Dialogo della natura e di Dale Chihuly: a Kew Gardens

Perfino chi come me conosce bene il lavoro dell’americano Dale Chihuly, che il museo in cui lavoro possiede – oltre  numerosi suoi pezzi, anche un grande lampadario che pende come una spada di Damocle sopra i colleghi dell’Information Desk,  puo’ trovare questa retrospettiva decisamente sorprendente.  Le straordinarie sculture di vetro di Dale Chihuly trovano la loro naturale controparte  nel mondo incantato dei Royal Kew Gardens, il meraviglioso orto botanico di Londra.

E in questa splendida giornata di fine ottobre, aria frizzante e cielo azzuro, mi sono goduta una meritata passeggiata per i giardini vestiti d’autunno ammirando le sgargianti Reflections on Nature uscite dall’immaginazione dell’altrettanto straordinario Dale Chihuly. 😊😎😍 

Kew Gardens Chihuli (16)
Chihuli at Kew Gardens. London, 2019 ©Paola Cacciari
Kew Gardens Chihuli (4)
Chihuli at Kew Gardens. London, 2019 ©Paola Cacciari
Chihuli at Kew Gardens. London, 2019 ©Paola Cacciari
Chihuli at Kew Gardens. London, 2019 ©Paola Cacciari
Chihuli at Kew Gardens. London, 2019 ©Paola Cacciari
Chihuli at Kew Gardens. London, 2019 ©Paola Cacciari

Londra//fino al 27 Ottobre 2019

Chihuly: Reflections on Nature @ Kew Gardens.

2019 ©Paola Cacciari

Natale a Kew Gardens

Dopo quasi vent’anni di Londra, pensavo di aver visto se non tutto, almeno molto. Certo avevo visto i Kew Gardens (i magnifici giardini botanici nella zona Ovest della Capitale) diverse volte che io e la mia dolce metàci andiamo regolamente in Primavera e in Autunno per ammirane i gloriosi colori. Ma per Natale non c’ero mai stata. Fortunatamente la mia autoctona (ed energetica) amica-collega Nicky ha posto fine a questa mia grave lacuna e, in una gelida sera del Dicembre britannico insieme ad altri due amici-colleghi, ci siamo avventurati alla scoperta del Natale a Kew Gardens che per l’occasione sono aperto fino alle 22.00.

Christmas at Kew gardens. London, 2017 © Paola Cacciari
Christmas at Kew gardens. London, 2017 © Paola Cacciari

E che rivelazione! Alla sera il giardino è illuminato da migliaia di luci colorare che donano all’ambiente circostante un’atmosfera incantata. Alberi di Natale dalle chiome luccicanti, ponti magici e luci verticali a cascata e colorate, un tunnel di luce e un giardino di fuoco.

E musica di sottofondo. Wow!! Uno spettacolo davvero indimenticabile!! E se come me siete freddolosi, niente paura: ci sono numerosi chioschi lungo il percorso che vendono Mulled wine (vin brûlé) e mince pies, i tipici dolcetti natalizi di di pastafrolla ricoperti di zucchero a velo e ripieni di frutta e aromatizzati da cannella e chiodi di garofano. Yummy!!! E dopo un paio di bicchieroni di vino aromatizzato caldo e qualche torina, non sentirete piu’ nulla!! E allora buon divertimento e Buon Natale!! 🙂

2017 ©Paola Cacciari

Londra//fino al 1 Gennaio 2018

Royal Bothanic Gardens Kew

kew.org

Il pittoresco geniale di Capability Brown

Oltre a  Shakespeare, al Grande Incendio e alla nascita del Punk, Londra quest’anno celebra anche i trecento anni di Capability Brown. E se non sapete chi e’ leggete questo illuminante articolo di Claudia su London SE4 … 🙂

London SE4

wp-1472628340780.jpegLancelot Brown, architetto di paesaggio inglese, era nato in Northumberland nel 1716 e fu apprendista giardiniere presso Sir William Lorraine. Brown si trasferì poi nel Buckinghamshire e, nel 1741, fu impiegato da Lord Cobham, in qualità di capo giardiniere a Stowe. Questo impiego, gli diede l’opportunità di lavorare con due affermati architetti: John Vanbrugh e William Kent. Con William Kent, uno dei fondatori del nuovo stile, piu’ naturale, di paesaggio, strinse un forte rapporto di amicizia e stima, cementato anche dal fatto che ne sposò la figlia Bridget, nel 1744.
Successivamente Brown esercitò l’attività di architetto di paesaggio in proprio, progettando sia case che giardini. Nel 1764, fu nominato da re Giorgio III Maestro Giardiniere di Hampton Court. La sua pratica si espanse rapidamente e lo vide spesso in giro per l’Inghilterra.
Il soprannome di ‘Capability‘ gli derivò dalla predilezione di spiegare alla clientela come la…

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Serpentine Galleries Pavilion 2015

Ogni anno, da quindici anni a questa parte, la Serpentine Gallery commissiona ad un architetto di fama mondiale la progettazione di un padiglione per il prato antistante l’edificio. Nel corso degli anni i risultati sono stati diversi: dalla dinamica struttura di Olafur Eliasson del 2007, a quella pacata di  Ai Weiwei del 2012 all’eterea struttura di Sou Fujimoto del 2013 (che ho amato alla follia), al quasi-fungo di Smilan Radic del 2014.

