Back in time: Eighth Wonder – I’m Not Scared

A 17 anni andai dalla mia parrucchiera con una foto di Patsy Kensit. ‘Fammi come lei.’ Fu la mia richiesta categorica, che sulle cose stupide ho sempre avuto le idée molto chiare. Che davvero mi sarebbe piaciuto avere il suo caschetto biondo, i lineamenti delicati e la sua boccuccia imbronciata di quando cantava I’m not scared con la pop band britannica Eight Wonder. Eppoi allora era sposata con il marito numero uno, Dan Donovan dei Big Audio Dynamite e questo me la faceva sembrare ancora più cool. A Donovan seguiranno Jim Kerr, dei Simple Minds nel 1992, Liam Gallagher, il nevrotico cantante degli Oasis nel 1997 e Jeremy Healy, DJ inglese da cui ha divorziato nel2008.

La parrucchiera prese la foto con un sospiro,  di certo sollevata dal fatto che, almeno, quella volta gliene avessi portato una di una donna e non una di Simon Le Bon chiedendole di farmi i capelli come quelli di lui. Tornai a casa con una permanente alla Loredana Bertè, rassegnata al fatto che, come mi diceva sempre la nonna, nella vita bisogna essere realisti e che non si può essere ciò che non si è. E che non si potrà mai essere. A cominciare dai capelli.

Ora, vent’anni dopo Patsy – quattro matrimoni quattro divorzi e due figli e una carriera piena di alti e bassi e vari tentativi di ritorni tra cui Strictly Come Dancing (la versione inglese di Ballando con le Stelle) è ancora molto bella (e molto bionda). Ed io sono molto contenta di essere lei. Il che è certamente molto meno stressante.

 

I’m Not Scared” is a 1988 by British pop band Eighth Wonder

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Back in time: The Wallflowers – One Headlight

Ho comprato Bringing Down the Horse della bands america The Wallflowers nel 2001, durante il mio primo periodo londinese perchè mi piaceva il singolo One Headlight. Trovavo questa canzone irresistibile. Ancora adesso penso di aver fatto bene. Ma la musica si sa è una cosa molto soggettiva…

The Wallflowers – One Headlight (1996)

Back in time: Matia Bazar – Ti Sento

Ti Sento fu un grandissimo successo internazionale dei Matia Bazar, con versioni in spagnolo ed inglese, intitolate rispettivamente Te siento e I Feel You. Per me rimarra’ sempre un pezzo da brivido, con la straordinaria voce da soprano leggero di Antonella Ruggiero che sale sempre piu’ in alto mentre chiede con tono di sfida “Mi ami o no?”. Bellissima!

Matia Bazar – Ti Sento (Official Music Video, ©1985)

Back in time: Starsailor – Alcoholic

Per un breve periodo durante la mia mia permanenza in terra angla ho amato pazzatamente gli Starsailor, una band di rock alternativo britannica formatasi nel 2000. Abitavo ancora con i miei fantastici flatmates, una coppia di biologi italo-spagnola e un quarto italiano, anche lui biologo, milaneste e musicista che mi ha introdotto a bands di cui non avrei mai sospettato l’esistenza, come i suddetti Starsailor.

Il loro primo album Love Is Here uscito nel 2001 mi era piaciuto così tanto che avevo pure comperato il CD – specificatamente per questa canzone, Alcoholic. Poi si cresce, si cambia, si regalano via i CD e si dimenticano le canzoni che un tempo sono state importanti. Ma la vita è fatta così…

Starsailor – Alcoholic (2001)

Back in Time: Nena 99 Luftballons

Ero ancora alle scuole medie quando nel 1983 Nena, aka Gabriele Susanne Kerner esplose sulla scena musicale internazionale con 99 Luftballons. Il successo fu tanto che il gruppo tedesco ne fece una versione in inglese 99 Red Ballons, rimase al 1º posto delle classifiche del Regno Unito per tre settimane nel marzo del 1984 – cosa che la mia dolce metà che e’ un po’ più grande di me, ricorda bene.

Era il periodo di Videomusic l’emittente televisiva nata nel 1984 che trasmetteva solo video musicali e il videoclip 99 Luftballons era uno dei miei preferiti, soprattutto la parte in cui si vede Nena e la sua band cantare mentre alle loro spalle si alzano dapprima dei fumogeni colorati e poi una serie di altrettanto colorati palloncini. beata ingenuità..

Nena 99 Luftballons (1983)

Tangerines

Il museo non e’ solo un’insieme di oggetti bellissimi, ma anche di una serie di bellissime persone che ci lavorano e che ho la fortuna di avere (o di aver avuto) come colleghi. Come Carlo, il chitarrista della band emergente Tangerines.

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Qui ci sono altre canzoni. Sono bravi e andranno lontano (ed io potrò dire che ne conoscevo uno… 🙂 )

https://soundcloud.com/feeltangerines

In Gennaio verranno in tour in Italia (con una data in Svizzera) e faranno anche tappa a Bologna, dove suoneranno  all’Associazione Culturale Kinodromo. In bocca al lupo ragazzi!! 🙂

Tangerines, Associazione Culturale Kinodromo, via San Rocco 16 Bologna 25 gennaio 2018.

