Sergei Polunin inaugura ParmaDanza 2018

Il Project Polunin sbarca a Parma, al Teatro Regio, insieme a molte altre cose bellissime! 🙂 Insieme al dannato ex-principal dancer del Royal Ballet e alla sua compagna, la sublime Natalia Osipova (anch’essa Principal del Royal Ballet londinese) ci saranno anche Teatro Bolshoi e del Teatro Stanislavsky di Mosca. Da non perdere! 🙂

Parole di Danza

Grandi nomi quelli della prestigiosa stagione di danza del Teatro Regio di Parma – ParmaDanza 2018 – a cominciare dall’inaugurazione, sabato 3 febbraio, con il Project Polunin. Una prima nazionale che vedrà in scena il dannato principal dancer del Royal Ballet in First Solo, coreografia di Andrey Kaydanovskiy, Skrjabiniana, accanto a Natalia Osipova ed alcuni Solisti e Primi Ballerini del Teatro Bolshoi e del Teatro Stanislavsky di Mosca, e infine l’atteso Satori, coreografia dello stesso Polunin con le scene di David Lachapelle.


Grande attesa anche per il Complexions Contemporary Ballet, compagnia icona della danza contemporanea, “microcosmo dei migliori talenti della danza americana” secondo il New York Times, ospiti giovedì 10 maggio con le coreografie di Dwight Rhoden, da Ballad Unto a Gone, a Testament (estratto Amazing Grace) o Ave Maria (estratto da The Grapes of Wrath), fino a Star Dust, tributo a…

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Hamlet @ Harold Pinter Theatre (Almeida Transfer)

Come dice il mio bravissimo Rory di All Theatre Reviews, Amleto non ha bisogno di presentazioni. Se poi oltre al genio di Shakespeare si unisce il fatto che a vestire i panni del nevrotico Principe di Danimarca c’era Andrew Scott, il terribile Jim Moriarty nemesi dello Sherlock interpretato da Benedict Cumberbatch, si capisce che la combinazione era troppo golosa per lasciarsela scappare. Un’esperienza che neppure i biglietti economici a sole £15 sterline che io e la mia dolce meta’ siamo riusciti ad assicurarci ha diminuito. Ode al West Est! To be or not to be…

All Theatre Reviews

Hamlet @ Harold Pinter Theatre

Monday 19/06/17

Cast Includes Andrew Scott, Juliet Stevenson and Angus Wright

Running Time: 3 hours 30 mins, inc. Interval and ‘Pause’

 

Hamlet needs no introduction. As Shakespeare’s longest work, and yet one of those most appealing to actors, it has recently been frequently revived in the West End – the past few years have seen David Tennant and Benedict Cumberbatch both take on the part. It is Cumberbatch’s Sherlock co-star Andrew Scott who takes on the role in this production that has transferred from the Almeida with direction by Robert Icke.

One of the first and most major things to comment on is Scott’s central performance, which is truly amazing. He makes the verse sound fresh and spontaneous, giving the piece a true vitality throughout, with each major speech being made his own. He also manages to inject a lot of humour in the…

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Bellezza o inaspettatamente bello?

In un mondo come quello in cui viviamo dove la bruttura morale sembra essere divenuta la norma, mi ritrovo sempre più spesso a cercare rifugio nella bellezza, sia essa quella della natura, quella dell’arte o della danza. Perchè come dice Stefania nel suo blog
“StefaniaSanlorenzo ~ 4 passi di danza e dintorni” la danza è legata alla bellezza. E non solo. Buona lettura! 🙂

StefaniaSanlorenzo

IL BELLO E ‘LO SPALATORE DI NUVOLE’

Quando una parte importante del tuo mondo è fatta di arte visiva, ciò che incontri è l’INASPETTATO. Cerchi magari qualcosa di specifico, ma non puoi sapere che cosa troverai veramente.

Potrebbe essere uno degli slanci che animano la passione per la DANZA, che coinvolge la mia vita da circa 40 anni (il circa è per alleggerire l’impatto psico-temporale, ma matematicamente non ha nessuna ragione d’essere).

