Una donna in guerra: a Londra le fotografie di Lee Miller

Il mio primo incontro con  Lee Miller (1907-1977) avvenne nel 2007 quando il museo in cui lavoro le dedicò una bellissima mostra dal titolo The Art of Lee Miller e da allora la sua vita non ha mai smesso di affascinarmi, come le sue fotografie.

Modella di successo e musa del surrealista Man Ray, l’americana Elizabeth “Lee” Miller (1907-1977) era anche una fotografa straordinaria e una donna formidabile, entrambe doti necessarie per diventare una delle pochissime fotoreporter accreditate delle forze armate americane durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ma questo il figlio Anthony Penrose non lo seppe fino al 1977 quando, alla morte della madre, trovò nascosti nella soffitta della casa di famiglia nell’East Sussex circa 60.000 immagini, tra foto e negativi, oltre a numerosi articoli da lei scritti per Vogue durante il periodo trascorso come corrispondente di guerra. Anthony, la cui relazione con la madre era sempre stata difficile e che fino ad allora aveva visto in lei solo una donna isterica e spesso ubriaca, ha ammesso di aver dovuto rivalutare le convinzioni di una vita. E da quel momento ha dedicato gran parte della sua vita a celebrare, conservare e promuovere l’opera materna con l’istituzione del Lee Miller Archives.

Ora, per celebrare i settant’anni dalla fine della della Seconda Guerra Mondiale, l’Imperial War Museum ci regala Lee Miller: a Woman’s War, una straordinaria selezione di immagini che esplorano in particolare la vita e il ruolo delle donne prima, durante e dopo il conflitto mondiale. Ma chi si aspetta la solita lezione di storia sociale si sbaglia di grosso, che Lee Miller era un personaggio incredibile, una donna ostinata e tenace ed una fantastica narratrice: la sua stessa vita sembra uscita dalle pagine di un romanzo…

Nata a New York nel 1907, Lee Miller studiò scenografia e illuminazione di scena all’Art Students League della metropoli americana. Un giorno, camminando per strada a Manhattan, la giovane rischiò di essere investita da un’auto che sopraggiungeva a forte velocità. Fortunatamente un passante la trattenne salvandole la vita, e cambiandola allo stesso tempo per sempre. Che il suo salvatore altri non era che Condé Nast, il fondatore di Vogue che, colpito dalla sua bellezza e dalla sua personalità fuori del comune, la lancia nel mondo della moda. E fu così che Lee Miller, da perfetta sconosciuta si ritrova nel 1927 sulla copertina di American Vogue.

Lee Miller in bathing costume, photograph by Man Ray, 20th century © Victoria and Albert Museum, London

Lee Miller in bathing costume, photograph by Man Ray © Victoria and Albert Museum, London

Ma il mondo della moda, così vuoto e superficiale, la annoia presto. Ed è allora che Lee Miller decide di cambiare posto e di diventare l’osservatrice anziché l’osservata. Quella per la fotografia d’altra parte, non è una passione nuova: il padre Thodore, ingegnere e fotografo dilettante, le insegna sin da bambina le tecniche fotografiche e ne fa la sua modella. Per cui quando nel 1929, lo scandalo causato da una foto scattata da Edward Steichen pone fine alla sua carriera di modella, Lee Miller decide di trasferirsi a Parigi per diventare l’allieva dell’artista e fotografo surrealista Man Ray. Famoso tra il suo gruppo di amici artisti per non accetare studenti, l’arista soccombe tuttavia irrimediabilmente al fascino della bella americana che diventa così la sua compagna, oltre che la sua musa, modella e preziosa collaboratrice (insieme i sue inventano tecniche innovative come la solarizzazione).

Ma la scintillante vita bohemien parigina non fa per lei e nel 1932, la donna lascia Parigi (e Man Ray) per tornare a New York, dove apre il suo studio fotografico. E a New York conosce a Aziz Eloui Bey, ricco uomo d’affari egiziano. I due si sposano nel 1934, ma una volta trasferitasi al Cairo con il marito, Lee realizza presto che la vita da ricca moglie espatriata le va stretta. Infelice e annoiata, si rivolge ancora una volta alla macchina fotografica per conforto e, grazie al lavoro del marito che le permette di viaggiare in lungo e in largo per l’Egitto e il Medio Oriente, scatta tra il 1935 e il 1939 quelle che sono considerate le sue immagini surrealiste più sorprendenti.

Il matrimonio non era destinato a durare. Stanca del marito e della vita al Cairo, Lee Miller torna per un breve periodo a Parigi nel 1937, dove incontra Roland Penrose (1900-1984), pittore, storico e poeta inglese e uno dei protagonisti del Surrealismo britannico, a sua volta reduce da un matrimonio fallito. Nel 1939 la donna si trasferisce a Londra per vivere con Penrose. Ed è qui che la sorprende lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

lee miller fire masks

Fire Masks, Downshire Hill, London, England 1941 by Lee Miller © Lee Miller Archives, England 2015. All rights reserved.

