Charles Booth e la mappa della povertà di Londra

Se fossi vissuta a South Kensington nel 1890 quando il sociologo e armatore britannico Charles Booth (1840-1916) stava lavorando alla compilazione della mappa della povertà di Londra probabilmente sarei rientrata nella categoria del colore Viola, che indicava un reddito misto con famiglie più o meno agiate e altre decisamente più povere. Che quando furono costruite i palazzi simili a quello in cui vivo adesso, Earl’s Court era già scivolato dalla zona rossa (classe media, agiata) a quella rosa (piccola borghesia, abbastanza agiata, guadagni ordinari) prima di scivolare nella suddetta viola. Nella mia strada rifugiati e tossicodipendenti convivono con ricchi borghesi e milionari con la Ferrari. In mezzo stanno tutti gli altri, la massa informe di chi vive dignitosamente in affitto, ma non si potrà mai permettere il lusso di comprare una casa in questa zona.

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Nato a Liverpool nel 1840, allora uno dei centri del commercio mondiale e la cui popolazione esplose nel giro di pochi anni, Booth era perfettamente qualificato per analizzare gli effetti della rivoluzione industriale sulle infrastrutture delle città vittoriane. Soprattutto quelle che, come Londra vedono la loro popolazione moltiplicare quasi all’improvviso.

Charles Booth

Londra era una città di estremi – estrema povertà ed estrame ricchezza (non e’ cambiato nulla) in cui coloro che si erano arricchiti lo avevano fatto a scapito di coloro che avevano lavoraro per provvedere questa ricchezza e che nel processo si erano invece impoveriti,- cli stessi che ora queste classi abbienti cercavano di tagliare della loro vita e dalla loro vista. Ancora oggi idilliche enclaves benestanti con palazzi bianchi e giardini privati, si contrappongono a zone di criminalita’ e violenza delle periferie. non esistono più gli slums, ma solo sulla carta.

Nel tentativo di refutare la teorie socialiste che sostenevano che un quarto della popolazione della Captale viveva in povertà, Booth inizio a tracciare una mappa delle relazione tra povertà e depravazione a Londra solo per scoprire, nel corso della su indagine che la cifra era molto più alta. Quello che crea e’ un vero e proprio rilevamento topografico in cui il livello di ricchezza/povertà era codificato da colori che andavano dal nero che indicava la classe più abbietta, semicriminale e aggressiva, al giallo della ricca alta borghesia.

La cosa interessante è che la mappa non mostra solo i luoghi in cui vivevano ricchi e poveri, ma anche i luoghi prediletti dalla borghesia mercantile e commerciale, che tendono a concentrarsi attorno alle grandi arterie di comunicazione, mentre l’estrema povertà, come accade ancora adesso, si trova spesso attorno a stazioni ferroviarie, ai canali navigabili e ai vicoli dell’East End. E’ difficile pensare che Shadwell, Limehouse e Shoredich, prima di diventare i paradisi per hipster, “gli alternativi”, che conosciamo oggi fossero praticamente tutti colorati di nero; mentre l’elegantissima Chelsea, quando Booth la mappò, aveva una sacco di blu scuro ed era definita umida, sovrappopolata, con gente bisognosa che non paga l’affitto. Non per nulla Dante Gabriel Rossetti e altri artisti sempre a corto di soldi, scelgono di vivere qui: Chelsea all’epoca era economica, oltre che bohémien.

Part of Booth’s map of Whitechapel 1889. The red areas are “well-to-do”; the black areas are “semi-criminal”.

Certo ètutto molto astratto e Booth lo sapeva anche allora, ma fu il rimo passo verso una serie di riforme che portarono al all’introduzione dell’Housing of the Working Classes Act 1890 che eventualmente autorizzò le autorità locali a demolire gli slums dei bassifondi, e all’Old-Age Pensions Act 1908 approvato nel 1908, considerato come la base del moderno sussidio pubblico nell’attuale Regno Unito.

Nel 1951 gli fu dedicata una Blue Plaques dal London County Council nella casa in cui abitò al numero 6 Grenville Place, South Kensington. Neanche a dirlo, la sua starda era colorata in giallo.

Avevo gia’ palato di Chales Booth in questo post del 2019 dedicato alla mostra Architettura e salute in mostra alla wellcome Collection alla Wellcome Collection di Londra.

2021 © Paola Cacciari

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