Serpentine Galleries Pavilion 2015

Ogni anno, da quindici anni a questa parte, la Serpentine Gallery commissiona ad un architetto di fama mondiale la progettazione di un padiglione per il prato antistante l’edificio. Nel corso degli anni i risultati sono stati diversi: dalla dinamica struttura di Olafur Eliasson del 2007, a quella pacata di  Ai Weiwei del 2012 all’eterea struttura di Sou Fujimoto del 2013 (che ho amato alla follia), al quasi-fungo di Smilan Radic del 2014.

Sou Fujimoto, Serpentine Gallery Pavilion 2013, London © Paola Cacciarii
Sou Fujimoto, Serpentine Gallery Pavilion 2013, London © Paola Cacciari

Oltre a fornire un esempio di architettura contemporanea, questo padiglione temporaneo visitabile da Luglio a Settembre spesso ospita anche un programma speciale con concerti, conferenze e all’interno c’è sempre un delizioso caffè.

Smiljan Radic, Serpentine Gallery Pavilion 2014. London © Paola Cacciari
Smiljan Radic, Serpentine Gallery Pavilion 2014. London © Paola Cacciari

Quest’anno era il turno della coppia spagnola José Selgas e Lucía Cano, o – come si fanno chiamare – selgascano. Inutile dire che le aspettative erano alte per la gli iberici, ma devo dire che nonostante i suoi 350 metri quadri, la loro colorata struttura tubolare mi lascia tuttavia indifferente – mi pare un mero pretesto per dare un tetto ad un caffè che vende costosi dolci e gelati del prestigioso grande magazzino Fortun and Mason. Io sono un po’ delusa, ma magari poi mi ci abitio. E voi che ne pensate?

SelgasCano, Serpentine Gallery Pavilion 2015, London © Paola Cacciari
SelgasCano, Serpentine Gallery Pavilion 2015, London © Paola Cacciari

Il pavilion è aperto dal 25 Giugno al 18 Ottobre.

Serpentine Galleries

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Nuove scoperte alle Serpentine Galleries #2

Attraversando poi il ponte su Exhibition Road che passa sul lago, appare all’orizzonte la Serpentine Sackler Gallery, la succursale della Serpentine Gallery inaugurata nel 2013  e ricavata da un’ex-polveriera costruita nel 1805  e ora dotata di un futuristico padiglione adiacente alla galleria che ospita il Restaurant Magazine disegnato nientepopodimeno che dalla gran dama dell’architettura, sua maestà Zaha Hadid. Con 900 metri quadrati di nuova galleria,  negozio e spazi culturali, la “seconda casa” della Serpentine nei Kensington Gardens è diventata una nuova meta culturale nel cuore di Londra.

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Serpentine Sackler. London © Paola Cacciari

Merita davvero una visita. E noi visitiamo, anche se non abbiamo idea di chi sia Duane Hanson (1825-1996). Una volta dentro apprendo che era uno scultore americano, conosciuto per i suoi lavori realistici che rappresentano gente comune, realizzati con vari materiali fra cui resina di poliestere, fibra di vetro e bronzo e che la sua opera è spesso associata al movimento della Pop Art e all’Iperrealismo. Dalle macchie sulla pelle, agli abiti alle proporzioni: le sue statue sono così reali da far venire i brividi (…non per niente si chiama iperrealismo). Rappresentano quella fetta notevole della popolazione che nessuno nota: l’imbianchino, il tagliaerba, l’infermiera, il mendicante (e potrei aggiungere anche la gallery assistant…), quella fetta di societa’ che fa lavoro più o meno umili e che provvede servizi e che per questo nessuno nota.

E come fece Marchel Duchamp anni prima, Hanson li pone pone all’interno di un contesto di un museo costringendoci così a “vedere”  queste persone così spesso trascurate.

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Duane Homer, Serpentine Sackler. London 2015 © Paola Cacciari
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Duane Homer, Serpentine Sackler. London © Paola Cacciari
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Duane Homer, Serpentine Sackler. London. 2015 © Paola Cacciari
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Duane Homer, Self-Portrait (the Artist), Serpentine Sackler. London. 2015 © Paola Cacciari

 

Serpentine Sackler Duane Hanson

Londra // fino al 13 Settembre.

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Nuove scoperte alle Serpentine Galleries #1

È il nostro week-end anche se è Mercoledì ed io la mia dolce metà ce ne stiamo placidamente sdraiati sul prato verde di Kensington Gardens che lavorando entrambi al museo la nostra settimana non coincide mai con quella dei comuni mortali che hanno una vita ‘monday to Friday’. Il giornale aperto davanti, libro e crema solare (che quando decide di farsi vedere il sole brucia parecchio anche a queste latitudini) ci stiamo godendo questa mini-ondata di caldo di BEN due settimane che dicono che sia l’Estate. “Cosa c’è da vedere alla Serpentine Gallery?” Sto sonnecchiando pigra assaporando il calore del sole riscaldarmi le ossa sentendomi molto vicina al D’Annunzio in Meriggio (quando sono al sole mi viene sempre in mente la prof. d’italiano delle superiori leggerci estatica questa poesia: ciao prof!!) quando mi arriva la domanda da parte del mio lui che evidentemente da bravo inglese, si è già stancato di arrostirsi corpo e cervello modello lucertola.

