La collezione di Re Carlo I Stuart

Arte romana, rinascimentale e barocca. Capolavori di Tiziano, Van Dyck, Leonardo, Raffaello, Rembrandt che il re aveva commissionato, acquisito o che gli erano stati donati. Oltre vent’anni di meticolosa accumulazione avevano creato la più vasta e sensazionale collezione d’arte dell’Europa occidentale. Una collezione che svanì in un attimo quando, il 30 Gennaio 1649, i Parlamentari decisero che era ora di farla finita con la storia che il sovrano regnava per diritto divino e con un taglio netto (alla testa di Charles I) cambiano la storia britannica per sempre.

Van Dyck’s Triptych portrait of King Charles I of England. Photograph Universal History Archive UIG via Getty Images
Van Dyck’s Triptych portrait of King Charles I of England. Photograph Universal History Archive UIG via Getty Images
Ma quel guastafeste di Oliver Cromwell (1653–1658), il nuovo Lord Protettore della nuova Repubblica del Commonwealth, oltre a sospendere il Natale, a proibire le mince pies e il Christmas Pudding, la musica e il teatro e tutto ciò che era anche solo remotamente divertente, procede immediatatamente alla vendita di 2000 opere d’arte con la scusa ufficiale di ripagare i debiti della corona, ma inrealtà per raccogliere fondi per il nuovo esercito repubblicano che doveva sostenere quella che era, di fatto una vera, e propria dittatura militare.

I creditori del defunto re non si fecero pregare e accorsero in massa a reclamare i loro pagamenti, come i fontanieri di palazzo, a cui Cromwell ripaga 403 delle 903 sterline che avanzavano in denaro e le restanti 500 in quadri di cui dubito nessuno di loro sapesse cosa fare, ma tra cui c’erano quasi certamente un Tiziano e un Bassano. La Spagna acquisisce il dipinto di Tiziano di Carlo V con il cane, e la Francia la sua Cena in Emmaus, mentre altri capolavori prendono in qualche modo la via dell’oceano arrivando nel Nuovo Mondo, e ora sono appesi alle pareti del Getty Museum di Los Angeles e del Frick di New York.

Charles V with a Dog, 1533 by Titian. Photograph Museo Nacional del Prado
Charles V with a Dog, 1533 by Titian. Photograph Museo Nacional del Prado

Ma ora sono riuniti di nuovo sotto lo stesso tetto, sebbene quello della Royal Academy anziché quello del Palazzo Reale di Whitehall dove alloggiavano inizialemente. Ma non importa: per qualche incredibile mese la collezione reale di Charles I – o meglio, una briciola di quello che era la collezione reale – è tornata a casa, a Londra.

Per ogni amante dell’arte, questa mostra è come entrare nella grotta di Alí Baba che la ricchezza è tale e tanta che gli occhi non sanno dove posarsi – troppi dipinti di Tiziano, Rubens, Raffaello e van Dyck, per non parlare dei gloriosi arazzi prodotti dalla sua manifattura di Mortlake e basati sui cartoni di Raffaello, che Charles I aveva comprato a Genova nel 1623 quando ancora era Principe di Galles e che ora fanno bella mostra di sé al Victoria and Albert Museum   e il cui viaggio dai laboratori tessili di Brussels al museo di South Kensington fu lungo e tortuoso.

Durante il suo primo viaggio in Europa, accompagnato dal Duca di Buckingham in Spagna alla ricerca di una sposa adatta ad un futuro re, il giovane Principe di Galles si era perdutamente innamorato – e l’oggetto di tanta passione non era l’infanta di Spagna, ma la magnifica arte del pieno Rinascimento di Tiziano e di Raffaello. Cahrles tono’ a casa senza essersi assicurato una moglie, ma carico di dipinti e statue. Come il Ratto delle sabine di Giambologna che fa bella mostra di se’ nelle Renaissance Galleries del V&A, che Charles aveva comprato come souvenir per il Duca di Buckinham, che lo aveva poi messo nel suo giardino per spaventare i passanti.

