Tschingis Aitmatov | Il battello bianco

“Il battello bianco” di Tschingis Aitmatov (marcos y marcos, 203 pagine, 14,50 €) è uno dei libri che ho acquistato al BookPride di Milano; era da parecchio tempo che desideravo leggere questo autore kirghiso, più o meno da quando lo trovai citato in un libro che amo molto: “Buonanotte signor Lenin” di Tiziano Terzani. Al […]

Tschingis Aitmatov | Il battello bianco

The Shadow King di Maaza Mengiste

Non so quando questo libro sarà pubblicato in Italia. La campagna di Etiopia è stato un fiasco coloniale spiacevole da ricordare, messo a tacere per anni e di cui si parla ancora poco. Ed ora, con l’estrema destra che sta rialzando la testa dubito si voglia rispolverare quella lontana vergogna avvenuta nel 1935 e risuscitare fantasmi lontani di cui tanto poco si parla. Soprattutto a scuola, non c’è mai il tempo. Non c’è mai abbastanza tempo per fare tutto come si deve, soprattutto le cose importanti. Ne sa qualcosa la mia amica insegnante alle medie, che deve ricordare a se stessa tutti i giorni che le sue energie non sono inesauribili e che il lottare contro programmi scolastici miopi e ministri ciechi e sordi è come la battaglia di Don Chisciotte contro mulini a vento.

Secondo un recente sondaggio Eurispes, il 15 % degli Italiani intervistati neghi Auschwitz e la Shoah – una cosa non solo sconfortante, ma che ha addirittura dell’incredibile. Con questi presupposti non sorprende l’apocalittica ignoranza di gran parte di noi italiani nei confronti dei crimini coloniali commessi dagli nostri compartioti in Etiopia come in Libia – un crimine ripetutamente messo a tacere dalla stampa che non ha quasi traccia di quegli eventi nella nostra memoria nazionale. Inclusa la mia.

Map showing the military actions from February to May 1936
Map showing the military actions from February to May 1936

“Nelle famiglie etiopi” ha raccontato Maaza Mengiste (che in in Etiopia ci è nata nel 1974, ma da cui la sua famiglia è fuggita quando era una bambina per sfuggire al regime della giunta militare che aveva rovesciato l’imperatore Hailé Selassié I) durante una serie di conferenze a Ca’ Foscari “si parla molte volte degli italiani, e dei decenni che hanno trascorso sul Corno d’Africa. Gli anziani hanno decine di storie da raccontare sui bianchi che vennero dalle nostre parti. Invece, ho notato che in Italia questa cosa non accade. È sintomo di un passato che si vuole dimenticare, o che perlomeno non si accetta.” Una considerazione illuminante, che fa capire quanto sia controversa l’eredità del colonialismo nel nostro Paese.

Le sue ricerche hanno spesso portato Mengiste  ad incrociare la storia italiana. Ed è proprio il passato coloniale italiano al centro di The shadow King, il suo secondo romanzo (il primo, Beneath the lion’s gaze – Lo sguardo del leone, e’ stato pubblicato nel 2010 dall’editore Neri Pozza). 43726511

Raccontato da diverse prospettive, si concentra sull’esperienza delle donne etiopi che hanno giocato un ruolo fondamentale nella vittoria della guerra, così come su quella dei soldati italiani e del re esiliato, Hailé Selassié. Una storia, quella di Mengiste che attinge alla sua personale storia familiare, con un nonno che ha combattuto contro gli italiani – e una bisnonna che si era arruolata per combattere in prima linea durante la Guerra di Abissinia (1895-1896).