Sou Fujimoto, Serpentine Gallery Pavilion 2013, London © Paola Cacciarii
Sou Fujimoto, Serpentine Gallery Pavilion 2013, London © Paola Cacciari

Oltre a fornire un esempio di architettura contemporanea, questo padiglione temporaneo visitabile da Luglio a Settembre spesso ospita anche un programma speciale con concerti, conferenze e all’interno c’è sempre un delizioso caffè.

Smiljan Radic, Serpentine Gallery Pavilion 2014. London © Paola Cacciari
Smiljan Radic, Serpentine Gallery Pavilion 2014. London © Paola Cacciari

Quest’anno era il turno della coppia spagnola José Selgas e Lucía Cano, o – come si fanno chiamare – selgascano. Inutile dire che le aspettative erano alte per la gli iberici, ma devo dire che nonostante i suoi 350 metri quadri, la loro colorata struttura tubolare mi lascia tuttavia indifferente – mi pare un mero pretesto per dare un tetto ad un caffè che vende costosi dolci e gelati del prestigioso grande magazzino Fortun and Mason. Io sono un po’ delusa, ma magari poi mi ci abitio. E voi che ne pensate?

SelgasCano, Serpentine Gallery Pavilion 2015, London © Paola Cacciari
SelgasCano, Serpentine Gallery Pavilion 2015, London © Paola Cacciari

Il pavilion è aperto dal 25 Giugno al 18 Ottobre.

Serpentine Galleries

serpentinegalleries.org

Nuove scoperte alle Serpentine Galleries #1

È il nostro week-end anche se è Mercoledì ed io la mia dolce metà ce ne stiamo placidamente sdraiati sul prato verde di Kensington Gardens che lavorando entrambi al museo la nostra settimana non coincide mai con quella dei comuni mortali che hanno una vita ‘monday to Friday’. Il giornale aperto davanti, libro e crema solare (che quando decide di farsi vedere il sole brucia parecchio anche a queste latitudini) ci stiamo godendo questa mini-ondata di caldo di BEN due settimane che dicono che sia l’Estate. “Cosa c’è da vedere alla Serpentine Gallery?” Sto sonnecchiando pigra assaporando il calore del sole riscaldarmi le ossa sentendomi molto vicina al D’Annunzio in Meriggio (quando sono al sole mi viene sempre in mente la prof. d’italiano delle superiori leggerci estatica questa poesia: ciao prof!!) quando mi arriva la domanda da parte del mio lui che evidentemente da bravo inglese, si è già stancato di arrostirsi corpo e cervello modello lucertola.

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Lynette Yadom-Boakye, Serpentine Gallery, London. 2015 © Paola Cacciari

Non ricordo il nome dell’artista in questione, molto probabilmente perché non ne ho mai sentito parlare prima che, come si sarà capito dalla natura delle mie peregrinazioni artistiche tra le mostre ed io musei di Londra, l’arte contempoaranea non è davvero il mio forte. E comunque se vogliamo arrivare in tempo prima della chiusura bisogna che ci sbrighiamo, ci incamminiamo più o meno pigramente verso una degli spazi espositivi più carini di Londra.

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Lynette Yadom-Boakye, Serpentine Gallery, London. 2015 © Paola Cacciari

Lynette Yadom-Boakye. Dice il cartello fuori dall’edificio. Africana di origine e londinese di nascita, l’artista crea ritratti un po’ surreali di donne e uomini volutamente indefiniti e altrettanto volutamente anonimi, dipinti con la pennellata larga, frastagliata e carica di colore che mi piace tanto e che qui rende i protagonisti di questi ritratti ancora più sradicati da ogni contesto storico e sociale. Non ci sono costume o fondali che ci possano aiutare a farci un’idea della provenienza geografica o del periodo storico: sono solo persone. E basta. Una cosa sola salta immediatamente all’occhio: tutti i suoi soggetti sono persone di colore. Da sempre marginalizzate nella storia dell’arte occidentale e costretti in ruoli precisi quando dipinti (lo schiavo, il valletto, il cameriere, il musicista jazz) in un mondo di bianchi, qui costituiscono la normalità. E credo sia questo ciò che l’artista vuole dimostrare, che la diversità non è altro che la stessa realtà osservata da un punto di vista diverso.

