita la Società ne eresse solo 35. Di queste prime targhe, realizzate dal 1867 dalla ditta Minton, Hollins & Co in ceramica a encausto e riconoscibili dal loro bordo decorato con la scritta ‘Society of Arts’, oggi ne restano meno della metà, decimate dallo sviluppo edilizio, dalle demolizioni indiscriminate e dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale. Fra le sopravvissute sono le targhe dedicate all’Imperatore Napoleone III in King Street, vicino a Covent Garden e a John Keats, in Keats Grove, Hampstead.

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Esempio di targa marrone posta nel 1905 dal London County Council sulla casa del romanziere W.M.Thackeray at 16 Young Street, Kensington, London W8 5EH, Royal Borough of Kensington and Chelsea. Foto Paola Cacciari

Sotto la tutela del London County Council (LCC), subentrato alla RSA nel 1901, il processo di selezione si velocizzò e nei 64 anni in cui l’istituzione fu responsabile della gestione dello schema, furono erette più di 250 targhe. È di questo periodo la decisone di utilizzare il blu invece del marrone delle prime targhe in quanto più visibile sugli gli edifici di mattoni di Londra, così come quella di utilizzare la ceramica smaltata Doulton (più economica) invece della tecnica ad encausto utilizzata in precedenza da Minton. Il Consiglio decise anche di modificare il disegno primitivo delle targhe aggiungendo al bordo una corona d’alloro vagamente ispirata alle ceramiche dei della Robbia.

Foto Paola Cacciari
Antonio Canal detto Canaletto, targa dedicata nel 1925 dal London County Council al 41 di Beak Street in Soho), con la caratteristica corona d’alloro al bordo. Foto Paola Cacciari

Ma l’iconica targa blu racchiusa dal caratteristico bordo bianco che vediamo oggi la si deve alla creatività di uno sconosciuto studente della Scuola Centrale di Arti e Mestieri del London County Council che nel 1938 decise di eliminare tutti gli elementi decorativi utilizzati in precedenza (mantenendo tuttavia il colore blu) per poter utilizzare caratteri più grandi che facilitassero la lettura del nome a distanza.

Con l’abolizione del London County Council nel 1965, la gestione dello schema delle Blue Plaques fu affidato al Greater London Council (GLC). Al contrario dell’istituzione che lo aveva preceduto, limitata quasi esclusivamente ai quartieri centrali di Londra, il GLC era responsabile di un’area geografica molto più ampia. L’estensione del programma a territori dapprima “inesplorati” della cintura urbana londinese come Richmond, Croydon e Bexeheath, permise una scelta più ampia di possibili candidati da commemorare (qualcuno all’interno del Consiglio pare avesse una particolare predilezione per le star del varietà visto che almeno ad una mezza dozzina di loro fu dedicata una targa…) e nei suoi vent’anni di vita il GLC ha dedicato circa 262 targhe.

foto Paola cacciari
Esempio di targa della Corporation of the City of London in 5 Wardrobe Place, EC4 sul luogo in cui sorgeva l’edificio che ospitava le armi e gli abiti del Re, distrutto dal Grande Incendio di Londra nel 1666. Foto Paola Cacciari

Oggigiorno, sono trascorsi centocinquant’anni, ma il progetto di William Ewart e di Henry Cole gode ancora di ottima salute e dal 1986 è stato affidato alle mani capaci dell’English Heritage. Da allora sono state dedicate oltre 360 targhe – una media di 9-10 all’anno, anche se lo schema ha purtroppo subito una battuta d’arresto nel 2013 a causa dei tagli ai finanziamenti pubblici.

foto Paola Pacciari

Sebbene il più antico e prestigioso, quello delle London Blue Plaques non è tuttavia l’unico schema di questo tipo esistente a Londra: ci sono anche quello delle placche verdi del Westmister City Council (lanciato nel 1991), e quello della Corporation of the City of London, che commemora non persone, ma antichi edifici oramai perduti.

Tra i nostril grandi connazionali onorati da una targa blu troviamo il pittore Antonio Canal detto Canaletto al 41 di Beak Street in Soho, il poeta Ugo Foscolo al 19 Edwardes Square in Kensington, il patriota Giuseppe Mazzini al 183 North Gower Street, Bloomsbury, il romanziere Italo Svevo al 67 Charlton Church Lane, a Greenwich e lo scienziato/inventore Guglielmo Marconi al 71 Hereford Road, Bayswater.

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Esempio di targa verde del Westmister City Council dedicata al pittore W.M. Turner in 21 Maiden Lane, Westminster. Foto di Paola Cacciari.

E allora cosa aspettate a creare il vosto itinerario per esplorare le strade di Londra sulle trace dei vostri beniamini del passato? Basta andare sul sito dell’English Heritage dove trovate il link per cercare le Blue Plaques. E buon divertimento!

Paola Cacciari

Pubblicato su Londonita