Ha imparato l’italiano per fare ricerche su questo libro. E questo l’ha avvicinata all’esperienza dei soldati fascisti.  Un passato di cui io stessa conosco pochissimo,  fino a quando mi e’ capitato di leggere questa intevista della Mengiste sull’Observer di Febbraio:

“Ero in tournée per il primo libro e sono andata in Calabria, nel sud Italia. Ho capito che molti dei fanti nel 1935 erano calabresi e siciliani. I generali venivano dal nord. Il popolo meridionale d’Italia, è il loro sangue in terra etiope.
Mi trovavo in una minuscola libreria di un piccolo paese della Calabria e durante la sessione di domande e risposte un uomo si è alzato e ha detto: “Vorrei parlarvi del 1935″. E l’intera stanza si è irrigidita.
L’Italia non ha parlato di questa storia; è ancora difficile per gli italiani capire cosa hanno fatto in Africa orientale. Alcune persone cominciarono a borbottare che si sedesse. Ma era visibilmente emotivamente scosso. Mi ha detto che suo padre era un pilota durante la guerra. Disse: “Mio padre ha lanciato del veleno sulla tua gente. Come posso chiedere il tuo perdono? ” E ha iniziato a piangere.

Ecco, perchè non se ne parla?

Massacri italiani in Etiopia e coscienza storica

Isabel Allende

La vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, tutti i fili servono Isabel Allende Liona, nata a Lima – capitale del Perù, il 2 agosto 1942, è una scrittrice cilena naturalizzata statunitense. E’ una delle autrici latinoamericane di maggior […]

Isabel Allende

Anna Karenina

OTTO DOMENICHE IN RUSSIA, OVVERO QUALCHE RIFLESSIONE SU QUESTA PRIMA SPLENDIDA LETTURA DI GRUPPO Leggere Anna Karenina non è mai stato nei miei piani. Ho una lista infinita di libri che vorrei leggere, un buon cinquanta per cento è composto da grandi classici ma Anna non era in cima alla lista. Ad un certo punto, […]

Anna Karenina

Vita e Destino di Vasilij Grossman

Ancora grazie ai “russi” di Parla della Russia che mi hanno fatto incontrare Vita e Destino di Vasilij Grossman. In attesa di affronrae le 912 pagine del libro, mi sto gustando la serie televisiva disponibile su Amazon Prime Video UK – un vero capolavoro.

PARLA DELLA RUSSIA

Ho letto Vita e Destino.

Parla della Russia. E del mondo. Di Vita e di Destino. Di guerra e di lotta. Di amore e odio. Di spirito e di materia. Di storia e di escatologia. Dell’aberrazione e dell’eroismo. Del nostro presente, frutto del nostro passato. Dei grandi e dei piccoli.

Vita e Destino parla di tutto. Come Guerra e Pace. Vita e Destino è il Guerra e Pace del ‘900. È per questo che ho ripreso la recensione di GeP, perché senza il libro di Tolstoj non si comprenderebbe Grossman. Commentando il libro in PdR ho detto: prendi Guerra e Pace, togligli la speranza e hai Vita e Destino. Certo, questo in sintesi, in estrema sintesi.

Mi sono chiesta in questi mesi, da quando ho finito di leggerlo, come potessi recensire questo libro. Dove trovare le parole giuste per un tale capolavoro.

Innegabilmente è un…

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And Quiet Flows the Don (1928) by Mikhail Sholokhov

“When swept out of its normal channel, life scatters into innumerable streams. It is difficult to foresee which it will take in its treacherous and winding course. Where today it flows in shallows, like a rivulet over sandbanks, so shallow that the shoals are visible, tomorrow it will flow richly and fully.”

Mikhail Sholokhov

 

 

Lev Tolstoj

Il segreto della felicità   non è di far sempre ciò che si vuole,   ma di voler sempre ciò che si fa     Lev Nikolàevic Tolstòj nacque il 9 settembre 1828 a Jàsnaja Poljana, la tenuta in cui visse, operò e fu sepolto, situata a circa dodici chilometri da Tula, città della […]

Lev Tolstoj

Persone normali (Normal People) di Sally Rooney

Persone Normali è il titolo di questo libro dell’irlandese Sally Rooney. Nata nel 1991 la Rooney è stata definita dai media come “the great millennial novelist”, la scrittrice dei millennials, della Generazione Y, coloro cioè che sono i nati fra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta. Non che lo sapessi, che non sono una millenialls io bensì una causa persa della Generazione X, quelli che sono arrivati in ritardo su tutto, per intenderci.