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Lynette Yadom-Boakye, Interstellar, 2012. Serpentine Gallery, London © Paola Cacciari

Attraversando poi il ponte su Exhibition Road che passa sul lago, appare all’orizzonte la Serpentine Sackler Gallery, la succursale della Serpentine Gallery inaugurata nel 2013  e ricavata da un’ex-polveriera costruita nel 1805  e ora dotata di un futuristico padiglione adiacente alla galleria che ospita il Restaurant Magazine disegnato nientepopodimeno che dalla gran dama dell’architettura, sua maestà Zaha Hadid. Con 900 metri quadrati di nuova galleria,  negozio e spazi culturali, la “seconda casa” della Serpentine nei Kensington Gardens è diventata una nuova meta culturale nel cuore di Londra.

 

Serpentine Galleries‬ Lynette Yiadom-Boakye: Verses After Dusk

Londra // fino al 13 Settembre;

serpentinegalleries.org

Le delizie dei Royal Parks (e non solo)

Una delle cose che adoro di Londra sono i parchi. Per essere una metropoli con una decina di milioni di abitanti, la Capitale è infatti sorprendentemente verde. Ma ci sono parchi e parchi. Ci sono i parchi normali e ci sono i Royal Parks, che sono le Ferrari della situazione.

Belli, eleganti, tenuti a regola d’arte nonostante la gente ne faccia ampio uso (non si vede quasi mai il cartello “Non calpestare l’erba”… ) i Royal Parks sono una vera e propria opera d’arte. Aperti al pubblico nel 1851, appartengono ancora ancora a tutti gli effetti alla Regina (da qui l’aggettivo Royal). A Londra ce ne sono otto: Green Park, St James’s Park e Regent’s Park, la più grande area verde nel centro della città; Hyde park e Kensington Gardens che da soli occupano un’area grande come il Central Park di New York; Greenwich Park (74 ettari) a Sud-Est del Tamigi, che ospita oltre al National Marittime Museum, l’Osservatorio e il Meridiano di Greenwich; ad Ovest, uscendo dalla città, si incontrano i 955 ettari di Richmond Park (con tanto di 630 tra daini e cervi) e i 445 ettari di Bushy Park, vicino ad Hampton Court. E non dimentichiamo Kew Gardens, gli splendidi Giardini Botanici Reali, un magnifico complesso di serre e giardini che si trovano tra Richmond upon Thames e Kew, a circa 10 km a sud-ovest di Londra. Qui si trova anche il delizioso Kew Palace (l’ingresso al palazzo è incluso nel prezzo del biglietto), piccolo per gli standard dell’epoca era piú una casa che un palazzo reale, ma che proprio per questo era la residenza prediletta del re Giorgio III e della regina Charlotte. kew.org

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Kew Palace, Kew Gardens. London. 2015©Paola Cacciari

Ma Kew non è l’unico orto botanico di Londra. Il Chelsea Physic Garden è un luogo davvero affascinante, oltre ad essere un centro di studio con le sue oltre 7000 varieta di piante esotiche e non. Fondato nel 1673 per coltivare le piante medicinali a scopo di studio, non è il più antico giardino botanico del mondo (quelli di Pisa e Oxford sono più antichi), ma è certo uno dei più celebri. chelseaphysicgarden.co.uk

Se oltre ad ammirarli i fiori invece volete anche comprali, allora non perdete quella vera e propria istituzione britannica che è il RHS Chelsea Flower Show che si tiene pressoché ininterrottamente (guerre mondiali escluse) da 102 anni. Una delle più antiche e frequentate esposizioni floreali al mondo che attrae ogni anno oltre centocinquantamila visitatori e 550 espositori, il RHS Chelsea Flower Show è organizzato annualmente dalla Royal Horticultural Society e si tiene al Royal Hospital Chelsea , il magnifico edificio costruito nel 1681 da Christopher Wren (quello di St Paul’s Cathedral). Quest’anno si tiene tra il 19 e il 23 Maggio. rhs.org.uk

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Ma se soffrite di allergia al polline e i fiori preferite vederli solo da lontano, allora immergetevi nei giardini dipinti di Painting Paradise: The Art of the Garden alla  di Buckingham Palace, una bellissima mostra che traccia l’evoluzione del giardino dal XVI al XX secolo e che include una carrellata di delizie pittoriche che non richiedono una laurea in botanica (o ecologia vegetale come pare chiamarsi adesso) per essere apprezzate. Dai manoscritti persiani ai ritratti miniati di Isaac Oliver, passando dall’immancabile Leonardo, l’autore di alcune tra le più significative immagini di piante. Naturalmente re e regine e aristocratici hanno sempre avuto grande influenza nel decidere lo stile dei loro giardini, se non altro perché erano gli unici che potevano permettersi di farlo. Basta pensare che dalla rivalità (vera o presunta) tra Guglielmo III d’Orange e il suo contemporaneo Luigi XIV, naquero due dei più grandi e giardini reali mai creati: Hampton Court e Versailles. Fino all’11 Ottobre. royalcollection.org.uk/

Hampton Court (21)
Hampton Court, London. 2012 ©Paola Cacciari

2015 © Paola Cacciari

Pubblicato su No Borders Magazine