Senza girarci troppo intorno: nella danza “il brutto” in sé non assume un valore artistico, magari brutto è cattivo, magari grottesco…. ma si tratta di un artificio scenico. La danza è legata alla bellezza. Ora bisognerebbe anche definire che la bellezza ha dei canoni variabili, qualcosa di imperscrutabile, che il tempo, la moda, il sentire modificano nella sensibilità dei più, permettendoci di uscire, almeno ogni tanto, da stereotipi, validi ma alla lunga noiosi. Tutto ciò che non…

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La Bayadère

Quando si parla di bellezza, basta una parola: Mariinskij. Il Corpo di ballo del Teatro Mariinskij, affiliato al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo che deve il suo nome alla principessa Maria Aleksandrovna, è famoso per aver  visto il debutto di alcune delle più importanti opere e balletti russe – dall’opera Boris Godunov di Modest Musorgskij nel 1874, alle più importanti opere di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, come La bella addormentata, Lo schiaccianoci e Il lago dei cigni. Anche La forza del destino di Giuseppe Verdi fu rappresentata qui in prima assoluta il 10 novembre 1862.

Quella del  Mariinski è una delle compagnie di danza classica più famose della storia. Nota come Balletto Imperiale prima del 1900, la compagnia scuola di balletto del Teatro Mariinskij ha lanciato le carriere di artisti come  Vaslav Nijinsky, la star dei Balletti Russi di Diaghilev, un numero incredibile di ballerini e icone come Rudolf Nureyev e Mikhail Baryshnikov. E in questo periodo è in tournee a Londra per una manciata di date alla Royal Opera House. Un’occasione unica che io naturalmente non mi sono fatta scappare.

Da quando qualche mese fa ho letto la biografia di Rudolf Nureyev, non vedevo l’ora di vedere La Bayadère, la splendida creazione di Marius Petipa (con musica è di Ludwig Minkus ) per vedere la scena de Il regno delle ombre che lui ha coreografato nel 1963 e che l’ha reso questo balletto famoso nel mondo occidentale. Un classico in Russia, La Bayadère era quasi del tutto sconosciuta in occidente prima che, nel 1961, il balleto Kirov mettesse in scena Il regno delle ombre al Palais Garnier di Parigi, con un ventitreenne Rudolf Nureyev nel ruolo di Solor che fece scalpore (anche grazie alla sua defezione nel Giugno del  1961 proprio durante quella tournè), rendendo balletto e ballerino famosi dal giorno alla notte.

Fu la versione del Kirov che Rudolf Nureyev  mette in scena per il Royal Ballet due anni più tardi, nel 1963, con Margot Fonteyn nel ruolo della Bayadère Nikiya, la danzatrice del tempio. La musica di Minkus furiorchestrata da John Lanchbery, l’allora compositore/direttore d’orchestra della Royal Opera House. Inutile dire che la prima fu un grande successo, ed è considerata tra i momenti più importanti della storia del balletto. Attualmente, La Bayadère è presentata soprattutto in due versioni differenti, quelle derivate dalla messa in scena per il balletto del Kirov (come il Teatro Mariinskij fu ribattezzata tra il 1934 in seguito all’assassinio del rivoluzionario Sergej Kirov, ma ritorno’ al nome originale nel 1991 dopo la caduta del comunismo) da parte di Vakhtang Chabukiani e Vladimir Ponomarev nel 1941 e quelle derivate dalla produzione del 1980 di Natalia Makarova per l’American Ballet Theatre.

Ma le ballerine russe hanno le braccia più lunghe delle altre? Riescono ad alzare le gambe più delle altre? Riescono a volare piu’ in alto degli altri comuni mortali? Che tutti i ballerini, uomini e donne, sembravano volare (letteralmente) da una parte all’altra del palco senza fare rumore, neanche fossero fatti di qualche sostanza immateriale invece che di carne e sangue. E mentre mi godevo le acrobazie delle étoiles del Mariinskij, non riuscivo a non pensare a come sarebbe stato incredibile vedere il ruolo del guerriero Solor interpretato da Nureyev.

