LondonLife – Scenes from the Platinum Jubilee celebrations…

Queen Elizabeth II on the balcony of Buckingham Palace along with members of the Royal Family. PICTURE: SAC Connor Tierney/UK MOD © Crown copyright 2021 Four days of celebration were held from Thursday to Sunday to mark Queen Elizabeth II’s Platinum Jubilee. Here’s a short selection of images from the events… The Gold Coach takes […]

LondonLife – Scenes from the Platinum Jubilee celebrations…

Lo Schiaccianoci

Ah, Lo Schiaccianoci! Uno dei classici di Natale, di quei balletti universali in grado di coinvolgere tutti, grandi e piccini, spettatori appassionati e occasionali. E insieme a Il Lago dei Cigni e La Bella Addormentata è certamente uno dei più famosi della tradizione russa, con alcune tra le melodie più famose e riconoscibili del Romanticismo. Non occorre essere un esperto di musica classica per conoscere la musica delValzer dei fiori, della Danza russa o quella inconfondibile della Danza della Fata Confetto, se non altro per averle sentite almeno una volta in qualche film o in televisione?

Abitando a Londra, la versione che conosco meglio e quella del Royal Ballet, e avendo mancato il loro splendido Nutcracker per qualche anno di seguito, quest’anno mi sono precipitata a vederlo, prima che un nuovo lockdown o come è accaduto a Berlino, il politically correct – lo togliessero nuovamente dal palcoscenico. Che sì, a Berlino il balletto di Ciaikovskij è stato giudicato razzista e per questo tolto dal repertorio in attesa di essere riveduto e corretto.

La storia è semplice: Clara Stahlbaum e la sua famiglia stanno organizzando una grande festa di Natale, i regali sono ammassati sotto il grande albero e i presenti mangiano, bevono e si divertono. Il giocattolaio Drosselmeyer, il misterioso padrino di Clara, dona alla bambina una bellissima bambola di legno, lo Schiaccianoci. Ma Fritz, il fratello di Clara, è geloso del dono. I due litigano rompendo lo Schiaccianoci si rompe, che viene prontamente riparato da Drosselmeyer.

Francesca Hayward as Clara and Gary Avis as Drosselmeyer in the Royal Ballet Nutcracker

Più tardi quella notte, Clara scende di soppiatto per controllare il suo amato nuovo giocattolo. L’orologio suona la mezzanotte e all’improvviso tutti i giocattoli prendono vita e Clara si ritrova all’improvviso nel bel mezzo di una battaglia tra i soldatini comandati dallo Schiaccianoci e i topolini del Re dei Topi.

Clara aiuta coraggiosamente lo Schiaccianoci, e grazie a lei il Re dei Topi è sconfitto e l’incantesimo è rotto e la bambola si trasforma in un giovane, Hans Peter, il nipote di Drosselmeyer che è stato maledetto dalla madre del re dei topi molti anni fa. Ma le avventure di Clara non sono finite e insieme ad Hans-Peter e Drosselmeyer viaggia su una slitta, guidata dall’angelo dell’albero di Natale, verso terre lontane. Attraversano il Paese delle Nevi arrivando infine nel Regno dei Dolci dove incontrano la Fata Confetto e del Principe Coqueluch, che li accolgono nel loro regno e li presentano ai loro amici. Tutti ballano per festeggiare, e in onore della giovane eroina, viene prodotta una celebrazione di dolci provenienti da tutto il mondo: La Cioccolata – Danza spagnola, Il Caffè – Danza araba, Il Tè – Danza cinese, I bastoncini di zucchero: Trepak – Danza russa, I pastorelli di marzapane: Pastorale – Danza degli zufoli (o dei “flauti di canna”).

Vadim Muntagirov and Marianela Nuñez in the Royal Ballet’s The Nutcracker

Ma i tempi sono cambiati e da esotici intermezzi, questi divertissements – cioè una suite di brani puramente strumentali in sequenza libera, dal carattere per lo più scorrevole e leggero, sono al giorno d’oggi accusati di essere intollerabili caricature etniche e sono stati cambiati o addirittura tagliati per evitare di offendere la suscettibilità della Woke generation. Come se i bambini di adesso attaccati come sono a Internet e ai socials non sapessero già anche troppo del mondo per credere agli stereotipi.

Dance of the Sugar Plum Fairy from The Nutcracker (The Royal Ballet)

Ispirato dal libro La storia di uno schiaccianoci di Alexandre Dumas che a sua volta aveva adattato e addolcito la fiaba originale Lo schiaccianoci e il re dei topi scritta da E.T.A Hoffmann nel 1816, con musiche di Pyotr Ilyich Tchaikovsky e coreografia di Marius Petipa e Lev Ivanov, Lo Schiaccianoci fu rappresentata per la prima volta al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo nel 1892. La produzione e l’interpretazione della storia del Royal Ballet sono state create da Sir Peter Wright e hanno debuttato alla Royal Opera House nel 1984.

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I nostri corpi come campi di battaglia (Our Bodies, Their Battlefield) di Christina Lamb

“Lo stupro,” scrive Christina Lamb all’inizio di questo incredibile libro, è “l’arma più economica conosciuta dall’uomo”.