 

Incaricata da British Vogue di produrre una serie di reportage fotografici sullo sforzo bellico in accordo con il programma di propaganda del nuovo Ministero dell’Informazione, Lee Miller si butta con passione nel progetto. Ritrae le donne britanniche al lavoro, impegnate a mandare avanti il Paese mentre gli uomini erano al fronte, e le immagini di questo primo periodo catturano con freschezza questa nuova libertà e con essa l’emancipazione che ne deriva. La necessità di sopperire alla mancanza di manodopera causata dalla guerra, dona alle donne, seppure tra dolori e disagi, una possibilità di emancipazione senza precedenti.

Lee Miller in steel helmet specially designed for using a camera, Normandy, France 1944 by unknown photographer Photographer Unknown © The Penrose Collection, England 2015. All rights reserved

Lee Miller in steel helmet specially designed for using a camera, Normandy, France 1944 by unknown photographer Photographer Unknown © The Penrose Collection, England 2015. All rights reserved.

Ma Lee Miller vuole di più e con l’entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1942 la trovaimo in prima linea al seguito dell’83a divisione di fanteria dell’esercito americano come rappresentante del London War Correspondents Corp, violando così il suo accreditamento che non permetteva alle donne corrispondenti di guerra di entrare in una zona di combattimento; finisce agli arresti per un certo periodo, ma fotografa con successo per l’editore Condé Nast l’avanzata alleata dalla Normandia da St. Malo nel 1944, la liberazione di Parigi e l’avanzata in Germania.

È il 29 aprile 1945 quando Lee Miller varca con le truppe di liberazione americane le porte di Buchenwald e Dachau. Lo shock, la rabbia l’emozione di quest’esperienza sono ancora palpabili nelle foto da lei scattate a documento dello sterminio degli ebrei e altri ‘nemici’ del Terzo Reich “con rabbia glaciale e piena di odio e disgusto”, come racconterà il suo collega e amante occasionale David Sherman, fotografo di Life. Sono immagini forti che a settant’anni di distanza non hanno perso nulla del loro impatto emotivo. Più tardi, quello stesso giorno, la Miller accompagnerà i soldati a Monaco di Baviera, dove entrano nell’appartamento di Hitler. E lì si fa fotografare nuda da David Sherman nella vasca da bagno del Führer, accanto ad una cornice con una sua fotografia, ignara del fatto che, da lì a poco, si sarebbe ucciso nel suo bunker di Berlino insieme alla sua compagna Eva Braun. Davanti alla vasca, gli stivali della Miller, ancora coperti dalla sporcizia di Dachau, conferiscono all’immagine una forza emotiva straordinaria.

Lee Miller in Hitler's bath, 1945 © Lee Miller with David E. Sherman, Lee Miller Archives, England 2015

Lee Miller in Hitler’s bathtub, Hitler’s apartment, Munich, Germany 1945 By Lee Miller with David E. Scherman © Lee Miller Archives, England 2015. All rights reserved.

La fine della guerra fu per Lee Miller, e per molte delle donne dell’epoca, una grande delusione. Impegnate attivamente nello sforzo bellico, le donne si ritrovano alla fine del conflitto nuovamente relegate al ruolo originario di mogli, madri e custodi del focolare domestico e dopo aver sperimentato la libertà e l’appagamento di una vita attiva, molte trovarono il riabituarsi alla normalità e alle limitazioni imposte dalla quotidianità, insostenibili.

Depressa e traumatizzata, alla fine della guerra Lee Miller torna da Penrose, che sposa nel 1947 (dopo aver ottenuto il divorzio dal marito egiziano) quando scopre di aspettare un figlio da lui. Ma anche se le commissioni da parte di British Vogue continuano ad arrivare, si tratta di lavori di routine che dopo l’altalena emotiva della guerra non sono più sufficienti ad impegnarla; cerca conforto nell’alcool per alleviare la depressione – una condizione oggi nota come disturbo post traumatico da stress, ma i suoi demoni danneggiano gravemente la sua relazione con il figlio Anthony.

Photographed by Cecil Beaton, originally published in the April 15, 1965 issue of Vogue

Lee Miller by Cecil Beaton, published in the April 15, 1965 issue of Vogue

Continua a fotografare Picasso e Antoni Tàpies per le biografie scritte dal marito su di loro, ma negli ultimi anni della sua vita Lee Miller scambia la camera oscura per il cibo e dopo aver frequentato un corso di cucina Cordon Bleu, si reinventa come cuoca surrealista, tenendo rubriche culinarie di successo su riviste e giornali. Il suo ultimo saggio fotografico apparso su Vogue del luglio del 1953 è, a mio avviso, anche il più divertente. Dal titolo Working Guests, ritrae amici pittori e letterati che frequentano la casa dei Penrose nel Sussex impegnati ad estirpare le erbacce, nutrire i maiali o innaffiare il giardino. Il tutto mentre la padrona di casa si gode di un meritato pisolino…

Londra//Fino al 24 Aprile 2016

iwm.org.uk

2016 by Paola Cacciari.

Pubblicato su Londonita

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7 pensieri su “Una donna in guerra: a Londra le fotografie di Lee Miller

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