Bellezza o inaspettatamente bello?

In un mondo come quello in cui viviamo dove la bruttura morale sembra essere divenuta la norma, mi ritrovo sempre più spesso a cercare rifugio nella bellezza, sia essa quella della natura, quella dell’arte o della danza. Perchè come dice Stefania nel suo blog
“StefaniaSanlorenzo ~ 4 passi di danza e dintorni” la danza è legata alla bellezza. E non solo. Buona lettura! 🙂

StefaniaSanlorenzo

IL BELLO E ‘LO SPALATORE DI NUVOLE’

Quando una parte importante del tuo mondo è fatta di arte visiva, ciò che incontri è l’INASPETTATO. Cerchi magari qualcosa di specifico, ma non puoi sapere che cosa troverai veramente.

Potrebbe essere uno degli slanci che animano la passione per la DANZA, che coinvolge la mia vita da circa 40 anni (il circa è per alleggerire l’impatto psico-temporale, ma matematicamente non ha nessuna ragione d’essere).

Senza girarci troppo intorno: nella danza “il brutto” in sé non assume un valore artistico, magari brutto è cattivo, magari grottesco…. ma si tratta di un artificio scenico. La danza è legata alla bellezza. Ora bisognerebbe anche definire che la bellezza ha dei canoni variabili, qualcosa di imperscrutabile, che il tempo, la moda, il sentire modificano nella sensibilità dei più, permettendoci di uscire, almeno ogni tanto, da stereotipi, validi ma alla lunga noiosi. Tutto ciò che non…

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Le pene della danza secondo Sergei Polunin

Mentre attendo con impazienza che arrivi Giugno e con esso il divino Roberto Bolle (che si esibirà con Zenaida Yanowsky che con questa performance si ritira dal ruolo di Prima ballerina del Royal Ballet dopo una carriera di 23 anni con la Compagnia londinese) in  Marguerite and Armand – creato da Frederick Ashton per la storica coppia Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev nel 1963 – lo sguardo mi cade sulla scritta SOLD OUT delle due date di Sergei Polunin, il bambino cattivo della danza come è stato ribattezzato dopo il suo clamoroso abbandono del Royal Ballet nel 2012. E dopo aver visto il video qua sotto capisco anche il perchè…

Come Mikhail Baryshnikov, l’ucraino Sergei Polunin ha un viso spigoloso, occhi azzurrissimi, quasi trasparenti, e l’incredibile capacità di levarsi nell’aria, come se volare fosse la cosa più normale del mondo per un essere umano. Nato a Kherson, una povera città dell’Ucraina sud poco distante dalle coste del Mar Nero, Polunin ricorda la sua infanzia come felice. Ma sua madre, Galina avendo notato l’insolita elasticità del bambino guarda lontano e lo iscrive prima a ginnastica e poi al balletto e quando la portata del suo talento diventa ovvia e Polunin è accettato alla scuola di ballo di Kiev, lei è  determinata a fare di lui una stella a tutti i costi. Ma la scuola di danza di Kiev era costosa e per pagare la retta suo padre accetta un lavoro in Portogallo e sua nonna in Grecia, mentre Galina abbandona la sua vita a Kherson per trasferirsi a Kiev con Sergei.

Eppoi la svolta nel 2003 quando, grazie ad una borsa di studio della Rudolf Nureyev Foundation, Polunin entra a far parte della British Royal Ballett School e si trasferisce a Londra.  “E qui”, dice Polunin, “è quando il divertimento è finito.”

Studente superdotato, Polunin era prima di tutto un adolescente che per la prima volta si trovava a vivere da solo, e a farlo in una città come Londra. Non è difficile capire perché il giovane Sergei sia uscito di testa al primo assaggio di libertà. Ma la sua vita fatta di sesso droghe e rock’n’roll non gli impedisce di diventare, appena diciannovenne la più giovane étoile del Royal Ballet di Londra. Ed è qui che cominciano i problemi. Se il periodo che segue  è  professionalmente molto positivo, a livello personale è l’inizio di una profonda crisi che nei successivi due anni si manifesta con vari segnali di irrequietezza, palesando la propria insofferenza anche molto pubblicamente tramite i social network. Nel frattempo, la sua famiglia implode e quando Galina e Vladimir divorziano due anni dopo, qualcosa si rompe nel delicato equilibrio del quindicenne Sergei. Continua a danzare e a fare progressi e neanche ventenne ha già raggiunto la maggior parte dei suoi obiettivi professionali. Ma con la motivazione se ne va anche la gioia che derivava dal suo lavoro. Un lavoro che comunque a lui non importava più, visto che la sua famiglia non c’era più per trarre beneficio dal suo successo – e anche se ci fossero stati Sergei non voleva più aver a che fare con loro, soprattutto con sua madre, a cui rimproverava di averlo costretto ad una carriera che non avrebbe  mai scelto. Entro il 2012, Polunin ne ha abbastanza e se ne va dal Royal Ballet tra lo stupore generale.

“Non riuscivo a trovare un equilibrio, dal punto di vista della danza, io sentivo di non poter decidere su nulla. Mi trovavo in un posto fantastico a lavorare con persone fantastiche, ma il prezzo da pagare era il non poter decidere.”

