Quando il “politically correct” diventa esso stesso intolleranza

Usa, da Rushdie a JK Rowling, oltre 150 intellettuali contro la nuova intolleranza “politically correct”

“Ci sono autori di bestseller, ma anche il saggista Ian Buruma e il linguista e attivista Noam Chomsky tra i firmatari della lettera aperta su “Harper’s Magazine”. Un appello a non trasformare le proteste per la giustizia razziale “in un brand dogmatico e coercitivo”

Ci sono femministe come la romanziera Margaret Atwood, afroamericani come il jazzista Wynton Marsalis, guru della sinistra radicale come Noam Chomsky, paladini della libertà di parola come Salman Rushdie e l’autrice di bestseller JK Rowling o il saggista Ian Buruma, tra gli oltre 150 accademici, scrittori, giornalisti e artisti di fama mondiale che hanno sottoscritto una lettera aperta pubblicata su Harper’s Magazine, ripresa dal New York Times e da molte importanti pubblicazioni mondiali.

Si ribellano contro il clima di caccia alle streghe che domina nel mondo della cultura e dei media dopo l’uccisione di George Floyd, la nuova intolleranza degli estremisti dell’anti-razzismo e dei demolitori di statue, di tutti coloro che guidano “epurazioni” nelle redazioni, censurano le opinioni diverse, impongono un pensiero unico politically correct.

I firmatari hanno sostenuto e partecipato alle manifestazioni contro la brutalità della polizia e le disuguaglianze razziali che si sono moltiplicate negli Stati Uniti e in tutto il mondo dopo la morte di George Floyd. Era disarmato e afroamericano. Un ufficiale di polizia si è inginocchiato sul suo collo per quasi nove minuti a Minneapolis il 25 maggio fino a soffocarlo. Tuttavia, la lettera dice anche che le reazioni sono andati a scapito del dibattito aperto e hanno permesso al conformismo ideologico di erodere la tolleranza delle differenze.

Nella lettera si legge anche che “le potenti proteste per la giustizia sociale e razziale” non dovrebbero trasformare “la resistenza in un brand dogmatico e coercitivo”. Il libero scambio di informazioni e idee sta diventando sempre più limitato, avvertono i firmatari che aggiungono che la censura si sta diffondendo ampiamente in tutta la cultura attraverso la pratica del “public shaming”, la “gogna pubblica”, una tendenza a dissolvere questioni politiche complesse in una “accecante certezza morale” e un’intolleranza di opinioni opposte.

“Le cattive idee si sconfiggono attraverso la loro esposizione, l’argomentazione e la persuasione, non cercando di zittire o allontanarle. Rifiutiamo qualsiasi falsa scelta tra giustizia e libertà. L’una senza l’altra” non possono esistere, aggunge la lettera. (articolo preso da La Repubblica 08 Luglio 2020)

Il testo per intero della lettera pubblicata su Harper’s Magazine qui

La scomparsa di Bob the Cat — London SE4

Mi ricordo di James e Bob. Li vedevo sempre, anni fa, a Covent Garden, mentre tornavo a casa dal lavoro. James suonava oppure vendeva The Big Issue in strada e Bob se ne stava in equilibrio sulla sua spalla. La gente si fermava, scattava delle foto. Era così inusuale quel flemmatico gatto rosso, così inseparabile […]

via La scomparsa di Bob the Cat — London SE4

Boris Johnson e il COVID-19 🇬🇧

La gestione della pandemia da parte del Governo di Boris Johnson 🇬🇧 sarebbe degna di un aforisma di Pirandello.
Meglio vedere il lato comico allora, che se ci si ferma a riflettere finisce che ci si mette a piangere… 😒 

Statuary: Heritage or Modern Horror? — HistorianRuby: An Historian’s Miscellany

The dumping of the statue of slave trader Edward Colston into the harbour at Bristol has brought into question the veritable army of statues that Britain displays in towns and cities. Many of us walk by without giving them a second glance. Many of them are relics of Britain’s defunct Empire and proudly display men […]

via Statuary: Heritage or Modern Horror? — HistorianRuby: An Historian’s Miscellany

I diari del COVID_19 #10

Ho accolto con grande soddisfazione l’annuncio del Governo che dalla prossima settimana sarà obbligatoria la mascherina sui mezzi di trasporto nazionali – anzi non capsico perche’ non sia obbligatoria e basta per chiunque voglia mettere il naso fuori di casa.

Tuttavia per chi come eme porta gli occhiali questo comporta un certo problema logistico: il costante appannamento degli occhiali… 🤓

I diari del COVID-19 #9 (Neologismi)

Cosa affascinate la lingua: malleabile e sempre in sintonia con i tempi. E anche in piena pandemia la lingua svolge la sua funzione di testimone sociale.

Tra i brillanti neologismi che il COVID-19 ci lascerá in ereditá (alcuni dei quali letteralmente traducibili in italiano) ci sono verbi come “Doomscrolling” (doom+scrolling) coloro che consumano in modo ossessivo in uno sforzo di assorbire quante più notizie deprimenti sulla pandemia nel tentativo di deprimersi ancora di più, “CovideoParty” una festa su qualche piattaforma virtuale, come HouseParty per esempio, “Quarantini” (quarantine+Martini), ogni tipo di aperitivo o bevanda alcolica sorseggiato a casa mentre si chiacchiera con gli amici su ZOOM.

Ma la mia preferita, soprattutto perché la più utile è “Covidiot” (In italiano, Covidiota) colui che accumula carta igienica, esce quando non è necessario, ed infrange le regole di allontanamento fisico richieste dal Governo per andare al mare o prendere il sole al parco. O, in alternativa, qualcuno che va al mare o al parco a scattare foto di persone al mare o al parco che infrangono le regole di allontanamento fisico e svergognarle sui social media per essere andate al mare o al parco.

Il termine “covidiot” è apparso per la prima volta il 16 marzo nel dizionario online dedicato ai neologismi Urban Dictionary. Secondo il dizionario, Covidiot è “Qualcuno che ignora le avvertenze relative alla salute pubblica o alla sicurezza.” Il 22 Marzo invece l’hashtag #covidiot è apparsa su Twitter in riferimento ai tipi di comportamento sbagliato legati all’infrangimento delle regole di allontanamento fisico.

Il non prendere sul serio una pandemia globale è una cosa gravissima e lo svergognamento online è certamente una punizione efficace per i recidivi e un avvertimento per dissuadere i potenziali ‘criminali’. Da sempre l’umiliazione pubblica è stata usata come forma di punizione e, dopotutto, andare in un luogo pubblico affollato, accumulare pasta, carta igienica e paracetamolo, significa mettere  repentaglio la vita di altre persone.

Tuttavia, mi chiedo, come sia possibile che ancora nel XXI secolo il puntare il dito contro gli altri sia ancora l’unico modo per cambiare un comportamento sociale, soprattutto durante una pandemia in cui aggiungere ulteriore ansia ad quella già esistente è l’ultima cosa di cui ci sia bisogno. Questo prendersela gli uni con gli altri come bambini, incolpando gli individui per le misure incoerenti e confuse attuate dal Governo, è davvero l’unica cosa che ci è rimasta?

2020 ©Paola Cacciari