I diari del COVID-19 #6

Londra è bellissima scrisse nel 1995 lo scrittore Bill Bryson in Notizie da un’isoletta. E non potrei essere più d’accordo con lui. E non solo perché ha (o almeno aveva prima, in una vita pre-COVID) alcuni tra i migliori teatri, orchestre e musei del mondo, pub ad ogni angolo e un numero pressoché infinito di parchi.

London, 2020 ©Paola Cacciari
London, 2020 ©Paola Cacciari

Per me, come per Bryson, sono i piccoli dettagli quelli che fanno di Londra una città speciale – le cassette della posta fatte a pilastro per esempio, con lo stemma del sovrano/a che le ha fatte installare; le cabine rosse del telefono (almeno quelle poche sopravvissute, lasciate più per il beneficio dei turisti che per altro), i caratteristici taxi neri e i double decker, gli inconfondibili autobus a due piani della capitale, l’architettura delle case che cambia a seconda dei quartieri che ci raccontano di quando Londra era ancora un’insieme di piccoli villaggi, costruiti in epoche diverse e successivamente assorbiti nel tessuto topografico della città.

Hendrix Blue Plaques London 2016 © Paola Cacciari

Londra è una città fatta di dettagli e ci vuole tempo e pazienza per scoprire i dettagli. Così durante la mia “ora d’aria” vado in giro a piadi a cercare le Blue Plaques, le targhe rotonde di ceramica blu che occhieggiano discrete dai muri delle case e dei palazzi e che ci raccontano dei grandi personaggi inglesi e non, che in quei luoghi hanno vissuto, dormito, o anche solamente mangiato. È in momenti come questi che mi fermo a pensare cosa significhi per me Londra. E quanto mi manchi la sua vita pulsante, ora che non posso viverla.

2020 ©Paola Cacciari

 

Aprile 😬🙄

Dire che la risposta del Governo di Boris Johnson alla pandemia è stata pateticamente inadeguata è un eufemismo. Tutti presi com’erano da Brexit, i Tories hanno completamente ignorato quanto stava accadendo in Cina prima, e in Europa poi. Come se una volta lasciata l’Unione Europea, il Coronavirus avesse avuto bisogno del passaporto per oltrepassare la Manica e approdare sulle coste britanniche… 😒  Mentre il mese scorso si parlava di “immunità di gregge” con toni che ineggiavano allo churchilliano (“perderemo molti dei nostri cari”) la situazione è precipitata e persino Boris e il suo ministro della Sanita’ sono caduti vittime del COVID-19.

Il Paese viene messo in quarantena e piu’ che mai gli un tempo stoici britannici hanno ceduto al panico da accumolamento e si sono scatenati nella caccia ai beni non deperibili, come pasta, scatolame e carta igienica. La caccia alla carta igenica soprattutto è diventata il soggetto predferito per vignettisti e illustratori e creatori di Memes online… che hanno opportinamente documentato il momento storic con attenzione etnologica.

Io dal canto mio, visto che ho dovuto brutalmente rinuciare al mio adorato balletto, mi sono buttata con entusiamo nello streamining online di una serie di balletti di repertorio del Bolshoi e me lo sono goduto tutto.

 

Cerchiamo di vedere il lato positivo delle cose… 😍

I diari del COVID-19 #2

Ho fatto la mia passeggiata quotidiana per le stradine fiorite del quartiere, ammirando avidamente le case bianche, il cielo blu e gli alberi in fiore. Ho patto il pieno di odori e di colori. Non aiuta il fatto che nell’ultimo mese, in perfetto stile Murphys Law, il tempo sia stato glorioso. La mia ora d’aria, ma almeno qui, sebbene con molte restrizioni, ci è ancora permesso uscire. Mi manca il non poter uscire liberamente, andare al parco e sedermi sull’erba profumata a leggere un libro o a fare il cruciverba. Mi manca il Museo, e mi mancano i miei colleghi-amici – la mia stana famiglia lavorativa. Chi l’avrebbe mai detto che nel giro di poche settimane le nostre viste sarebbero state messe sottosopra in questo modo? La mia vita e le mie circostanze si sono drammaticamente ristrette, ma mi sento fortunata che io almeno, ho ancora delle “circostanze” mentre altri non hanno questo lusso.

