Premio Italiano di Architettura 2020, riconoscimento alla carriera per Renzo Piano – Fotogallery

E’ Renzo Piano il vincitore del Premio alla carriera, assegnato nell’ambito del Premio Italiano di Architettura 2020, indetto dal MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo e da Triennale Milano, con il patrocinio del MiBACT. Ecco dieci dei suoi progetti più belli al mondo… Continue reading Premio Italiano di Architettura 2020, riconoscimento alla carriera…

Premio Italiano di Architettura 2020, riconoscimento alla carriera per Renzo Piano – Fotogallery

Toccare il cielo con un dito. O, nel caso di oggi, le nuvole…

Ultimamente sto trascurando il blog, che la vita  e il lavoro al museo mi tirano in altre direzioni. E quando ci torno finisco con parlare (o non parlare che a volte le immagini dicono molto di più…) della Brexit che qui sta diventando peggio della storia infinita (già ci vedo un video musicale con la canzone di Limahl: preparatevi per un tuffo negli anni Ottanta! 😉 ).

Darwin Brasserie, Sky Garden. London. 2019 © Paola Cacciari

Così oggi faccio qualcosa di diverso e dedico questo post allo Sky Garden di Londra, bar, ristorante e brasserie tra giardini pensili appollaiati in cima a 20 Fenchurch Street, il grattacielo della City meglio noto come Walkie-Talkie per la sua forma più stretta alla base e più larga in cima.

Il panorama è splendido, la vista su Londra a 360 gradi (il Tower Bridge e la Torre di Londra, il bellissimo complesso architettonico “brutalista” del Barbican, gli altri grattacieli come il Cheesegrater, il Gherkin, la Heron Tower e la Tower 42…) e davvero sembra di toccare il cielo con un dito tanto si è in alto!

Sinceramente non capita tutti i giorni di pranzare in una sorta di acquario con vista sullo Shard di Renzo Piano, godendo di un’esperienza culinaria da Masterchef, che ristoranti di questo tipo sono normalmente al di fuori della portata delle nostre tasche (mie e della mia “dolce metà” dico, chi altri? 😉 ), ma una volta ogni tanto ci sta, e ce la siamo goduti un sacco, nonostante le nuvole e il cielo coperto. 🙂

Darwin Brasserie, Sky Garden. London. 2019 © Paola Cacciari (1)
Darwin Brasserie, Sky Garden. London. 2019 © Paola Cacciari

Londra celebra Renzo Piano

Ho sempre avuto un debole per Renzo Piano (nato a Genova nel 1937), da quando molti anni fa mi sono trovata adammirare le forme allo stesso tempo razionali e surreali di quello strano e incredibile edificio a forma di nave che ospita il NEMO di Amsterdam, il Museo di Scienza e Tecnologia più grande d’Olanda. E non a caso, che in fondo il nostro Renzo nazionale è colui che nel 1971 insieme all’italo britannico Richard Rogers  ha dato vita al controverso Centro nazionale d’arte e di cultura Georges Pompidou a Parigi.

Ma per chi come me abita a Londra, è lo Shard ad essere diventato uno degli edifici più iconici dell’architetto genovese, nonchè uno dei punti di riferimento più riconoscibili della Capitale.

Renzo Piano Building Workshop, The Shard, London Bridge Tower and London Bridge Place, London, 2012.
Renzo Piano Building Workshop, The Shard, London Bridge Tower and London Bridge Place, London, 2012.

Disegnato da Piano nel 2012, questa torre di forma triangolare che prende il nome dalle otto “schegge di vetro” inclinate che costituiscono le facciate dell’edificio, è stato progettato per accomodare vari usi: uffici alla base della piramide, dove i livelli sono più grandi, con ristoranti e hotel nel centro, e appartamenti privati e una galleria panoramica in cima di l’edificio dove la sua forma è più stretta. Ma, come ha dimostarato l’esempio del Beaubourg di Parigi, l’edificio è anche e soprattutto un esempio di come un progetto può essere un catalizzatore per il cambiamento. Il suo completamento infatti, ha promosso la riqualificazione della stazione ferroviaria di London Bridge  e dell’area circostante.

Richard Rogers (left) and Renzo Piano pose in front of the Pompidou Center in 2017. Credit MARTIN BUREAUAFPAFPGetty Images
Richard Rogers (left) and Renzo Piano pose in front of the Pompidou Center in 2017. Credit MARTIN BUREAUAFPAFPGetty Images

Ed ora la Royal Academy (RA) di Londra celebra gli oltre 50 anni di carriera dell’architetto genovese (personalmente odio il termine archistar) con una grande mostra, Renzo Piano: The Art of Making Buildings.