Twitter @feeltangerines

Ciao, Dolores

Un altro pezzo della mia giovinezza che se ne va… 😦 RIP Dolores. #Cranberries

https://youtu.be/Zz-DJr1Qs54

My World...

dolores-Oriordan-cranberries

Adesso si che è un Blue Monday

Scrivo per dare l’ultimo saluto a Dolores O’ Riordan, vocalist dei Cranberries, attraverso una delle canzoni che apprezzo di più. Questa è Linger.

Buon viaggio, Dolores.

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Back in time: NOVECENTO “Moving On” 1984

Estate 1984: il singolo Movin’ On spopola le classifiche italiane con quasi 100.000 copie vendute (e a sentire Wikipedia anche con la vincita del premio “Miglior rivelazione” assegnato dalla trasmissione televisiva Azzurro ’84, ma sinceramente non me lo ricordo e anche se me lo ricordassi non credo che a 14 anni mi potesse interessare).

Estate a Bologna, i soliti 40℃ (grado piu’, grado meno…) vacanze a Rivazzurra di Rimini, stessa spiaggia stesso mare, a sognare di fuggire in qualche luogo esotico, lontano dall’ennesima (mia) cotta senza speranza che mi innamoravo sempre, sulle note pop-rock, new wave, jazz-funk (whatever…) di questa canzone di cui non capivo bene le parole, ma in cui mi ritrovavo tanto. Since then, I’ve certainly Moved On quite a bit… 😉

NOVECENTO “Moving On” 1984

L’altra metà dei Communards

“Excuse me Miss, could you telle me where is the Lecture Theatre? I’m givig a talk tonight and I’m a bit lost…” mi chiede sorridente il corpulento vicario anglicano entrato insieme ad un paio di compagni alla Reception del Museo. Quel viso mi è famigliare (quella fossetta… quel sorriso… dove li ho già visti??) ma il nome non mi dice nulla (io con i nomi sono un disastro) ed è solo quando una signora molto emozionata mi mostra a fine serata il libro autografato che mi si accende la lampadina e mi esce una risatina incredula. Che mi era appena capitato di incontrare l’altra metà (quella strumentale) di The Communards!Uh!

Che gli ex-adolescenti degli anni Ottanta che come me sono cresciuti con una dieta di MTV e VideoMusic non possono non ricordare tormentoni come Don’t Leave Me This Way (1986), Never Can Say Goodbye (1987) e l’esuberante falsetto di Jimmy Somerville. Conosciutisi nei Bronsky Beat, Sommerville (che mio cugino chiamava Fagiolino) e Coles decidono di formare The Communards. Ma sebbene molto più alto e talentuoso di Sommerville, Richard Coles non era tagliato per le luci della ribalta e nel 1990, mentre decide cosa fare “da grande” trova (o ri-trova) la fede e decide che forse studiare teologia gli si addice di più che fare la pop star. Si laurea al King’s College di Londra, prende i voti et voilà! Entri il Reverendo Richard Coles, giornalista, scrittore e presentatore del popolarissimo programma radiofonisco domenicale Saturday Live in onda sulla BBC Radio 4 (il suo twitter account @RevRichardColes  ha oltre 139,000 followers), e dal 2005 sacerdote anglicano e responsabile, insieme al suo compagno David (anch’egli vicario anglicano) delle anime dei parrocchiani del piccolo villaggio di Finedon, nel Northamptonshire una regione delle Midlands Orientali, dove due dei suoi antenati già fossero Vicari nel XVII secolo.

Per me che sono crescita in un paese come l’Italia, dove la vita è ancora dominata dal tradizionalismo polveroso della Chiesa cattolica e dove le unioni civili sono ancora considerate con sospetto, quando non sono apertamente ostracizzate, l’immagine di un sacredote ex-musicista pop apertamente gay e felicemente in coppia nella sicurezza dell’unione civile, è davvero una ventata di aria fresca.

Se questo non bastava, ora il Reverendo è uno dei partecipanti alla versione inglese di Ballando con le stelle, che qui si chiama Strictly Come Dancing. Inutile dire che il reverendo irriverente è già il mio preferito, nonostante il suo disatroso Cha Cha Cha… ! 🙂

Bologna loves Hamburg via The Beatles

Una recensione (questa volta in inglese) di una mostra sui Beatles nella mia Bologna. Astrid Kirchherr with the Beatles, a Palazzo Favae’ davvero da non perdere. Qui nella recencesione di Flaneur in Bologna 🙂 Buona lettura!

Flaneur in Bologna

It was impossible not to sing along this afternoon while Stefanie Hempel, beautiful low voice, cheerful interpretation and ukulele, was tuning Here comes the sun and With a little help from my friend at Palazzo Fava. The german singer was a special gift for the first day of Astrid Kirchherr with the Beatles, by Genus Bononiae and Ono Arte Contemporanea, an exhibition for all of those who have a little Dear Prudence, Blackbird or Lucy in the sky gently tattooed in their hearts.

1. AHDN_FabFour_Press LOWcredits ©GINZBURG FINE ARTS/PHOTO ASTRID KIRCHHERR 

I’m one of them and I was also one of the many improvised Beatles’ scholars. When I was 17 I spent a couple of weeks eagerly reading their biography, with that typical sting of pain for not having been there. And among the many “there” of the history of the Beatles there’s Hamburg.

7. The Beatles, Hugo Haase, 1960 LOW REScredits ©GINZBURG FINE ARTS/PHOTO…

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