Object in focus: Un pensiero a Palmira

Gli abitanti della città romana di Palmira seppellivano i loro morti in tombe comuni suddivise in piccolo cubicoli individuali racchiusi da una lapide individuate da un ritratto funerario di grande realismo come quello della bellissima donna che guarda il mondo dall’alto della pareti delle Medieval Galleries del museo in cui lavoro.

Stone funerary bust of Aqmat From Palmyra, Syria, late 2nd century AD

Stone funerary bust of Aqmat From Palmyra, Syria, late 2nd century AD

Questi tipi di ritratti erano noti con il nome di Nefesh, che significa anima perché, grazie alla loro verosomiglianza permettevano all’anima dei defunti di esistere nell’aldilà. “Aqmat, figlia di Hagagu, discendente di Zebida, discendente di Ma’an” dice l’iscrizione alla base del busto che sto guardando. È nelle sale del Medioevo dal 2009, un prestito dal British Museum – che la nostra collezione di arte romana è pressoché inesistente, ma solo ora noto che proviene da Palmira. E il cuore mi si fa pesante.

Palmira, che fino a poco tempo fa vantava uno dei siti archeologici più belli e importanti di tutto il mondo, patrimonio dell’umanità secondo l’Unesco e che l’IS sta facendo esplodere pezzo per pezzo, torturando lentamente l’anima dell’Occidente. Questo è solo un blog, non è certo il luogo in cui speculare sulle ragioni intrinseche che spingono questi cosidetti militanti “religiosi” a sentirsi cosi minacciati da un gruppo di divinità che non più adorate da almeno un paio di millenni. Ma d’altronde Palmira non è solo un sito archeologico: è parte della storia della Siria. Ed è questo che l’IS vuole distruggere.

E mi chiedo che ne sarà dell’anima di Khaled Asaad, il povero archeologo he per oltre cinquant’anni ha curato amorevolmente le rovine della città siriana, decapitato a 82 anni – un’età in cui uno dovrebbe esseresi guadagnato il diritto di andarsene in pace, magari nel suo letto. Spero che anche lui abbia il suo nefesh,il suo ritratto funebre e che la sua anima trovi pace, tra le rovine della città che ha tanto amato.

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