Qui medici e infermieri mancano di protezioni appropriate e stanno morendo come mosche infettati dal COVID, per colpa di un Governo stupido che non ha ordinato abbastanza equipaggiamento quando avrebbe dovuto farlo, ed ora è tardi. Così come gli anziani, che stanno morendo in massa nelle case di riposo, uccisi dalla negligenza e dal disinteresse delle politiche economiche di un Governo che ha vergognosamente ignorato proprio i più deboli e vulnerabili all’infezione.

Boris Johnson, in convalescenza nella sua residenza di campagna dopo essere stato salvato proprio dal COVID (avendo provato sulla sua stessa pelle che forse l’immunità di gregge non era una buona idea…) ha detto che il personale sanitario gli ha salvato la vita. Vero.
Mi chiedo se questa è stata la sua “Damasco”, l’occasione che ha fatto aprire a lui e a quelli come lui, ricchi privilegiati, gli occhi sulla realtà del popolino e vedere la luce. Che gli ha fatto capire insomma che la situazione non può andare avanti così. Ma non ci credo, davvero non ci riesco. Boris Jonson

2020 ©Paola Cacciari

I diari del COVID-19 #1

Tutti giovedì alle 8 pm qui in Gran Bretagna c’è un iniziativa che si chiama ‘clap for our carers‘ che invita le persone ad uscire sui balconi, alle finestre o sulla porta e ad applaudire il personale sanitario. È un iniziativa che è stata adottata con entusiasmo dalla gente, grata per lo sforzo sovrumano di medici, infermieri e volontari durante la pandemia, ma che è presto diventatata una sorta di modo per socializzare a distanza, un po’ come le canzoni cantate dalle finestre in Italia. Ma l’altro giorno un medico di uno degli ospedali di Londra è sbottato, e si è sfogato scrivendo un post infuriato sul suo profilo Facebook in cui diceva di smetterla con quest’ipocrisia e che, invece di applaudire, le persone (o almeno certe persone) farebbero meglio a obbedire alle regole e restare a casa, mantene le distanze e smetterla di fare i furbi, per poi prendersela, giustamente, con il Governo dei Conservatori che per anni ha tagliato fondi alla sanità…

Che è inutile reiterare che la risposta del Governo di Boris Johnson alla pandemia è stata pateticamente inadeguata. Tutti presi com’erano da Brexit, i Tories hanno completamente ignorato quanto stava accadendo in Cina prima, e in Europa poi. Come se una volta lasciata l’Unione Europea, il Coronavirus avesse avuto bisogno del passaporto per oltrepassare la Manica e approdare sulle coste britanniche… 😒

Ed ora paghiamo le conseguenze di tanto ritardo, con oltre 15,000 morti accertate – e con questo dico solo le persone morte in ospedale, senza quelle avvenute a casa o nelle case di riposo. Il modo il cui l’emergenza è stata gestita è stata vergognosa, con frasi darwiniane che ricordano la selezione naturale (“immunità di gregge”), o stoiche di sapore churchilliano (“perderemo molti dei nostri cari”) senza pensare che lo stoicismo che contraddistingueva l’Inghilterra di Winston Churchill, quella che ha combattuto i tedeschi e ha ricostruito la Gran Bretagna del dopo guerra, è morta e sepolta, uccisa negli anni Ottanta dall’individualismo propugnato da Margaret Thatcher.

In Febbraio, la ministra Priti Patel, Segretario di Stato per gli affari interni del Regno Unito, aveva introdotto nuove misure per ridurre il livello di immigrazione, abbassando la soglia minima di stipendio necessaria per entrare in UK a a £ 25.600, e richiedendo un diploma di scuola superiore o qualifica equivalente e affermando che, “in linea con la fine della libera circolazione, non ci sarà alcuna via di immigrazione per i lavoratori meno qualificati”

E senza pensare, aggiungo io, che questa cifra è a malapena dignitosa per una città come Londra, e che proprio infermiere, medici alle prime armi, inservienti, badanti, lavoratori agricoli, commessi, personale delle pulizie, fattorini, netturbini (etc etc) e che sono spesso immigrati, rientrano tra le categorie al di sotto delle 25, 600 sterline necessarie. In pratica, sono proprio questi “lavoratori meno qualificati” che per anni sono stati praticamente ridotti alla fame dall’austerity imposta dai Tories, che in questo momento di emergenza stanno mandando avanti la baracca, facendo sì che la gente non muoia di fame e che la città non sia invase dai topi.

