Margot Fonteyn

La storia della partnership tra l’allora quarantenne Prima Ballerina Assoluta del Royal Ballet di Londra Margot Fonteyn e il ventenne scavezzacollo Rudolf Nureyev ha fatto discutere e sognare intere generazioni di amanti del balletto. Ma la gran dama del Royal Ballet era in realtà una donna piena di spirito e di passione e la sua vita è stata tutt’altro che quieta… E allora buona lettura!

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Balletto Classico

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Margot Fonteyn, il cui vero nome era Margaret Evelyn Hookham, nacque a Reigate, nel Surrey, in Inghilterra, il 18 maggio 1919, da padre inglese e madre irlandese.

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La Bayadère

Quando si parla di bellezza, basta una parola: Mariinskij. Il Corpo di ballo del Teatro Mariinskij, affiliato al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo che deve il suo nome alla principessa Maria Aleksandrovna, è famoso per aver  visto il debutto di alcune delle più importanti opere e balletti russe – dall’opera Boris Godunov di Modest Musorgskij nel 1874, alle più importanti opere di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, come La bella addormentata, Lo schiaccianoci e Il lago dei cigni. Anche La forza del destino di Giuseppe Verdi fu rappresentata qui in prima assoluta il 10 novembre 1862.

Quella del  Mariinski è una delle compagnie di danza classica più famose della storia. Nota come Balletto Imperiale prima del 1900, la compagnia scuola di balletto del Teatro Mariinskij ha lanciato le carriere di artisti come  Vaslav Nijinsky, la star dei Balletti Russi di Diaghilev, un numero incredibile di ballerini e icone come Rudolf Nureyev e Mikhail Baryshnikov. E in questo periodo è in tournee a Londra per una manciata di date alla Royal Opera House. Un’occasione unica che io naturalmente non mi sono fatta scappare.

Da quando qualche mese fa ho letto la biografia di Rudolf Nureyev, non vedevo l’ora di vedere La Bayadère, la splendida creazione di Marius Petipa (con musica è di Ludwig Minkus ) per vedere la scena de Il regno delle ombre che lui ha coreografato nel 1963 e che l’ha reso questo balletto famoso nel mondo occidentale. Un classico in Russia, La Bayadère era quasi del tutto sconosciuta in occidente prima che, nel 1961, il balleto Kirov mettesse in scena Il regno delle ombre al Palais Garnier di Parigi, con un ventitreenne Rudolf Nureyev nel ruolo di Solor che fece scalpore (anche grazie alla sua defezione nel Giugno del  1961 proprio durante quella tournè), rendendo balletto e ballerino famosi dal giorno alla notte.

Fu la versione del Kirov che Rudolf Nureyev  mette in scena per il Royal Ballet due anni più tardi, nel 1963, con Margot Fonteyn nel ruolo della Bayadère Nikiya, la danzatrice del tempio. La musica di Minkus furiorchestrata da John Lanchbery, l’allora compositore/direttore d’orchestra della Royal Opera House. Inutile dire che la prima fu un grande successo, ed è considerata tra i momenti più importanti della storia del balletto. Attualmente, La Bayadère è presentata soprattutto in due versioni differenti, quelle derivate dalla messa in scena per il balletto del Kirov (come il Teatro Mariinskij fu ribattezzata tra il 1934 in seguito all’assassinio del rivoluzionario Sergej Kirov, ma ritorno’ al nome originale nel 1991 dopo la caduta del comunismo) da parte di Vakhtang Chabukiani e Vladimir Ponomarev nel 1941 e quelle derivate dalla produzione del 1980 di Natalia Makarova per l’American Ballet Theatre.

Ma le ballerine russe hanno le braccia più lunghe delle altre? Riescono ad alzare le gambe più delle altre? Riescono a volare piu’ in alto degli altri comuni mortali? Che tutti i ballerini, uomini e donne, sembravano volare (letteralmente) da una parte all’altra del palco senza fare rumore, neanche fossero fatti di qualche sostanza immateriale invece che di carne e sangue. E mentre mi godevo le acrobazie delle étoiles del Mariinskij, non riuscivo a non pensare a come sarebbe stato incredibile vedere il ruolo del guerriero Solor interpretato da Nureyev.