La retrospettiva include materiali d’archivio rari, modelli, fotografie e disegni, il tutto a svelare la metodologia di lavoro dell’architetto e il suo approccio al design ‘pezzo per pezzo’, dove ogni dettaglio viene testato con prototipi a grandezza naturale per verificare come appariranno alla vista e al tatto.

Renzo Piano

Gli edifici del nostro Renzo nazionale sono spesso molto diversi tra loro, e il suo portfolio include oltre al suddetto Centre Pompidou e a grattacieli, teatri, musei e gallerie d’arte (Whitney Museum of American Art, 2007-15), un terminal aeroportuale simile a un aliante su un’isola artificiale nella baia di Osaka (Aeroporto Internazionale del Kansai, 1988-94) la nuova sede del New York Times e le sale da concerto dell’Auditorium Parco della Musica di Roma (1994-2002) – edifici molto diversi tra loro che tuttavia hanno in comune il loro essere leggeri e ariosi, con facciate di vetro che riflettono il cielo e sembrano essere fatti per riflettere il blu del Mediterraneo ma che indipendentemente dalla loro posizione geografica, finiscono inevitabilmente per definire la città che li ospita. Il vetro extra bianco utilizzato conferisce all’edificio una leggerezza e riflette il cielo che cambia intorno ad esso.

Renzo Piano Building Workshop, Sketch of the California Academy of Sciences, 2009.
Renzo Piano Building Workshop, Sketch of the California Academy of Sciences, 2009.

Negli edifici di Piano non ci sono significati nascosti: fatti di vetro, aria e luce, fanno, esattamente  ciò per cui sono progettati. Grattacieli e musei sembrano levitare da terra su colonne impossibilmente delicate; Piano è famoso per l’eleganza e la raffinatezza delle sue creazioni e il suo impiego di materiali hi-tech come il vetro e l’acciaio, ma che tuttavia appaiono sfidare la gravità, e sembrano ergersi senza sforzo sugli edifici circostanti

© Rpbw, Renzo Piano Building Workshop
© Rpbw, Renzo Piano Building Workshop

ll genio creativo e progettistico di Piano è fuori discussione e da genovese purosangue già sta progettando un sostituto per il ponte dell’autostrada crollato il 14 Agosto scorso a Genova causando una catastrofe di dimensioni mai viste prima.

Ma per chi come me non è del mestiere e ama  l’architettura come arte e non comprende le abbondanti informazioni tecniche e contestuali che accompagnano ogni progetto, gli oggetti più interessanti sono gli schizzi a mano dei progetti stessi: fogli caoticamente ordinati, dove una selva di linee disegnate a mano libera in pennarello verde scuro con tratti ordinati di evidenziatore giallo, costituisce l’inizio di ciò che sarà.

Avrebbe potuto essere più chiaro per facilitare la comprensione ai profani come me, ma la mostra è comunque un incredibile viaggio nella mente di uno dei più straordinari architetti del nostro secolo. Un genio, un artista e in ultimo, un costruttore di bellezza. 

2018 ©Paola Cacciari

Londra// fino al 20 Gennaio 2019

Renzo Piano: The Art of Making Buildings

Royal Academy

Back in Time: The Verve – Lucky Man (1997)

Periodo di grossa crisi nella mia vita quello della fine degli anni Novanta, in cui come accade nella Legge di Murphy, tutto quello che poteva andare male lo aveva fatto. Tutto. Una vera catastrofe. E non scherzo.

Per qualche strano motivo questa canzone dei Verve, nel cui cui video la band sembra diverstirsi un sacco in quello che ora so essere Thames Reach, adiacente al complesso del Thames Wharf, progettato dall’architetto Richard Rogers (l’amico di Renzo Piano, insieme sono stati i responsabili del Centre Pompidou di Parigi) vicino ad Hammersmith, nella zona Ovest di Londra, mi sembrava il simbolo di titto quello a cui aspiravo. Un po’ di felicità.

Qui, un Richard Ashcroft alto ed allampanato (lo stereotipo dell’inglese metropolitano degli anni Novanta) canta accompagnadosi da una chitarra acustica, mentre il resto del gruppo lo guarda.  Vedevo il sole, il fiume, ascoltavo quelle parole che dicevano:

Happiness
More or less
It’s just a change in me
Something in my liberty
Oh, my, my
Happiness
Coming and going
I watch you look at me
Watch my fever growing
I know just where I am.

Ed io volevo essere lì, in quel momento. A Londra. Nel sole. Sul fiume. Happiness. More or less. Londra. Nel mio caso, much, much more, rather THAN less. 😉

 

The Verve – Lucky Man 1997

Il sole di South Bank

Oggi è stato un giorno dedicato all’improvvisazione. Indecisa sul cosa fare, ma decisa a fare qualcosa che non fosse restare a casa a fare le pulizie, che chi vive al Nord impara a non dare mai il tempo e la temperatura per scontati, sono salita sul primo autobus che è passato e mi sono diretta verso il fiume.