Vorrei sperare che questo Governo del cavolo abbia imparato la lezione e che la realtà post COVID-19 sarà una più giusta, basata sul rispetto e sull’ugualianza. Ci spero, ma non ci credo. Sono cinica? 🤔

Scazzottata notturna

I topolini nella metropolitana di Londra non sono una rarità, anzi. Ma a quanto pare le lotte per il cibo lo sono – il che dimostra quanto abbondante devono briciole e avanzi seminate dall’umanità varia ed eventuale che quotidianamente popola la London Tube….

Station squabble © Sam Rowley, UK

Station squabble © Sam Rowley, UK

Il che rende questa foto scattata dall’inglese Sam Rowley ancora più speciale. Per una settimana, infatti Rowley si è appostato ogni notte in una diversa stazione della metropolitana, sdraiato lungo la piattaforma del binario, nella speranza di scattare la foto perfetta. La sua pazienza ha dato i suoi frutti quando due topolini si sono azzuffati per una briciola. Una lotta fulminea, durata una frazione di secondo prima che uno dei due, avuta la meglio, scappi a tutta velocita’ con il prezioso bottino. 🐭 Per quache strano motivo, la posa dei due topolini mi ha ricordato le gioiose scazzottate di Bud Spencer e Terence Hill…

Inutile dire che questa foto di Sam Rowley, esposta alla Wildlife Photographer of the Year il concorso annuale che si tiene al Natural History Museum di Londra e giunto al suo 55esima edizione, ha ricevuto 28.000 voti dagli appassionati della fotografia naturalistica. Inutile dire che anch’io ho votato per lui… 🙂

2020 ©Paola Cacciari

Giorgio IV

“There was never an individual less regretted by his fellow-creatures than this deceased king.”

Cosi scrive il giornale The Times nell’obituario del re Giorgio IV nel giugno del 1830. E non aveva tutti i torti che il sovrano era idropico, ubriaco, dissipato, irresponsabile, codardo, egoista e stravagante alla follia. Era davvero la persona sbagliata per fare il re.

Ma povero Giorgio dico io. Giorgio IV dico (1762-1830). Era appena nato che già era Duca di Cornovaglia e Principe del Galles pochi mesi dopo; constantemente al di sotto delle aspettative paterne, costretto a separarsi dalla donna che amava, Maria Fitzherbert, perchè  più vecchia di lui, due volte vedova e cattolica, per sposare la cugina Carolina di Brunswick per ragioni dinastiche oltre che finanziarie, che la dote di Carolina serviva a pagare i suoi debiti, che infuriavano il padre Giorgio III quasi come l’idea di avere una nuora cattolica…. I due si odiavano, separandosi subito dopo (con un sospiro di sollievo ggiungerei io…) essersi doverosamente riprodotti. L’unica figlia, Carlotta Augusta,  muore di parto nel 1817, gettando Giorgio nella disperazione e la dinastia nel subbuglio.

Thomas_Lawrence_-_The_Prince_Regent

Debole di carattere, con una passione per la tavola, i vini pregiati, la moda, le donne e l’arte olandese, Giorgio IV non è di certo passato alla storia per le sue qualità di monarca, anzi: il popolo lo odiava quasi quanto lui odiava la moglie, il che la dice lunga.
Il suo stile di vita era grandiosamente dissoluto e spendeva soldi che non aveva con stravagante entusiamo, soprattutto in abiti costosi riprodotti con minuta attenzione nei vari ritratti commissionati al suo pittore preferito, Thomas Lawrence, e nella decorazione di suoi numerosi palazzi e nella costruzione del più improbabile edificio dell’intera Inghilterra: il Brighton Pavilion. Davvero, non doveva essere divertente per il popolino, (già fortemente provato dai costi delle guerre napoleoniche, in cui l’Inghilterra si distinse, anche se non per merito del sovrano) vivere durante il regno di Giorgio IV.

