Sicilia: terra di cultura e di conquista al British Museum

Che la Sicilia sia sempre stata una terra di conquista lo sappiamo tutti. O almeno lo sanno (o almeno dovrebbero saperlo) tutti gli scolari italiani che hanno prestato attenzione alle lezioni di storia a scuola. Ma per il resto del mondo, per tutti coloro che in Sicilia non ci sono mai stati (tra questi filistei ci sono anch’io) o che non hanno mai avuto occasione di approfondirne le complicate vicende, il fatto che in questa isola strategica, la più grande del Mediterraneo, ci sia molto più della Mafia o dell’Ispettore Montalbano (diventato superpopolare nella terra del Fish and Chips grazie alla BBC4 che periodicamente trasmette e ritrasmette la serie con Luca Zingaretti per la gioia di mia suocera) può essere una vera e propria rivelazione. Soprattutto per gli abitianti di un’altra isola come gli inglesi. Che se il fatto che i Normanni invasero la Gran  Bretagna nel 1066 è trapanato nel cervello di ogni ragazzino in età scolare, mi chiedo quanti scolari britannici (ma anche quanti adulti) sappiano che quegli stessi normanni che sbarcarono sulle coste inglesi guidati da Guglielmo il Conquistatore, invasero la Sicilia nel 1061 cinque anni prima che invadessero la Gran Bretagna, al seguito di Ruggero I di Altavilla (1031 circa- 1101) e la governarono per duecento anni…

Concordia temple in Agrigento, Sicily

Concordia temple in Agrigento, Sicily

Piantata com’è nel mezzo del Mediterraneo, questa bella isola ha attirato ondate di popoli sin dall’VIII secolo a.C. che ne hanno inevitabilmente influenzato e modificato la cultura, solo per essere poi irrimediabilmente conquistati dalla sua selvaggia bellezza. Cartaginesi, greci, romani, bizantini, arabi e normanni si sono susseguiti portando con sé il loro patrimonio linguistico e culturale: un patrimonio che ha finito con il mescolarsi, stratificarsi fino a diventare qualcosa di completamente nuovo e totalmente unico.

Dalla preistoria alla Magna Grecia (a Siracusa, che Cicerone descrive come “la più grande e la più bella di tutte le città greche” nasce Archimede che qui ha famosamente esclamato “Eureka!” ) passando per la dominazione Romana (testimoniata tra le altre cose da un impressionante rostrum di bronzo di una delle navi romane impegnate nella cruciale battaglia delle Egadi del 10 marzo 241 a.C., da poco ripescato dal mare) e le invasioni dei Vandali, fino ad arrivare alla conquista araba, che insieme ad una raffinata cultura portarono anche le arance per le quali l’isola è famosa, questa mostra racconta con garbo l’affascinante storia di quest’isola.

Come hanno fatto lingue e culture, anche religioni diverse hanno convissuto per secoli le une accanto alle altre in pace e armonia. Un’armonia espressa non solo nell’arte, ma anche negli oggetti personali, veri e propri capolavori di arte applicata, come il mantello di Ruggero II (1095-1154), tessuto a Bisanzio e ricamato da mussulmani i Sicilia per un Re cristiano; o una splendida iscrizione scolpita su un monumento funerario voluto da un suddito cristiano in onore della madre nel 1149, le cui parole sono ripetute in giudeo-arabo (in arabo scritto in alfabeto ebraico), latino, greco e arabo. Ma sotto Ruggero non furono solo le arti a fiorire con splendide opera architettoniche come la magnifica Cappella Palatina di Palermo, costruita a tra il 1130 e 1143 per volere di Ruggero II e consacrata il 28 aprile 1140, questa magnifica magnifica basilica a tre navate che si trova all’interno del complesso architettonico di Palazzo dei Normanni era la “cappella” privata della famiglia reale e a Palermo questo sovrano illuminato attrasse accanto a sé i migliori tra studiosi, filosofi e scienziati di ogni etnia, come il famoso geografo arabo al-Idrisi (Idrīsī o Edrisi)

Byzantine-style mosaic showing the Virgin as Advocate for the Human Race, originally from Palermo Cathedral, c.1130-1180 AD

Byzantine-style mosaic showing the Virgin as Advocate for the Human Race, originally from Palermo Cathedral, c.1130-1180

Le cose si complicano non poco quando, nel 1208, quattordicenne, Federico II (1194-1250) uscì dalla tutela della madre Costanza d’Altavilla (figlia di Ruggero II) e di Papa Innocenzo III  e assunse direttamente il potere nel Regno di Sicilia. Fino ad allora la principale preoccupazione del Pontefice  era stata quella di mantenere distinti Impero e Regno di Sicilia, ma questo diventa impossibile quando nel 1213 Federico II, sconfitto  Ottone IV di Brunswick, viene incoronato anche re di Germania nel 1213.