Ma la vita è fatta così: un po’ bastarda… Non avendo trovato su You Tube un video decente di Nureyev godetevi questo di Roberto Bolle, sempre molto apprezzabile! 🙂

I ritratti di Picasso @National Portrait Gallery

A pochi metri da quella di Caravaggio, c’è la mostra dedicate da un altro genio della pittura: Pablo Picasso (1881- 1973). Nonostane non sia uno dei miei artisti preferiti, è difficile entrare nelle sale di quel tempio del ritratto che è la National Portrait Gallery senza soccombere davanti al genio del catalano. Anzi, è decisamente impossibile anche solo varcare la soglia della mostra ospitata dalla galleria londinese senza sentirsi vagamente sopraffatti da tanta abbondanza pittorica, che per amor del catalano la NPG ha sacrificato parte della sua collezione permanente, letteralmente rimuovendola dalle pareti per fare posto alle circa ottanta opere di Picasso.

Negli ultimi anni ci sono state diverse mostre dedicate a Picasso da quella molto discussa alla National Gallery del 2009 che esplorava il rapporto tra Picasso e i maestri del passato (ma che e’ stata vista come un ovvio tentativo di allestire un blockbuster che avrebbe fatto accorre le folle sconfinando nel territorio della Tate la cui collezione parte dal 1900) ad una preziosa quanto gratuita mostra delle stampe commissionate dal gallerista ed editore Ambroise Vollard al British Museum nel 2012.

Questa volta si tratta  di ritratti, e visto che Picasso non lavorava su commissione, i soggetti sono perlopiù gli amici della cerchia di Barcellona, Parigi e Antibes e le numerose mogli, amanti e muse che dipinge in tutti i modi possibili e con tutte le possibili tecniche. Inutile dire che la maggior parte dei personaggi dei suoi quadri sono donne. Donne che amava, consumava ed abusava con la stessa sensuale avidità, e che poi gettava via quando un’opzione migliore appariva all’orizzonte, come racconta con crudele chiarezza la sua biografia che occupa una parete della mostra (e che ho letto con aria sbalordita, che non avevo mai realizzato in pieno la portata della sua misoginia). Non era una persona semplice Picasso – basso e tarchiato com’era, non era certamente un Adone, ma era carismatico e famoso e le giovani donne erano attirate da lui come le falene dalla luce. Il fatto che le trattasse come uno zerbino non sembrava importare a nessuna di loro, a parte Françoise Gilot, ma a questo arriveremo dopo.

Portrait of Olga Picasso by Pablo Picasso, 1923. Photograph Succession PicassoDACS London
Portrait of Olga Picasso by Pablo Picasso, 1923. Photograph Succession PicassoDACS London

Certo il numero di mogli, amanti e muse è tale da generare il panico nel più esperto dei biografi (e fare salire alle stelle la mia indignazione). Fernande Olivier, incontrò Picasso al Bateau-Lavoir nel 1904, e l’anno successivo andò a viverci insieme. La loro tempestosa  relazione durò sette anni, fino a quando il successo artistico di Picasso coincise con la perdita di interesse verso Fernande e i due si separarono nel 1912. Ol’ga Chochlova (1891-1955) fu la prima moglie. Ballerina di origine ucraina della troupe dei Balletti Russi di Sergej Djagilev, sposò Picasso nel 1918 e passarono gran parte del loro tempo partecipando a eventi e feste nei saloni aristocratici. Dall’unione nacque un figlio, Pablo. Quando Ol’ga scoprì i tradimenti del pittore impazzì, pedinando lui e le sue amanti finché non morì in totale solitudine. Questo non sembra aver fermato lo spagnolo che nel 1927 iniziare una lunga relazione con la diciassettenne Marie-Thérèse Walter (1909-1977) con la quale ebbe una figlia, Maya, ma che non sposò mai (in quanto ancora sposato con Ol’ga) e che morì suicida quattro anni dopo la morte di Picasso. La fotografa Dora Maar non ebbe una sorte migliore. Conosciutisi nel 1935 sul set del film Le crime de Monsieur Lange di Jean Renoir quando lei aveva 28 anni e lui 54, i due si imbarcarono in una relazione che durò quasi nove anni. Picasso, che evidentemente non sopportava di non essere la primadonna assoluta nel loro rapporto convince Dora, già apprezzata autrice di collage e fotomontaggi surrealisti, ad abbandonare la fotografia per la pittura (un campo in cui l’artista sapeva che lei non poteva competere con lui) solo poi per abbandonarla quando nel 1944, Picasso incontra la giovane artista francese, Françoise Gilot.  Conosciuta dopo la liberazione di Parigi, Gilot diventa la compagna e musa di Picasso fino al 1953 quando, stanca delle sue infedeltà, decide di lasciarlo – unica tra tutte a farlo. Ma Picasso, nonostante fosse ormai settantenne, non rimase solo per molto. Nel 1953 conosce Jacqueline Roque che all’epoca aveva 26 anni mentre lui di anni ne aveva 72; i due si sposarono nel 1961 e forse fu la donna che ritrasse più di tutte. Ognuna di loro coincide con un particolare periodo della sua vita  e della sua carriera, e  ne ha influenzato  lo stile e i dipinti, inspirando passione, ansia, rabbia, gelosia.

