La vecchina e la Madonna

Arriva la mattina presto, tra le 10.15 e le 10.30. È piccola, magra e ha la schiena un po’ deforme di chi, come la mia nonna, è stato malato da piccolo e non è stato curato bene. Un fazzolettone annodato sotto il mento e la borsetta a cavallo dell’avambraccio, arriva con passo deciso di chi sa esattamente dove vuole andare e ci vuole arrivare nel piú breve tempo possible. Quando lei entra nella sala dedicata a Donatello e ai suoi seguagi,  sono seduta sulla panca al centro della stanza a godermi la bellezza silenziosa dell’Ascensione di Donatello (e Crivelli, e della Robbia, e Agostino di Duccio etc etc). Ma lei non fa una piega. Imperturbata dalla mia presenza, si dirige sicura verso la bellissima Madonna di terracotta invetriata di Andrea della Robbia che brilla nella luce dorata del mattino e con le mani giunte comincia a pregare.  Il silenzio è totale, interrotto solo dal gracchiare della mia radio appoggiata a fianco a me sulla panca. Abbasso il volume, mentre lei continua a mormorare parole incomprensibili alla Madonna. E alla fine la spengo, anche se non dovrei. Ma mi sembra appropriato. E mi allontano piano.

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