Da quando Enrico VIII aveva tagliato i ponti con Roma, pochi sovrani avevano attraversato la Manica e nessuno aveva sperimentato in prima persona il Rianascimento. Non sorprende pertanto che Charles, giovane dall’anima sensibile e piena di passione, fosse completamente sopraffatto da tanta bellezza …

I Cartoni di Raffaello rappresentano l’apice del pieno Rinascimento italiano ed europeo. Nulla del genere si era mai visto in Inghilterra in fatto di colori ed di iconografia e con la loro acquisizione nel 1623 (non furto, sia ben chiaro, che i cartoni giacevano in disuso in un laboratorio di Genova e sette dei dieci cartoni furono comprati per 300 sterline da Charles e da allora non hanno mai lasciato la Gran Bretagna, nonostante la reale Manufacture des Gobelins, lo storico laboratorio di tessitura di arazzi francese successivamente comparto da Luigi XIV, avesse provato a comprarli) il futuro sovrano dona all’Inghilterra quel Rinascimento che la Riforma  Protestante gli aveva negato.

E diciamocelo, era un’affermazione di gusto notevole, soprattutto da parte di un futuro re che era anche capo della Chiesa di un Paese anglicano come la Gran Bretagna. Ma Charles non poteva farci nulla se nel XVII secolo le opere più desiderabili erano di artisti italiani. Cerca senza successo di attirare Guercino a Londra, ma l’emiliano rifiuta – troppo lontano, troppo freddo, troppo a Nord. Ma Charles non si da per vinto e riesce a fare il colpo grosso della sua vita di collezionista quando, nel 1628 grazie alla mediazione di un noto mercante d’arte di Venezia, il fiammingo Daniel Nijs, compra da Vincenzo II Gonzaga, che si trovava in grave difficolta’ economica, parte della collezione d’arte gonzaghesca (i leggendari duchi di Mantova nel Seicento erano diventati l’ombra della potente famiglia che aveva accolto Isabella d’Este nel XVI secolo) per la somma irrisoria di 30,000 sterline.

Charles I on Horseback with M. de St Antoine, 1633, by Van Dyck. Photograph Royal Collection Trust © Her Majesty Queen Elizabeth II 2018
Charles I on Horseback with M. de St Antoine, 1633, by Van Dyck. Photograph Royal Collection Trust © Her Majesty Queen Elizabeth II 2018

Inutile dire che la collezione reale (o almeno una parte di essa), fu frettolosamente rimessa insieme quando , nel 1660, Charles II (in esilio in Francia dal cugino Luigi XIV) ritorna trionfalmente in Inghilterra e gli ex-sostenitori di Cromwell si affettano a restituire alla corona il maltolto con tante scuse. Ma I Trionfi di Cesare del Mantegna, arrivati in Inghilterra insieme alla collezione d’arte gonzaghesca, la famosa Celeste Galeria, invece non hanno mai lasciato Hampton Court, che quando Cromwell vendette la collezione reale, tenne questi grandi dipinti per sè. Una dimostrazione che nulla rappresenta il potere come l’arte piú grandiosa.  Ars longa, vita brevis si potebbe dire…

Una mostra magnifica, così piena di capolavori da far rischiare la sindrome di Stendhal ad ogni sala. Ma la mia personale sindrome di Stendhal l’ho avuta nell’ultima sala dove, in un angolo, stava appeso questo piccolo ritratto a matita di Charles I di van Dyck.

Anthony van Dyck Portrait study of Charles I (drawing) Amsterdam, Rijksmuseum
Anthony van Dyck Portrait study of Charles I (drawing) Amsterdam, Rijksmuseum

Mi chiedo come un semplice foglio di carta possa racchiudere così tanta vita: in questi pochi tratti sapienti, van Dyck ha reso l’essenza di una persona, di un essere umano. Un uomo destinato a raggiungere vette altissime e a cadere in modo altrettanto grandioso. E giuro che se qualcuno mi avesse chiesto, potendo portare con me una sola opera da scegliere tra le centinaia di capolavori che costituiscono questa incredibile mostra, quale opera avrei portato via con me, avrei scelto questa. Non potendo, ho comportato la cartolina. Non e’ la stessa cosa, ma si fa qual che si può…

Londra// fino al 15 Aprile 20 @ Royal Academy

 Charles I: King and Collector

royalacademy.org.uk

 2018 ©Paola Cacciari
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