E se la maggioranza sono nello stile cubista per cui è meglio noto, devo dire che per me i ritratti più belli sono quelli più figurativi del periodo Blu o Rosa che precedono il Cubismo. O le caricature ad inchiostro di Guillaume Apollinaire, Santiago Rusiñol i Prats, Carlos Casagemas e degli altri amici de Els Quatre Gats («ai quattro gatti»), il locale aperto nel 1897 in cui si riuniva la scapigliata bohème barcellonese, o di scrittori e musicisti che incontra per via, come Erik Satie con cui aveva condiviso una fase del percorso dei Balletti Russi, quando nel 1917 aveva disegnato costumi e scene per il balletto Parade di Jean Cocteau e con Igor Stravinsky, con il quale aveva collaborato nel 1920 in Pulcinella, altro balletto commissionato da Diaghilev e coreografato dal danzatore Léonide Massine per cui Picasso crea ancora una volta costumi e scene.

 

Portrait of Igor Stravinsky, c. 1920
Portrait of Igor Stravinsky, c. 1920

E questo è il motivo per cui amo i ritratti: non si tratta mai solo di semplice pittura su tela (o qualunque tecnica sia stata usata), ma della storia dietro la persona che viene ritratta, il perché, il quando, il come. E se non sono uscita dalla mostra con un’idea diversa del Picasso-artista (che non sia uno dei miei prferiti non significa che non mi piaccia e che non sia comunque un piacere aggirarsi tra stanze piene dei suoi quadri) certamente penso molto meno di lui come persona.

 

Londra//fino al 5 Febbraio 2017 @National Portrait Gallery

Picasso Portraits

npg.org.uk

Che cosa cercate quando guardate una persona che danza? Le ‘bollicine’ di Marghe&Stef

Grazie a Roberto Bolle che e’ riuscito a portare la grande danza in prima serata e grazie a Stefania che ce lo ha raccontato! 🙂

StefaniaSanlorenzo

roberto-bolle-e-misty-copeland-3Siamo consapevoli che non sia una domanda facile. Sembra immediata e non lo è assolutamente. Se la cavano bene solo quelli che fanno spallucce e serenamente ti dicono che di balletto o di danza non ne capiscono nulla. E già così noi due, sempre noi eh, subito abboccheremmo con la convinzione che sia doveroso spiegare loro almeno che c’è differenza fra “balletto” e “danza”.

Desistiamo, per questa volta.
Vi chiediamo un piccolo sforzo, anche benevolo di fantasia… La Marghe e io siamo fatte un poco a modo nostro. Già lo sapevamo che quell’ariuccia, che ci soffiava sul collo a chilometri di distanza, poteva, con i dovuti effetti speciali, diventare un ciclone.
***
“Mi sono chiesta, e ho chiesto a Stef, domenica mattina, se anche da lei, improvvisamente con fulmini e saette che neanche Apollo oserebbe (e non lo dico a caso) si fosse palesata la DANZA in prima serata.