È anche una delle più antiche, da tempo immemorabile compagna del saccheggio, tanto comune da essere avvallata dal Libro del Deuteronomio che autorizzava i soldati a prendere per sè le belle donne trovate tra i prigionieri delle battaglie, e raccontata da Erodoto o Tito Livio senza che generazioni di studiosi e studenti abbiano mai battuto ciglio. Nel suo libro Against Our Will , la scrittrice americana Susan Brownmiller afferma che “la scoperta da parte degli uomini che i loro genitali potevano essere utilizzati come arma per generare paura deve essere classificata come una delle scoperte più importanti della preistoria, insieme all’uso del fuoco e della prima ascia di pietra grezza”.

Eppure, nonostante l’ubiquità dello stupro nel tempo, in tutti i continenti e in tutti i contesti, questo crimine è ancora troppo spesso ignorato dalle autorità come una sorta di effetto collaterale dei conflitti, la cui gravità è considerata inferiore a omicidio e terrorismo – nonostante sia ormai chiaramente stato provato che lo stupro sistematico di donne e bambine sia stato usato come arma per terrorizzare intere comunità e costringere a spostarsi abbandonando così interi territori.

Come quanto avvenuto nella Repubblica Democratica del Congo , definita nel 2010 “la capitale mondiale dello stupro” dal Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per la Violenza Sessuale. La R.D. del Congo fornisce due terzi di questi materiali al mondo e con l’aumento della richiesta mondiale di tantalio, si è fatta particolarmente accesa la lotta fra gruppi para-militari e guerriglieri per il controllo dei territori congolesi di estrazione. Nella RDC ha detto Christine Schuler Deschryver la vicepresidente della Fondazione Panzi che si occupa del trattamento delle donne sopravvissute alla violenza, se si facesse una mappa di tutti gli stupri avvenuti sul territorio, si vedrebbe che si sono avvenuti principalmente nelle prossimità di miniere di cobalto e coltan (contrazione per columbo-tantalite), materiali necessari per le batterie delle auto elettriche, dei telefoni cellulari e dei laptop. Se lo stupro non è un’arma economica dico io, non so cosa sia.

Questo non è certo un libro da leggere tutto d’un fiato, tanto è l’orrore e l’indignazione che provo durante la lettura. Ogni tanto devo smettere e respirare, fare qualcos’altro, leggere un libro stupido o fare il cruciverba perchè il mio cervello semplicemente non riesce ad assimilare la lista delle atrocità compiute su donne come me. Che qui ci sono, se non tutti, molti degli orrori avvenuti negli ultimi due secoli – dalle donne Rohingya violentate dai soldati birmani, alle adolescenti rapite dai fanatici di Boko Haram e tutt’ora nelle loro mani nonostante la campagna hashtag #BringBackOurGirls, dalle donne Tutsi vittime del genocidio in Rwanda, a quelle del Bangladesh in 1971 e dell’Argentina sotto la giunta militare tra il 1976 e il 1983, e naturalmente i campi di stupro in Bosnia.

Ma si può dire che è stato solo con la guerra nella ex Jugoslavia che per la prima volta lo stupro di massa è stato riconosciuto e perseguito da un tribunale internazionale. E se uomini ogni etnia hanno commesso stupri, la stragrande maggioranza di questi è stata perpetrata dalle forze serbo-bosniache dell’Esercito della Republika Srpska (VRS) e da unità paramilitari serbe, che hanno usato lo stupro come strumento chiave del loro programma di pulizia etnica. Secondo Amnesty International, infatti, l’uso dello stupro (e in questo caso dello stupro genocida) durante i periodi di guerra non è un sottoprodotto dei conflitti, ma una strategia militare pianificata e deliberata che ha il doppio scopo di instillare il terrore nella popolazione civile allontanandola con la forza dalle loro proprietà, e umiliare i sopravvissuti costringendoli a restare lontani dal loro territorio per evitare la vergogna e lo stigma. Non a caso lo storico Niall Ferguson ha individuato nazionalismo fuorviante come fattore chiave dietro la decisione nelle sfere più alte di utilizzare lo stupro di massa per la pulizia etnica. Certo non sono solo le donne ad essere stuprate (l’autrice riconosce che la violenza sessuale contro gli uomini è stata ed è tutt’ora un problema e pare che quasi un quarto degli uomini nei territori colpiti dal conflitto nella Repubblica Democratica del Congo orientale abbiano subito violenza sessuale), l’attenzione di questo libro è concentrata volutamente sulle donne.

Christina Lamb , da anni corrispondente estero del Sunday Times e coautrice, con Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace del 2014, di Io sono Malala, è una scrittrice straordinaria. La sua compassione per le persone che incontra è reale, così come la sua rabbia e indignazione si riflettono sul suo modo di raccontare le loro storie e rendono questo un libro difficile, ma essenziale. Un libro che dovrebbe essere letto da tutti.


“Una giudice donna mi ha detto che, sentendo la testimonianza delle vittime, era come rivivere tutto sul suo corpo. E lo stesso è stato per me. Mentre scrivevo, ogni tanto dovevo interrompere. Ma poi ritrovavo la forza. Ho cercato di fare la mia parte per cambiare le cose”.

Paola Cacciari 2021

Policemen attacking defenceless women around the world in 2021

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