Ma la vita è fatta così: un po’ bastarda… Non avendo trovato su You Tube un video decente di Nureyev godetevi questo di Roberto Bolle, sempre molto apprezzabile! 🙂

Marguerite and Armand: con Bolle sulle tracce di Nureyev

Ci sono spettacoli a cui si assiste da spettatori e altri a cui si partecipa con l’anima. E il programma misto dedicato al mitico coreografo Sir Frederick Ashton dal Royal Ballet il 7 Giugno 2017 appartiene decisamente alla seconda categoria. Un cast stellare (che tra gli altri ha visto anche la partecipazione del nostro Roberto Bolle) per tre balletti diversissimi tra loro, come vario e camaleontica era l’immaginazione di Ashton – dal sognante The Dream ispirato allo Shakespeare di Sogno di una notte di mezza estate, Symphonic Variations l’omaggio astratto ai Balletti Russi di Diaghilev, e il tragico Marguerite and Armand.

Quando nel 1961 Frederick Ashton (1904-1988) vide a teatro il celebre dramma “La Dame aux Camélias” di Alexandre Dumas figlio, interpretato da Vivian Leigh pensò che ne sarebbe uscito un bel balletto per la sua musa, la prima balleriana assoluta del Royal Ballet, Margot Fonteyn. Lo stesso anno, il giovane rinnegato del Kirov, Rudolf Nureyev che aveva fatto scalpore per aver defezionato in occasione di una tournee del corpo di ballo sovietico a Parigi, fu invitato dalla stessa Fonteyn a partecipare a un gala di beneficenza a Londra. Fu sempre Margot Fonteyn ad introdurlo al Royal Ballet, invitandolo a ballare Giselle con lei nel febbraio del 1962. La loro performance fu un vero trionfo. Fu l’inizio di una proficua collaborazione professionale e d’amicizia che fece del giovane tartaro il principale partner della gran dama del Royal Ballet.

Ma Ashton pensava ancora alla sua “Dame aux Camélias” e a come gli sarebbe piaciuto trasformare quella storia – la stessa che aveva ispirato Giuseppe Verdi per la sua Traviata – in un balletto. Una sera, immerso nella vasca da bagno, sentì la “Sonata in si minore” di Liszt e come spesso accade con le illuminazioni inaspettate, il balletto prese magicamente forma nella sua mente. Il fatto poi che Marie Duplessis, la cortigiana divenuta famosa come la Marguerite Gautier della La Signora delle Camelie e morta a soli 23 anni, ebbe una relazione  non solo con Alexandre Dumas, ma anche con lo stesso Franz Liszt rese Ashton ancora più sicuro della sua scelta musicale. Naturalmente, Margot Fonteyn decretò che avrebbe ballato solo con Rudolf Nureyev (cosa che anni dopo fece commentare ad un amareggiato Nureyev che durante la sua permanenza al Royal Ballet non fu mai creato nessun balletto solo per lui, ma solo per lui in quanto partner di Margot Fonteyn). Le prime prove furono difficili, soprattutto quelle dei costumi disegnati dallo scenografo (poi diventato fotografo) Cecil Beaton. Nureyev che temeva che i costumi di Beaton lo facessero sembrare piu’ basso, prese un paio di forbici e taglio’ le code della sua giacca. Ma a parte questo, la prima performance di gala del 12 marzo 1963 a Covent Garden, di fronte alla Regina Madre e alla Principessa Margaret, fu un grande successo e i due e il coreografo dovettero apparire in ventuno inchini finali.

Il balletto, che usa la tecnica del flashback, è diviso in cinque scene: “Prologue”, “The Meeting”, “In the Countryside”, “The Insult” e “The Death of La Dame aux Camélias”. L’arredamento sobrio ha un solo elemento costante, il letto su cui Marguerite Gautier sta morendo e da cui rivive la sua tumultuosa relazione con Armand. Tanta era la fama della coppia Nureyev-Fonteyn che nessun’altro artista osò cimentarsi con il balletto mentre i due artisti furono vita e bisognerà attendere il Marzo del 2000 perchè Sylvie Guillem, una delle ballerine preferite di Nureyev, cedesse alle richieste dell’allora direttore del Royal Ballet Antony Dowell e accettasse di ballare Marguerite and Armard rompendo un taboo durato sette anni. Da allora il balletto è entrato nel repertorio non solo di Covent Garden, ma anche della Scala.