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Russia and the Arts: The Age of Tolstoy and Tchaikovsky

Da quando ho letto Guerra e Pace sono stata assalita dalla curiosità per la Russia e per la storia e la cultura di questa immensa nazione. Che si tratti di trascorrere intere giornate a lavorare nelle sale dell’europa, quelle dedicate e Napoleone e Caterina II La Grande, di leggere con rinnovato interesse e attenzione articoli che sembrano apparire dal nulla ogni volta che riordino la mia mia collezione di Art & Dossier, o lo sbrodolare d’invidia per lo stage di una mia giovane collega/studentessa universitaria di Lingua e Letteratura Russa che ha trascorso tre mesi di studio nientemeno che a San Pietroburgo per migliorare la lingua e a fare la gallery assistant come volontaria all’Hermitage, il fascino per l’arte russa non mi ha ancora abbandonato.

Ma se conosco i grandi nomi della letteratura come Tolstoy, Dostoevsky, Chekhov, Turgenev  della musica come Tchaikovsky, Mussorgsky e Rimsky-Korsakov (etc etc etc) e naturalemente l’impresario  per antonomasia, Sergei Pavlovich Diaghilev che con il suo protetto il danzatore Vaslav Nijinsky hanno preso d’assalto l’Europa Occidentale con i Balletti Russi (e qui non in mostra perchè al di fuori del periodo storico qui preso in esame), devo ammettere che la mia conoscenza della pittura russa, soprattutto quella del XIX secolo, è praticamente inesistente: una voragine storica artistica profonda come la Fossa delle Marianne che sembra contemplare il nulla nel periodo compreso tra le icone bizantine e le Avanguardie.

E così la piccola e perfetta mostra della National Portrait Gallery, con i suoi 12 dipinti provenienti dal Museo Tretyakov di Mosca è la benvenuta (il titolo Russia and the Arts: The Age of Tolstoy and Tchaikovsky non necessita ulteriori spiegazioni) arriva a proposito ad allargare le mie magre conoscenze dei grandi russi della pittura.

Il ricco mercante e filantropo Pavel Mikhaylovich Tretyakov (1832-1898) cominciò a collezionare opere di artisti russi nel 1856 e già nel 1881 ne aveva accumulati così tanti che nel 1881  eventualmente trasformando la sua dimora vicino al Kremlino in un tesoro di arte russa che desiderando celebrare i grandi musicisti, compositori, scrittori, drammaturghi russi, ne commissiona ritratti in un momento in cui il ritratto realista si stava aprendo ad influenze  dell’Impressionismo e al Simbolismo. Ne accumulò così tanti che nel 1881 aprì un’importante pinacoteca che porta il suo nome e che fu da lui donata alla città di Mosca nel 1892.

Modest Mussorgsky, 1881 by Ilya Repin Photograph © State Tretyakov Gallery, Moscow
Modest Mussorgsky, 1881 by Ilya Repin Photograph © State Tretyakov Gallery, Moscow

Tra tutti i ritratti in esposizione, quello di Modest Mussorgsky (1839-1881) è il mio preferito. E non solo perché la pennelata larga e intrisa di colore di Ilya Repin (1844-1930) mi ricorda quella di un altro mio grande favorito, l’olandese Franz Hals, ma perché è l’ultimo che ritrae il musicista ancora in vita. Eseguito nella primavera del 1881 nell’ospedale di San Pietroburgo dove il compositore di opere come Boris Godunov e la straordinaria Quadri da un’esposizione era ricoverato per alcolismo, lo mostra in vestaglia, con i capelli arruffati, gli occhi brillanti e il naso rosso dell’acolista cronico. Repin rimase profondamente colpito dalla brillante personalità del musicista, con cui aveva passato il tempo a discutere di politica e a leggere i giornali insieme. Ma quando, qualche giorno dopo, il pittore ritornò  per continuare la seduta, il compositore era già morto: nonostante gli stretti ordini di mantenersi sobrio infatti, quailcuno gli face avere una bottiglia di cognac per il suo onomastico che gli fu fatale. Sulla fronte, un ricciolo morbido ci ricorda che Musorgskij era ancora un uomo nel fiore degli anni, che 42 anni sono davvero ancora pochi. Più che un ritratto, quello di Repin è un atto di riverenza, da un grande artista ad un altro.

Repin dipinse anche Ivan Turgenev (1818-1883), ma i due ebbero un dissenso. Tretyakov volle ugualmente che il pittore terminasse il ritratto, ma lo sdegno e freddezza che i due uomini provavano l’uno per l’altro è evidente e, a differenza di quello Mussorgsky, il ritratto manca totalmente  di empatia.