Nonostante la promessa di Federico di non unire in un’unico stato l’Impero e il Regno di Sicilia, il Pontefice Onorio III decide di allontanare lo Svevo spedendolo in Terra Santa alla guida dell V Crociata offrendogli in cambio del disturbo la corona imperiale. Incoronato in San Pietro a Roma nel 1220, Federico II viene poi scomunicato dal nuovo Papa Gregoro IX nel 1227  che lo accusa di aver tergiversato e di aver tradito la Chiesa.

Ma se l’imperatore Svevo era un’anticristo per il papa, per il resto del mondo era lo Stupor Mundis. Non solo diede vita in Sicilia (e nell’Italia meridionale) ad un regno basato su di un governo centralizzato e che poteva contare su di un’efficiente amministrazione, ma soprattutto fu un convinto protettore di artisti e studiosi e la sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica.

Uomo straordinariamente colto (parlava sei lingue: latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) ed energico e lui stesso un discreto letterato, Federico ebbe un ruolo di primo piano nella storia della letteratura promuovendo la poesia della Scuola siciliana che fiorì a Palermo dal 1220 e fondando a Napoli un’Università (1224), che avrebbe permesso ai sudditi a lui fedeli di studiare senza doversi recare fino a Bologna. Sotto di lui la Sicilia raggiunge l’apice culturale e con i suoi successori iniziò il lento declino dell’isola che costringe artisti come Antonello da Messina a lasciare la sua terra e a trasferirsi a Napoli.

E il mio pensiero va inevitabilmente ad un’altra mostra che solo pochi mesi fa ha occupato proprio questi stessi spazi del British Museum e dedicata all’Egitto dopo i faraoni (Egypt: Faith After the Pharaohs), una mostra che come questa sulla Sicilia esplora la natura cosmopolita e multiculturale di un’altra antica potenze del mediterraneo. Che a pensarci bene, in un epoca come quella in cui viviamo in cui il multiculturalismo è diventato norma e in cui l’immigrazione (con le pressioni fiscali e sociali che ne derivano) è diventata una delle più grandi preoccupazioni della politica europea (non solo britannica) ha perfettamente senso che un’istituzione come il British Museum cerchi di esaminare e il modo in cui culture diverse possano coabitare, coesistere e interagire in modo positivo per tutti.

Sicily: culture and conquest
Fino al 14 agosto 2016
The British Museum, Londra
www.britishmuseum.org/sicily

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8 pensieri su “Sicilia: terra di cultura e di conquista al British Museum

  1. Interessante, è un’occasione per rinfrescare lontane nozioni scolastiche.
    Circa l’auspicio che queste manifestazioni possano concorrere ad armonizzare… mi viene da dire che negli ambiti culturali già l’armonizzazione esiste, i problemi nascono dalla “pancia” delle masse e dagli speculatori che per arrivare al potere le “pance” attizzano.

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    • E’ vero. In un periodo diverso avrei semplicemente visto questa mostra per quella che e’: un’interessante e ben curata distesa di bellissimi oggetti. Ma temo che il momento storico particolare che stiamo vivendo, soprattutto qui in UK abbia influenzato non poco la mia percezione della storia… :/

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      • Momento storico particolare per l’UK ma … se Atene non ride, Sparta piange (o viceversa, sbaglio sempre), infatti le vicende sono ormai concatenate, e dagli USA a qui in Italia, problemi e soluzioni giuste o sbagliate che siano, ci investono tutti. Il riverbero della Brexit va oltre al Regno Unito, e le cause che l’hanno provocata sono ben presenti anche qui.
        A leggerti, e mi riferisco a figure come Federico II mi è venuto da sorridere, pensando alla nostra “democrazia” e allo spessore di quelli che l’amministrano.

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