Quella di questa sera è stata anche l’ultima performance di Zenaida Yanowsky che si ritira dal ruolo di Prima ballerina del Royal Ballet dopo una splendida carriera durata 23 anni. Ho avuto la fortuna di vederla ballare diverse volte nel drammatico Manon con lo stesso Roberto Bolle e Carlos Acosta, nel poetico The Winter’s Tales di Christopher Wheeldon, nel sanguigno Mayeling di Kennet MacMillan. Inutile dire che Zenaida Yanowsky e Roberto Bolle sono stati meravigliosi. Entrambi ultraquarantenni, i due possiedono quel bagaglio emotivo che li rende capaci di infondere una staordinaria carica emotiva ai due personaggi che incarnano. E qui l’emozione è tutto – alla faccia di chi dice che Ashton è frivolo e superficiale.

Le pene della danza secondo Sergei Polunin

Mentre attendo con impazienza che arrivi Giugno e con esso il divino Roberto Bolle (che si esibirà con Zenaida Yanowsky che con questa performance si ritira dal ruolo di Prima ballerina del Royal Ballet dopo una carriera di 23 anni con la Compagnia londinese) in  Marguerite and Armand – creato da Frederick Ashton per la storica coppia Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev nel 1963 – lo sguardo mi cade sulla scritta SOLD OUT delle due date di Sergei Polunin, il bambino cattivo della danza come è stato ribattezzato dopo il suo clamoroso abbandono del Royal Ballet nel 2012. E dopo aver visto il video qua sotto capisco anche il perchè…

Come Mikhail Baryshnikov, l’ucraino Sergei Polunin ha un viso spigoloso, occhi azzurrissimi, quasi trasparenti, e l’incredibile capacità di levarsi nell’aria, come se volare fosse la cosa più normale del mondo per un essere umano. Nato a Kherson, una povera città dell’Ucraina sud poco distante dalle coste del Mar Nero, Polunin ricorda la sua infanzia come felice. Ma sua madre, Galina avendo notato l’insolita elasticità del bambino guarda lontano e lo iscrive prima a ginnastica e poi al balletto e quando la portata del suo talento diventa ovvia e Polunin è accettato alla scuola di ballo di Kiev, lei è  determinata a fare di lui una stella a tutti i costi. Ma la scuola di danza di Kiev era costosa e per pagare la retta suo padre accetta un lavoro in Portogallo e sua nonna in Grecia, mentre Galina abbandona la sua vita a Kherson per trasferirsi a Kiev con Sergei.

Eppoi la svolta nel 2003 quando, grazie ad una borsa di studio della Rudolf Nureyev Foundation, Polunin entra a far parte della British Royal Ballett School e si trasferisce a Londra.  “E qui”, dice Polunin, “è quando il divertimento è finito.”

Studente superdotato, Polunin era prima di tutto un adolescente che per la prima volta si trovava a vivere da solo, e a farlo in una città come Londra. Non è difficile capire perché il giovane Sergei sia uscito di testa al primo assaggio di libertà. Ma la sua vita fatta di sesso droghe e rock’n’roll non gli impedisce di diventare, appena diciannovenne la più giovane étoile del Royal Ballet di Londra. Ed è qui che cominciano i problemi. Se il periodo che segue  è  professionalmente molto positivo, a livello personale è l’inizio di una profonda crisi che nei successivi due anni si manifesta con vari segnali di irrequietezza, palesando la propria insofferenza anche molto pubblicamente tramite i social network. Nel frattempo, la sua famiglia implode e quando Galina e Vladimir divorziano due anni dopo, qualcosa si rompe nel delicato equilibrio del quindicenne Sergei. Continua a danzare e a fare progressi e neanche ventenne ha già raggiunto la maggior parte dei suoi obiettivi professionali. Ma con la motivazione se ne va anche la gioia che derivava dal suo lavoro. Un lavoro che comunque a lui non importava più, visto che la sua famiglia non c’era più per trarre beneficio dal suo successo – e anche se ci fossero stati Sergei non voleva più aver a che fare con loro, soprattutto con sua madre, a cui rimproverava di averlo costretto ad una carriera che non avrebbe  mai scelto. Entro il 2012, Polunin ne ha abbastanza e se ne va dal Royal Ballet tra lo stupore generale.