Portrait of Pyotr Ilyich Tchaikovsky (1840-1893) by Nikolai Kuznetsov
Pyotr Ilyich Tchaikovsky (1840-1893) by Nikolai Kuznetsov, 1893.

Ilya Repin è l’unico artista tra quelli esposti di cui avevo già sentito parlare in occasione di una mostra tenutasi alla Royal Academy nel 2008 da titolo From Russia: French and Russian Master Paintings 1870–1925 from Moscow and St Petersburg, ma qui ci sono molti altri grandi (per me) sconosciuti, come Valentin Serov per esempio che ci regala uno splendido Nikolai Rimsky-Korsakov (1844-1908) all’opera, all’apparenza inconsapevole della presenza del pittore. O Nicholai Kutnezon che ritrae un malinconico Peter Ilyich Tchaikovsky (1840-1893) nel 1893, una mano posata su uno spartito, l’altra nascosta dietro la schiena. Tchaikovsky era un uomo molto infelice e il ritratto non fa nulla per nasconderlo. All’apice del successo dopo aver diretto vari concerti della Carnegie Hall a New York nel 1891, il compositore trova sempre più difficile celare al mondo la sua omosessualità. La sua scomparsa nel 1893, dove aver terminato la sua ultima sinfonia Pathétique, fa ancora discutere: l’ opinione comune è che abbia commesso suicidio, ma si è anche parlato di colera, contratto bevendo acqua infetta, e persino da avvelenamento da arsenico.

Anton Chekhov, 1898 by Iosif Braz. Photograph © State Tretyakov Gallery, Moscow
Anton Chekhov, 1898 by Iosif Braz. Photograph © State Tretyakov Gallery, Moscow

Uno degli allievi di Repin fu Iosi Braz che ci regala questo spelndido ritratto del drammaturgo Anton Chekhov (1860-1904) eseguito nel 1898, quando lo scrittore aveva 38 anni, solo sei anni prima che la tubercolosi se lo portasse via. Comodamente appoggiato allo schienale della poltrona, Cechov si porta un dito alla tempia pensieroso, guardandoci dritto attraverso le lenti del pince-nez con l’espressione attenta del medico che contempla una diagnosi. Chechov, che era davvero laureato in medicina ed esercitò la professione per qualche tempo mentre cercava di sfondare come scrittore.

Al contrario, Fedor Dostoevsky (1821- 1881), ritratto nel 1879 da Vasily Perov, si trova nell’oscurità, la testa, di tre quarti, il cranio ossuto e pallido. Arrestato nel 1849, all’età di 28 anni, per il suo coinvolgimento in una società socialista segreta, lo scrittore dovette subire una finta esecuzione, prima di trascorrere quattro anni in un campo di lavoro e altri cinque in servizio militare forzato. Quanto torna in libertà, la sua salute era irrimediabilmente compromessa.

Tutto quello a cui riesco a pensare quando esco dalla mostra è quanto sia forte la presenza della storia in questa piccola mostra che racconta una societtà sull’orlo del baratro in cui chi non muore di morte naturale (di solito per tubercolosi o alcolismo) sembra essere destinato ad essere spazzato via dal lungo braccio della Rivoluzione Bolscevica del 1917 che, a mio avviso, lungi dall’aver segnato l’inizio del Modernismo Russo, ha segnato la tragica fine di un periodo d’oro per l’arte russa.

Russia and the Arts: The Age of Tolstoy and Tchaikovsky

Londra// fino al 26 Giugno 2016.

National Portrait Gallery,


Shakespeare 400: celebrando il Bardo a Londra

Per oltre quattro secoli William Shakespeare (1564-1616) ha influenzato le arti come pochi altri hanno fatto. Le sue storie senza tempo, tragedie e commedie hanno emozionato artisti di ogni genere, ispirando la creazione di numerosi capolavori con ogni mezzo espressivo – dalla musica alle arti visive. Il 2016 commemora i 400 anni dalla morte del Bardo e la Gran Bretagna lo celebra in grande stile con Shakespeare 400, un consorzio di organizzazioni culturali, creative e didattiche coordinato dal King’s College di Londra che propone spettacoli teatrali, concerti, mostre e conferenze nella capitale e altrove. Qui sotto trovate qualche suggerimento artistico.