Incuriosita da tutto il circo mediatico creato attorno a questi poveri millennials, (inclusa un nuovo seceggiato tratto da questo libro in onda sulla BBC3 proprio in questi giorni) mi sono buttata nella lettura di questo libro senza molte aspettative. E ho finito con il divorare il libro in due giorni che Normal People è uno di quei libri i cui protagonisti ti prendono tanto che bisogna sapere come la loro storia andrà a finire. Almeno non è grosso come Guerra e Pace
La trama è quasi banale, anzi cosi’ banale che quando l’ho finito mi sono chiesta come mia abbia potuto prendere tanto. E’ la storia d’amore tra due adolescenti, Connell e Marianne, che incontriamo mentre frequentano la stessa scuola in una cittadina della provincia irlandese. Lui è tanto popolare, equilibrato e diligente, quanto lei è intelligente, indipendente, sciatta e solitaria – cosa che la rende vittima di infiniti episodi di bullismo, e non solo a scuola. Figlio di una ragazza madre lui, proveniente da una famiglia ricca lei, i due hanno l’opportunità di conoscersi meglio grazie al fatto che la madre di Connell lavora come donna delle pulizie a casa di Marianne. Diventano amici e scoprono con loro stessa sorpresa, di riuscire ad essere sé stessi solo quando sono insieme.

Le cose tuttavia non sono così semplici: temendo il giudizio dei compagni di scuola se si venisse a sapere che lui sta con una come Marianne, Connell la prega di mantenere il segreto, cosa che lei accetta passivamente di fare senza discutere. Le loro vite continuano ad intrecciarsi per separarsi non appena uno pensa che, realizzato il male che sta facendo a Marianne, Connell decida di crescere e di uscire allo scoperto con Marianne. E questa potrebbe essere la fine, se Persone Normali fosse un libro “normale”, ma non lo è. La storia  tra i due continua e poi si interrompe piu’ volte per qualche stupido motivo (generalmente legato al fatto che Connel e Marianne non riescono a comunicare, ad esprimere a parole quello che sentono dentro) per riprende qualche mese dopo, qualche anno dopo, abbracciando gli anni dell’università in cui i due continuano a essere inesorabilmente attratti l’uno dall’altra.

Per anni i due entrano ed escono l’uno dalla vita dell’altra – amici, amanti, entrambe le cose. Non riescono a spiegarselo, sanno solo che nessuno dei due sembra attrezzato per abitare il mondo esterno senza il supporto dell’altro e che essere “normali” per loro è uno sforzo quasi sovrumano.

Ora dico io, che cos’è la normalità? Chi sono le persone normali? Io che ho passato l’infanzia e parte dell’adolescenza a sentirmi sbagliata perchè mi piaceva leggere durante la ricreazione invece che uscire in corridoio con il resto della classe. Poi si cresce e ci si accorge che quella normalità che tanto invidiata agli altri non esiste, che le persone normali non esistono e che ognuno ha la sua personale definizione di normalità

Ma non c’e’ solo questo e ancora desso mi chiedo come questo libretto di 266 pagine possa affrontare in modo tanto discreto quanto efficace questioni importanti come la politica, la classe sociale, la fragilità dell’essere maschio, la violenza domestica, il bullismo, il rapporto genitori-figli e soprattutto, il bisogno di indipendenza che per certi individui è più necessario che per altri, per maturare come esseri umani. Un libro per tutti, non solo per i Millennials.

2020 ©Paola Cacciari

Eugenio Onegin (Евгений Онегин)

Come descrivere un libro come Eugenio Onegin (Евгений Онегин) senza apparire scontati? Non si può. O almeno io non posso, proprio non ci riesco, che mi mancano le parole per farlo, tanto in italiano che in inglese. Capolavoro suona scontato, ma è l’unico aggettivo che gli si avvicina. Questo romanzo in versi di Aleksandr Puškin, composto dal 1822 al 1831 e pubblicato completo per la prima volta nel 1833, è divertente, tragico, tenero e profondo e riesce ad essere tutte queste cose allo stesso tempo.