Che quando sono in dubbio sul cosa fare, per me c’è una sola risposta: andare a fare un giro a South Bank. Soprattutto con una giornata di sole come questa. Non sono una grande appassionata di arte contemporanea, ma la Tate Modern abita una posizione benedetta lungo la riva Sud del Tamigi e la mostra su Alberto Giacometti è stata una piacevole rivelazione che mi è piaciuta molto più di quanto mi aspettassi. Sono poi salita al decimo piano del nuovo edificio, la Switch House progettato da Herzog & de Meuron dove dall’alto dei suoi 65m la terrazza panoramica offre una magnifica vista del cupolone di St Pauls’ Cathedral e dello Shard il bellissimo grattacielo di RenzoPiano (e dell’interno degli appartamenti dalle vetrate immense dei ricconi circostanti, ma non credo questo fosse previsto…)

Saint Paul's Cathedral from Tate Modern. London, 2017. Photo by Paola Cacciari
Saint Paul’s Cathedral from Tate Modern. London, 2017. Photo by Paola Cacciari

View from Tate Modern, London 2017 © Paola Cacciari
View from Tate Modern, London 2017 © Paola Cacciari

Ho camminato pigramente lungo una South Bank immersa nel sole, piena di buskers, turisti e gente varia ed eventuale che si godeva la giornata, mentre i soliti artisti creavano sculture di sabbia sulla “London Beach”…

South Bank, London 2017 © Paola Cacciari
South Bank, London 2017 © Paola Cacciari

… sono passata davanti all’ingresso del Royal National Theatre, detto semplicemente The National, che in realtà sono tre teatri, l’Oliver Theatre, il più grande modellato sulla base del teatro greco di Epidauro che prende il nome di Lawrence Oliver il suo primo direttore artistico, il Lyttelton Theatre e il Cottesloe Theatre, e la cui pesante struttura di cemento armato realizzata da Denys Lasdun costruita nel 1976, si trasforma quando esce il sole in una terrazza-bar con tanto di sedie a sdraio e chioschi che vendono di tutto, dai panini ai gelati, ai drinks…

National Theatre, South Bank, London 2017 © Paola Cacciari
National Theatre, South Bank, London 2017 © Paola Cacciari

Ma per me la terrazza per eccellenza è quella della Royal Festival Hall, una delle più grandi sale da concerti di Londra, nonchè l’unico edificio rimasto del Festival of Britain del 1951, il grande festival che propose il nome per il lavoro di ricostruzione del sito urbano nel dopoguerra, e oggi particolarmente affollata dal pubblico domenicale.

Royal Festival Hall, South Bank, London 2017 © Paola Cacciari
Royal Festival Hall, South Bank, London 2017 © Paola Cacciari

Il South Bank Centre è uno dei posti che amo di piu’ in assoluto di Londra. Oltre alla suddetta Royal Festival Hall e al già citato National Theatre, questo grande complesso architettonico comprende anche altre due sale da concerti di dimensioni piu’ piccole, la Queen Elizabeth Hall e la Purcell Room (entrambe inaugurate nel 1967) e The Hayward Gallery (1968), mentre nelle vicinanze ci sono i cinema del BFI Southbank (conosciuto dal 1951 al 2007 come National Film Theatre) e BFI IMAX. Nel foyer della Royal Festival Hall ci sono spesso mostre di buon livello, festival lettarari e performaces musicali spesso gratuite.

E cosa c’e di meglio di sedersi ad un tavolo con una birra fresca e il giornale e guardare l’umanità varia ed eventuale di questa incredibile città impegnata a godersi la giornata? Nice! 🙂

 

L’estate è magica con la Summer Exhibition 2015

Guerre e rivoluzioni vanno e vengono, monarchi e Primi Ministri si susseguono, ma la Summer Exhibition resta una delle assolute certezze dell’estate londinese – con Wimbledon e i Proms e la pioggia.

20150702_140602
The Royal Academy, Burlington House, London. 2015 © Paola Cacciari

