Only in England: a Londra la fotografia di Tony Ray-Jones e Martin Parr

Sono una fotografa frustrata. Vorrei essere brava, ma semplicemente mi manca una delle doti principali dei grandi fotografi: la pazienza. E allora mi godo le mostre fotografiche altrui.

Come questa che lo Science Museum ha dedicato ai due fotografi inglesi Tony Ray-Jones(1941-1972) e Martin Parr (1952) il cui titolo Only in England sa tanto delle abitudini eccentriche di questa eccentrica nazione. E per chi come me ama la sociologia e la fotografia come strumento sociale per documentare usi e costumi e catturare momenti di adorabile eccentricità questa è la mostra perfetta.

Glyndebourne, 1967 by Tony Ray-Jones

Glyndebourne, 1967 by Tony Ray-Jones

Divisa in tre sezioni, questa è la mostra perfetta per chi come me ama la fotografia come strumento sociale. Niente arzigogolate pretese artistiche, ma solo buona fotografica in bianco e nero per documentare usi e costumi e catturare momenti di adorabile eccentricità. La  prima parte è dedicata a Tony Ray-Jones e comprende foto d’epoca della fine degli anni Sessanta (1966-69); nella seconda parte, Martin Parr mostra che il suo debito di Parr verso Ray- Jones è evidente in ogni suo scatto (1977-79); la terza parte è quella in cui Parr ha selezionato 56 delle fotografie meno note di Ray- Jones per sottolineare ulteriormente la loro connessione.

Brighton Beach, 1966, Tony Ray Jones © National Media Museum, Bradford

Brighton Beach, 1966, Tony Ray Jones © National Media Museum, Bradford

Tony Ray-Jones è un vero e proprio antropologo sociale dotato di macchina fotografica. E soggetto del suo obbiettivo sono i suoi compatrioti alle prese con il tempo libero in tutte le sue forme e le sue foto sono allo stesso tempo cariche di gioiosa ironia e dolcemente nostalgiche – la nostalgia per un tempo che fu. Quel tipo di nostalgia tanto cara ai nostri nonni. 

Blackpool, 1968 by Tony Ray-Jones

Tony Ray-Jones vive negli anni Sessanta, un periodo in cui “l’americanizzazione” dell’Europa occidentale stava facendo perdere all’Inghilterra la sua identita culturale e tutte quelle piccole eccentricita’ tipiche del comportamento inglese che ce lo rendono cosi caro…
Se le foto sono splendide, ancora più interessante dal mio punto di vista sono quaderni, layout e liste che offrono uno spaccato del modo in cui Ray-Jones lavorava. In una pagina Ray -Jones ha scritto semplicemente “NON scattare fotografie noiose”. E guardandosi attorno è evidente che non l’ha mai fatto . Lui stesso a quanto pare era un personaggio piuttosto un singolare. Una volta notoriamente si presentò al direttore della rivista Creative Camera  dicendogli in faccia “il tuo giornale fa schifo”. Ouch! 
Ma aveva fiducia in se stesso, una qualità affinata a Yale, negli Stati Uniti, dove nei primi anni ’60 frequentò il Design Lab gestito da Alexey Brodovitch nello studio di Richard Avedon. Tornato a Londra nel 1965, Ray-Jones iniziatò a fotografare il suo soggetto preferito, i suoi connazionali e il tempo libero, trasformando piccoli eventi quotidiani come una giornata sulla spiaggia, le corse dei cavalli, o più particolari come l’Opera Festival di Glyndebourne, concorsi di bellezza e pop festival, in qualcosa di straordinario. Le sue immagini appaiono spesso affollate e , ricche di dettagli. Ma guardate più attentamente e quello che vedrete  non sono altro che una serie di piccoli racconti contenuti in quello principale.

Elland Jubilee street party, 1977 by Martin Parr

Elland Jubilee street party, 1977 by Martin Parr

Come molti ‘grandi’ (da Raffaello a James Dean) anche Rye-Jones morì giovane, a soli 30 anni di leucemia, ma la sua opera ha influenzato una nuova generazione di fotografi britannici, tra cui Martin Parr, uno dei personaggi più rispettati del British social documentary.  Studente universitario nella Manchester degli anni Settanta, Parr non conobbe mai Ray-Jones. Ma basta guardare il quieto bianco e nero del primo per ritrovarci la stessa osservazione sociale, anche se Parr è più interessato alla vita delle piccole comunità di provincia che ritrae con dolce ironia e tanto, tantissimo affetto. Insieme, queste due mostrecomplementari, permettono di rivisitare un momento cruciale nella fotografia documentaria britannica. Una chicca da non perdere.

Londra//fino al 14 Marzo 2014

Science Museum

sciencemuseum.org.uk

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...