Aleksandr Puškin
Aleksandr Puškin

Il linguaggio poi è bellissimo (e che io l’ho letto in inglese) ed è fresco ed attuale, come lo era nel 1830, quando Pushkin lo finì (anche se mai “ufficialmente”). Forse perchè, come spiega  Paolo Nori  ne La Grande Russia portatile, in Russia non ci sono dialetti, e il russo letterario di Puškin, Gogol’, Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj e tutti gli altri, altro non è che la lingua del popolo, parlata da secoli da tutti i russi in ogni parte dell’Impero. Ed è a questa lingua, che era prima parlata e poi scritta (che i russi hanno acquisito un alfabeto solo nel IX secolo dopo Cristo, con la missione di evangelizzazione di Cirillo e Metodio nel 862) che Puškin dà dignità letteraria con l’Evgenij Onegin. Ed questo strumento così immediato, allo stesso tempo comprensibile e diretto,  tenero e  volgare che ha prodotto la letteratura russa dell’Otto e del Novecento.

Continua Nori:

“Se leggo l’inizio dell’Evgenij Onegin a un bambino russo di cinque anni, che non è ancora andato a scuola, lui capisce tutto perfettamente; se leggo a un bambino italiano di cinque anni un’opera italiana dell’ottocento, come Il cinque maggio di Manzoni, che è del 1821, «Ei fu, siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, orba di tanto spiro», cosa capisce?, mi chiedo. E racconto di quando ho fatto la prova con mia figlia, quando aveva cinque anni, le ho recitato l’inizio del Cinque maggio e le ho chiesto cosa significava e lei è rimasta un po’ a pensarci e poi ha detto «Eh, che lui era lì, immobile, che giocava a memory respirando».

Nel suo divertente The Anna Karenina Fix: Life Lessons from Russian Literature che ho letto un paio d’anni fa, la scrittrice e giornalista britannica Viv Groskop dice che per lei  “la qualità più attraente di Eugene Onegin è la quieta bellezza del suo fatalismo, che è molto russo, ma anche in qualche modo, molto umano e universale.”

Che in fondo siamo tutti un po’ Eugenio Onegin, poveri sciocchi che non sanno cosa è bene per loro fino a quando non è troppo tardi. Perdiamo così la possibilità di essere felici e la colpa è solo nostra.  Ma come possiamo sapere cosa è bene per noi, soprattutto quando da giovani, non abbiamo vissuto abbastanza per saperlo? Per sapere come la vita, il FATO, tratterà le nostre speranze e i nostri sogni? Per sapere come e, soprattutto SE, saremo mai nel posto giusto al momento giusto per essere felici?

C’è una stanza bellissima in Onegin che dice:

“Ma triste è pensare che invano / la giovinezza ci fu data, / che sempre tradita l’abbiamo / e che essa ci ha ingannato; / che le migliori aspirazioni, / le nostre più fresche visioni, / come foglie sono marcite / in un autunno infracidite.”

Mi ricorda la stanza di Lorenzo il Magnifico, quella che dice: “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto sia, del doman non c’è certezza.”

Ecco.

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2020 ©Paola Cacciari

“Siamo figli del nostro paesaggio” – Lawrence Durrell e Alessandria — LUOGHI D’AUTORE

«No, non credo che ti piacerebbe questa città sconfitta, con le sue case levantine che si scrostano al sole; un mare liscio, sporco e brunastro, senza flutti che lambisce il porto. Arabo, copto, greco, francese, levantino, niente arte, né vera gaiezza. Una noia mitteleuropea intrisa di alcol. Nessun argomento di conversazione, tranne il denaro», così […]

via “Siamo figli del nostro paesaggio” – Lawrence Durrell e Alessandria — LUOGHI D’AUTORE