  1. Shakespeare and London

Per commemorare l’anniversario quarto centenario, la City of London Heritage Gallery ci propone questo affascinante ‘Shakespeare Deed’, l’atto notarile che contiene uno dei soli sei esemplari autenticati della firma di Shakespeare. L’atto è per un’abitazione nella City of London nei pressi di Blackfriars che Shakespeare acquistò il 10 marzo 1613 per £140 da Henry Walker, ‘cittadino e menestrello’. Il luogo esatto in cui sorgeva abitazione è sconosciuto, anche se si pensa si affacciasse sulla strada ora conosciuta come St. Andrew Hill e che fu poi distrutta nel grande incendio del 1666. L’atto è particolarmente significativo in quanto si riferisce all’unica proprietà che il Bardo abbia mai posseduto a Londra. La sua vicinanza ai teatri come la Blackfriars Playhouse e il Globe ne avrebbe fatto una residenza perfetta, anche se non esiste alcuna prova che suggerisca Shakespeare abbia vissuto lì nei quattro anni prima della sua morte, avvenuta nel 1616. City of London Heritage Gallery; fino al 31 Marzo 2016. cityoflondon.gov.uk

By-William-Shakespeare_
By Me William Shakespeare
  1. By me William Shakespeare: A life in writing

Sarà anche stato il figlio di un guantaio e conciatore di Stratford-upon-Avon, ma Shakespeare morì da uomo ricco e By me William Shakespeare ci offre l’opportunità studiare il suo testamento, accanto ad altri documenti unici che offrono uno squarcio di luce sulla sua vita. Parti del testamento sono forse basate su una bozza dal 1613, ma furono apportati significativi cambiamenti nei mesi e forse anche nelle settimane precedenti la sua morte, avvenuta il 23 aprile 1616. Il testamento di per sé non fu scritto da Shakespeare in persona, ma contiene tre dei sei esempi superstiti della sua firma: in fondo alle pagine 1 e 2 e alla fine, concluso dalla frase ‘By me William Shakespeare’. Le sue disposizioni finanziarie proteggono le sue figlie Judith e Susanna, che ereditano la maggior parte dei beni del padre, tra cui la grande casa di New Place, a Stratford, lasciata in eredità alla figlia maggiore Susanna, mentre a Judith resta l’altra casa. La moglie Anne invece ricevette solo il ‘secondo miglior letto’. Una mostra intrigante per conoscere meglio la vita di Shakespeare a Londra e l’uomo dietro la scritta: cortigiano, autore, amico, marito e padre. King’s College London, Inigo Rooms, Somerset House East Wing; fino al 29 Maggio 2016. bymewilliamshakespeare.org

  1. Shakespeare in Ten Acts

Si dice spesso che l’opera di Shakespeare sia universale, ma questo significa ignorare il fatto che le sue opere sono state costantemente reinventate per adattarsi ai tempi. Attraverso i secoli le sue opere sono state trasformate e tradotte, falsificate e contraffatte, modificate, riformulate e ridisegnate per attrarre nuove generazioni di frequentatori del teatro inglese e mondiale. Come dice il titolo stesso, Shakespeare in Ten Acts esplora l’impatto dei dieci momenti più significativi della produzione teatrale di Shakespeare. In mostra ci sarà l’unico copione originale sopravvissuto, oltre a due delle sole sei firme Shakespeare autenticate, oltre a rare edizioni a stampa tra cui il Primo Folio. Questi e altri tesori provenienti da collezioni della British Library, sono esposti accanto film, dipinti, fotografie, costumi e oggetti di scena. The British Library; dal 15 Aprile al 6 Settembre 2016. bl.uk

shakespeare Fisrt Folio 1623 British Library
Shakespeare First Folio 1623 British Library
  1. Shakespeare Re-Discovered in St-Omer

