Boris Johnson e il COVID-19 ðŸ‡¬ðŸ‡§

La gestione della pandemia da parte del Governo di Boris Johnson 🇬🇧 sarebbe degna di un aforisma di Pirandello.
Meglio vedere il lato comico allora, che se ci si ferma a riflettere finisce che ci si mette a piangere… 😒 

Statuary: Heritage or Modern Horror? — HistorianRuby: An Historian’s Miscellany

The dumping of the statue of slave trader Edward Colston into the harbour at Bristol has brought into question the veritable army of statues that Britain displays in towns and cities. Many of us walk by without giving them a second glance. Many of them are relics of Britain’s defunct Empire and proudly display men […]

via Statuary: Heritage or Modern Horror? — HistorianRuby: An Historian’s Miscellany

I diari del COVID-19 #8

Il cosidetto Cummings-gate non è finito qui. Mercoledì scorso, Emily Maitlis, popolare giornalista televisiva alla BBC da quasi vent’anni, aveva aperto l’edizione serale del suo programma Newsnight dicendo che Dominic Cummings aveva violato le regole della quarantena. Tutto il paese l’aveva capito, ed che era sorprendente che il Governo lo negasse, ha continuato la giornalista, aggiungendo che in questo modo Downing Street non solo ha fatto passare per stupidi coloro che invece hanno fatto di tutto per rispettarle le regole, ma che ha dato ad altri il pretesto per violarle. Ha concluso che con più a lungo i ministri e il primo ministro contunueranno a dire alla nazione cheCummings ha rispettato le regole, piu’ grande sarà la rabbia per questo scandalo. Uh! Go On Girl !!!

Un editoriale del Financial Times pubblicato mercoledì sostiene che l’opinione pubblica abbia ragione a essere arrabbiata per i comportamenti di Cummings, e che sia stato poco saggio da parte di Johnson fare finta di niente. Non solo perché per difendere Cummings il Primo Ministro ha specato molta della sua credibilità (che già non era altissima dopo il COVID fiasco del come è stata gestita la crisi sanitaria), ma anche perché ora sarà più difficile fare rispettare le regole di distanza sociale.

Inutile dire che l’insolito monologo d’apertura della Maitlins è diventato virale, e sebbene apprezzato da molti (tra cui la sottoscritta), è stato criticato da molti politici conservatori, e anche da alcuni giornalisti, che hanno ritenuto la presa di posizione della collega eccessiva e non conforme alla tradizionale imparzialità dei notiziari della BBC, che l’ha prontamente richiamata. Una decisione quella dell’emittente televisiva, accolta con una certa sorpresa e molte critiche, tanto da giornalisti che politici Laburisti.

Il fatto che, la serata successiva, la Maitlis sia stata sostituita alla conduzione del programma dalla giornalista Katie Razzall, ha scatenato l’immaginazione collettiva, fornendo allo stesso tempo a Downing Street la distrazione necessaria per allontanare l’attenzione del opinione pubblica da Cummings e le sue peregrinazioni in lungo e in largo per l’isola.

Il comunicato della BBC afferma che la Maitlis ha violato le regole di imparzialità della rete, e che le sono state ricordate le linee guida da seguire. E fin qui ci siamo: ogni corporazione ha linee guida che vanno seguite, pena severi richiami (anche il museo ne ha molte). Ma il fatto che lei sia stata richiamata e Cummings no, rende l’azione di quest’ultimo ancora più arrogante. La colpa di Emily Maitlins (se si può chiamare colpa) è che ha usato la sua posizione di giornalista conduttrice di un programma molto seguito, per farsi portavoce di coloro che vogliono delle risposte.

Che l’imparzialità tanto sventolata dalla BBC non è forse fare domande e aspettarsi una risposta? Che dopo dopo oltre 38,489 morti accertate, la gente ha il diritto di avere la verità sui fallimenti del passato recente e sui tentativi passi futuri verso una vita post-COVID-19 . Fatti, la gente vuole fatti. Non più verità alternative, ma la verità e basta.