Nata nell’anno in cui Napoleone viene alla luce ad Ajaccio e il Capitano James Cook sbarca in Nuova Zelanda, la Summer Exhibition non manca dalla Capitale dal 1769 e nei 246 anni della sua esistenza è rimasta un potente barometro per misurare il polso della situazione dell’arte contemporanea Britannica, e in questo nulla è cambiato dal tempo in cui Turner e Costable nel 1832 trovarono le loro tele appese l’una accanto all’altra scatenando (se non era già accaduto prima) una delle più plateali rivalità della storia dell’arte moderna. Ma il motivo di tanto successo non sta nel fatto che Turner, Constable e i Preraffaelliti hanno visto le loro opere appese alle pareti della famosa istituzione poco meno di un paio di secoli fa, quanto nella sua formula rivoluzionaria che rende questa esposizione unica nel mondo dell’arte. Per qualche settimana infatti, le opere di maestri di fama mondiale sono “democraticamente” esposte accanto a quelle di illustri sconosciuti che sperano di diventare il Damien Hirst del futuro. Uno degli obbiettivi principali dell’Accademia infatti, sin dalla sua fondazione nel 1768 era proprio quello di istituire una grande esposizione annuale aperta ad tutti gli artisti di merito e al pubblico pagante. E ieri come oggi, tutte (o quasi) le opere esposte sono in vendita, con tanto di prezzo dovutamente indicato nel catalogo. E come in passato, il 30% dei proventi è destinato al finanziamento della Scuola della Royal Academy dove nascono, crescono e sono lanciate nel mondo dell’arte le future generazioni di artisti.

Gallery III of the Summer Exhibition 2015 (c) David Parry, Royal Academy of Arts
Gallery III of the Summer Exhibition 2015 (c) David Parry, Royal Academy of Arts

Per poche centinaia di sterline pertanto, chiunque può tornare a casa con un disegno di un artista emergente o (per qualche centinaia di sterline in più) con una stampa dell’immancabile Tracey Emin, la ragazza terribile di Margate diventata famosa nel 1999 il suo letto disfatto e che nel 2011 ha scambiato il suo anticonformismo con un ruolo come artista associata della Royal Academy – il che dimostra ancora una volta come gli antagonisti di ieri, con l’età (e un discreto conto in banca), finiscano per trovarsi incredibilmente a proprio agio nel mainstream di oggi.

Quest’anno la mostra è coordinata dall’artista concettuale irlandese Michael Craig-Martin, famoso per aver coltivato talenti come Gary Hume, Sarah Lucas e il suddetto Damien Hirst, e che insieme ad un comitato costituito da artisti e architetti (come vuole la secolare tradizione dell’Accademia) ha selezionato circa 1100 opere da esporre sulle pareti di Burlington House, sede della Royal Academy, e che in una spettacolare rottura con la tradizione, invece del solito bianco abbagliante sono state dipinte in gioiosi toni di turchese, rosa confetto e blu cielo.

Michael Craig-Martin CBE RA unveiling a new site-specific artwork by Jim Lambie for the Summer Exhibition 2015  © David Parry, Royal Academy of Arts
Michael Craig-Martin CBE RA unveiling a new site-specific artwork by Jim Lambie for the Summer Exhibition 2015 © David Parry, Royal Academy of Arts

Che Craig-Martin fosse un artista fuori dalla norma era un fatto risaputo – almeno da coloro che conoscono i suoi pictorial readymades che mostrano oggetti d’uso comune come un iPhone che, estrapolati da fotografie, sono disegnati e colorati con gli stessi colori accesi ed esagerati che decorano le sale centrali della Royal Academy. Ma la sua personalità eccentrica e innovativa non si esaurisce in questo esercizio di imbiancatura, ma è palpabile nell’atmosfera totalmente insolita e (perché no?) decisamente edificante dell’edizione di quest’anno. E sebbene la pittura continui a regnare sovrana, con diverse opere dello stesso Craig-Martin presenti in varie sale e di Norman Ackroyd, non mancano grandi nomi della scultura come Anish Kapoor, Mimmo Paladino e Anthony Gormley e progetti e modelli di divinità dell’architettura come Renzo Piano e Zaha Hadid, oltre a numerosi disegni e stampe e una sala interamente dedicata alla fotografia.

20150702_143615
Grayson Perry tapestry, London. 2015 © Paola Cacciari

Da un Budda creato con grucce di ferro da David Mach ad un coloratissimo arazzo di Grayson Perry, dalle peculiari installazioni di ferro rugginoso di Ron Arad agli immancabili (e stranamente rassicuranti nella loro normalità) omaggi al Venezia dipinti dall’onnipresente Ken Howard, la Summer Exhibition è tutto questo: un miscuglio di nomi famosi e di perfetti sconosciuti, del tradizionale e dell’eccentrico, del piccolo e del gigantesco, del bello e dell’assurdo dove le opere più disparate lottano per contendersi l’attenzione dei presenti. Soprattutto non occorre essere esperti di arte contemporanea per godersi questo pezzo di storia culturale della Capitale: basta la piccola guida alle opere in mostra, una biro per scribacchiare nomi che si finirà per dimenticare all’uscita e una buona dose di curiosità.

By Paola Cacciari

Pubblicato su Londonita

Fino al 16 Agosto 2015,

Summer Exhibition

Royal Academy,

Burlington House, Piccadilly, London W1J 0BD

royalacademy.org.uk