Nel settembre 2014, il bibliotecario di St-Omer fece la scoperta della sua vita quando incappò in un libro sugli scaffali che si rivelò essere niente meno che una copia fino ad allora sconosciuta del Primo Folio del 1623. Prima di questa eccezionale scoperta, di questo documento erano note solo 232 copie: ora il mondo ne può vantare una 233esima. Il Folio di St-Omer sarà il fulcro di una mostra volta a collocare il volume del 1623 nel contesto storico e letterario del tempo. Globe Exhibition; dal 4 Luglio al 4 Settembre 2016

  1. Visscher Redrawn: 1616-2016

Il panorama di Londra creato da Claes Jansz Visscher nel 1616 è una delle immagini più iconiche della Londra medievale: un paesaggio urbano fatto di case basse e dominato dalle guglie e dai campanili di imponenti chiese. Stampata nel l’anno della morte di Shakespeare, l’incisone di Visscher è uno dei pochissimi documenti che rappresentano Londra prima che gran parte della città fosse distrutta dal grande incendio del 1666. Ora, a quattrocento anni di distanza, l’artista Robin Reynolds ha ricreato lo stesso panorama per raccontare l’architettura della metropoli di oggi. Guildhall Art Gallery; fino al 20 Novembre 2016. cityoflondon.gov.uk

A panorama of London by Claes Visscher, 1616.
  1. Fair play and foul: connecting with Shakespeare at UCL

Questa mostra esplora l’influenza di Shakespeare e la nostra secolare infatuazione con il Bardo – dalla cause célèbre delle falsificazioni di William Ireland alla fine del XVIII secolo, alla continua lettura e rilettura della sua opera da parte di accademici e studiosi o semplici adolescenti nelle scuole. E con Shakespeare, amici, mecenati, colleghi, studiosi e imitatori sono qui rappresentati da oggetti a loro appartenuti e provenienti dalla biblioteca dell’University College London. University College London’s Library; fino al 15 Dicembre 2016 ucl.ac.uk/library/exhibitions      

Per il programma completo guardate sul sito di Shakespeare400
Paola Cacciari Pubblicato su Londonita

Constance: The Tragic and Scandalous Life of Mrs Oscar Wilde, Franny Moyle

Poco si sapeva di Constance Wilde prima che la scrittrice inglese Franny Moyle le dedicasse una biografia. La sua esitenza – come spesso accade a quella delle mogli e delle compagne di uomini famosi – diventa funzionale al personaggio del marito, una sorta di Luna al sole del compagno. 

Lo stesso accade a Cosntance, per anni rimasta prgioniera del personaggio di moglie paziente, fedele al marito Oscar anche quando fu accusato di=el reato di omosessualità, processato e condannato a due anni di carcere e lavori forzati.

Ma non fu sempre così. Attingendo ad una fino ad’ora poco esplorata miniera di lettere scritte dall’instancabile Constance, Franny Moyle ci regala un affascinante ritratto di una donna la cui vita e le cui conquiste sono state troppo a lungo dimenticate.

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Constance Wilde. Photograph: Williams Andrews Clark Memorial Library, University of California

È la Primavera del 1895. Constance Lloyd (1858-1898) – giornalista, autrice di letteratura per l’infanzia, modello di stile e moda e femminista attivamente impegnata nella lotta per i diritti delle donne – vede la sua vita sconvolta oltre ogni aspettativa quando suo marito, Oscar Wilde, si trova coinvolto in un processo che lo vedrà condannato per crimini omossessuali.
Già nel 1991 Lord Alfred Bosie Douglas detto “Bosie”, aveva preso il suo posto nel cuore dell’adorato Oscar. Colta nel mezzo di uno scandalo pubblico di dimensioni epiche, Constance (che è pur sempre una donna vittoriana e come tale prigioniera di certe convenzioni) è costretta a fuggire, abbandonando Londra e l’Inghilterra, portando con se i suoi figli Cyril e Vyvyan e lasciandosi dietro la sua bella casa, le sue lotte politiche e sociali ed una brillante carriera letteraria. Deve lasciare persino il suo cognome, Wilde, che la donna cambia in Holland, per dissociarsi dallo scandalo che aveva distrutto la sua vita. Morì a Genova nel 1898, e la sua tomba si trova tutt’ora nel Cimitero monumentale di Staglieno

Per chi legge in inglese: Constance: The Tragic and Scandalous Life of Mrs Oscar Wilde.

2015 ©Paola Cacciari

9781848541627