Red is the colour

La Ferrari non è l’unica iconica “rossa” del design italiano. C’è anche la cosiddetta Rossa Portatile, quella progettata da Ettore Sottsass e Perry A. King per Olivetti. Chi come me appartiene alla Generation X cresciuta a cavallo tra i due mondi, pre e post computer, naturalmente sa che mi riferisco alla scintillante macchina da scrivere Valentine di Olivetti.  

Come gli abiti che indossiamo, anche gli oggetti di cui ci circondiamo nelle nostre vite rappresentano sogni ed aspirazioni. La Valentine non è solo un’icona del design italiano, ma il simbolo del momento storico in cui è nata, caratterizzato dalle forti rotture sociali, politiche e culturali. Prodotta a partire dal 1969, l’Olivetti diventa da subito un oggetto di culto tanto che nel giro di due anni un esemplare viene acquisito dal MoMA per la propria prestigiosa collezione.

Olivetti Valentine, Paola Cacciari

La Valentine è la prima macchina interamente in plastica. La sua caratteristica principale è la portabilità e l’integrazione dell’oggetto alla sua custodia: la parte posteriore della macchina è essa stessa la “chiusura” della valigetta, e include la maniglia. Si chiude con due semplici sicure di gomma laterali e, protetta dal suo “guscio”, è pronta ad essere portata in giro nel mondo.

Con la Valentine si voleva rinnovare il successo della Olivetti Lettera 22 ma anche l’immagine dell’intera azienda. La portatile non era destinata a tecnici ed esperti, ma concepita come un oggetto pop per tutti. Alla sua uscita la si poteva trovare in mano (si fa per dire) a stelle del cinema come Richard Burton ed Elizabeth Taylor, o immortalata sulla pellicola come quella che si vede nella stanza del giovane Alex, il protagonista del film Arancia Meccanica, diretto da Stanley Kubrick nel 1971.

“Forse tutta la grafica con la quale abbiamo annunciato la Valentine, non è perfetta: forse si scosta molto dalla antica, famosa, favolosa, classica impostazione della Olivetti, ma spero ci sarà perdonata la presunzione — che certo non è irriverenza — per aver tentato un’apertura verso i nuovi tempi e anche verso la nuova struttura dei programmi dell’industria che affronta ogni giorno responsabilità più vaste e società più coscienti,” affermava Ettore Sottsass.

Ma l’impatto della Valentine va oltre la sua funzionalità. È la rappresentazione del desiderio di libertà di un periodo storico unico.

2022 ©Paola Cacciari

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