Dopo la crisi e un vagabondaggio artistico attraverso vari teatri russi mantenendo però la libertà di potersi esibire altrove ed impegnarsi in altri progetti personali come la moda o vari servizi fotografici. La storia della sua vita è raccontata in Dancer il documentario cinematografico Steve Cantor di cui fa parte anche il video di David La Chapelle che vede Polunin danzare un assolo incredibile sulle note di Take me to the Church di Hozier. Che dire? Avendo perso l’occasione di vederlo ballare con la sua compagna, la sublime Natalia Osipova alla Royal Opera House (dove mi sono affannata a cercare i biglietti per Roberto Bolle ancora prima di vedere nel casting il nome di Polunin*) cercherò il dvd… E nel frattempo, Roberto aspettami! 🙂

*(e meno male che non l’ho fatto comprare i biglietti per il suo balletto che Polunin ha cancellato la sua performance. Infaffidabile fino alla fine…)

 

Il Mayerling di Kennet MacMillan

Sesso, droga e un doppio suicidio: benvenuti nel tragico mondo di Mayerling. Il balletto, basato sui cosidetti Fatti di Mayerling, è la vera quella serie di eventi che condussero alla morte violenta dell’Arciduca Rodolfo d’Asburgo-Lorena e della sua amante adolescente, la diciassettenne baronessina Maria Vetsera, fu creato da Sir Kennet McMillan nel 1978 per il Royal ballet di Londra. I  corpi furono ritrovati a Mayerling, un piccolo paese nella Bassa Austria, il 30 gennaio del 1889. Pare che i due avessero stabilito un lugubre patto di morte, dopo che il padre di Rodolfo, l’arciduca Francesco Giuseppe aveva richiesto che i due si separassero. Pare che Rodolfo abbia sparato alla tempia della Vetsera (pienamente consenziente, si spera…) prima di togliersi lui stesso la vita. Inutile dire che si fece di tutto per mettere a tacere lo scandalo. La versione ufficiale fatta circolare imputava la causa della morte di Rodolfo ad un attacco di cuore, mentre l’esistenza di Maria Vetsera scomparve compleatamnte dalla scena e dalla storia. Il suo corpo, completamente vestito e con tanto di cappello di cappello (legato ad un manico di scopa per tenerne diritta la schiena) fu trasportato in carrozza ad Heiligenkreuz, dove fu seppellito segretamente e in tutta fretta.

McMillan è insieme a Frederick Ashton uno dei più grandi coreografi del ventesimo secolo. A lui si deve per esempio quel capolavoro assoluto che è Romeo e Giulietta con le musiche di Prokofiev. Ma diversamente da Ashton, McMillan non aveva paura di confrontarsi con temi controversi e mettere a nudo la parte più oscura della natura umana e della sessualità e spesso i suoi balletti sono incentrati su personaggi che sarebbero considerati degli outsider nella società moderna. Come il meraviglioso Manon e questo altrettanto meravigioso Mayerling.

Natalia Osipova and Edward Watson in Mayerling Credit: Alastair Muir

Natalia Osipova and Edward Watson in Mayerling Credit: Alastair Muir

Lo show appartiene ad Edward Watson perfetto nel ruolo dell’anti-principe, il dannato Rodolfo. Alto, snodato e flessibile in modo insolito e con una capacità di torsione che altri non possiedono, Watson (che è primo ballerino con il Royal Ballet di Londra) è l’opposto dell’eroe atletico e benigno di Carlos Acosta o Roberto Bolle. A Watson non piace fare il principe, a meno che non sia un pazzo o un suicida – e propio quel suo corpo elastico gli permette di esprimere l’angoscia interiore di un personaggio come Rodolfo, un donnaiolo violento ed crudele. Rodolfo è un uomo a disagio nel suo stesso corpo, in lotta con se stesso la cui pazzia sarà la causa della tragedia finale.

Ma sono le scene che precedono l’epilogo le più sinistre. La violenza con cui Rodolfo-Watson fisicamente “maneggia” (letteralmente)  la moglie bambina e le sue varie amanti  con violenza e non curanza come se invece di persone si trattasse di bambole di pezza. Pazzia,  passione e sensualità sono emozioni che di rado sono mostrate così apertamente in un balletto.

Rodolfo trova pane per i suoi denti nella giovanissima Maria Vetsera, l’ultima delle sue amanti anch’essa ossessionata dalla morte e dal sesso, qui interpretata dalla sublime Natalia Osipova (nota  a molti per essere la compagna del bambino cattivo della danza, Sergei Polunin). La Osipova è un ex-Bolshoi e fa suo questo personaggio con un’energia, una sicurezza e una passione pari a quella di Watson. Lo splendido pas de deux finale in cui i due si gettano è al tempo stesso selvaggio e sublime. Lo so perché grazie ai binocoli ho potuto vedere le loro espressioni.  Ero con loro sul palco, dentro il palco ed ad un certo punto ho realizzato che così assorta che ho quasi dimenticato di respirare. E se questa non è magia, non so cosa sia. Certamente per me è puro genio.