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Lynette Yadom-Boakye, Serpentine Gallery, London. 2015 © Paola Cacciari

Non ricordo il nome dell’artista in questione, molto probabilmente perché non ne ho mai sentito parlare prima che, come si sarà capito dalla natura delle mie peregrinazioni artistiche tra le mostre ed io musei di Londra, l’arte contempoaranea non è davvero il mio forte. E comunque se vogliamo arrivare in tempo prima della chiusura bisogna che ci sbrighiamo, ci incamminiamo più o meno pigramente verso una degli spazi espositivi più carini di Londra.

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Lynette Yadom-Boakye, Serpentine Gallery, London. 2015 © Paola Cacciari

Lynette Yadom-Boakye. Dice il cartello fuori dall’edificio. Africana di origine e londinese di nascita, l’artista crea ritratti un po’ surreali di donne e uomini volutamente indefiniti e altrettanto volutamente anonimi, dipinti con la pennellata larga, frastagliata e carica di colore che mi piace tanto e che qui rende i protagonisti di questi ritratti ancora più sradicati da ogni contesto storico e sociale. Non ci sono costume o fondali che ci possano aiutare a farci un’idea della provenienza geografica o del periodo storico: sono solo persone. E basta. Una cosa sola salta immediatamente all’occhio: tutti i suoi soggetti sono persone di colore. Da sempre marginalizzate nella storia dell’arte occidentale e costretti in ruoli precisi quando dipinti (lo schiavo, il valletto, il cameriere, il musicista jazz) in un mondo di bianchi, qui costituiscono la normalità. E credo sia questo ciò che l’artista vuole dimostrare, che la diversità non è altro che la stessa realtà osservata da un punto di vista diverso.

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Lynette Yadom-Boakye, Interstellar, 2012. Serpentine Gallery, London © Paola Cacciari

Attraversando poi il ponte su Exhibition Road che passa sul lago, appare all’orizzonte la Serpentine Sackler Gallery, la succursale della Serpentine Gallery inaugurata nel 2013  e ricavata da un’ex-polveriera costruita nel 1805  e ora dotata di un futuristico padiglione adiacente alla galleria che ospita il Restaurant Magazine disegnato nientepopodimeno che dalla gran dama dell’architettura, sua maestà Zaha Hadid. Con 900 metri quadrati di nuova galleria,  negozio e spazi culturali, la “seconda casa” della Serpentine nei Kensington Gardens è diventata una nuova meta culturale nel cuore di Londra.

 

Serpentine Galleries‬ Lynette Yiadom-Boakye: Verses After Dusk

Londra // fino al 13 Settembre;

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Haim Steinbach: Once again the world is flat.

Sono mensole o non sono mensole quelle create dall’americano di origine israeliana Haim Steinbach?  Lo sono perché sono attaccate alle pareti e sostengono cose; non lo sono (almeno non nel senso tradizionale del termine) perché hanno forme completante fuori dall’ordinario e sono realizzate in materiali completamente inaspettati. Inaspettati almeno in uno scaffale: che sfido chiunque a non farsi una risatina davanti a questa ricavata da una serie di maschere dell’uomo ragno…

Haim Steinbach, Serpentine Gallery. Londra,2014©Nebbiadilondra

 Ammetto senza vergogna che, sebbene Steinbach (Rehovot, Israele, 1944, vive a New York) crei queste non-mensole sin dagli anni Settanta, io non ne avevo mai sentito parlare. E immagino che in quarant’anni ne abbia create molte di più dell’assaggio offertoci dalla Serpentine Galleries. Anche se è ingiusto chiamarlo assaggio, che quella che adorna le pareti della galleria di Kensington Gardens è un’esplosione di creatività  sotto forma di mensole cosparse da oggetti (prodotti in massa o readymade) dalle forme più strane e divertenti e arrangiati nei modipiù vari. 

Haim Steinbach, Serpentine Gallery. Londra,2014©Nebbiadilondra

Su queste non-mesole gli oggetti più disparati competono per la nostra attenzione. Che vincerà? La casa delle bambole vittoria a o la maschera di Dart Vader? O le interminabili sequenze di saliere e pepiere in ogni forma  e colore prestate alla Serpentine Gallery dal pubblico in visita? Lasciate l’occhio libero di vagare sugli oggetti. E di oggetti in questa gioiosa e coloratissima mostra ce ne sono in abbondanza. Provare per credere.

Martino Gamper alla Serpentine Sackler Gallery

“Ogni oggetto ha il suo momento di gloria e una volta che questo è passato, ogni singolo pezzo dovrebbe essere reinserito nel ciclo evolutivo. Dunque, perché dovrei venerare un oggetto prodotto industrialmente se ne esistono ancora centinaia di copie, che poi sono prodotti seriali che il loro progettista non ha mai toccato né visto?” No, non è William Morris,  ma l’italianissimo Martino Gamper. 

Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari
Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari

Nato a Merano nel 1971, Gamper studia a Vienna prima di ritornare per un breve periodo a Milano,  per poi trasferirsi definitivamente a Londra nell’1998 dove è diventato famoso grazie al progetto 100 Chairs in 100 Days and its 100 Ways, cominciato nel 2005 (specializzato nel riutilizzo di materiali inutilizzati, Gamper ha raccolto 100 sedie inutilizzabili, smontandole e rimontandole in nuove combinazioni; dall’esperienza è nato il libro omonimo).

Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari (2)
Martino Gamper. Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari

In Design is a State of Mind alla  Serpentine Sackler Gallery, la succursale della Serpentine Gallery inaugurata nel 2013 e ricavata da un’ex-polveriera costruita nel 1805 il cui futuristico padiglione è stato disegnato nientepopodimeno che da Zaha Hadid, Gamper si dedica all’esame di ripiani, mensole e scaffali.

Martino Gamper. Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari
Martino Gamper. Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari

Ce ne sono una quarantina lungo le pareti della galleria e vanno dai classici del design come quelli di Anna Castelli Ferrieri, Charlotte Perriand, Gio Ponti e Dieter Rams, ad un esempio più umile come il sistema Ivar prodotto in serie da Ikea. Su di esse sono disposte collezioni di oggetti creati e prestati da amici e collaboratori di Gamper, tra cui leggende come Ron Arad ed Enzo Mari, o colleghi Michael Marriott e Bethan Laura Wood e l’artista Richard Wentworth.

Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari
Martino Gamper. Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari

La storia della scaffalatura offerta dalla mostra è un soggetto inaspettatamente interessante. Dalla  struttura modernista del designer britannico Gerald Summer (1934), al Postmodernismo di Ettore Sottsass e dei designer italiani, si arriva alla contemporaneità dei progetti di Gamper e Marriott e al suo atteggiamento che mi pare cosi simile alle Arts and Crafts di Morris.

Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari
Serpentine Sackler gallery, Londra. 2014©Paola Cacciari


“Non c’è nessun disegno perfetto o un tipo di design che si trova al di sopra degli altri. Gli oggetti ci parlano singolarmente e personalmente. Alcuni potrebbero essere più funzionali rispetto ad altri, e l’attaccamento emotivo è sempre molto individuale”, dice Gamper per spiegare questo straordi
nario Wunderkammer di mostra. Una mostra che con le scaffalature racconta l’arte di raccogliere gli oggetti. Perché in fondo cosa sarebbero mensole e scaffali senza gli oggetti che ci mettiamo sopra? Ogni oggetto, libro fotografia racconta un pezzo di vita. E allora a ciascuno la sua mensola. E a ciascuno la sua storia…
 
fino al 21 aprile 2014  

Martino Gamper: Design Is a State of Mind
Serpentine Sackler Gallery,  
Kensington Gardens
London W2 3XA

Yoko Ono: To the Light

“Auguro amore e felicità per tutti.” E ancora: “Vorrei aver viaggiato di più.” Ma anche un prosaico: “Spero che la Spagna vinca gli Europei del 2012”. Sono solo alcune delle migliaia di bigliettini appesi ai rami di “Wish Tree for London”. È l’apertura della grande mostra che la Serpentine Gallery dedica, fino al 9 settembre, all’artista giapponese.

Yoko Ono – Fly – 1970 – still da film

Nata a Tokio nel 1933, la giovane Yoko inizia una nuova vita quando, dopo la Guerra, la sua famiglia si trasferisce a New York. Qui entra in contatto con l’avanguardia artistica che ruota attorno al compositore John Cage e con Fluxus, il movimento artistico formato da artisti, musicisti, architetti, compositori e designer fondato da George Maciunas all’inizio degli Anni Sessanta. Fluxus sostiene che l’arte è effimera e anonima e non si può identificare con istituzioni tradizionali come musei e gallerie e con concetti prestabiliti come quello di stile.
Affascinante quanto improbabile, l’idea di affidare all’osservatore il controllo dell’opera d’arte seduce la Ono, che la fa sua. E basta aggirarsi per gli spazi della Serpentine per realizzare quanto la sua arte sia immaginazione. Helmets (Pieces of Sky) è un’installazione fatta di elmetti capovolti sospesi dal soffitto. In ogni elmo i pezzi blu di un puzzle che, se completato, restituisce l’immagine del cielo. Ogni elmo è il volto di un soldato ucciso – gli occhi spalancati, il viso rivolto verso l’alto. “War is Over”, dichiara il poster sulla parete vicina. “If You Want It”, sussurra la voce di perenne speranza della Ono nella frase sottostante, scritta a caratteri così piccoli da essere a malapena leggibili. Per lei, sopravvissuta per miracolo al bombardamento della capitale giapponese durante la Seconda guerra mondiale, la pace è un dovere morale. Non a caso dagli Anni Sessanta è attivamente impegnata in favore del pacifismo e del rispetto dei diritti umani.

Yoko Ono – To the Light – veduta della mostra presso la Serpentine Gallery, Londra 2012 – photo Jerry Hardman-Jones

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