“Che cos’è la verità? disse Pilato e non attese risposta.”

Scrisse nel 1625 il filosofo Francis Bacon. Temo che in questo momento il padre dell’empirismo si stia rivoltando nella tomba alla vista del modo in cui l’oggettività è sia deventata un’opinione, qualcosa di elastico da manipolare aperatmante da personaggi come Bojo e Trump.

Ma Bacon disse anche che “la verità è figlia del tempo.” Vedremo se avrá ragione.

2020 ©Paola Cacciari

 

I diari del COVID-19 #7

“Che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci, non ci siamo intesi affatto.”

Così scriveva Luigi Pirandello in Uno Nessuno e Centomila. Che quello che sta accadendo nella politica inglese è qualcosa a metà tra un dramma pirandelliano e una canzone di Mina (Parole, Parole, Parole… ), con una punta di Checkov.

Se in durante la campagna elettorale del 2016 Steve Bannon era per Donald Trump l’equivalente dei left-behind, di tutti coloro che si sentivano abbandonati dall’America e che hanno votato (e probabilmente lo rivoteranno) Trump, Domininc Cummins è per Boris Johnson il paladino dei ‘forgotten British’, tutti coloro che si sono sentiti abbandonati dal Gorverno di Londra e  hanno votato per la Brexit e per i conservatori.

Da quando Boris è diventato Primo Ministro, Cummings è diventato uno dei suoi collaboratori più influenti. Forse il più influente. Un’influenza sinistra la sua, e che sembra tanto assoluta quanto pericolosa, come quella di Rasputin lo era per gli Zar di Russia. E guarda un po’ cosa è successo…

Comunque.

Cummings è stato definito in vari modi: anticristo, sociopatico, pazzo, messia o, più semplicemente nelle parole di David Cameron, come uno “psicopatico in cerca di fama”. Ma per chi segue il suo blog (e pare che che ne sia parecchia di gente che lo fa, anche se non riesco a trovare il numero esatto), in cui la filosofia si intreccia con la robotica, Orson Wells e Bismarck, Cummis è una sorta di genio incompreso.

Amato o odiato (ho una propensione per la seconda opzione), resta il fatto che l’eminenza grigia dell’euroscetticismo britannico, questo Richelieu della corte di Boris Johnson, è certamente uno dei personaggi più influenti della politica britannica dopo Johnson stesso: una sorta di intoccabile che si sente tale e pensa di essere al di sopra delle regole.

E il Cummings-gate che è esploso nei giorni passati lo dimostra. Lo scandalo in questione, che in un altro momento sarebbe stato ridicolo, in questo periodo appare di una gravità senza precedenti. Cummings infatti è accusato di aver violato le regole per contenere il coronavirus viaggiando con la sua famiglia attraverso l’Inghilterra per passare la quarantena (e la Pasqua) a casa dei suoi genitori a Durhan, nel nord dell’Inghilterra, nonostante sia lui che la moglie mostrassero già i sintomi da COVID-19.  Del tipo, “fate come dico, non fate come faccio” per intenderci….

Dopo giorni di polemiche, la settimana scorsa il governo ha organizzato una conferenza stampa nel giardino di Downing Street, la residenza del Primo Ministro, dove un seccatissimo Cummings con camicia aperta e senza cravatta, ha letto con la voce monotona e svogliata di chi è costretto a fare una cosa che davvero non vuole fare, un lungo resoconto dei suoi spostamenti. Alle domande dei giornalisti se era dispiaciuto delle sue azioni, ha risposto con un secco no, ripetendo di non aver violato le regole. Poche ore dopo, in un’altra conferenza stampa, lo stesso Primo Ministro si è rifiutato di parlare della vicenda, spiegando sbrigativamente che tutto ciò che era da dire era già stato detto da Cummings, e ripetendo che non lo avrebbe licenziato.