“Non riuscivo a trovare un equilibrio, dal punto di vista della danza, io sentivo di non poter decidere su nulla. Mi trovavo in un posto fantastico a lavorare con persone fantastiche, ma il prezzo da pagare era il non poter decidere.”

Dopo la crisi e un vagabondaggio artistico attraverso vari teatri russi mantenendo però la libertà di potersi esibire altrove ed impegnarsi in altri progetti personali come la moda o vari servizi fotografici. La storia della sua vita è raccontata in Dancer il documentario cinematografico Steve Cantor di cui fa parte anche il video di David La Chapelle che vede Polunin danzare un assolo incredibile sulle note di Take me to the Church di Hozier. Che dire? Avendo perso l’occasione di vederlo ballare con la sua compagna, la sublime Natalia Osipova alla Royal Opera House (dove mi sono affannata a cercare i biglietti per Roberto Bolle ancora prima di vedere nel casting il nome di Polunin*) cercherò il dvd… E nel frattempo, Roberto aspettami! 🙂

*(e meno male che non l’ho fatto comprare i biglietti per il suo balletto che Polunin ha cancellato la sua performance. Infaffidabile fino alla fine…)

 

London Coliseum: Le Corsaire

Odalische, pirati, mercanti di schiavi e un sultano scintillante di gioielli: benvenuti nell’incredibile mondo de Le Corsaire, la fantasia orientalista liberamente ispirata a un poema di di Lord Byron (1814), Il corsaro (The Corsair).

Alina Cojocaru and Vadim Muntagirov in Le Corsaire.
© Dave Morgan.

Un racconto contorto di amore, tradimento e di doppio gioco, musicato da Adolphe Adam e con coreografie di Joseph Mazilier, Le Corsaire debuttò all’Académie Royale de Musique di Parigi  il 23 gennaio 1856; durante il XIX e il XX secolo il balletto subì molte revisioni e rimaneggiamenti in Russia, tra cui quelle di Jules Perrot (1858), Marius Petipa (1858, 1863, 1868, 1885, e 1899), Alexander Gorsky (1912), Agrippina Vaganova (1931), Pyotr Gusev (1955), Konstantin Sergeyev (1972, 1992) e Jurij Grigorovič (1994). Al giorno d’oggi Le Corsaire è rappresentato fondamentalmente in due versioni. In Russia e in Europa la versione di Pyotr Gusev del 1955, in America e in alcune parti dell’Europa occidentale la versione di Konstantin Sergeyev del 1973, ma da molti anni non viene rappresentato per intero.

Una volta scappato in Occidente, Nureyev ha ballato il pirotecnico pas de deux da Le Corsaire molte volte, sempre con il selvaggio entusiasmo che lo ha contraddistinto. Era uno dei suoi numeri di bravura. Qui lo vediamo con la leggendaria Margot Fonteyn al Royal ballet nel 1963.

Rispolverato dallEnglish National Ballet (ENB) questo balletto è una sorta di pastiche letterario senza capo ne’ coda in cui la trama è una flebile scusa per Alina Cojocaru (l’ex-prima ballerina del Royal Ballet), Vadim Muntagirov e Yonah Acosta (nipote del grande Carlos Acosta, star del Royal Ballet) dell’ENB per fare sfoggio di bravura. E che bravura! E che costumi! E che performances! Assolutamente mozzafiato. E, trama a parte, a vederli danzare pare che tutti quanti si divertano davvero un mondo…

Le Corsaire è il primo balletto integrale commissionato da Tamara Rojo, ex-stella del Royal Ballet di Covent Garden da quando ha assunto la direzione dell’ENO (English National Opera) l’anno scorso. E visto questo, davvero non vedo l’ora di vedere i prossimi…
English National Ballet
Le Corsaire
Londra //London Coliseum, fino al 19 gennaio 2014.

in tour fino al 15 febbraio