Eppure da storica dell’arte (e della buona tavola) quale sono, mi sento di spezzare una lancia in favore del tanto vituperato monarca. Colto, raffinato e con gusti splendidi in fatto di arte, Giorgio IV era  probabilmente il sovrano più colto dal tempo di Carlo I – e questo era due secoli prima. Il fatto poi che parlasse francese, italiano e tedesco, fosse un generoso patrono delle arti, un intelligente e arguto conversatore e un uomo di spirito ed di grande eleganza gli valsero il titolo di Primo Gentiluomo d’Inghilterra. Non solo: senza di lui non avremmo la National Gallery e il King’s College London, una delle più prestigiose università della Capitale.

Giorgio non avrà portato lustro alla monarchia, ma certamente lo ha portato alla Royal Collection a a partire dai nove anni in cui fui Principe Reggente, quando il padre Re Giorgio III era stato messo fuori uso dalla Porfiria e dava letteralmente di matto. Una volta libero dall’irritante supervisione paterna, il nostro Giorgio Jr puo’ finalmente dedicarsi con calma alla sua attivita preferita: lo shopping.  Il reggente/sovrano si getta nell’acquisizione di una quantità di oggetti senza precedenti – dai dipinti dei grandi maestri alle , dai mobili a gioelli, argenti, armi e armature giapponesi e persiane, porcellane di Sevres, libri antichi e disegni preparatori e studi, quando questi ultimi non erano ancora considerati “vera arte”.

George IV QueensGallery (10)
2019 ©Paola Cacciari

Ironia della sorte, il più francofilo dei re britannici trascorse gran parte dei suo regno in guerra proprio con la Francia di Napoleone, anche se questo non spegne la sua passione per tutto ciò che è  francese, incluso in cibo. Fortunatamente per lui, Giorgio si trova inaspettatatamente a godere di una delle immediate conseguenza della Francia post rivoluzionaria, la migrazione degli Chefs. La Rivoluzione francese infatti aveva praticamente eliminato dalla faccia della terra moltissime famiglie della nobiltà francese e i loro cuochi rimasti disoccupati, emigrarono in massa in Inghilterra, dove erano venerati e dove rivoluzionarono la cucina locale, con grande gioia dei Giorgio IV. Succede.

2020 ©Paola Cacciari

Londra// Fino al 3 Maggio 2020

George IV: Art & Spectacle @ The Queen’s Gallery, Buckingham Palace

 

‘Be As Naughty As You Want’ by Bambi

Da qualche anno Banksy ha una rivale, ma io che sono perennemente distratta me ne sono accorta solo la settimana scorsa quando, passando da quel di Seven Dials, Neals Yard, nel cuore di Londra, mi sono imbattusta in questo murales raffigurante Mary Poppins con due bambini.

Bambi, Be As Naughty As You Want. Seven Dials, Neals Yard London WC2
Bambi, Be As Naughty As You Want. Seven Dials, Neals Yard London WC2

Bambi è lo pseudonimo di una street artist britannica la cui opera si concentra sull’identità femminile contemporanea, sul suo rapporto con la cultura patriarcale, e sull’ingiustizia politica e sociale.

Solo che quella raffigurata a stencil sul muro non è una normale Mary Poppins, e quelli che la guaradano stupiti non sono sono due comuni bambini. Ispirata da un’intervista in cui il principe William raccontava di quanto lo rattristasse il fatto che sua madre, la Principessa Diana non abbia mai incontrato i suoi nipoti, Bambi trasforma Lady Di in una fluttuante Mary Poppins, che scende dal cielo con tanto di ombrello e borsa gigante (rigorosamente di Harrods, in omaggio a Dodi al Fayed) per incontrare i suoi nipoti, il principe George e la principessa Charlotte. Accanto la scritta “Be As Naughty As You Want… Just Don’t Get Caught (“Sii monello quanto vuoi… solo, non farti prendere”)

Che in fondo i sogni son desideri di felicità (questa è Cenerentola, ma non importa…) e con un poco di zucchero  e la pillola va giù e tutto brillerà di più!

www.streetartistsbambi.com