Dominic Cummings speaks at a press conference in the garden of Number 10 Downing Street © PA

Nonostante molti parlamentari conservatori si siano schierati (più o meno volontariamente) con Cummings pubblicato Tweets in sua difesa, molti altri conservatori (forse spinti dalle decine di lettere di protesta ricevute da parte dei loro elettori) non lo hanno fatto, anzi alcuni hanno ufficialmente chiesto le sue dimissioni. Douglas Ross, un sottosegretario del ministero degli Esteri per la Scozia, ha persino annunciato le sue dimissioni dal Governo, dicendo che non poteva spiegare ai suoi elettori che una cosa era sbagliata se fatta da loro, mentre era giusta se fatta da un consigliere del governo. Il livello di approvazione per Johnson è diminuito di 20 punti in 4 giorni.

2020 ©Paola Cacciari

UNESCO e ICOM: nel mondo un museo su dieci è a rischio chiusura (definitivamente)

Tristemente attinente, soprattutto per chi come me in un museo ci lavora…

Secondo l’UNESCO e l’International Council of Museums (ICOM), a causa della crisi sanitaria in corso, il 90% dei musei di tutto il mondo, pari a circa 85.000 istituzioni, è temporaneamente chiuso a causa della pandemia. Una parte di questi, però, non riaprirà più i battenti… Continue reading UNESCO e ICOM: nel mondo un museo su…

UNESCO e ICOM: nel mondo un museo su dieci è a rischio chiusura (definitivamente)

Aprile 😬🙄

Dire che la risposta del Governo di Boris Johnson alla pandemia è stata pateticamente inadeguata è un eufemismo. Tutti presi com’erano da Brexit, i Tories hanno completamente ignorato quanto stava accadendo in Cina prima, e in Europa poi. Come se una volta lasciata l’Unione Europea, il Coronavirus avesse avuto bisogno del passaporto per oltrepassare la Manica e approdare sulle coste britanniche… 😒  Mentre il mese scorso si parlava di “immunità di gregge” con toni che ineggiavano allo churchilliano (“perderemo molti dei nostri cari”) la situazione è precipitata e persino Boris e il suo ministro della Sanita’ sono caduti vittime del COVID-19.

Il Paese viene messo in quarantena e piu’ che mai gli un tempo stoici britannici hanno ceduto al panico da accumolamento e si sono scatenati nella caccia ai beni non deperibili, come pasta, scatolame e carta igienica. La caccia alla carta igenica soprattutto è diventata il soggetto predferito per vignettisti e illustratori e creatori di Memes online… che hanno opportinamente documentato il momento storic con attenzione etnologica.

Io dal canto mio, visto che ho dovuto brutalmente rinuciare al mio adorato balletto, mi sono buttata con entusiamo nello streamining online di una serie di balletti di repertorio del Bolshoi e me lo sono goduto tutto.

 

Cerchiamo di vedere il lato positivo delle cose… 😍

I diari del COVID-19 #4

Sto leggendo Tombland di C.J. Samson, un noir storico della serie di Master Shardlake, avvocato un po’ deforme e detective riluttante nella Londra dei Tudor, coinvolto più spesso di quanto la sua natura pacifica vorrebbe, in intrighi politici e omicidi.

Siamo nel 1549, durante il regno di Edoardo VI . Sono trascorsi due anni dalla morte di Enrico VIII e Shardlake si trova ad essere spedito suo malgrado a Norwich per conto della quindicenne Lady Elizabeth per indagare su un caso di omicidio che coinvolge la moglie di un lontano parente. Ma il caso dell’omicidio diventa parte di una storia più grande, la ribellione contadina guidata da Robert Kett nella contea del Norfolk, nell’Inghilterra orientale.

Tra le ribellioni contadine del 1549, quella guidata da Kett fu la più grande rivolta popolare avvenuta tra la rivolta dei contadini del 1381 e la guerra civile. La recinzione della terra comune da parte dei ricchi proprietari terrieri per il loro uso privato (pascolo, caccia o allevamento di colombe) aveva lasciato i contadini senza un posto dove pascolare i loro animali. Se a questo si aggiungono altre difficoltà normalmente affrontate dalla gente comune, come l’inflazione, la disoccupazione, l’aumento degli affitti e diminuzione dei salari non sorprende che la gente fosse arrabbiata nei confronti di uno Governo guidato da uomini la cui politica era quello di rubare i poveri a vantaggio dei ricchi. Suona familiare?

Rivolte e insurrezioni non sono successe molte volte nel passato di varie nazioni, Ma nel caso dll’Inghilterra, il passato feudatario è particolarmente duro a morire. Basta guardare alla Brexit e pare evidente che gli inglesi, o almeno una certa classe di inglesi, quelli più ricchi e quelli più poveri, non riescano a fare a meno del feudalesimo. Altrimenti non avrebbero eletto i Tories. Se le cose non cambiano per la classe media liberale figlia della Rivoluzione Industriale non c’è speranza…

2020 ©Paola Cacciari

I diari del COVID-19 #3

La mattina quando mi alzo apro la finestra e lascio entrare l’aria fresca. Mi è sempre piaciuto annusare l’aria, contiene un sacco di informazioni. E’ un po’ più caldo, ma fa ancora fresco a queste latitudini. Il cielo è blu e la primavera è scoppiata in tutti i suoi colori, alla faccia del COVID-19 e i rami dell’albero che vedo fuori dalla finestra sono coperti da foglie verde billante.

Odori, profumi di fiori, di terra, il canto degli uccelli che prima faticavo a sentire per via del traffico. Mi accordo di attendere con gioia il momento in cui devo uscire a portare la spazzatura e mi attardo sul marciapiede ad osservare incredula la surreale immagine di una delle strade più trafficate di Londra virtualmente deserta…

Al momento la mia realtà ha ritmi diversi, forse davvero per la prima volta in vita mia, ha i MIEI ritmi. E nella tragedia, questo è stato per me un piacere inaspettato. Mi ha dato il tempo di fermarmi a respirare e dedicarmi alle cose che amo di più. Leggere, scrivere, dedicarmi allo studio e allo sfruttamento a indeterminato dei doni gratuiti dispensati da musei e teatri di tutto il mondo sui loro canali YouTube, indulgendo per ore e totalmente libera da sensi di colpa (che non ci sono altre cose pressanti da fare diciamocelo, a parte passare il tempo) in opere, balletti e tour virtuali di musei europei e mondiali, quasi tutti i giorni, a volte più volte al giorno, cortesia della mia connessione internet.

Per questo mi sembra eccessivo paragonare il COVID-19 alla. Seconda Guerra Mondiale. O ad una delle tante guerre che hanno piagato la nostra storia contemporanea.  Una collega croata venuta in Inghilterra negli anni Novanta come rifugiata a causa della guerra nella ex-Yugolavia mi ha detto che era normale, che per quattro anni le persone quasi non sono uscite di casa. Un mese contro quattro anni. Certo, essere agli arresti domiciliari è surreale ed inquietante per la nostra generazione che non ha mai vissuto restrizioni di questo tipo, ma la nostra (e parlo di chi ha la fortuna di essere in salute durante questa pandemia), è una ‘guerra’ dorata, combattuta sul divano di casa, con il frigo pieno, libri e giornali a disposizione, e la connessione internet. Chi fa la ‘guerra’ è il personale sanitario, i commessi dei supermercati, gli autisti degli autobus, i netturbini, la polizia e tutti coloro che mandano avanti la baracca mentre noi siamo a casa a guardare Netflix.

2020 ©Paola Cacciari